mercoledì 25 giugno 2014

Paliano, ricordato dagli Amici della Fiamma l’eccidio partigiano di Santa Maria Pugliano


“Essere stati dei partigiani,  il 4 Giugno 1944, ad uccidere Guido Imperoli, Gino Imperoli e Amalia Cenciarelli, è un aggravante” così lo storico Prof Augusto Sinagra, intervenuto alla Manifestazione “Paliano li Ricorda”, organizzata dall’Associazione “Amici della Fiamma”, nella sala parrocchiale di Santa Maria Pugliano di Paliano.

Una manifestazione semplice che ha visto la presenza dei medaglieri e Labari  dell’Ass. Nazionale Ragazzi del 99,  Istituto Nazionale Cavalieri di Vittorio Veneto-Divisione Barbarigo e dell’Associazione Nazione Campo delle Memoria, dell’Associazione Bersaglieri sezione di Paliano e l’imprenditore Umberto Schina, testimone diretto dell’eccidio di Santa Maria Pugliano.
“Stare qui oggi insieme a Voi è straordinario ed è motivo di grande speranza perché siamo accumulati da valori, perché noi siamo le vittime della Storia e vittime di un grande falso. Allora, la giustizia era amministrata dall’On. Togliatti, ed è giusto oggi riconsiderare i fatti, perché noi non siamo di parte, pero andiamo oltre.  Guido Imperoli, Gina Imperoli, Amalia Cenciarelli  oggi sono qui  con noi.” Cosi’ ha chiuso il suo breve intervento il Prof. Sinagra.
Poi l’intervento del presidente dell’Associazione Amici della Fiamma Roberto Humbert, che ha fortemente voluto questa manifestazione, perché “ Oggi è una giornata importantissima per la città perché il 4 Giugno 1944 è stato commesso un infame delitto mascherato con l’antifascismo grazie alla loro illusoria religione politica. Noi siamo qui a dimostrare i veri valori di libertà e giustizia, fratellanza e solidarietà: Mai più barbarie in futuro. Viva la liberta-Viva Paliano”.
Poi a rincarare la cose con i fatti  Umberto Schina, testimone diretto dell’eccidio di Santa Maria Pugliano, che ha ricordato come nei tempi in cui era Consigliere Comunale di minoranza, sollecitò un’inchiesta su questo fatto che però non fu mai fatta dal Consiglio Comunale e lui sfidando tutti fece nomi e cognomi dei mandanti di quell’eccidio. Di questo ci deve essere in Comune anche una registrazione radiofonica. Molto significativo inoltre l’intervento di Alberto Indri, presidente dell’Associazione Campo della Memoria, che venendo a Paliano per organizzare la manifestazione aveva sentito suonare delle sirene e domandando a qualcuno cosa fossero gli hanno risposto il bombardamento dei tedeschi. Invece Paliano aveva vissuto questo eccidio nel momento del passaggio dell’interregno.
Poi altra serie di interventi con i ricordi di donne e soprattutto un’altra quella di un figlio di una signora di Paliano, ancora vivente che ricordava tutti i particolari: “ verso le 19,00 un gruppo di persone che si definivano partigiani – non faccio i nomi perché sono noti a tutti – armati di tutto punto con fucile mitragliatore e pistole fecero irruzione nell’esercizio commerciale di sale e tabacchi dei fratelli Imperoli Guido di circa 40 anni, e Gina 31 anni, ed insieme a loro c’era anche una sua parente Amalia Cenciarelli 20 anni. Il Gruppo armato trascinò con forza i tre poveretti in un bosco poco distante dalla loro abitazione, le persone presenti quasi tutte donne perché molti uomini erano ancora prigionieri, non potettero fare nulla sotto la minaccia delle armi.  Il primo ad essere ucciso fu Guido con sei colpi di arma da fuoco e le persone presenti udirono con chiarezza le grida accorate di Gina che chiamava il fratello, poi altri sei colpi mettevano fine anche a Gina e dopo oltre 40 minuti, dopo aver violentato la giovane la uccisero ( testimone diretta)  con altri sei colpi, colpevole di essere ospite degli Imperoli.
Agli occhi delle prime persone accorse sul luogo del massacro una scena raccapricciante. Il Corpo di Guido si trovava sotto il corpo di traverso della sorella. Il corpo di Amalia si trovava poco distante di lato del tutto svestita causa la violenza carnale che aveva subito dai tre massacratori ecco spiegato i quaranta minuti di distanza.
I tre il giorno dopo ritornarono nel negozio ed all’abitazione per saccheggiarla e si impossessarono di circa 300.000 lire e oggetti d’oro per circa un chilogrammo di oro.
I partigiani accusarono gli Imperoli di essere spie dei tedeschi, la verità è solamente che erano fascisti?
Questo presunto gruppo di partigiani venne arrestato ed al processo furono assolti per i reati di sequestro di persona e di omicidio, perché furono oggetto di amnistia tutti i reati di omicidio compiuti fino al  5 Giugno 1944,  furono condannati per rapina aggravata e furto con lievissime pene.”
Guido Imperoli, Gina Imperoli  e Amalia Cenciarelli  non possono essere ricordate come martiri perché non sono stati uccisi dai tedeschi ma da Italiani partigiani.
Poi si è andati sul posto dove è avvenuto l’eccidio dove gli Amici della Fiamma hanno scoperto una lapide e depositato una corona
Sono passati 70 anni ed è veramente vergognoso che ancora si nasconda una verità che è inconfutabile. Presenti  numerosi parenti e tanti amici. Assenti i rappresentanti dell’amministrazione Comunale nonostante l’invito. Presenti invece alla cerimonia i nuovi consiglieri di minoranza: Maurizio Sturvi, Paola Imperoli, Simone Marucci e Tommaso Cenciarelli e numerosi cittadini.

Fonte art.  http://lanotiziah24.com  

 

Il Duce a Cremona e l’incontro con D’annunzio (video)


Il periodo d’oro di Benito Mussolini e del fascismo cremonese. Il Duce viene accolto a Cremona dai fascisti in camicia nera e da autorità, saluta la folla.All’entrata del Vittoriale a gardone riviera l’abbraccio tra Benito Mussolini e Gabriele D’annunzio (1934)
Il video è dell’Istituto Luce

Fonte http://www.atuttadestra.net 

 

Ebola, l'epidemia è fuori controllo




 Attenzione Italia a migranti


Sono 500 i casi confermati e più di 300 le vittime accertate. Sono necessari ulteriori sforzi oppure l’epidemia di Ebola, ora presente in 3 Paesi, si diffonderà in altre regioni. Medici senza Frontiere ha dichiarato che l’epidemia di Ebola in Africa è fuori controllo: sono più di 60 le località coinvolte e MSF non ha più risorse per affrontarla. Sono tre i paesi coinvolti visto l’area sempre più grande in cui l’epidemia si sta diffondendo è sempre più difficile per Medici senza Frontiere coordinare gli sforzi per limitare l’epidemia. «L’epidemia è fuori controllo» dichiara il Dott. Bart Janssens, Direttore delle operazioni per MSF. «Con la comparsa di nuovi focolai in Guinea, Sierra Leone e Liberia c’è il reale rischio che l’epidemia si diffonda in altre aree». «Quando ho lasciato la Guinea un mese fa pensavamo di aver già raggiunto il picco. In realtà siamo arrivati a più di 500 casi confermati e più di 300 vittime. La situazione epidemica non ha precedenti» ha detto Saverio Bellizzi, epidemiologo MSF appena rientrato dalla Guinea «In alcune zone del paese siamo riusciti a contenere l’epidemia, ma in altre abbiamo ancora un tasso di mortalità dell’80%. Una cosa è sicura: l’epidemia andrà ancora avanti per alcuni mesi. Per questo chiediamo l’aiuto di tutti per aiutarci a portare avanti questa sfida». L’OMS parla di 528 casi e 337 decessi dall’inizio dell’epidemia. MSF ha curato finora 470 pazienti, tra cui 215 casi confermati le percentuali di guarigione sono differenti da zona a zona e non in tutte MSF è in grado di fronteggiare il diffondersi dei contagi. «Abbiamo raggiunto il nostro limite» dichiara Janssens di MSF. «Nonostante le risorse umane e le attrezzature dislocate da MSF nei tre paesi colpiti, non siamo più in grado di inviare équipe nelle nuove località colpite dall’epidemia».

"E' doveroso domandarci chi è, veramente, la mafia in Italia


dell'On. Magdi Cristiano Allam, che commenta le dichiarazioni di Papa Francesco circa la scomunica dei mafios"


Stefano Delle Chiaie, confesso che ho creduto

L'intersvista.

di aldo grandi
Fonte.
http://www.lagazzettadilucca.it

Avevano sognato, tanti anni fa, di morire imbracciando un mitra e, adesso, si ritrovano a morire, senza fiato, nel letto. Stefano Delle Chiaie, 78 anni, fondatore, nel 1960, di Avanguardia Nazionale, primula nera del neofascismo italiano, cercato e ricercato per oltre quarant'anni dai servizi segreti di mezzo mondo che lo volevano eliminare e dall'altra metà che voleva consegnarlo ai primi, vive, adesso, a Roma, zona Cinecittà, circondato dall'amicizia dei molti, come li chiama lui, camerati, che nel corso della loro esistenza hanno bruciato tutto, dagli affetti al lavoro, dalla famiglia al passato, per inseguire il sogno di una rivoluzione del sistema.
Il 21 giugno, solstizio d'estate, si sono ritrovati, dopo una serie di contatti telefonici, al Villaggio Olimpico, un noto locale della capitale, per rivedersi e, soprattutto, per mantenere vivo quel legame di ricordi e di esperienze che, ormai, fanno parte della storia di questo paese anche se, a dirla tutta, di una storia con la s minuscola se si pensa a quanto essa abbia inciso, realmente, nel corso degli eventi. Per loro, tuttavia, per quelli che, come er Caccola, ci hanno speso e dedicato una vita, la storia non distingue tra lettere maiuscole e minuscole, ma rappresenta la testimonianza di un modo di essere e di credere per i quali, in fondo, valeva e vale la pena di aver vissuto. E creduto.
All'età di 78 anni, è nato, infatti, a Roma nel 1936, Stefano Delle Chiaie conserva ancora, intatta, la sua straordinaria lucidità, unita ad una memoria elefantiaca che gli fa ricordare, sin nei minimi dettagli, aneddoti di mezzo secolo fa.
Cosa faccio? - esordisce Delle Chiaie - Aspetto di passare a miglior vita. A parte le battute, mi guardo in giro, osservo, cerco di capire, ma per uno abituato all'azione come me, è davvero triste starsene qui, fermo, senza poter fare nulla. Molti di noi che abbiamo partecipato all'esperienza di Avanguardia Nazionale sono morti, in poco tempo ne abbiamo persi altri due. Una ventina di giorni fa un mio amico di Roma, oncologo, mi ha telefonato per dirmi che se ne sarebbe andato. Gli ho chiesto, scherzando: "Ma dove vai?", e lui, di rimando, mi ha detto che aveva un tumore che gli lasciava tre settimane di vita. E' morto. Io ero in Calabria. Dopo poco è morto anche un camerata di Catanzaro. Tutto questo e altro ancora mi ha spinto a pensare fosse arrivato il momento di vedere se è possibile costruire qualcosa, di costituire un punto di appoggio per i camerati più giovani. Se ci sono? Certo che ci sono. Ricostruire, cioè, una storia che è stata di tutti e che in troppi hanno diffamato. Alla fine volevano isolarci dal resto del mondo e ci sono riusciti. Eravamo gli unici matti che volevamo cambiare la realtà e prendere il potere. Inutile nasconderlo, sono riusciti a fermare la nostra azione politica e siamo stati sconfitti proprio sotto il profilo politico.
Una volta a settimana, il giovedì, lui e i suoi amici organizzano degli incontri rivolti ai più giovani: con il primo hanno affrontato la situazione dell'Ucraina, con il secondo la Siria e via di questo passo. Per uno come lui che, nel corso della sua latitanza, ha viaggiato e sostato in Cile, Argentina, Bolivia, Costa Rica, San Salvador - e non certo per motivi turistici - Angola, un bel passo indietro. Altri tempi quelli, anni in cui sembrava di viverla, la storia, perennemente in movimento, protagonisti più o meno visibili di un universo diviso in due emisferi, da un lato l'Unione Sovietica e dall'altro gli Stati Uniti, su un fronte il comunismo e sull'altro il capitalismo.
Noi avversavamo sia l'uno sia l'altro - confessa Delle Chiaie - Eravamo fascisti? Certamente anche se non ci sentivamo legati al Ventennio, ma, forse di più, al periodo romantico ed eroico della Repubblica Sociale. Comunque il fascismo era diventato, per noi, un modo di essere e una filosofia di vita più che un regime politico e storico. Ci interessava l'aspetto spirituale del fascismo inteso come concezione dell'esistenza e dell'uomo. Noi volevamo nuove idee non ricalcare le vecchie che aveva espresso il fascismo in quanto regime. Cosa è rimasto della nostra esperienza? Gli uomini, l'appartenenza e il rispettoso ricordo di quelli che non ci sono più e la speranza che nasca qualcosa che riesca a far proseguire il nostro sogno.
E' stato amico e ammiratore di Junio Valerio Borghese, il mitico principe comandante della Decima Flottiglia Mas, uno che, nel 1941, insieme ad altri cinque appartenenti alla regia marina tra cui Emilio Bianchi da Viareggio, violò il porto di Alessandria blindato dagli inglesi riuscendo a danneggiare seriamente le corazzate Valiant e Queen Elizabeth: Borghese era, per me, un esempio. Tra l'altro aveva anche studiato un attacco con motosiluranti nel porto di New York durante la guerra, ma non ho mai capito perché non glielo permisero. Fu un uomo e un soldato ammirato da tutti, anche dagli avversari. Al suo funerakle ho visto gente del Pci, senatori che avevano militato con lui nella X Mas.
Io razzista? - domanda stralunato il capo di Avanguardia Nazionale - Mai stato razzista in vita mia. Si parla molto del fenomeno immigrazione. Io non ce l'ho con gli immigrati in quanto tali, ma con l'ideologia che permette l'immigrazione. Questa è gente che ha fame e c'è chi ha interesse - il potere economico-finanziario - a spostare le masse così come sposta le merci e il denaro. Perché, mi domando, non realizzare strutture di sostegno nei paesi di origine? Hanno rubato miliardi destinati allo sviluppo di questi paesi del terzo e quarto mondo, hanno realizzato fabbriche di ghiaccio dove ghiaccio non c'era. Io non ho mai avuto rigurgiti di razzismo biologico. Credo che ogni etnia e ogni cultura debbano rimanere differenziate le une dalle altre. Non ce l'ho certo col negro che viene qua, ma con una cultura che, attraverso lo spostamento di masse di uomini, tende a uccidere la nostra cultura abbattendo ogni differenzazione. E' necessario rafforzare le identità locali, non distruggerle. Io odio questo pensiero unico, questo voler tutto equiparare. Si trascura l'antropologia. Comunque mi auguro che maggiore sarà la pressione che il sistema eserciterà e maggiore la reazione. E' importante l'unità, ma sovranazionale mentre invece il rischio è di vedere sorgere nazionalismi fini a se stessi.
Stefano Delle Chiaie non ci sta a fare né, tantomeno, si sente vittima del sistema: No, assolutamente. Il problema è un altro. Noi dovevamo essere colpiti, lo stragismo ci ha colpito e, purtroppo, diffamato. Nessuno storico ha voluto andare fino in fondo. La prima deviazione contro di noi all'epoca di Piazza Fontana per poi proseguire su questa strada. Tutte le veline dei servizi segreti erano e sono sempre state sistematicamente contro di noi. La nostra eliminazione è stata la chiusa dello stragismo. Adesso non ho né rimpianti né rimorsi, ma soltanto ricordi. Vede questo manifesto alle mie spalle? E' Valle Giulia, siamo nel 1968. La prima fila di fronte alla Celere è composta da noi di Avanguardia Nazionale, si riconoscono uno ad uno. C'ero anche io ovviamente. Eravamo con i compagni, noi già contro il sistema loro per un cambiamento delle strutture universitarie. Poi, con glin incidenti all'università di fronte al Rettorato e alla facoltà di Giurisprudenza, è morta ogni possibilità di lotta comune tra la sinistra extraparlamentare e noi neofascisti di Caravella e di An. Fu un mio errore politico, ma ormai non serve a nulla recriminare.

 

martedì 24 giugno 2014

Riapre il bunker di Mussolini

Il recupero non finisce qui: in autunno riaprirà anche il rifugio della storica residenza, sotto il laghetto
Realizzato nel 1942 nei sotterranei di Villa Torlonia, rimasto incompiuto, finalmente torna alla luce un pezzo di storia.

Pezzi di storia che tornano alla luce: è il caso del bunker di villa Torlonia fatto costruire sotto la storica dimora del principe Torlonia, in cui il Duce visse con la sua famiglia. L’edificazione del bunker avvenne tra il 1942 e il 1943 e non venne mai completato: mancano infatti alcuni lavori di rifinitura, sospesi dopo la caduta di Mussolini del 25 luglio 1943. Si tratta di una struttura blindata, realizzata ad una profondità di oltre 6 metri, sotto il piazzale antistante il Casino Nobile. Il cemento armato che riveste la struttura a croce formata di gallerie a sezione circolare è spesso 4 metri. Oggi quella struttura è visitabile insieme al rifugio antiaereo posto al piano seminterrato del Casino Nobile della villa, dove sono stati allestiti pannelli che riportano documenti provenienti anche da archivi esteri. In molti casi si tratta di materiale inedito. Visitabili anche attrezzature che all’epoca venivano destinate alla protezione antiaerea, grazie alla collaborazione dell’Associazione Vestigia Belli.
La visita, della durata di circa un’ora per circa 15 persone per volta, costa 5 euro. Nei fine settimana si svolgono le visite programmate: è obbligatoria la prenotazione al numero 347.3811874 oppure alla mail bunker@sotterraneidiroma.it. Attraverso gli stessi canali si possono avere informazioni relative alle visite su richiesta per gruppi, che devono essere di 15 persone. Nel corso delle mattinate, a partire da settembre e fino a maggio, invece, sono previste visite scolastiche a tariffa agevolata: 25 euro a classe per le scuole primarie e secondarie con un massimo di 30 persone suddivise in due gruppi.
Ma il recupero di pezzi della nostra storia non finisce qui: in autunno tornerà alla luce anche il primo rifugio della villa, posto in una cantina sotto il laghetto della famosa residenza. La riapertura si deve alla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali: nel 2012 infatti venne indetto un bando per la valorizzazione dei beni architettonici di Roma. Al progetto collabora il Centro Ricerche Speleo Archeologiche – Sotterranei di Roma. 
 
Art di Emma Moriconi.
 
 

Ai clandestini non piace la pasta: la buttano via!!!!

 

avete capito bene ai  clandestini non piace la pasta:


I clandestini, o profughi, o “migranti” come amano chiamarli i politici, sono persone che vengono da paesi alla fame, da guerre e da immensi scenari di degrado e morte, sono bisognosi di tutto di rifugio, comprensione e anche di cibo, persone tanto disperate dovrebbero essere felici di ritrovarsi tra le mani un buon piatto di pastasciutta italiana ben condita, fatta al momento; e invece no!!! Il nostro cibo gli fa schifo, non va bene, non gli piace, lo gettano via! Porzioni intonse di cibo cucinato solo poche ore prima, caldo e di buona qualità, costato sangue agli italiani non va bene!!! Scusateci se non sappiamo cuocere il montone sulla brace dopo averlo scannato e nemmeno troppo scuoiato, tanto quello che non fa male ingrassa, scusate se non sappiamo dove trovare pipistrelli portatori di Ebola da servirvi in umido cotti nel loro sangue e insaporiti con molte spezie, scusateci se il cibo è pulito e controllato, le verdure lavate e chi lo prepara indossa una divisa candida e i guanti. Scusate della buona pasta e dei riguardi siamo solo poveri italiani…una razza inferiore…  Le foto provengono dal CENTRO DI SALINA GRANDE uno dei centri di accoglienza per clandestini attivo a Trapani.

aspetta ti faremo trovare  piatti-dei-grandi-chef  Filetti di Manzo alla Crema di Funghi Porcini e Tartufi PUO ANDARE........!!!  I segreti dei nostri chef  sono a vostra completa disposizione.

 basta chiedere tanto da noi  prevale il buonismo.
 
 

Così Carolina Ciano scriveva a Mussolini (e lo “discolpava”…)




Siamo sicuri che Mussolini volle davvero la condanna a morte del genero, Galeazzo Ciano, colpevole di averlo tradito per avergli votato la sfiducia nella storica seduta del Gran Consiglio del fascismo il 25 luglio 1943? Così vuole la storiografia ufficiale, alla quale, nel mio piccolo, posi un paletto nel 1983 quando, in una lunga intervista, il generale Karl Wolff, già capo delle SS in Italia, mi raccontò delle lunghe, drammatiche telefonate fattegli, dopo la sentenza, dal Duce, alla disperata ricerca di una strada per far cambiare idea a Hitler, il più intransigente sostenitore dell’esecuzione capitale di Ciano. Richiesta d’aiuto che, peraltro, Wolff non poté soddisfare in quanto, a sua volta, non in grado di influire sulle decisioni del Führer.
Un’importante conferma all’ipotesi che quelle condanne a morte, fortemente volute dalle componenti più intransigenti del fascismo repubblicano (da Pavolini a Farinacci), non furono mai approvate da Mussolini, obbligato, in un certo senso, a subirle, viene dalle lettere inviate al Duce dalla mamma di Galeazzo Ciano, la contessa Carolina. Alcune di esse già si conoscevano, portate alla luce da testi come Vita sbagliata di Galeazzo Ciano di Duilio Susmel. Una, molto importante, è stata recuperata dallo storico bresciano Lodovico Galli, che l’ha resa nota nel suo libro Relazioni e appunti della Rsi (pubblicato in proprio, lodovicogalli@libero.it).
È sufficiente leggere alcune frasi di Carolina Ciano per rendersi conto che una madre non può usare quel tono e quelle parole rivolgendosi a colui che ha voluto la morte del suo adorato figlio. Già prima che s’insediasse la Corte Speciale di Verona, il 2 novembre ’43 aveva scritto al Duce: «Il cuore di una mamma è sempre perdonato in qualsiasi momento e ora il mio cuore non può tacere davanti allo strazio di questa situazione tremenda. Venga pure giudicato mio figlio, come tutti gli altri. Ma dal mio cuore lacerato si eleva un grido di sdegno contro le accuse false e insussistenti di questi scalmanati accusatori che si permettono di gridare in pubblico che “per primo sarà fucilato Galeazzo Ciano, perché è l’uomo più ricco d’Italia”. Galeazzo è stato troppo buono e generoso con tutti. Forse oggi sono proprio loro quelli che gridano la sua morte. Mio figlio, che ben conosci, è un galantuomo».
Ciano fu fucilato l’11 gennaio ’44 assieme a De Bono, Pareschi, Gottardi e Marinelli. Da quel momento, Carolina Ciano non avrebbe potuto far altro che odiare Mussolini. Ecco invece una sua lettera in data 26 marzo ’44 in cui si legge: «…Tu sei troppo buono per non occuparti con tutta la tua anima dei tre nostri nipotini (Fabrizio, Raimonda e Marzio che la mamma, Edda, aveva portato con sé fuggendo in Svizzera; n.d.A.) che rappresentano il domani e che entrano nella vita con questa formidabile amarezza». Altra lettera, in data 10 aprile, chiaramente in risposta ad uno scritto del Duce mai ritrovato: «Mio carissimo. Sono commossa per le tue buone parole. Tutto quello che fai e farai per me è rivolto soltanto ai nostri tre cari nipotini. La mia Pasqua è stata triste come la tua. Sola con i miei pensieri e lontana dalla cara Edda e dai bambini. Dal mio animo grato, i miei auguri di una pace che meriti». Alla luce di queste parole, è impossibile pensare che non vi fosse una piena e totale condivisione di sentimenti tra i due consuoceri. È la riprova che il potere di Mussolini, all’epoca della Rsi, non esisteva più.
Galeazzo Ciano era nato a Livorno nel 1903, figlio di Costanzo, futuro eroe della prima guerra mondiale, nonché fedele e stimato collaboratore del Duce. Entrato giovanissimo in carriera diplomatica, si era innamorato di Edda, figlia ventenne di Mussolini, e l’aveva sposata nel 1930. Ne era seguita una folgorante ascesa: console generale d’Italia a Shangai, poi sottosegretario e ministro della Stampa e Propaganda, infine ministro degli Esteri (9 giugno 1936).
Scoppiata la guerra d’Etiopia, Ciano era corso a combattere, lui aviatore, con il grado di capitano, al comando di una squadriglia di caccia, “La Disperata”, che aveva preso il nome da una vecchia banda fascista di Firenze. Suo braccio destro, in quelle imprese militari, era stato il giovane segretario fascista di Firenze, Alessandro Pavolini, che poi, a Salò, diventerà il suo più implacabile accusatore. Ciano era ormai considerato da tutti il delfino del Duce e gli si attribuiva maggiore influenza sulle vicende politiche, specie sulla politica estera, di quanta in effetti non ne avesse. Nulla poté fare, infatti, malgrado la sua netta ostilità verso Hitler e il nazismo, per scongiurare la fatale alleanza tra l’Italia e la Germania, che si realizzò contro la sua volontà. Fece di tutto per contrastarla, fino al celebre episodio della sigaretta fumata in faccia a Hitler durante l’incontro di Salisburgo del 12 agosto 1939, alla vigilia dello scoppio della seconda guerra mondiale. Tutti sapevano che il Führer non tollerava che si fumasse in sua presenza, ma Ciano, per mostrargli il proprio disprezzo, lo fece ostentatamente. Da quel momento, i suoi diari (i quaderni sui quali ogni giorno annotava gli eventi, i dialoghi, le sensazioni) divennero l’atto d’accusa più tremendo contro il nazifascismo e le sue responsabilità nell’immane catastrofe della seconda guerra mondiale. Della forza dirompente di quei diari Ciano era perfettamente consapevole. E ne erano consapevoli anche i tedeschi, che difatti fecero di tutto per venirne in possesso dopo l’8 settembre 1943. Ma i quaderni, dopo l’arresto di Galeazzo, erano stati posti in salvo in Svizzera da Edda, e saranno ceduti (ma dopo la fine della guerra) a un famoso editore americano.
Per ordine di Kaltenbrunner, capo del Rsha (alto ufficio per la sicurezza del Reich), una affascinante spia tedesca, Hildegarde Burkhardt (alias Felicitas Beetz), di soli 22 anni, fu incaricata di sorvegliare Ciano per carpirgli il nascondiglio dei diari. Ma Felicitas si innamorò di lui e divenne sua complice, facendo anzi da tramite tra il prigioniero e la moglie Edda. Per processare i membri del Gran Consiglio, il governo di Salò aveva varato una legge retroattiva, che prevedeva la pena di morte per coloro che avevano semplicemente esercitato un loro diritto costituzionale. E Ciano fu condannato a morte assieme ai pochi consiglieri che i fascisti erano riusciti ad agguantare: De Bono, Gottardi, Pareschi e Marinelli. Le fucilazioni furono eseguite alle 9,20 dell’11 gennaio 1944 al poligono di Forte San Procolo, a Verona. Poiché Ciano non era morto sul colpo, il comandante del plotone, Nino Furlotti, dovette esplodergli due colpi di pistola alla tempia destra.

Fonte.
http://www.secoloditalia.it 

 

Come mori' la nuora di Mussolini

STORIA. Era il 4 maggio 1946: la moglie di Bruno usci' in motoscafo per l' ultima gita sul lago di Como con un' amica e due ufficiali inglesi
Sabotaggio o banale incidente? I misteri sulla fine di Gina. " Durante la sosta a Moltrasio mentre la piccola comitiva era al ristorante un giovanotto avrebbe colpito con un' ascia il fondale del natante " . " Aveva trent' anni e una bambina. Non era coinvolta politicamente con il regime. Ma il Duce le era molto legato. Con lei si confidava nelle notti insonni a Villa Feltrinelli "

------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ STORIA Era il 4 maggio 1946: la moglie di Bruno usci' in motoscafo per l' ultima gita sul lago di Como con un' amica e due ufficiali inglesi TITOLO: Come mori' la nuora di Mussolini Sabotaggio o banale incidente? I misteri sulla fine di Gina "Durante la sosta a Moltrasio mentre la piccola comitiva era al ristorante un giovanotto avrebbe colpito con un' ascia il fondale del natante" "Aveva trent' anni e una bambina Non era coinvolta politicamente con il regime Ma il Duce le era molto legato Con lei si confidava nelle notti insonni a Villa Feltrinelli" - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - C' e' anche una donna innocente nella saga di sangue dei Mussolini. Lui assassinato con l' amante, il genero fucilato a Verona, un figlio morto precipitando con l' aereo. Proprio la vedova di questo figlio perduto nel 1941 conclude il tragico epos familiare: annegata nel lago di Como la notte del 4 maggio 1946, a guerra finita, durante una gita in motoscafo con una amica e due ufficiali inglesi. Si chiamava Gina Ruberti, aveva trent' anni e una bambina, Marina, di cinque. Nessun coinvolgimento politico da parte sua nell' avventura mussoliniana, soltanto il legame affettivo con i suoceri che l' avevano accolta con la figlia prima a Villa Torlonia, poi sul Garda e infine nell' ultima disperata avventura di Como. Naturalmente c' e' il mistero, mai assente nelle vicende finali di Salo' : perche' quella improvvisa gita notturna, perche' con due ufficiali inglesi in divisa, perche' la sua piu' cara amica la invita a una corsa a Torno e a Moltrasio e lei acconsente pur non sentendosi bene, perche' l' altra insiste e lei cede "per un' ora soltanto", perche' quella falla sotto la prua del collaudatissimo motoscafo pilotato da un graduato di truppa inglese, perche' nessuno accorse alle grida disperate dei naufraghi e si salvarono soltanto l' amica e uno dei due ufficiali, mentre Gina Ruberti, l' altro ufficiale e il graduato trovarono la morte nei gorghi (Gina non sapeva nuotare, tento' disperatamente di reggersi a galla, l' autopsia rivelo' che era morta non per annegamento, ma per un infarto provocato dal terrore)? Sono passati cinquant' anni da allora e una spiegazione chiara dell' accaduto non e' mai stata fornita. Una disgrazia: la falla improvvisa mentre sul lago si scatena una tempesta con onde e raffiche di vento, il motoscafo imbarca acqua e il chilometro scarso tra Moltrasio e Blevio dove viveva Gina Ruberti con la figlia diventa una sconfinata distanza, una tomba. Un giallo: durante la sosta a Moltrasio, mentre la piccola comitiva sedeva a un ristorante del sito, un giovanotto che odiava gli inglesi avrebbe per vendetta colpito con un' ascia il fondale del natante, quanto bastava per farlo affondare una volta al largo. Ma perche' ? Questa e' la tesi sostenuta da Giorgio Pisano' , il primo e forse l' unico giornalista ad occuparsi del misterioso caso fin dal 1958, nella piu' totale indifferenza delle autorita' di allora. Nessuno, al tempo della sciagura, stese un verbale. La polizia non si interesso' della faccenda: tre morti per annegamento, amen. Stranamente, nemmeno gli inglesi vollero veder chiaro in quel naufragio, sebbene vi avessero perduto la vita un loro ufficiale e un loro graduato. Non e' nemmeno noto se il motoscafo sia stato recuperato e sottoposto ad esami. Pare che queste morti non riguardassero nessuno. Gina Ruberti era la piu' vicina a Mussolini, delle due nuore. Una ragazza della buona borghesia romana, il generone dei ministeri, sposata per amore giovanissima e vedova dopo tre anni di matrimonio. Rimasta sola, il suocero la porta a vivere a Villa Torlonia con la bambina. Restano nell' ombra entrambe, ma fanno parte integrante della famiglia e Rachele ha molta delicatezza per la nuora. Il 25 luglio, quando cade il fascismo, e' in vacanza al mare, torna a Roma dai suoi, ma subito raggiunge la suocera tenuta sotto sorveglianza con i figli piccoli alla Rocca delle Caminate. Con Rachele andra' a stabilirsi sul Garda, a Gargnano, l' undici novembre 1943, sempre portando con se' Marina, figura silenziosa e mite nel grande caravanserraglio di Villa Feltrinelli, succursale in sedicesimo di Villa Torlonia. Dicono che Mussolini tenesse ai suoi giudizi, le chiedesse consigli. Non credo sia vero, non teneva al giudizio di nessuno, non chiedeva consigli a nessuno. Gli piaceva la compagnia della nuora, questo si' , e al di la' dei cancelli del parco di Villa Feltrinelli i curiosi lo vedevano spesso al mattino pedalare in bicicletta con lei, adesso non poteva piu' permettersi le cavalcate romane. Qualche partita a tennis, in doppio: lui con Gina e dall' altra parte della rete (se aveva tempo) l' affaccendato figlio Vittorio con l' ex campione del mondo di calcio della nazionale di Pozzo, Eraldo Monzeglio, rimasto dai Mussolini fino all' ultimo giorno. Monzeglio viveva a Villa Feltrinelli, mangiava a tavola con Rachele (Mussolini non veniva per pranzo, prendeva qualcosa sulla scrivania del suo ufficio alla Villa Orsoline, duecento metri piu' in la' ). Rachele lo mandava a Verona a procurare l' olio e il burro fuoritessera, il famoso terzino era diventato l' uomo tuttofare della famiglia. Gina Ruberti e la figlia avevano una stanza nella grande villa ottocentesca del miliardario del legname Feltrinelli, con parco di ulivi e discesa al lago. Poiche' lo spazio abbondava, nei primi tempi quasi tutti i Mussolini si erano sistemati la' dentro, anche per la difficolta' di trovare alloggi tra Gargnano e Salo' . Cosi' con Benito e la moglie c' erano i due figli Romano e Annamaria, l' altro figlio Vittorio con la moglie orsola Buvoli e i figli Guido e Adria, il tenente SS Dyckerhoff con incarico di dedicarsi alla protezione di Romano e di Annamaria, in realta' di riferire al comando tedesco tutto quanto succedeva e si diceva in famiglia. Mussolini in principio aveva in una stanza il suo ufficio, con accanto quello del segretario Dolfin: ma la gelosia della moglie, al corrente che Claretta era stata portata poco lontano, a Gardone, e la confusione d' una massa di parenti spesso litigiosi gli fecero scegliere il trasferimento a Villa Orsoline. Sicche' tornava a casa soltanto per cenare e dormire. Gina Ruberti si teneva al di fuori dei mille contrasti e scontri di un nucleo familiare in perenne ebollizione. Rachele licenzia la cameriera del marito, sospettandola di tenergli bordone con l' amante e anche il segretario Dolfin perdera' il posto per lo stesso motivo. La presenza sul lago di Claretta la ossessiona. Un giorno d' ottobre del 1943 le piombera' in casa accompagnata dallo stranito ministro degli Interni Buffarini, l' assalira' con un fiume di parolacce, la costringera' a correre al telefono a chiedere aiuto all' amante imbarazzato e vergognoso. Romano passa le giornate ascoltando dischi di jazz procurati chissa' come, corre spesso a Milano a chiudersi nella sala di trasmissione di Radio Tevere, dove Cerri e Masetti si esibiscono nelle loro esecuzioni eterodosse. Una sera non torna a cena da una gita in motoscafo sul lago con il tenente Dyckerhoff, si e' levato il vento, le onde fanno paura. E' la vigilia di Natale del 1944, il povero Mussolini passa la notte nell' angoscia, tutte le guardie sono mobilitate per cercare il ragazzo, poi lo stringe al petto piangendo quando lo vede rientrare fradicio all' alba. Hanno fatto naufragio, Dyckerhoff sara' bene si tolga dai piedi per sempre. Gina consola quest' uomo invecchiato e solo, che passa il suo inutile tempo traducendo dal tedesco, scrivendo articoli per una agenzia di stampa inventata da lui stesso, la "Corrispondenza repubblicana", di cui e' l' unico collaboratore. Gli fa compagnia nelle lunghe sere tristi sul lago nebbioso nell' inverno, non gli parla di politica, non vuol sapere della guerra, cerca solo di distrarlo dalle sue ossessioni quotidiane: i tedeschi prepotenti, il controllo su ogni suo movimento, Rachele furibonda che all' inizio della primavera lo pianta per rifugiarsi da sola alla Rocca (e per lui saranno giorni sereni), il problema dei soldi perche' Mussolini ha rifiutato le 150 mila lire di stipendio mensile come capo dello Stato, accontentandosi di quattromila. Al momento del crollo tutto si sfascia anche a Villa Feltrinelli. Mussolini parte da solo per Milano il 18 aprile 1945, lasciandosi sfuggire un "non c' e' piu' nulla da fare. E' finita". Il 23 telefona a Rachele di lasciare subito Gargnano e di trasferirsi a Monza, sara' ospitata alla Villa Reale. Lei viaggia l' intera notte in auto, con i due figli piccoli, con Gina e Marina, dalla Villa Reale le dirottano a villa Mantero di Como. Quando i fascisti avranno abbandonato la citta' , quando si sapra' della fine di Mussolini, i partigiani arresteranno Rachele, la separeranno dai figli, anche Gina sara' prima incarcerata e subito rilasciata. Non c' e' nulla di imputabile sul suo conto, non e' un crimine essere la vedova di Bruno. Viene sistemata in una villa tra Blevio e Torno, con l' ordine del Cln di non lasciare la citta' , e c' e' una istitutrice per la piccola Marina. I suoi genitori l' hanno raggiunta, trovando ospitalita' presso una famiglia di Como. Ed ecco l' incomprensibile tragedia. L' incomprensibile dimestichezza con gli ufficiali inglesi. L' incomprensibile scelta di accompagnarsi con loro (entrambi sconosciuti) e con un' amica per una gita notturna che rivela forse il naturale desiderio d' una giovane donna di trent' anni di evadere dal clima plumbeo in cui e' vissuta e di godere per un momento la sua giovinezza. L' incompresibile distacco dalla bambina, lasciata all' istitutrice, quando finora non se n' era mai staccata. Tante cose senza spiegazione. Ma Gina era sola, appena uscita da tremende tragedie familiari, Rachele era stata portata via dagli Alleati, di Romano e Annamaria non sapeva piu' nulla, il suo mondo era crollato. Il suo destino volle che al primo tentativo di tornare a sentirsi viva, l' aspettasse la morte: per fatalita' o per colpa, non si sapra' mai.

Fonte art.
http://archiviostorico.corriere.it 
Bertoldi Silvio
 
 

lunedì 23 giugno 2014

DIO STRAMALEDICA GLI INGLESI.



DIO STRAMALEDICA GLI INGLESI.
La frase e' stata pronunciata dal soldato aquilano Italo Palesse milite della RSI ,mentre, prima di ricevere la morte per fucilazi...one,davanti al plotone d'esecuzione inglese ,fumava ,ghignando impavido e beffardo, l'ultima sigaretta.
Campo di concentramento inglese per italiani a Santa Maria Capua Vetere, 30 aprile 1944.


 

Il servizio che Le Iene non hanno voluto fare.


Sta girando su Youtube il video che Le IENE non hanno voluto mostrare. Il servizio parte con un’intervista all’autore del best seller “il Club di Bilderberg” tradotto in 50 lingue e pubblicato in 70 paesi. L’autore Daniel spiega cos’è il club Bilderberg. L’autore spiega che Mario Monti era membro del club Biderberg. Ma non è l’unico anche Letta era membro anche Franco Bernabé e la Bonino sarebbo parte di questa elite. Secondo l’autore invece Berlusconi non sarebbe parte del Bildemberg perché considerato imprevedibile e non affidabile.
Nel video gli invitati al Bildemberg si rifiutano di dire dove si stanno recando. Wikipedia definisce Bildemberg: “Il Gruppo Bilderberg (detto anche conferenza Bilderberg o club Bilderberg) è un incontro annuale per inviti, non ufficiale, di circa 130 partecipanti, la maggior parte dei quali sono personalità influenti in campo economico, politico e bancario. I partecipanti trattano una grande varietà di temi globali, economici, militari e politici.
Il gruppo si riunisce annualmente in hotel o resort di lusso in varie parti del mondo, normalmente in Europa, e una volta ogni quattro anni negli Stati Uniti o in Canada. Ha un ufficio a Leida nei Paesi Bassi.[1] I nomi dei partecipanti sono resi pubblici attraverso la stampa[2][3]ma la conferenza è chiusa al pubblico e ai media.[4]“
Secondo l’autore si tratterebbe di molto di più. Fatto sta che quasi tutte le persone si rifiutano di parlarne, effettivamente anche in internet si trovano poche informazioni sul Bildemberg. Neanche del Mes si sente mai parlare. Solo l’On. Sibilia del movimento 5 stelle ha parlato dell’argomento pubblicamente come si vede nel video di Youtube.

FASCISMO E POVERTA'



  Molti anni fa, l'ex tenente della Decima Mas, Walter Annichiarico, in arte Walter Chiari, si fece scappare una azzardata battuta che dovette poi pagare con anni di ostracismo anifascista. Disse, il povero Walter, che “quando appesero per i piedi la Buonanima, dalle tasche di Benito non cadde nemmeno una monetina e che se i nuovi reggitori d'Italia avessero subito la stessa sorte chissà cosa sarebbe uscito dai portafogli di lorsignori “.
   L'onestà del Duce nessuno ha mai osato contestarla. E' uno storico di matrice socialista, Silvio Bertoldi, che lo ammette. "Mussolini non tradì cupidigia d denaro...egli non mostrò mai interesse alla ricchezza: e non si può contestare che un uomo che ebbe come lui in mano per vent'anni una nazione, e che non subì alcun controllo in nessun campo, avrebbe avuto facoltà, pur che avesse voluto, di costruirsi una fortuna..Invece quando morì, alla vedova non lasciò praticamente nulla, la già citata villa Carpena e una casetta a Riccione, e basta; e la sua famiglia uscì netta da qualsiasi indagine della commissione per gli illeciti arrichimenti". 1) Prima della morte, a Gargnano, viveva in povertà certosina. Giovanni Dolfin racconta che non volle accettare nemmeno lo stipendio di capo della RSI, dicendogli: "Ma di che cosa ho bisogno io, ormai? Mangiare, non mangio più nulla. Vestiti non me ne occorrono. Cento lire al giorno mi bastano". Quinto Navarra, il fedele e pettegolo cameriere, testimonia che nei due anni di permenenza sul Garda, si comprò solo due paia di stivali e, per gli abiti, mandò a stringere da un sarto quelli che aveva per non comprarne di altri. 2) Chiavolini, suo segretario particolare, narra che dovendo il Duce venire a Roma da Milano ed alloggiare in albergo, prese con sè venti biglietti da dieci lire ed era turbatissimo poichè pensava di avere addosso un patrimonio. Come si sa, per tutta la durata del Regime, non prese mai lo stipendio di Primo Ministro e viveva scrivendo articoli sulla stampa estera. Lo conferma anche Nicola De Cesare, che fu suo segretario dal '41 al '43, il quale aggiunge: "Tutti i denari che gli pervenivano come lasciti, elargizioni e altro, li consegnava a me perchè li amministrassi. Andavano, fino all'ultima lira, in sussidi e beneficenza. Distribuivamo circa diciotto milioni di sussidi all'anno, milioni di allora".3)
   Dice ancora Bertoldi esser assodato che Mussolini "non tenesse in molto conto il denaro, che addirittura ne conoscesse male il valore, che non cedesse alle lusinghe della ricchezza, che per sè si è sempre accontentato di poco". E sapete come Mussolini utilizzava i cosiddetti "fondi di polizia"? "Adoperava quei denari per finanaziare lavori straordinari e impegnarvi mano d'opera disoccupata e in sussidi a povera gente che arrivava fin da lui per domandargli soccorso". 4) Proprio come è successo dopo, con Scotti, Scafaro, Mancino e democristiani viminaleschi vari.
   Ma era una caratteristica di Mussolini, tutta sua, personale, quella del piacere dell'onestà che fatalmente conduce al dovere della povertà? No, è l'essenza esistenziale del fascismo. Questo "male del secolo" non sarebbe tale se non fosse incarnato in una diversità "antropologica" rispetto alla mentalità borghese e all'"ideologia" amerikana. E non c'è maggior verifica se non quella del sacrificio personale, della rinuncia volontaria, della testimonianza umana di saper vivere una vita di valori rifiutando il ricatto del Dio Denaro. E' sempre, eternamente, ogni giorno, la guerra del sangue contro l'oro, dello spirito contro lo "sterco del diavolo".
    Una generazione di "fascisti" o "parafascisti" è morta disprezzando il denaro e la ricchezza. E' stata l'ultima grande lezione di vita di una schiatta umana eroica, alternativa all'homo oeconomicus.
   Gabriele D'Annunzio, il Vate, è noto per essere stato uno spendaccione incedibile, indebitato per tutta la vita, assolutamente incosciente del valore dei soldi. Tutta una vita vissuta tra miseria e nobiltà. Quando Mussolini gli finanziò i lavori del Vittoriale, fece scrivere sul suo ingresso "Io ho quel che ho donato" e regalò la villa all'Italia. 5)
    Marinetti non era da meno. In un quarto di secolo era riuscito a dissolvere completamente il cospicuo patrimonio multimiliardario ereditato dal padre, rimanendo sul lastrico. I soldi li aveva spesi tutti in offerte incredibili a pittori e artisti vari vicini al suo movimento .  Marinetti, si faceva più scrpolo del marito ad accettare quei soldi e scrisse a Morgagni che, in tempo di guerra, "tra il sentimento materno e la disciplina patriottica" essa esitava a prendere quei soldi. Il vecchio Marinetti aveva ormai 66 anni, ma gli aprvero sufficienti per andare ad arruolarsi volontario sul fronte russo. Ritornò malatissimo, per aderire alla RSI. Morì poco dopo in una modesta abitazione, il cui affitto glielo pagava l'Ambasciatore giapponese Hidaka, dal momento che morì come visse: sempre con le tasche vuote.6)
   Di Achille Starace, il "cretino ubbidiente" più potente d'Italia dopo il Duce, scrive Bruno Gatta che, durante la RSI, "conduceva a Milano una vita da sbandato. ..I familiari, di tanto in tanto, gli facevano trovare in portineria un piatto di minestra...Viveva in una piccola stanzetta e frequentava la mensa colletiva di guerra istituita dal Comune. Si metteva disciplinatamente in coda nella fila sempre molto lunga e aspettava il suo turno". Indossava sempre una tuta blù da ginnastica (che costituiva tutto il suo guardaroba) e lo uccisero così, nella sua nuda povertà, in piazza Loreto, con ai piedi delle scarpette di tela, davanti al cadavere del suo Duce.
   Carlo Alberto Biggini, per anni Ministro dell'Educazione Nazionale, uomo sensibilissimo e colto, morì povero in clandestinità alla fine del '45. Antonio Segni, che negli Anni Trenta, era stato suo collega come docente all'Universtà di Sassari, dispose poi che alla vedova Maria Bianca, rimasta senza alcun sostentamento per vivere, fosse dato un piccolo assegno vitalizio, che Maria Bianca rifiutò optando per una misera pensione sociale.
   Bombacci, si sa, visse sempre in gravi ristrettezze economiche, nonostante la sua intima amicizia con Mussolini, il quale dovette faticare per fargli arrivare, di tanto in tanto, qualche piccolo aiuto finanziario.
   Angiolo Bencini, il direttore del Selvaggio, per campare faceva il vinaio.
   Uno scrittore come Marcello Gallian, ammalatosi precocemente di nostalgismo squadrista, finì miseramente i suoi giorni, vendendo clandestinamente sigarrette alla Stazione Termini di Roma.
   Araldo Di Crollalanza, per tanti anni Ministro dei Lavori Pubblici, nel dopoguerra, per sbarcare il lunario, dovette mettersi a fare il rappresentante di libri e bussare di porta in porta.
   La Commissione provinciale per le sanzioni contro il fascismo, il 19 maggio 1947, nel giudicare Giuseppe Caradonna, il ras di Capitanata, scriveva: "il suo disinteresse vien messo in evidenza dal fatto che egli ha preferito sempre sostenere le ragioni del povero contro il ricco, del debole contro il forte, dell'umile contro il prepotente".
   Ed a Piacenza, il ras degli squadristi, Bernardo Barbiellini Amidei, veniva chimato il "conte rosso" per le sue strenue battaglie in difesa dei poveri e degli emarginati. Un'altra razza, un'altra Italia.
   Un male del secolo, il fascismo, un male universale. Alcuni anni fa, in una intervista televisiva,  Ileana Codreanu, la moglie del Capitano romeno, raccontò di Corneliu: "Era molto caritatevole con  tutte le persone povere. Quando si procurava del denaro, prima lo divideva tra coloro cui intendeva donarlo, poi tornava a casa con quello che gli era rimasto. Se non gli rimaneva nulla, si rivoltava le fodere delle tasche e diceva: 'Non ho niente. Non ho più niente. Tutto quello che avevo l'ho già distribuito'. Davanti a dichiarazioni di questo genere, che potevo dire? Non c'era niente da dire. Dovevi accettare, e basta".
   Simone Mittre narra che il dottor Louis-Ferdinand Destouches, in arte Celine, la presenza più "terribile" e inquietante della cultura "fascista" (comunque il più grande scrittore che io conosca) a Sigmaringen "s'installò con la moglie in una stanza minuscola, senza comfort, con un vetro alla finestra rotto, e faceva un freddo glaciale. In quella stanzuccia e sul proprio letto egli riceveva, esaminava e curava gli ammalati. La miseria era grande; alcuni, costretti a dormire sotto le tende, o nell'atrio delle stazioni, avevano contratto la scabbia. Celine curava tutti senza far distinzioni. Indipendente per natura, faceva soltanto quel che gli suggeriva il cuore, incurante del proprio interesse e dei commenti della gente. Se lo chiamavano di notte, partiva con la neve alta, e spesso per posti lontani, senza una lampadina elettrica. E non domandava mai un centesimo a nessuno. Capace anche d'andare ad acquistare lui stesso dal farmacista le medicine per i malati". Finì i suoi giorni, quasi d'inedia, in una misera catapecchia alla periferia di Parigi, in compagnia del suo cane Bebert.
   E il  Dopoguerra? Non fu certo felice per i superstiti.
   Augusto De Marsanich girava coi calzoni rivoltati e Giorgio Almirante, dice Giancarlo Perna, "era l'uomo più disinteressato della Terra. Non aveva mai una lira in tasca. Era magro come uno stecchino, aveva la barba di due giorni e vestiva come un barbone. Viaggiava con una Dauphine che doveva parcheggiare in discesa per poterla riavviare". Erano ancora, tutti, dei refrattari alla modernità economicistica e tutti "condizionati dalle economie arcaiche, dove la prativa del dono era più importante e più frequente di quella del mercato" come lucidamente osserva Giano Accame.
   Poi...poi tutto è cambiato. La tentazione parlamentare ha sostituito il cuore col portafoglio e la Grande Meretrice democratica se li è portati quasi tutti nell'inferno di Mammona. Guardatelo bene, oggi, il "nuovo che avanza". Ancora una volta, l'oro contro il sangue, con le trincee rovesciate. Perchè tanti rinnegati e riciclati in Alleanza Nazionale, se non per la brama del potere, del successo, dell'accumulo bancario?
   E ci meravigliamo che la sciocchina-nipotina Alessandra è coinvolta in Affittopoli andando ad abitare in una appartamento di ben 120 metri quadrati, in via Nomentana, vicino a Villa Torlonia, di proprietà pubblica, e pagando 350.000 lire al mese? Che gliene frega all'ex modella di Playmen se il Nonno può anche rivoltarsi nella tomba?
   E ci stupiamo se a Bari l'on. Giuseppe Tatarella vive in un appartamento dell'INA Casa, nella centralissima via Abate Gimma?
   E se lo stesso fa a Roma, il Segretario Generale della Cisnal?
   E ci scandalizziamo se anche il Buontempo, che una volta conviveva con le pecore di Carunchio, oggi manda i figli a studiare negli esclusivi colleges inglesi e di notte si tramuta nel re del Gilda on the beach, abbrancato alle nobili e prosperose forme di Giorgia Martini e Stafania Barberini?
   O se il ricco Larussa mefistofelicamente se la spassa in tutti i nights con personaggi eccelsi come Heather Parisi e il trans Maurizia (o) Paradiso?
   Non seguono anche loro l'esempio di Lady Daniela Di Sotto in Fini, scatenata e scosciatissima danzatrice rock, oltre che tatuatissima dark?
   Pensate un po': da Donna Rachele a lady Daniela, da Benito a lord Gianfranco, da "fascismo e povertà" ad antifascismo e mangiatoia.
   Aveva proprio torto Chamfort ad asserire che "la società si divide in due grandi categorie: quelli che hanno più pranzo che appetito e quelli che hanno più appetito che pranzi"?
 
Pino Tosca
 

Le “proprietà” del Duce

Mussolini di beni immobili possedeva poco o nulla. La Rocca delle Camminate gli era stata donata dalla Provincia di Forlì,(in verità era stata donata dagli abitanti di Ravenna, che l'avevano acquistata pagandola una lira pro-capite-) mentre una  modesta villetta  a Riccione se l'era comprata con i risparmi dei suoi articoli e la Villa Carpena era stata acquistata dalla moglie Rachele in anni lontani con i propri risparmi. Il Duce non riscosse mai lo stipendio da Primo ministro, al contrario dei suoi successori del dopoguerra, che non solo lo presero, ma quasi tutti lo cumularono con quello di dipendente dello Stato,(docente universitario, magistrato,ecc) essendosi messi tutti prudentemente in aspettativa. Il suo ultimo segretario , Nicolò De Cesare, testimoniò: "Ritirava soltanto l'dennità di deputato e la consegnava a me. Io avevo l'incarico di investirla in Buoni del Tesoro. L'importo di quelle economie, alla vigilia del 25 aprile 1945, dopo 23 anni di potere, consisteva in un milione e cinquecento mila lire, depositate presso la Banca d'Italia di Brescia. Per il periodo che gli sono stato a fianco, posso assicurare che viveva degli introiti del “Popolo d'Italia,” versati due volte all'anno dall'amministratore del giornale, Barella. Le altre sue entrate provenivano da articoli per la  stampa estera, specie quella americana, pagati profumatamente. Tutti i denari che gli pervenivano da lasciti, elargizioni e simili li consegnava a me, perchè li amministrassi. Andavano tutti fino all'ultima lira in beneficenza. Distribuivamo circa diciotto milioni di sussidi all'anno, diciotto milioni d'allora."

Un'idea precisa dei beni liquidi di Mussolini la si può ricavare dalle carte della segreteria personale del Duce, conservate all'Archivio di Stato. In esse figura un prospetto della situazione preparato  in occasione della loro consegna, durante il governo Badoglio, al figlio Vittorio :
"Lire 431. 308,30 in contanti;
500.000, assegno bancario n°43/109259 del Banco di Roma;
100.000, quattro ricevute provvisorie della Banca d'Italia(n.274),del Banco di Sicilia(n.142),del Banco di Napoli(N.457) e dell'Istituto di Credito delle Casse di Risparmio Italiane(n.10) di lire 25.000 ciascuna relative alla sottoscrizione in buoni del tesoro quinquennali 5% 1948;
4.000.000, quaranta cartelle di lire centomila ciascuna di BTN 1949 con cedola scadente il 15 febbraio 1944;
1.000.000, dieci cartelle da centomila ciascuna di BTN 1950 (1.a emissione) con cedola scadenza 15 febbraio 1944;
900.000, nove cartelle da centomila ciascuna di BTN 1950 (2.a emissione) con cedola scadenza 15 marzo 1944;
700.000,sei cartelle da centomila ciascuna  e due cartelle da cinquantamila ciascuna di BTN 1951 5%  con cedola scadenza 15 aprile 1944;
500.000,cinque cartelle da centomila ciascuna di BTN 4%1951 con cedola scadenza 15 marzo 1944;
500.000 con una ricevuta provvisoria della Banca d'Italia (n. 49) per altrettante nominali sottoscritte in buoni del tesoro quinquennali 5% 1948;
25.000 cinque obbligazioni del PNF per la costruenda casa Littoria , di lire 5000 ciascuna , 5% con cedola scadenza 1 ottobre 1943;
10.000 ricevuta provvisoria della Soc. An. Cooperativa Edificatrice di abitazione per gli operai di Como (n. 4277) per altrettante nominali sottoscritte"
 
Fonte.
 

 
 

FESTIVAL MEDITERRANEO, LA GIOVENTU' D'EUROPA S'INCONTRA IN CALABRIA



SCANDALE (CROTONE), 27/28/29 GIUGNO 2014






PRENOTAZIONI POSTI LETTO E TENDAGGIO IN STRUTTURA: 3282028153 (PREZZI POLITICI)

"Forza Nuova organizza nei giorni 27-28-29 giugno presso la cittadina diScandale (Kr) il Festival Mediterraneo-campo d'azione che vedrà la partecipazione di movimenti nazionalisti provenienti da tutta Europa per una tre giorni all'insegna della cultura,dello sport e della musica con la presenza di importanti gruppi musicali rock nazionalisti quali i Testvdo". Lo afferma in una nota Igor Colombo, Responsabile comunicazione Forza Nuova-Calabria. "Quest'anno sarà dunque la Calabria ad ospitare questo importante evento nazionale che segue quello gemello tenutosi l'anno scorso in Lombardia,Festival Boreale, che tanto successo in fatto di numeri e presenze ha riscosso . Il programma prevede nel primo giorno dopo il saluto dei dirigenti nazionali di Forza Nuova Pirillo, Provenzale e Cantacessi, la conferenza dal titolo "Difesa della vita e della famiglia natuale" il cui relatore sarà il Dott. Alessandro Perrone segretario cittadino di Forza Nuova Bisignano., altra conferenza: "pensa, agisci, lotta" a cura di Andrea di Cosimo resp. Naz. LOTTA STUDENTESCA. Nel secondo giorno altra conferenza con relatore il segretario regionale di Forza Nuova Sicilia e dirigente nazionale Professor Giuseppe Provenzale dal titolo "Siate intransigenti Domenicani" a seguire poi presentazione del libro "Rino Gaetano,la tragica scomparsa di un eroe" a cura dello stesso autore il giornalista Bruno Mautone. In serata poi il convegno internazionale "Il domani appartiene a noi,la sfida dei movimenti nazionalisti europei",interverranno i vari leader nazionalisti europei con conclusione di Roberto Fiore segretario nazionale di Forza Nuova. Nel terzo ed ultimo giorno domenica 29 sarà celebrata la Santa Messa e poi i saluti finali. Un evento di straordinaria importanza che va a cadere esattamente un mese dopo le consultazioni europee, le quali in molti Stati del vecchio continente i movimenti nazionalisti hanno riscosso un notevole successo dando un segnale importante , che è quello che esiste un'altra Europa che non è quella dell'usura,dell'euro e delle banche,ma è quella dei popoli, dell' identità nazionale, della difesa della vita,della pace e della difesa delle radici cristiane".