domenica 3 novembre 2013

UNA RISPOSTA AI LETTORI DI “CIVIUM LIBERTAS”

UNA RISPOSTA AI LETTORI DI “CIVIUM LIBERTAS”ordinenuovo
dI Filippo Giannini

Il mio precedente articolo “il Partito Fascista Repubblicano e Giulietto Chiesa” ha trovato riscontro nel blog “Civium Libertas” e alcuni lettori hanno posto sia delle osservazioni sia delle critiche. Proverò a rispondere alle une e alle altre.
Poco dopo il termine del Secondo conflitto mondiale, nel 1947, per ordine dei “liberatori” (dietro ai quali, ripeto, c’era la grande finanza e il capitale internazionale) ci fu imposta una commissione parlamentare incaricata ad indagare su gerarchi, Prefetti, alti funzionari circa loro ipotetici“illeciti arricchimenti” negli anni del Ventennio. La commissione parlamentare era presieduta dallo “stalinista” Umberto Terracini.
Sempre sotto la spinta degli stranieri vincitori, i quali più di qualsiasi altra cosa volevano la distruzione completa di ogni idea di Fascismo, vennero inquisiti 5005 fra gerarchi, alti funzionari, Prefetti che avevano svolto attività nel corso dell’infausto regime. Lo scopo, era ovvio: squalificare il Fascismo in modo definitivo, dimostrandone la corruzione del sistema.
Grande fu lo scorno quando, dopo mesi e mesi di indagini, condotte in un clima di accanita caccia al fascista, non uno solo degli inquisiti risultò penalmente perseguibile. Quando questa beffa si stava concludendo, sui giornali dell’epoca apparve una scritta esultante: “Trovato il tesoro di Italo Balbo”. Si trattava di una cassetta riposta in una banca a nome, appunto, del grande trasvolatore. Quando gli inquisitori andarono ad aprire il “tesoro” trovarono solo una “Sciarpa Littoria”, guadagnata, appunto da Italo Balbo.
Sarei spinto, a questo punto, a cessare il mio intervento in quanto comparare questo aneddoto con l’attuale “sistema” mi porterebbe ad amarissime considerazioni, e considerare concluso il mio intervento. Ma non credo che questo sarebbe opportuno, di conseguenza amplio, anche se di poco, le mie osservazioni.
Il Fascismo era una religione, un modo di vivere che la generazione di oggi non potrebbe comprendere. Essa naviga nella corruzione e delle menzogne più sfrenate, l’una e le altre necessarie per confondere le idee del popolo e continuare, così, a ingannarlo e tradirlo, unico modo perché l’attuale classe politica (oggi ben individuata in “casta”) possa perseverare nel ladrocinio.
Durante il Ventennio fascista furono compiuti dei veri e propri miracoli, ma ricordarne anche solo alcuni richiederebbe quello spazio che non posso pretendere.
Mi piace però citare solo un paio di quei miracoli, quelli che a me sono più cari; quelli, cioè che riuscirono a pacificare due grandi avversari: il lavoro e il capitale.
Lo Stato Corporativo Fascista riuscì a far superare, prima e meglio di qualsiasi altro Stato, la grande crisi iniziata nel 1929. Con queste parole Zeev Sternhell, professore di Scienze Politiche presso l’Università di Gerusalemme, descrive quell’”eccezionale fatto” (“La Terza Via Fascista”, pag. 128): <Il Fascismo fu una dottrina politica, un fenomeno globale, culturale, che riuscì a trovare soluzioni originali ad alcune grandi questioni, che dominarono i primi anni del secolo>. L’autore continua: <Le ragioni dell’attrazione esercitata dal Fascismo su eminenti uomini della cultura europea, molti dei quali trovarono in esso la soluzione dei problemi relativi al destino della civiltà occidentale>. Il professor Sternhell aggiunge: <Il corporativismo riuscì a dare la sensazione a larghi strati della popolazione che la vita fosse cambiata, che si fossero dischiuse delle possibilità completamente nuove di mobilità verso l’alto e di partecipazione>.
Uno dei lettori del “Civium Libertas” ha scritto, oltretutto in modo stupidamente villano, che parlare di Fascismo significa far ridere i polli. Questo lettore appartiene alla grande schiera dei truffati, quindi è solo da compiangere, ma augurarsi che apra gli occhi e la mente e studi, studi e, ancora, studi quel grande fenomeno che appartiene a tutti noi italiani: il Fascismo e di quel grande uomo, che tutto il mondo ci invidiò e che Winston Churchill stesso così definì la sua attività: <Il genio romano è impersonato da Mussolini, il più grande legislatore vivente (…). Se fossi italiano sono sicuro che sarei del partito di Mussolini>.
Nicola Bombacci, il fondatore con Antonio Gramsci del Partito Comunista d’Italia, dopo la più che deludente esperienza negativa in Urss, rientrò in Italia e volle morire accanto al Duce e, accanto al Duce fu esposto appeso per i piedi a Piazzale Loreto. Ebbene Nicola Bombacci scrisse e dichiarò che solo Mussolini avrebbe portato il vero socialismo. Infatti lo Stato Corporativo era un ponte di passaggio dalla “Carta del Lavoro” del 1927, con la quale, per la prima volta nella storia mondiale venivano codificati i diritti del lavoratore, e la “Socializzazione”, legge emanata nel 1943. In poche parole: “Partecipazione dei lavoratori alle decisioni aziendali e alla partecipazione degli utili”. Per la prima volta nella storia della vita sociale, i lavoratori sono gli arbitri del loro domani, ma essi hanno un grande nemico: il capitalismo e chi ad essa si oppone per miserevoli interessi politici, di centro, di destra e di sinistra.
Tutto questo sarebbe stata una “mazzata” per il capitalista e per il potere finanziario; e allora si spiega il perché del già citato articolo 17 del Trattato di Pace (ricordato nel mio precedente articolo) e dell’articolo 30 del così detto “Armistizio Lungo”, firmato da Pietro Badoglio sulla nave britannica “Nelson” il 29 settembre 1943. L’articolo recita: <Tutte le organizzazioni fasciste, compresi tutti i rami della milizia fascista (MVSN), la polizia segreta (OVRA) e le organizzazioni della Gioventù Fascista saranno, se questo non è già stato fatto, sciolte in conformità delle disposizioni del Comandante Supremo delle Forze Alleate. Il Governo italiano si conformerà a tutte le ulteriori direttive che le Nazioni Unite potranno dare per l’abolizione delle istituzioni fasciste, il licenziamento ed internamento del personale fascista, il controllo dei fondi fascisti, la soppressione della ideologia e dell’insegnamento fascista>.
A seguito di queste imposizioni i politici che subentrarono di centro, di destra e di sinistra dettero luogo allo smantellamento di quel che il fascismo aveva costruito, prima fra tutte la legge sulla Socializzazione. L’abrogazione di questa legge porta la data del 26 aprile 1945. Le aziende vennero così restituite ai “responsabili tecnici della produzione”, ossia, per essere più chiari, ai padroni (art. 5 del Decreto), Decreto che porta la firma di Mario Berlinguer, il padre di Enrico, l’uno e l’altro “difensori dei diritti dei lavoratori”.
<Il bilancio del Fascismo?> si chiede Paul Gentizon, il più grande giornalista svizzero, che così scrive: <Dopo secoli di silenzio e di decadenza, l’Italia ha nuovamente parlato e agito. Dopo la marcia su Roma, lungo la strada del suo destino, pietre miliari imponenti hanno segnato, durante quasi un quarto di secolo, i suoi sforzi e le sue realizzazioni. Esse hanno nome: strade, autostrade, ferrovie, canali di irrigazione, centrali elettriche, scuole, stadi, sports, aeroporti, porti, igiene sociale, ospedali, sanatori, bonifiche, industrie, commercio, espansione economica, lotta contro la malaria, battaglia del grano, Littoria, Sabaudia, Pontinia, Guidonia, Carta del Lavoro, collaborazione di classe, corporazioni, Dopolavoro, Opera di Maternità e Infanzia, Carta della Scuola, Enciclopedia, Accademia, Codici mussoliniani, Patto del Laterano, Conciliazione, vittoria sulla mafia ecc. ecc.. Tutto ciò che il Fascismo ha fatto è consegnato alla storia. E niente riuscirà a cancellare queste prove sorprendenti di una volontà indomabile di creatività e di ricostruzione>. E’ qui che Paul Gentizon ha sbagliato. Egli non ha considerato che “il Fascismo essendo davanti a noi” (e quindi riproponibile con le opportune variazioni necessarie al periodo storico ben diverso), e possa riportare a minacciare il potere dei padroni delle chiavi delle banche internazionali; ecco spiegato il perché della legge Scelba, della legge Reale, della legge Mancino, succube sentinelle al servizio del potere finanziario e del “Diktat”.
Potrei citare mille e mille altri giudizi, non dico positivi, ma addirittura entusiasmanti sulla figura di Benito Mussolini e, fra questi: Pontefici, uomini di stato, politici, artisti, scienziati e tanti, tanti, tanti altri.
Vorrei chiedere all’on. Giulietto Chiesa: se a Zeev Sternhell, a Winston Churchill, a Paul Gentizon, e ai mille e mille tanti altri, è stato permesso l’esaltazione di Benito Mussolini e del fascismo, perché questo diritto è negato a me?
<Poiché ci troviamo su dimensioni fuori dal comune diremo che nessun popolo fu ingannato così magistralmente, così preso in giro e beffato, come il “popolo italiano da tutti i partiti” e dalla loro corte> (George N. Crocker).
Se è vero quanto ha scritto un intellettuale francese (di cui non ricordo il nome): <Diciamo la verità vera: il 95% degli italiani era per Mussolini>, allora, e ripeto: se questo è vero, sorge spontanea una domanda: o erano imbecilli i nostri padri e nonni, oppure…
A voi la risposta.

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