lunedì 1 aprile 2013

EDDA CIANO MUSSOLINI

un'aquilaccia sempre in fuga

Antonia Bonomi
Edda Mussolini nasce il primo settembre del 1910, il padre Benito e la madre Rachele non sono sposati, perciò è


un'illegittima registrata all'anagrafe solo dal padre, con N.N. al posto del nome materno. Come sono stati i suoi primi anni? Ho notizie di prima mano, fornitemi dal mio patrigno che, da bambino, quando i Mussolini abitavano a Milano, andava a portare loro il latte ed essendo nato nello stesso anno dell'Edda, si fermava a giocare con lei e rimediava scapaccioni dallo zio, proprietario dell'esercizio. Era bruttina, diceva, magrissima, un maschiaccio che non si peritava di farla a cazzotti nei cortili e lungo le scale della casa "di ringhiera" dove abitavano. Giocava a biglie, correva e urlava, non sentiva i richiami della madre Rachele. Niente a che vedere con la signora nella quale si sarebbe trasformata qualche anno dopo. Anche i tempi erano diversi, raccontava il mio

 patrigno che i Mussolini vivevano praticamente di latte, ed erano spesso in arretrato con il pagamento dei conti, che donna Rachele era molto affabile, umile e disperata anche per quella figlia discola.
Cambia scena, la ritroviamo figlia del Duce, sedicenne sulle spiagge di Riccione, e il 24 aprile del 1930 sposa del conte Galeazzo Ciano. Annotazione personale tutta femminile: le fotografie del matrimonio di Edda e di Maria José, sposatasi solo qualche mese prima, ci mostrano come la neo contessa Ciano sia notevolmente più elegante della regina nel giorno del matrimonio. La povera Maria José sembra un fagotto!


Dai ricordi del figlio Fabrizio, sappiamo che Edda e Galeazzo s'incontrarono grazie a Maria, sorella di lui e amica di lei, che fu un colpo di fulmine e che si sposarono in un paio di mesi. Capri fu la meta del loro viaggio di nozze lampo, i due sposi si trasferirono a Shanghai dove Galeazzo Ciano era console. Nel 1932 rientrano in Italia con il figlio nato nel frattempo, Fabrizio detto Ciccino. Si può dire che sono "carichi di gloria", poiché non hanno abbandonato la città malgrado i tumulti interni e i giapponesi alle porte.  Tornati, il genero del duce è sempre indaffarato con gli impegni inerenti alla sua posizione anche di "generone", Edda fa vita di società, svolge con piglio il suo ruolo di moglie del numero 2 italiano, oltre ad avere altri due figli: Raimonda detta Dindina nel dicembre del 1933, Marzio nel dicembre del 1937. Ciano fa la guerra d'Abissinia, Edda vive con i figli nella grande casa ai Parioli e la domenica a pranzo va dai genitori a Villa Torlonia, come qualsiasi sposa borghese. Sempre secondo i ricordi del figlio, in famiglia l'educazione è rigida, militaresca, la madre che tutti, figli compresi, chiamano l'Edda, li fa filare con la voce, i suoi ordini non si discutono, il padre, quando c'è, è quello che impartisce sonori scapaccioni e non si deve piangere, altrimenti ne arriva un altro. Per i ragazzi le visite domenicali ai nonni Mussolini sono una boccata d'ossigeno, poiché l'etichetta è lasciata fuori dal cancello e: "Nonna Ele (Rachele n.d.r), cucina come una dea".
Dopo lo scoppio della guerra, Edda parte con le crocerossine per l'Albania e la nave ospedale dove è imbarcata, la Po, è silurata dagli inglesi mentre è all'ancora nel porto di Valona, dove affonda in quattro e quattr'otto con un alto numero di morti. Edda si lancia in mare, senza dimenticare il suo gatto di pezza portafortuna chiamato "La


 Diligenza", nuota, si pone in salvo su una scialuppa. E continua la sua vita di  crocerossina, lasciando i figli affidati alla governante, una tedesca dalle mani pesanti stando ai ricordi dei ragazzi, ai quali scrive una cartolina "quando si ricorda", ma il figlio ammette che, pur amandosi molto, in famiglia sono sempre stati poco espansivi, con le parole misurate.
La guerra continua, Edda non è più crocerossina, va in vacanza con i figli, si arriva al 25 luglio del 1943. Lei è al mare con i ragazzi, quando il marito le fa sapere di rientrare subito a Roma. Galeazzo Ciano ha votato contro il suocero, il fascismo è caduto, mentre Ciano sta chiuso in casa, l'Edda cerca di patteggiare con i tedeschi l'espatrio della sua famiglia, dopo che il Vaticano ha rifiutato loro asilo. I tedeschi fingono di far espatriare la famiglia Ciano al completo, destinazione Spagna, invece li fanno prigionieri in Germania. Come è andata a finire lo sappiamo: Mussolini viene liberato, si costituisce la Repubblica di Salò, Ciano è arrestato il 18 ottobre del 1943 e rispedito in Italia. L'Edda  inizia la sua dura battaglia solitaria per salvare la vita del marito, cercando di barattarla con i diari del medesimo, critici verso la Germania. Con l'aiuto di qualche amico fidato mette al sicuro i figli in Svizzera, recupera i diari del marito, ricatta il padre facendo leva sui sentimenti, ricatta Hitler con i diari, ma l'11 gennaio del 1944 Galeazzo Ciano sarà fucilato a Verona.
Edda resta con i figli in Svizzera, anche se saranno spesso separati, la alloggiano per lo più in case di cura o manicomi, i soldi scarseggiano, l'aiuta il padre.
Fucilato Mussolini, dopo quattro mesi gli svizzeri la fanno sloggiare su richiesta degli italiani, ma hanno la pietà di consegnarla agli alleati per evitare che sia fatta giustizia sommaria. Condannata a due anni di confino con grotteschi capi d'accusa, è mandata a Lipari, dopo un anno beneficia di un'amnistia e si ricongiunge ai figli. Inizia la sua battaglia per il recupero della salma del padre, per riavere i beni di famiglia sequestrati.
Secondo le cronache Edda e la madre Rachele furono divise da un odio mortale: la madre le rimproverava il tradimento del marito, la figlia di non avere interceduto presso Mussolini per la salvezza del medesimo. Come sia, secondo i ricordi del nipote Fabrizio, raccolti da Dino Cimagalli nel libro Quando il nonno fece fucilare papà, le due donne si riconciliarono nel 1947.
Edda recupera una parte dei beni, la vita comincia a scorrere in modo meno convulso, e anche più agiato, lei


 viaggia per il mondo per conto proprio o per andare a trovare i figli Fabrizio e Dindina, Marzio è morto giovanissimo, che si sono sistemati all'estero.
Edda Ciano Mussolini muore il 9 aprile 1995, lo stesso giorno di Paola Borboni.
In questi giorni, grazie ad un servizio-dossier-intervista messo in onda da Rai3, è apparsa in un'intervista, ormai anziana, nella quale asseriva di non essere figlia di Rachele Guidi Mussolini, ma adombrava un'altra maternità (forse la Balabanoff?), poiché sul suo certificato di nascita invece del nome materno c'è un N.N. Oltre ai ricordi del mio patrigno, che la conobbe bambina, c'è anche uno scritto della Balabanoff che parla "del triste spettacolo offerto dai due esseri emaciati, denutriti, la moglie umile e la figlia di Mussolini, il quale, visto quello spettacolo, non vale niente come uomo". Non ha certo l'aria di parlare di una propria figlia. E, che dire dell'altra leggenda circolante in Internet, secondo la quale  Mussolini e la moglie Rachele erano fratellastri, entrambi figli del padre di lui? Certo, una rassomiglianza tra i due si nota, come si nota in molti tipi regionali fortemente caratterizzati.
Com'era Edda Ciano Mussolini Dietro lo Specchio dell'Astrologia?
Vergine con forti valori Leone e Bilancia, Marte nella Vergine in ottimo aspetto con Saturno e Nettuno smorzava l'opposizione tra questi ultimi due pianeti. Edda era senza dubbio ambiziosa, la Luna nel Leone la indica erede del padre nel tenere la scena, amava apparire, ben apparire, era snob, era affetta dalla smania di muoversi, un po' nevrotica ma non patologica. Amava il bello, il confortevole, aveva un suo fascino, era moderatamente fortunata, aveva relativa fantasia, ma le idee che aveva erano chiare, magari sbagliate poiché era caparbia, ma chiare. Sapeva essere di una testardaggine unica con quel suo Saturno in Toro. Si è molto parlato degli amanti dei due coniugi Ciano, si è parlato della possibile frigidità dell'Edda che, se c'era, più che natale era indotta dall'educazione dell'epoca e, per quanto amasse suo padre come indica il Sole trigono Saturno, la Luna quadrata al medesimo ci dice che lo giudicava anche, che il suo comportamento nei confronti della madre (amanti), può avere inciso sulla sua femminilità. Si è molto parlato di cocaina nella famiglia Ciano, una certa inclinazione ai vizi è riscontrabile.
Non c'è alcun dubbio che abbia amato il marito, che sia stata una buona madre, considerata la situazione sociale nella quale si trovava a vivere, tra governati e viaggi… altrimenti ci rimetti in faccia.
Era sensibile, per meglio dire suscettibile, le esperienze dell'infanzia l'avevano segnata, ha ecceduto per compensazione negli atteggiamenti, ma possedeva un fondamentale buon senso, che non deve essere necessariamente contadino, che sommato al temperamento nevrotico cui ho già accennato, le ha dato la forza di andare avanti. Il figlio Fabrizio una volta le chiese come avesse potuto resistere psicologicamente a tutti gli avvenimenti che si è trovata ad affrontare, e l'Edda rispose: "Forse non ho mai avuto il tempo", intendeva di impazzire, di deprimersi, naturalmente. Ed era proprio così: lottava fino all'estremo, bene o male, con tempismo o meno non ha importanza, finché la situazione non si concludeva, bene o male che fosse, poi si gettava tutto alle spalle e pensava a sé, a quello che ancora aveva. Poche idee, ma chiare l'ho già detto, soprattutto un grande istinto di sopravvivenza e il motto Vergine: "   "Dopo di me, il diluvio".

Nessun commento:

Posta un commento

Commenti dai camerati.