mercoledì 1 ottobre 2014

SE DIFENDERE LA MIA CULTURA E LA MIA IDENTITA’ VUOL DIRE ESSERE RAZZISTA ….ALLORA LO SONO , MA NON SONO SOLO ! E RIVENDICO LA LEGITTIMITA’ DI OPPORMI AL MULTICULTURALISMO


Art. camerata Marco Affatigato.

In un recente mio viaggio e soggiorno in Senegal, dove andai a salutare per l’ultima volta un mio amico che ha intrapreso l’ultimo viaggio (dopo essere stato assassinato con un colpo di pugnale intercostale che gli ha sfondato il cuore mentre era seduto nell’autobus che da un villaggio vicino lo portava a Dakar), ho avuto modo di incontrare nuovamente un marabut ch’ebbi a conoscere negli anni ’90 riportandomi alla mente una piccola , chiamamola, poesia ch’essi amano raccontare ai “bianchi” :
Cher frère Blanc, (Caro fratello Bianco,)
Quand je suis né, j’étais noir (Quando sono nato, ero nero )
Quand j’ai grandi, j’étais noir (Quando sono cresciuto, ero nero )
Quand je vais au soleil , je suis noi (Quando prendo il sole, sono nero )
Quand je mourrai, je serai noir ! (Quando morirò , sarò nero !)
Tandis que toi , homme blanc , (Mentre tu , uomo bianco,)
Quand tu es né, tu étais rose ( Quando sei nato, eri rosa)
Quand tu as grandi, tu étais blanc (Quando sei cresciuto, eri bianco)
Quand tu vas au soleil, tu es rouge (Quando prendi il sole, sei rosso)
Quand tu as froid, tu es bleu (Quando hai freddo, sei blù)
Quando tu as peur, tu es vert (Quando hai paura, sei verde)
Quand tu es malade, tu es jaune (Quando sei malato, sei giallo)
Quand tu mourras, tu seras gris ! (Quando morirai, sarai grigio !)
Et après çà, tu oses m’appeler (E dopo tutto questo, tu osi chiamarmi )
“homme de couleur” !? ( “uomo di colore” !?)
Questo per dirvi che il problema non è e non riguarda né si discute sul “colore della pelle”: bianco, nero. Bianchi e neri non esistono e , come spesso dicono “loro”, il loro sangue è rosso come il nostro . Esistono solo uomini, esseri umani che sono, tutti, fratelli e sorelle fra loro. Il problema che esiste è di carattere culturale e quello che oggi è e accade quotidianamente , per materialmente fornire le risposte agli anti-razzisti e partigiani benpensanti del multiculturalismo (i “multikulti” come li definiscono in Germania), è uno “scontro” fra culture e civiltà.
Definire “razzista” e “islamofobo” coloro che si battono contro il multiculturalismo e che rifiutano l’islamizzazione della società occidentale sono “imputazioni” così inette ed abiette alla pari di quella che pretende di ritenere responsabili gli attuali “comunisti” e “socialisti” dei crimini di massa compiuti in nome del socialismo da parte di Stalin, Mao e Pol Pot o quelli dei jihadisti per tutti i musulmani.
Ma la cosa peggiore è che si creano , in Occidente, leggi (queste si “razziste” e “cristianofobe”) per poi fare processi degni dei processi della Mosca staliniana e dei “tribunali del popolo” maoisti, invocando l’ideale pluralista delle “società aperte” dove il multiculturalismo ne è solamente una caricatura, poiché tende a disgregare le società aperte sostituendole con una contrapposizione di “comunità chiuse” sulle loro particolari “identità culturali”.
Questa accusa poggia su di una grossolana manipolazione: assimilare una recente realtà multiculturale che, entro limiti ben precisi, resta compatibile con le norme e gli usi democratici dello società occidentali – e l’ideologia culturalmente relativista e sociologicamente collettivista che è il multiculturalismo, difeso principalmente da una buona parte dell’intellighenzia sinistrorsa e dai soliti “economici” di un “liberalismo finanziario”.
Poiché quello che oggi vanta veramente il multiculturalismo è l’istituzionalizzazione e la legalizzazione di “diritti collettivi” allo sviluppo culturale separato dei gruppi da poco giunti in Occidente, per organizzarsi giuridicamente e vivere secondo le proprie tradizioni, anche quando contraddicono o distruggono i valori democratici occidentali: status ineguale della donna, concezione tribale, teocratica e oscurantista della vita, limitazioni delle libertà di coscienza e di espressione, precedenza per le alleanze estere.
È inoltre curioso e sintomatico che se i multiculturalisti si indignano per qualsiasi riferimento alla difesa della nostra “identità culturale, nazionale e religiosa”, mostrano invece “tenerezza cristiana” per ogni minima rivendicazione di protezione e promozione della loro “identità culturale e religiosa” (accettando persino la rimozione pubblica dei nostri “simboli” culturali e religiosi e finanche alimentari pur di non far loro torto) e dei particolarismi etnico-religiosi dei gruppi da poco arrivati in Italia, in Europa. E si può anche constatare che questi sconsolati incensatori del “legame sociale” e del “vivere insieme” si compiacciono così facilmente della balcanizzazione del nostro Paese indotta dalla loro ipertolleranza .
Ma se difendere la mia cultura e la mia identità combattendo intellettualmente , ripeto il termine “combattere intellettualmente” affinché sia molto chiara la sua definizione , il multiculturalismo vuol dire essere razzisti, fascista o populista (termini di moda per uccidere gli spiriti liberi!) …allora lo sono ! ma non sono solo ! e rivendico la legittimità di oppormi al multiculturalismo contemporaneo che è razzista dell’antirazzismo incarcerando e reprimendo le persone che difendono le proprie radici ; rivendico la legittimità di oppormi al multiculturalismo illusorio che in realtà non crea una “società” degna di questo identificazione ma rinchiude, invece, le persone dentro ghetti con la propria lingua, la propria cultura, la propria legge; rivendico la legittimità di oppormi ai partigiani della “società multiculturale” che richiedono per ogni uomo il diritto alla servitù; rivendico la legittimità di oppormi alla pressione di un’immigrazione di popolamento, ghettizzata dall’educata indifferenza della “anime pie” che non parlano altro che di multiculturalismo ed infine rivendico la legittimità di oppormi al trionfo del multiculturalismo che implica l’autodistruzione del pluralismo e rende normale uno stato di guerra etnicizzata, latente o patente ch’essa sia.


 

Nessun commento:

Posta un commento

Commenti dai camerati.