mercoledì 27 novembre 2013

L’Italia si ferma il 9 dicembre 2013

La data del prossimo 9 dicembre 2013 sarà ricordata come uno spartiacque: l’Italia che lavora da quel momento ritira il proprio consenso ad essere portata verso la rovina dalla sua classe dirigente.
In varie forme prende il via una protesta trasversale, che non ha il colore di alcun partito, ma che accomuna varie fasce della popolazione nella volontà di essere pacifica ma determinata a fermare la decadenza.
Qui di seguito riportiamo una serie di articoli che mostrano vari aspetti dell’evento che può cambiare il volto del nostro paese.
Da queste pagine in più occasioni abbiamo detto che la tradizionale protesta di piazza è un mezzo del passato, ma il malumore fra la gente è umano che assuma anche questi connotati e va testimoniato, visto il silenzio totale dei media di sistema sull’argomento.
«Il 9 dicembre bloccheremo l’Italia». I gruppi del centro-nord Italia assieme ai Forconi.
Cerea (VERONA) – 2 novembre 2013
A Cerea di Verona, nella giornata di sabato 3 novembre, si sono incontrati i rappresentanti di gruppi e movimenti che han scelto di dire basta con le chiacchiere, le lamentele e le petizioni: vogliono passare all’azione.
La data e il giorno sono stati decisi, la “dichiarazione di guerra” ad uno stato nemico del suo popolo, è stata consegnata.
“Dopo decine di incontri su tutto il territorio nazionale, ci siamo nuovamente ritrovati – raccontano i membri del coordinamento fra cui Mariano Ferro, leader dei Forconi, Danilo Calvani del Comitato Riunito Agricoltori e altri – per perfezionare e allargare un coordinamento che farà partire la ribellione”.
Dopo l’esperienza fatta dai vari gruppi eviteremo di ricadere in alcuni errori di inesperienza commessi. Siamo giunti, PURTROPPO, alla conclusione che la rivolta è l’unica strada percorribile, non c’è altra alternativa”.
Rivolta? In che senso? “Il 9 dicembre prossimo bloccheremo l’Italia a oltranza, dalla Sicilia fin su a Pordenone”. Dalle Alpi alla piramidi.
Bloccare le strade potrebbe creare qualche disagio alla popolazione, ma è l’unica arma che abbiamo. Sebbene questa volta faremo di più.
Nel dettaglio dell’azione che porteremo a termine ci stiamo ragionando, ne daremo notizia nei giorni prossimi. Ci diranno che non è legale? Beh, quello che sta facendo lo Stato italiano a tutti noi è legale?
Qui c’è gente che si uccide, non ce la fa ad andare avanti, gli viene pignorata la casa dopo 50 anni di lavoro, viene massacrata di tasse, è regolare tutto questo”?
Si sta lavorando ad un volantino, che sarà divulgato ufficialmente appena sarà pronto. Il coordinamento, già esistente da mesi e comunque allargabile ai gruppi che si uniranno, avrà un responsabile che si occuperà di comunicazione.
Già oggi, però, le idee sono chiarissime: “Noi contiamo sul sostegno della gente, di chi lavora e produce, studia, della gente comune, di chi non ce la fa più per mille motivi legati alle pretese di questo Stato vergognoso, di questo modello di Europa burocratica. Il 9 dicembre sarà solo l’inizio e non si tornerà più indietro”.
E quali sono le vostre richieste, cosa volete? Cosa direte a chi il 9 dicembre vi si presenterà scortato dalle Forze dell’ordine? “Lo diremo solo quando saranno in ginocchio: non iniziamo questa rivolta per ottenere un tozzo di pane.
Mancano 35 giorni alla data prescelta, il coordinamento si allargherà anche ad altri soggetti, rigorosamente apartitici, nessuna bandiera di forze politiche o sindacato è ammessa.
Questo paese così com’è non va. Adesso, la pazienza è finita, finita”.
Ora è giunto il momento che ci si coordini tutti assieme e coloro che vogliono contribuire attivamente sono invitati a contattarci. Su Facebook e internet ci sono molti siti, gruppi e pagine che appoggiano ciò che sta accadendo, visto che internet e i social network sono alcuni dei principali strumenti con cui si rimane in contatto.
Si segnala un gruppo a puro titolo di riferimento, perché non sarebbe possibile elencarli tutti.:
https://www.facebook.com/groups/485449791508534/?fref=ts
Un grande ringraziamento va agli amici di AZIONE RURALE di CEREA per il grande impegno profuso, a Giorgio Bissoli per la costanza e l’ottima accoglienza riservata a tutti i gruppi e movimenti.
E un grande e immenso grazie va a tutti gli italiani che da sempre e contro “OGNI OSTACOLO” ci hanno sempre creduto, continuando a lottare anche contro i “mulini a vento ” pur di dare una svolta a questo nostro martoriato paese.
N.B. IL coordinamento nazionale è e resta aperto a tutti quelli che solo ora stanno apprendendo questa notizia, invitando a contattarci.
E diamo l’arrivederci a tutti citando le parole del Presidente Pertini, forse il più grande e certamente il più amato Presidente della Repubblica che l’Italia abbia avuto:
quando un governo non fa ciò che vuole il popolo, va cacciato anche con le mazze e con le pietre.
ALCUNI MEMBRI E GRUPPI DEL COORDINAMENTO SONO:
Lucio Chiavegato, presidente Life; Mariano Ferro, Presidente de “I Forconi” (Sicilia); Giorgio Bissoli, Azione rurale; Augusto Zaccardelli, Segr. naz. Movimento autonomo trasportatori (Frosinone); Umberto Gobbi, NVPP (Non vogliamo più pagare); Eugenio Rigodanzo, Cobas latte veneto; Franco Paoletti, Cobas latte di Pordenone; Danilo Calvani, Presidente del Comitato Riunito Agricoltori e Dignita sociale (Lazio), Salvatore Bella, presidente Aitras Ass. Naz. trasporti (Campobello di Licata AG).
La rivoluzione non deve essere armata: per rivoluzione si intende infatti il cambio di regime politico.
Se i cittadini si uccidono tra loro si parla di guerra civile ed è tutt’altro discorso.
Come si può praticare una Rivoluzione senza violenza?
E ciò che Gandhi fece in India.
E Gandhi spaventò l’India. La maggior parte delle persone non sa realmente cosa Gandhi fece in India. Pensa che la non violenza sia fare manifestazioni pacifiche, dove se la polizia manganella si porge l’altra guancia.
Questa è la parte più “candida” della rivoluzione indiana, ma non la parte sostanziale. La parte sostanziale è il principio di “Non Collaborazione” di “Disobbedienza Civile” e di “Sciopero Fiscale”.
Si, lo so che questi tre fattori sono poco pubblicizzati.
Per un semplice motivo: perchè funzionano perfettamente per abbattere qualunque governo.

Vi voglio citare le parole dello stesso Gandhi: «Rifiutarsi di pagare le tasse è uno dei metodi più rapidi per sconfiggere un governo.»
Ed infatti Gandhi riuscì nel suo intento.
Questa è la base di una rivoluzione non violenta che abbatte velocemente un governo.
Vi ho spiegato come fare.
Questo sistema funziona in qualunque paese e con qualunque tipo di regime.
Il risultato è certo.
Ora stiamo a vedere quanti tra i professionisti del malcontento vorranno abbattere realmente il sistema politico attuale, diffondendo questo semplice sistema attraverso tutti i mezzi di informazione, e quanti invece continueranno a crogiolarsi nel malcontento, ripetendo che fa tutto schifo ma che non esiste alcun modo per cambiare le cose, a parte imbracciare il fucile.
Ho spiegato in poche righe come si abbatte un sistema politico in modo del tutto pacifico.
Ora serve solo la volontà di farlo.
Scopriremo presto chi realmente ha questa volontà.
DI MARCO RESI
(IN COLLABORAZIONE CON ILNORD.COM)

Il popolo contro gli affamatori

di Claudio Marconi
Come tutte le rivoluzioni è imperativo uscire dal chiuso delle ristrette cerchie iniziali dei gruppi, dobbiamo cercare i consensi del popolo, di quella parte del popolo che non è ancora stata lobotomizzata dagli schematismi ideologici ed inquadrata nelle logiche di partito ( sic ! ). Chi non capisce che le ideologie sono state inventate ad “ arte “, che sono delle vere e proprie droghe per meglio dividere il popolo è meglio che rimanga a fare il garzone dei partiti.
L’enorme serie di guasti profondi che ha portato il gigantismo industriale, il delirio consumistico alimentato dalle frenesie pubblicitarie, le mutazioni dei costumi non hanno fiaccato la resistenza popolare.
I camerieri del sistema fanno a gara nel partecipare ai talk-show e sciorinano dati e “ soluzioni” che , se non fossero funzionali al sistema ed agli usurocrati di Bruxelles, farebbero scorbellare dalle risa.
Noi dobbiamo abbandonare questi salotti borghesi al loro destino, possibilmente li dovremmo mandare a lavorare la terra, noi vogliamo parlare al Popolo di quello che gli interessa: abbandonare questa Europa dei mercanti e tornare ad essere sovrani, con la nostra moneta emessa dallo Stato e la nostra sovranità nazionale.
Vogliamo andare a parlare nelle officine, nei quartieri delle città, con le partite Iva, con le piccole e medie imprese,nei campi, con quelli che fino all’avvento dell’euro, ed anche dopo, hanno tenuto in piedi questa disastrata Nazione.
Crediamo fermamente che non c’è più spazio e tempo  per le formule compromissorie, i piccoli cabotaggi politici, le “ tesine” logorroiche nelle quali ci vorrebbero irregimentare.
E’ tempo della RIBELLIONE, che deve essere un dovere per tutti gli uomini liberi, una voglia di combattere questa battaglia contro chi ci vuole privare della dignità, del futuro, di una vita tranquilla; sentiamo questo dovere e lo portiamo con noi allo stesso titolo del nostro sangue, le nostre insegne dovranno essere quelle del popolo, per le altre non c’è nessuno spazio.
I rappresentati di questa classe politica non sono altro che caricature di uomini , piccoli esseri spezzati e curvi, che tendono a razzolare sempre nella medesima palude dell’euro, perché sono spinti solamente dai loro interessi privati, del Popolo non gliene frega nulla, il loro scopo ultimo e continuare a depredare risorse per pagare gli interessi ai banchieri.
Il problema dei problemi è chi è il proprietario della moneta? Oggi sono le banche che prestano soldi agli Stati ad interessi composti ( altro che usura ), facciamo un esempio: se uno Stato emette bond per 1.000.000 di euro  a 10 anni ad un interesse del 6%  alla fine dei 10 anni lo Stato deve restituire 1.000.000 + 794.847 = 1.794.847 di cui 794.847 sono gli interessi maturati.
La moneta presa a debito dalle banche porterà al fallimento perché i debiti non potranno mai essere pagati, debbono essere pagati solamente gli interessi verso i banchieri.
La sola cosa che hanno in mente è PRIVATIZZARE lo Stato. Lo Stato costretto a recuperare soldi  prendendoli in prestito è completamente in balia dei mercati dei bond.
Il sistema europeo esiste per distruggere per sempre il Popolo e creare un nuovo tipo di Europa che sia disposta ad accettare povertà, sacrifici, basso tenore di vita, salari equiparati a quelli cinesi.
Gli Stati sovrani non debbono più esistere. Nel disegno di potere di questa Europa le capacità decisionali debbono essere trasferite ad una classe di tecnocrati, capitalisti, non eletti da nessuno.
Ma se abbandoniamo l’euro e torniamo alla lira sovrana cosa succederà ? Svalutazione a go-go, ci dicono i camerieri, distruzione dei risparmi privati, materie prime pagate a carissimo prezzo.
Ma proviamo a pensare in una maniera congeniale agli interessi del popolo. Giusto per fare un esempio, e se ne potrebbero fare tantissimi altri, molte aziende italiane prendono appalti per milioni di euro da Paesi esteri: perché non farci pagare in petrolio e gas abbassando l’esborso monetario per le importazioni ? ma le aziende chi le paga ? Le paga lo Stato con la moneta che emette direttamente facendola circolare all’interno della nostra Nazione.
E si potrebbe continuare con la gran parte delle esportazioni che facciamo.
Questa è la strada da seguire per dare una casa, una famiglia, un lavoro, la dignità ed il futuro al nostro Popolo, ai giovani ed ai loro figli e discendenti.
La moneta emessa direttamente dallo Stato appartiene al popolo e non crea inflazione, come vorrebbero farci credere i tromboni, più o meno bocconiani, perché se l’emissione monetaria e pari al valore della produzione interna della nazione si compensa, non è gravata da interessi e non crea debito pubblico. Ma anche se lo creasse in minima parte non sarebbe un problema perché è lo Stato che è indebitato con se stesso.
Per questi motivi il 9 dicembre dobbiamo scendere tutti in piazza, dimostrare che c’è un Popolo vivo, che ancora ama la sua Nazione, e che non intende farsi “ suicidare” dai tecnocrati europei.
Dobbiamo scendere in piazza per cacciarli una volta per tutte e per sempre, per riappropriarci delle nostre vite e del nostro destino, per vivere una vita che sia degna di essere vissuta, per essere finalmente LIBERI.
Dobbiamo scendere in piazza perché la casa, il lavoro, la famiglia, la speranza nel futuro, la serenità, il diritto di vivere una vita dignitosa, servizi sociali e l’occupazione sono troppo importanti e non possono essere lasciati in balia del mercato.
La Rivoluzione è come il vento, una volta iniziata, la si potrà rallentare ma non si potrà fermare.
Il 9 dicembre tutti uniti, con il Popolo, contro i tecnocrati capitalisti.
Vi chiediamo un attimo di pazienza perché si sta “scatenando l’inferno”, intanto create dei gruppi, cominciate a coordinarvi, individuate dei posti ove andare a protestare.
N.B. se siete Camionisti o Agricoltori , localizzate dei punti strategici nelle periferie o in snodi stradali importanti che hanno spazio a sufficienza per collocare i mezzi, se invece siete dei Cittadini che non hanno mezzi da lavoro, allora selezionate dei posti dentro le città..
Se siete in grado di auto organizzarvi, a questo punto,localizzato il posto, andate nelle Questure di competenza(della vostra città) e comunicate per iscritto che fare un sit-in… non è difficile… (almeno tre giorni prima dell’evento)
Vi chiediamo altresì: di non portare assolutamente bandiere di qualsiasi partito politico, di non usare riferimenti chiaramente ideologici, questa è una “Rivoluzione Costituzionale” del Popolo Italiano, quindi: visto che è di tutti, rispettiamoci tutti!!!
N.B. Presto faremo una conferenza stampa Nazionale ove daremo informazioni più dettagliate… quando si è in “guerra” tutti dobbiamo fare la nostra parte!!
Coordinamento Nazionale.

Il movimento dei forconi: “L’8 dicembre bloccheremo l’Italia”

Dopo un primo abboccamento in quel di Latina, oggi è la giornata ufficiale per dare fuoco alle polveri. A Verona, si sono incontrati i rappresentanti di gruppi e movimenti che han scelto di dire basta con le chiacchiere, le lamentele, le petizioni: vogliono passare all’azione. “Ci siamo ritrovati – racconta Mariano Ferro, leader dei “Forconi” siciliani – per far nascere un coordinamento che farà partire la ribellione, la rivolta capito? Dopo l’esperienza fatta in Sicilia, evitando di ricadere in alcuni errori di inesperienza commessi, siamo giunti alla conclusione che la rivolta è l’unica strada percorribile, non c’è altra alternativa”.
Rivolta? In che senso? “L’8 dicembre prossimo, alle 22 in punto – spiega Ferro – bloccheremo l’Italia, dalla Sicilia fin su a Pordenone”. Bloccare le strade potrebbe creare qualche disagio però, non crede? “Può darsi che creeremo qualche disagio alla popolazione, ma l’unica arma che abbiamo è il popolo che, come accaduto in Sicilia, è sceso con noi per le strade e ci ha sostenuto. Bene, oggi, faremo di più, molto di più. Nel dettaglio dell’azione che porteremo a termine ci stiamo ragionando, ne daremo notizia nei giorni prossimi. Ci diranno che non è legale? Beh, quello che sta facendo lo Stato italiano a tutti noi le pare legale? Qui c’è gente che si uccide, non ce la fa ad andare avanti, gli viene pignorata la casa dopo 50 anni di lavoro, viene massacrata di tasse, le pare regolare tutto questo”? Stanno lavorando ad un volantino, che sarà divulgato ufficialmente quando sarà pronto.
Il coordinamento avrà un responsabile che si occuperà di comunicazione. Già oggi, però, le idee sono chiarissime: “Noi contiamo con il sostegno della gente – ribadisce Mariano Ferro – , di chi lavora e produce, studia, della gente comune, di chi non ce la fa più per mille motivi legati alle pretese di questo Stato vergognoso, di questo modello di Europa burocratica. L’8 dicembre sarà solo l’inizio e non si tornerà più indietro”. E quali sono le vostre richieste, cosa volete? Cosa direte a chi l’8 dicembre vi si presenterà scortato dalle Forze dell’ordine? “Lo diremo solo quando saranno in ginocchio – afferma il leader dei Forconi – non iniziamo questa rivolta, perché di rivolta si tratta, glielo ripeto, per ottenere un tozzo di pane. Mancano 35 giorni alla data prescelta, il coordinamento si allargherà anche ad altri soggetti, rigorosamente apartitici, nessuna bandiera di forze politiche o sindacato è ammessa. Questo paese così com’è non va. Adesso, la pazienza è finita, finita”.
 

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