domenica 3 novembre 2013

FILIPPO GIANNINI: SHOAH COSA NE PENSO IO.

Sul preteso lager di sterminio di San Sabba si legga la demolizione controllata di Carlo Mattogno,(nella foto la copertina del libro di Mattogno) massimo esperto mondiale di olodemolizioni controllate ed irreversibili, Cliccare QUI poi QUI e QUI.WaA
di Filippo Giannini


Da un amico lettore di origine tedesco/ebraica, che indicheremo con A/A, ho ricevuto una mail dal titolo: PELLEGRINAGGIO ALLA RISIERA DI SAN SABBA. Premetto che il signor A/A, per quanto ho letto, non presenta alcun giudizio negativo su Benito Mussolini; anzi…

Chi mi legge sa bene che raramente tratto l’argomento Shoah in quanto il mio intendimento primario è la figura e la reputazione storica di Benito Mussolini, come, chi mi conosce sa bene che la figura di Aldolf Hitler è stata da me posta ad un livello non davvero benevolo. Ebbene, in questi ultimi tempi, proprio per i motivi che più avanti approfondirò, l’immagine del dittatore tedesco sta assumendo, nelle mie considerazioni, un giudizio meno severo. Una spiegazione a questo riesame è dovuto alle troppe menzogne che hanno caratterizzato la storiografia dei vincitori.



Se fermate una persona qualsiasi in strada e gli chiedete: <Chi ha scatenato la seconda guerra mondiale?> nove volte su dieci la risposta sarà: <Hitler!>. E una risposta assolutamente non veritiera, o, almeno, storicamente mancante di troppe cause che determinarono quel funesto evento.

Poco sopra ho accennato alle “troppe menzogne che hanno caratterizzato la storiografia dei vincitori”; ebbene una di queste che ha contribuito al riesame di alcuni personaggi, è la maligna dichiarazione del Rabbino Pacifici: <Mussolini faceva parte della soluzione finale>. Invece, come ho ampiamente documentato nel mio volume sull’argomento, fra i principali attori degli avvenimenti dello scorso secolo (Stalin, Churchill, Roosevelt) Mussolini fu l’unico che si oppose con i fatti alle teorie sterminazioniste, sempre che la storia dei 6 milioni di ebrei uccisi nelle camere a gas sia fatto reale oppure esagerato o, addirittura, completamente artefatto.

Prima voglio ricordare un giudizio di Giorgio Pisanò, da me considerato un grande ricercatore. Pisanò ha scritto (Noi fascisti e gli Ebrei, pag. 19): <Si giunse così al 1939, vale a dire allo scoppio della guerra e fu allora che, all’insaputa di tutti, Mussolini diede inizio a quella grandiosa manovra, tutt’ora sconosciuta o faziosamente negata anche da molti di coloro  che invece ne sono perfettamente a conoscenza, tendente a salvare la vita di quegli ebrei che lo sviluppo degli avvenimenti avevano portato sotto il controllo delle forze armate tedesche>. E superfluo che evidenzi la macrospicità della menzogna: chi mente in modo così odioso e, direi, ributtante? Il Rabbino Pacifici o Giorgio Pisanò? E allora, dato che di menzogne simili sull’argomento Shoah è tanto ricca la storia (?) come è possibile accettare l’imposizione:
“Così è stato e basta”? 

Torniamo ora al signor A/A e alla sua mail.

Il signor A/A non presenta su questa mail (e su altre spedite in precedenza) alcun dubbio sulle tesi sterminazioniste, ma le estende anche all’esistenza di un campo di sterminio nella Risiera di San Sabba.( Sul preteso lager di sterminio di San Sabba si legga la demolizione controllata di Carlo Mattogno,esperto mondiale di olodemolizioni controllate ed irreversibili,Cliccare QUI poi QUI e QUI.WaA ) E innegabile che quanto scrive il signor A/A è con il cuore angosciato; leggete alcuni stralci: <Ci sono fatti che non possono essere cancellati dalla mente, anche se dolorosi e raccapriccianti. Si può forse arrivare a dimenticare un terremoto, un’inondazione o altri gravi sconvolgimenti dovuti a cause naturali, ma quando è l’uomo stesso a causare direttamente il sovvertimento dei valori universali non c’è cura migliore che affidare alla storia ogni vicenda di sofferenza affinché ne derivi il giusto ammonimento. Ma non basta, la storia non basta! Ci vuole il presente di una coscienza collettiva che ha acquisito ed elaborato l’orrore e ne ha ricavato gli elementi per il riscatto. E qui devo pur dire che lo scoramento tende a sopraffare ogni speranza. L’indifferenza di tanta gente verso la shoah è pari a quella dimostrata dai passanti
che incontrando un ferito disteso a terra, lo scavalcano come un intralcio, senza pensare a soccorrerlo (…)>. E tutto giusto, ma se quel ferito, non fosse tale? Perché tale non è riconosciuto da coloro che lo scavalcano? Oppure se quel ferito non è mai esistito? Perché non prendere in considerazioni queste ipotesi, minacciando, addirittura, l’incarcerazione? Chi non sarebbe felice se si dimostrasse che quelle atrocità non sono mai avvenute e riscattare così l’umanità intera, in primis la Germania stessa? Invece…

Se inizialmente non mettevo in dubbio quanto mi si raccontava sulla shoah, ad un certo punto di fronte a queste interpretazioni così stridenti su un avvenimento specifico,
di fronte alla richiesta di sanzioni così draconiane, sì, allora i dubbi si sono presentati, e si sono moltiplicati.
Perché non fu permesso al professor Moffa di tenere una conferenza sull’olocausto ebraico all’Università di Teramo?
Perché alcuni studiosi che indagavano sulle modalità dell’uso dei gas delle camere della morte sono stati imprigionati in Francia, in Germania, in Canada e altrove, colpevoli unicamente di svolgere la loro attività professionale?

La Risiera di San Sabba? Su questa materia Giorgio Pisanò ha presentato una serie di prove circa la non esistenza, in quel campo, di alcun lager di sterminio. Ritengo sufficiente, per non tediare più di tanto i lettori, citare solo alcuni argomenti:

1)      Nella ex Risiera era stato realizzato un campo di transito per prigionieri ebrei e per partigiani che venivano poi smistati nei lager tedeschi.

2)      Nella Risiera non era mai esistito un campo di sterminio e tanto meno vi erano stati massacrati oltre quattromila prigionieri; ma vi erano stati brutalmente assassinati una ventina di persone delle quali, si conservano nomi e cognomi.

3)      Nessuno, ripeto nessuno, aveva mai parlato a Trieste, dal 1945 fino agli inizi del ‘60, di un campo di sterminio nella ex Risiera.Nessun cenno da parte dei partigiani di Tito che avevano occupato tutta la zona, né alcun cenno da parte dei comandi britannici che li avevano sostituiti. Nessun accenno anche da parte degli storici antifascisti come Carli Ballala, Secchia, Giorgio Bocca.

Tutti zitti per venti anni.

4)      Nessuna prova sull’esistenza del campo di sterminio emerse nel corso del processo celebrato nel 1976 a Trieste contro gli aguzzini tedeschi i quali, sicuramente, si erano macchiati nella Risiera di alcune decine di omicidi.

Giorgio Pisanò conclude che il campo di sterminio di San Sabba fu letteralmente inventato negli anni Sessanta per contrapporlo

Per concludere l’argomento campo di sterminio di San Sabba, ecco come rispose Giorgio Pisanò alla domanda sul perché <dopo 25 anni è saltato fuori questo campo di sterminio>. <E semplice, perché agli inizi degli anni Sessanta si cominciò a parlare delle foibe carsiche e dei diecimila italiani che vi erano stati assassinati dentro dai comunisti slavi
alla verità, questa autentica perché autentici erano i morti estratti dalle foibe carsiche di molte migliaia di italiani, massacrati dai titini con l’ausilio dei partigiani italiani, comunisti e non comunisti.
con la complicità dell’antifascismo italiano.
E così si inventò un campo di sterminio nella Risiera che venne costruito mentre era Sindaco di Trieste Spaccini, con uno stanziamento di oltre cento milioni deciso dal Comune agli inizi degli anni Sessanta. In definitiva, una menzogna edificata con i soldi dei triestini>.

Accantoniamo ora l’argomento San Sabba e volgiamo l’attenzione più a est. Qualcosa di molto grave era avvenuto nell’Urss e lo testimonia lo storico russo Arkady Vaksberg nel suo libro Stalin against the Jews. Lo scrittore russo sostiene, dopo accurate ricerche in archivi riservati, che

il numero degli ebrei eliminati da Stalin è stato <presumibilmente di 5 milioni>.
Ecco, allora un’altra domanda mi sorge spontanea: perché si ricordano solo i 6 milioni di ebrei eliminati per ordine (un ordine oltretutto di cui non si trova traccia) e mai i 5 milioni eliminati dalla Russia comunista? Forse i morti ebrei uccisi per ordine di Hitler erano più morti dei morti eliminati per ordine di Stalin?

Ben Gurion, il padre fondatore di Israele avrebbe potuto fermare o, almeno, limitare l’entità dell’Olocausto, ma non lo fece. Il perché lo spiega la storica ebrea Idith Tzertal: <Il salvataggio di 100 o 1000 ebrei era soltanto un’operazione marginale per Ben Gurion. Egli era per operazioni in grande scala, di conseguenza aveva escluso piccole operazioni di salvataggio. Ben Gurion non aveva mai dato un gran peso al problema del salvataggio degli ebrei; considerava, invece, più importante la fondazione dello Stato ebraico, perché in questo vedeva una soluzione futura alla questione ebraica e, anche allo sterminio di massa>. “Anche allo sterminio di massa”; che l’autore del libro “L’industria dell’Olocausto”,  fosse in realtà Ben Gurion? E l’odio che oggi gli ebrei provano per Benito Mussolini dipenda dal fatto che il dittatore italiano, a dispetto dell’alleanza con Hitler, ha salvato decine di migliaia di ebrei, nel periodo bellico e pre-bellico, a differenza di quanto fecero i paladini della democrazia e libertà: Stalin, Churchill e Roosevelt?

Per concludere, quanto ho citato è solo una microscopica parte dei motivi dei miei dubbi sulla veridicità ufficiale, quella, cioè, che ci vogliono imporre, anche minacciando la detenzione.

No! Caro amico A/A, sarei disonesto con me stesso. Dovete voi accettare il dialogo.

LA GRANDE MASCALZONATA.

di Filippo Giannini.


Dopo le riprovevoli e ripetute rappresentazioni su tutti i “mass-media” avvenute in occasione della
ricorrenza della “Giornata della Memoria” del 27 gennaio, leggo su “Il Messaggero” del giorno successivo:
“Nasce il museo dello Shoah nel cuore di Villa Torlonia”. E’noto che Villa Torlonia fu, per un certo
periodo, la residenza di Benito Mussolini, con questa iniziativa si vuole rafforzare la tesi della responsabilità
del Duce nelle malefatte – reali, supposte o false che siano – di Hitler.
Il 25 aprile 1945 Luigi Longo, uno dei massimi esponenti del Pci e quindi del CLNAI (Comitato Italiano
Liberazione Alta Italia), nell’impartire disposizioni per l’esecuzione della condanna a morte del Duce,
ordinò: <Lo si deve accoppare subito, in malo modo, senza processo, senza teatralità, senza frasi
storiche>.
A distanza di oltre sessant’anni ancora si parla di questo argomento. Perché?
Per avere una visione più chiara della infinita serie di mascalzonate che vengono quotidianamente
“scaricate” su quell’uomo, è necessario partire dal “Trattato di Pace” del febbraio 1947 (indicarlo come
“iniquo” è riduttivo) ricordiamo quanto recita l’articolo 17 (Sezione I – Clausole Generali): <L’Italia, la
quale, in conformità dell’art. 30 della Convenzione di Armistizio, ha preso misure per sciogliere le
organizzazioni fasciste in Italia, non permetterà, in territorio italiano, la rinascita di simili
organizzazioni>. E i “politici” italiani che si sono succeduti dal 1945 ad oggi, si sono piegati
vergognosamente a questo “diktat”, inventando, manipolizando e storpiando la storia, non curandosi
minimamente, per giungere allo scopo prefisso, di infangare la memoria di un morto che operò in modo
completamente difforme dalle accuse di cui è stato fatto carico.
Una qualsiasi persona di media intelligenza si dovrebbe chiedere: “cosa può interessare ad una grande
democrazia (sic), come quella americana se ci sia o meno un movimento fascista in Italia?”. La risposta la
dette proprio Mussolini in una delle sue ultime interviste: “Le nostre idee hanno spaventato il mondo”; per
“il mondo” intendeva quello del grande capitale, la plutocrazia, l’imperialismo liberista. E allora, ecco la
necessità delle grandi menzogne, delle mascalzonate.
“L’operazione demonizzazione del fascismo” è sviluppato su diversi tentacoli; leggiamo, sempre su “Il
Messaggero”, stessa data, pag, 41: <A scuola. Lezioni, mostre e percorsi virtuali nei campo di
sterminio>. In pratica dei nostri ragazzi “il sistema” ne fa degli automi, il cui carburante è la menzogna. E
allora facciamo un po’ di storia, quella documentata e documentabile.
Per costruire il mostro (e i mostri) si è costruita un’accusa che riteniamo la più infamante e la più
menzognera: l’essere stato Mussolini un vessatore e il responsabile della consegna degli ebrei ai tedeschi. I
detrattori, per rendere l’accusa più plausibile hanno coniato il sostantivo “nazifascista”, termine
dispregiativo tendente ad accomunare in un’unica responsabilità fascismo e nazismo sulle atrocità commesse
da quest’ultimo, sempre che queste non siano frutto di una enorme montatura, come molti studiosi
sostengono.
Le diversità dottrinali fra fascismo e nazionalsocialismo sono evidenziate da diversi studiosi e, tra questi,
citiamo un’osservazione di Renzo De Felice (“Intervista sul Fascismo”, pag. 88): <Fra fascismo italiano e
nazismo tedesco ci sono semmai più punti di divergenza che di convergenza, più differenze che
somiglianze>. Infatti, e lo dobbiamo ricordare, anche se l’ebraismo internazionale si era schierato contro il
Fascismo, sia nella guerra civile di Spagna che nel decretare le sanzioni, per continuare poi negli anni
successivi. Mussolini impose per il problema ebraico le leggi razziali (certamente odiose e inique), ma con
l’ordine “discriminare, non perseguire”. Stabilito ciò, e stabilito che <il fascismo fece propria la dottrina
razziale più per opportunità politica – evitare una difformità così stridente all’interno dell’Asse – che
per interna necessità della sua ideologia e della sua vita politica> (ibidem, pag. 102).
Trattare l’argomento “fascismo – ebrei” è stato (e lo vediamo, lo è ancora) un cozzare contro un muro
eretto dall’antifascismo internazionale, muro costruito e cementato da falsità che con la Storia non hanno
nulla a che vedere. Vediamo, allora, di cercare un varco che possa dipanare le nebbie artatamente montate e
avvicinarci a qualche sprazzo di verità.
Un attento studioso dell’”Olocausto ebraico” (specifichiamo “ebraico”, perché di “Olocausti” se ne
dovrebbero ricordare ben altri, dei quali i “nazifascisti” o non ne erano responsabili o, addirittura, ne furono
le vittime), Mondekay Poldiel, scrive: <L’Amministrazione fascista e quella politica, quella militare e
quella civile, si diedero da fare in ogni modo per difendere gli ebrei, per fare in modo che quelle leggi
rimanessero lettera morta>. Per i “duri d’orecchi” Poldiel scrive che TUTTI (anche i fascisti, come sarà
rimarcato anche più avanti) non solo non “perseguirono”, ma neanche “discriminarono”, questo almeno
fino a quando… ma andiamo con ordine.
Per dimostrare quanto fosse lontana dal pensiero mussoliniano la “questione ebraica” è da ricordare che
nel 1934, in occasione dell’incontro con Weizmann , Mussolini concesse tremila visti a tecnici e scienziati
ebrei che desideravano stabilirsi in Italia. Nel 1939 (attenzione alla data) vennero aperte le aziende di
addestramento agricolo, le “haksharoth” (tecniche poi trasferite in Israele) che entrarono in funzione ad
Airuno (Como), Alano (Belluno), Orciano e Cevoli (Pisa). Così, sempre in quegli anni, nei locali della
Capitaneria di Porto, la scuola marinara di Civitavecchia ospitava una cinquantina di allievi che poi
diverranno i futuri ufficiali della marina da guerra israeliana.
Tutto ciò – e tanto altro ancora – può essere un sufficiente esempio per illustrare il criterio delle
applicazioni delle “Leggi Razziali” in Italia.
Quanto sin qui scritto è solo l’inizio della lunga storia che riguarda i rapporti fra fascismo e gli ebrei. La
documentazione più completa è contenuta nel mio libro di prossima pubblicazione, ma desidero porre alcune
domande ai detrattori, ai dispensatori di ingiurie maramaldesche scagliate un po’ per ignoranza e molto per
un bieco, ignobile, servile tornaconto contro un uomo che tutto il mondo ci invidiava:
1) perché non spiegate alle scolaresche e ai telespettatori cos’era la DELASEM? Da chi fu autorizzata?
Che funzioni svolgeva? E, soprattutto, in quali anni operò?
2) Perché gli ebrei tedeschi, austriaci e quelli che vivevano nei Paesi occupati dalle truppe germaniche si
rifugiavano nell’Italia fascista? Eppure, sapete bene che nell’Italia fascista vigevano le leggi razziali?
3) Perché quegli stessi ebrei non chiedevano asilo ai “Paesi democratici” o, meglio ancora, nel
“paradiso sovietico”.
4) Perché non ricordate quanto hanno scritto su questo argomento storici ebrei come Mondekay Poldiel,
Rosa Paini, George L. Mosse, Menachem Shelah, Emil Ludwig? E questo è solo un frammento di
quanto c’è da raccontare e da scrivere, solo se si anelasse alla verità.
5) Perché non parlare sempre di personalità ebraiche come Ludwig Gumplowicz, Cesare Goldman,
Duilio Sinigaglia, Aldo Finzi, Dante Almasi, Guido Jung, Margherita Malfatti e mille altri ancora?
6) Perché non ricordare gli ordini che dette Mussolini al generale Robotti dopo la visita di Ribbentrop?
7) Perché non far presente quando e in quale occasione i tedeschi misero le mani su tanti infelici sino a
quel giorno al sicuro dietro ad uno “scudo protettore”?
8) Quindi, e di conseguenza, sarebbe fuori luogo asserire che gli ebrei furono consegnati alle camere a
gas (sempre che siano esistite realmente) dal primo governo antifascista?
9) Sì, perché, perché. Perché?
10) Ma un altro perché, e non è male ricordarlo, è doveroso porlo, anche se è drammatico e frustrante.
Perché i discendenti del Duce (a parte Donna Rachele) mai nessuno si erse, o si erge a difenderne la
memoria? Eppure le possibilità non erano, e non sono ancora mancate.
E allora: maestri, genitori, per contrastare almeno parzialmente questi vili attacchi, cercate la verità e
parlatene con i vostri scolari, i vostri studenti, i vostri figli.
“Quell’uomo” non merita davvero quanto questo infido sistema, per sopravvivere a sé stesso, opera per
infangarne la memoria.
P.S.


P.S. Dato che intendo andare avanti su questa strada, saputa la persecuzione cui sono stati oggetto David

Irving, René-Louis Berclaz, Ernst Zündel e altri, prendo a spunto una frase che avrebbe detto “qualcuno”

a la faccio mia: <Ora preparate la mia orazione funebre>.

sabato 2 novembre 2013

Solidarietà ai camerati NPD Tedeschi.

  1.  

    Solidarität mit den Kameraden NPD Deutschen.

    NPD - Die soziale Heimatpartei
    "Schöner leben ohne Moscheen": Am Samstag auf nach Leipzig und Flagge zeigen gegen diese Islamisierung dieser deutschen Stadt!




    1. "Meglio vivere senza moschee": sabato a Lipsia e bandiera contro l'islamizzazione di questo spettacolo di città tedesca!

      1. http://www.mdr.de/mdr-aktuell/video156984.html
        MDR riportati i piani di costruzione della moschea in Leipzig-Gohlis e opposizione da cittadini e NPD: http://www.mdr.de/mdr-aktuell/video156984.html (mp) (Tradotto da Bing) 
       

      Solidarität mit den Kameraden NPD Deutschen.

Lotta Studentesca Verona.


La ricreazione è finita!!

L'omicidio dei due ragazzi Greci di Alba Dorata, in un momento molto teso in Grecia, dopo l'arresto del segretario nazionale e di altri esponenti del partito, dimostra che il Sistema ha finalmente e purtroppo alzato il tiro. Questo gesto è significativo per tutti, potrebbe intimidire e impaurire, potrebbe farci riflettere su ciò che ogni giorno facciamo, del perchè spendiamo il nostro tempo sacrificandoci per un idea. Ci dobbiamo porre tutti una domanda: Siamo disposti a sacrificare la nostra vita, come i nostri giovani fratelli Greci?
Il momento è giunto, una nuova alba sta nascendo e noi tutti, se lo vogliamo, possiamo prenderne parte!!
...

Onore ai camerati Manolis e Giorgos, i vostri nomi ci accompagneranno alla vittoria finale!!

Lotta Studentesca Verona
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Dal Duce.net

  • Oggi e domani quando andrete a commemorare i vostri morti ricordatevi anche di loro che hanno lottato per la nostra Italia nonostante i vili traditori. Onore ai caduti della RSI

asians and blacks Hitler's volunteers camerati di Africa e Asia volontari di Hitler e Mussolini www.youtube.com


IL VIAGGIO A EL ALAMEIN NEL SETTANTESIMO DELLA BATTAGLIA.

Dal Sito I Trecento.
I 300
 
El Alamein, 16 settembre 1942. Sulle aride sabbie del deserto egiziano sta per esplodere la più sanguinosa, eroica ed impari terza e finale battaglia di El Alamein. Battaglia che fermerà l’avanzata delle truppe italotedesche verso Alessandria e segnerà l’inizio della fine della campagna d’Africa e di fatto, assieme alla battaglia di Stalingrado, rappresenterà un punto di svolta del secondo conflitto mondiale. Prima di proseguire una precisazione è d’obbligo, e la si capirà bene proseguendo la lettura di questo viaggio diventato diario dei giorni più significativi sui luoghi del fronte meridionale dove combatté la Folgore, l’Ariete e la Pavia. Nessuna parola è tinta artificiosamente di retorica; il generale tedesco Erwin Johannes Eugen Rommel (1891 – 1944) parlando dei nostri soldati disse una frase incisa nella pietra del Sacrario dei Caduti Italiani a El Alamein: “Il soldato tedesco ha stupito il mondo, il bersagliere italiano ha stupito il soldato tedesco”. Gli inglesi, soldati spesso senza troppa pietà per i nemici prigionieri, dopo l’ultima battaglia e l’eroica resistenza della Folgore, ne presero atto, consentendo ai pochi soldati italiani superstiti l’onore delle armi. Partiti dall’Italia in 5.000, nel tenere le posizioni senza arretrare di un metro e smettendo di combattere solo dopo aver finito viveri e munizioni, della Folgore rimasero tra ufficiali e truppa, in 304. Winston Churchill, 21 novembre 1942, durante il discorso alla Camera dei Comuni a Londra disse: “Dobbiamo davvero inchinarci, davanti ai resti di quelli che furono i Leoni della Folgore”. Segni di rispetto per il valore dei nostri soldati che sono rimasti nella storia. A formare il contingente italiano impegnato nell’ultima battaglia di El Alamein (23 ottobre 3 novembre 1942) 2 Armate. Il X Corpo d’Armata italiano (generale Enrico Frattini ad interim dopo la morte del generale Ferrari-Orsi durante una ispezione alle linee, poi sostituito dal generale Nebbia) era composto dalla 17ª Divisione fanteria “Pavia” (generale Nazareno Scattaglia), 27ª Divisione fanteria “Brescia” (generale Brunetto Brunetti), 185ª Divisione Paracadutisti “Folgore” (generale Enrico Frattini), 9º Reggimento Bersaglieri (su due battaglioni autotrasportati XXVIII e LVII), il XLIX gruppo di artiglieria pesante campale da 105/28, il CXLVII gruppo di artiglieria pesante campale da 149/28, il XXXI battaglione guastatori d’Africa (comandato dal maggiore Paolo Caccia Dominioni), il X battaglione genio artieri, il X battaglione collegamenti, il XX Corpo d’Armata Motocorazzato italiano (generale De Stefanis), 132ª Divisione corazzata “Ariete” (generale Arena), 133ª Divisione Corazzata “Littorio” (generale Bitossi), 101ª Divisione Motorizzata “Trieste” (generale La Ferla). L’atro era il XXI Corpo d’Armata italiano (generale Gloria, poi sostituito da Navarini rientrato dall’Italia il giorno successivo all’arrivo di Rommel), composto dalla 25ª Divisione fanteria “Bologna” (generale Gloria), 102ª Divisione motorizzata “Trento” (generale Masina) e la 136°Divisione Corazzata Giovani Fascisti (generale Di Nisio) che pur distintasi in precedenti battaglie rimase a presidiare l’oasi di Siwa per evitare un eventuale aggiramento inglese dello schieramento difensivo e non partecipò ai combattimenti di El Alamein.

In ricordo di Pino Rauti ad un anno dalla scomparsa.

 
 
Leggiamo su Repubblica che era nato a Cardinale (Catanzaro) e partecipò, alla fine del 1946, alla fondazione del Movimento Sociale Italiano.
Nel 1995, dopo il congresso di Fiuggi che sancì la trasformazione, sotto la guida di Gianfranco Fini, del Movimento Sociale in Alleanza Nazionale, fondò il Movimento Sociale Fiamma Tricolore.
Di sè diceva:
"Non mi sento un neofascista, il fascismo non è più ripetibile. È solo un giacimento della memoria al quale penso che si possa ancora attingere"
     


Associazione Memento .

Ieri pomeriggio in 150 al Campo dell'Onore. Oggi a Novegro con le SAF. Domani alle 11 cerimonia ad Alessandria e - con il cuore - presenti alla Piccola Caprera per l'inumazione delle ceneri del Giovane Fascista Cremonini. Sventola la bandiera s'inchinano i labari.



Agguato contro Alba Dorata, uccisi 2 militanti.

Atene: killer con mitragliette a sede neonazisti, 'è stata esecuzione'

02 novembre, 10:16
di Furio Morroni Un'esecuzione in piena regola fatta da killer professionisti, ma anche terroristi. Così, secondo gli agenti dell'anti-terrorismo greco, sono stati uccisi questa sera ad Atene due giovani militanti - uno 20 anni e l'altro 23 - del partito filo-nazista Chrysi Avgì (Alba Dorata) che stavano chiacchierando con amici davanti alla sede del gruppo, nel quartiere di Neo Eraklio. Un terzo uomo - Alexandros Gerontas, 29 anni - è rimasto ferito e si trova ricoverato in osservazione all'ospedale Santa Olga dove è stato sottoposto ad una delicata operazione alla milza. A sparare, usando una mitraglietta Skorpion o una pistola automatica calibro 9, due uomini arrivati sul posto a bordo di una moto di grossa cilindrata e con indosso un casco nero e uno bianco. La moto si è fermata e, mentre il guidatore restava in sella, il passeggero é sceso e con calma si è avvicinato al gruppo. Secondo alcuni testimoni, l'uomo all'improvviso ha estratto una mitraglietta, forse una Skorpion (ma altri testimoni hanno parlato di una pistola automatica) ed ha aperto il fuoco. Entrambe le vittime - che si chiamavano Manolis Kapellonis e Yorgos Fundulis - sono state raggiunte da proiettili al petto e al capo, a riprova della professionalità del killer che poi è saltato sulla moto e si è dileguato a gran velocità con il complice. Ma, secondo alcuni testimoni, i colpi alla testa sarebbero stati sparati dal sicario a bruciapelo quando i due giovani erano già caduti a terra. Sul posto gli inquirenti hanno raccolto diversi bossoli calibro 9 che domani verranno sottoposti a perizia balistica per cercare di individuare l'arma che li ha esplosi e capire se sia stata utilizzata in altri attentati compiuti in passato. Nei pressi del luogo dell'agguato, alcuni testimoni hanno detto di aver notato un'auto con a bordo alcune persone che potevano essere un "gruppo di sostegno" pronto ad intervenire per dare man forte ai killer qualora qualcosa fosse andata storta. Dopo la sparatoria, anche quella vettura è sparita mentre una motocicletta simile a quella usata per l'agguato è stata ritrovata abbandonata stasera nei pressi dell'aeroporto. Nella sezione del partito, pochi minuti dopo la sparatoria, è arrivata fra gli altri anche Urania Michaloliakos, la figlia di Nikos Michaloliakos, fondatore e leader del partito, attualmente in carcere con altri deputati del gruppo con l'accusa di costituzione di associazione criminale. La donna ha accusato il governo e la polizia di "inerzia e indifferenza" perché, a suo dire, pur sapendo che ogni venerdì in quella sezione si tenevano convegni dei militanti, il luogo non era protetto dalle forze dell'ordine. Caute sinora le reazioni dei partiti dell'arco costituzionale e del governo. Tutti gli schieramenti politici si sono limitati genericamente a condannare l'accaduto mentre il ministro degli Interni, Nikos Dendias, ha laconicamente dichiarato che "applicheremo la legge". Il portavoce del governo Simos Kedikoglou, da parte sua, ha detto con prudenza che "gli assassini dovranno vedersela con la democrazia e la giustizia".Prima pagina: Ansa.it

Siamo con i nostri fratelli greci! IL PRESENTE!




 

venerdì 1 novembre 2013

I vecchi capi di Cisl, Uil e Cgil si sono sistemati…una seconda vita sempre più remunerativa!

I cosiddetti rappresentanti dei lavoratori sono bravi soprattutto a tutelare se stessi. Come dimostrano i fatturati di Cgil, Cisl e Uil
 
 
Hanno guidato cortei e inalberato striscioni. Hanno sfilato con le tute blu e aperto tavoli di trattativa. Poi hanno varcato la porta spalancata su Palazzo Madama, Montecitorio o Strasburgo.

E hanno cominciato una seconda vita, a volte altrettanto battagliera, sempre più remunerativa. Senatori, deputati, europarlamentari, pensionati, naturalmente d’oro. I vecchi capi della Cisl, della Uil e di quella Cgil che oggi è sulle barricate e corre verso lo sciopero generale, si sono sistemati per la vita e hanno sposato incarichi che li hanno trasformati in privilegiati. In figurine nell’album della casta, quella contro cui tuona la Triplice e che è nel mirino dell’opinione pubblica.
In realtà, il passaggio dalla nomenklatura sindacale – l’altra casta, come la chiama Stefano Liviadotti dell’Espresso in un libro – al gotha della politica è molto facile. Nella scorsa legislatura erano addirittura 80 i parlamentari con un passato di lotta. Lo si potrebbe chiamare il sistema dei vasi comunicanti: dai fischietti e dalle marce ai pranzi serviti dal cameriere in livrea a Montecitorio. I percorsi si assomigliano. C’è chi è arrivato in cima e chi si è fermato prima.
Fausto Bertinotti, una vita fra Cgil e sinistra radicale, ha cominciato a difendere gli operai del tessile negli anni Sessanta, quando nessuno conosceva la sua parlata arrotata e i suoi leggendari golfini di cachemire. Nel ’94 il giro di valzer. I lavoratori vanno serviti da Montecitorio. Dove il salottiero leader della sinistra rivoluzionaria s’installa come un monumento per quattro legislature e raggiunge l’apice diventando presidente dell’assemblea. Poi la sinistra estrema viene travolta dalla tempesta elettorale e nel 2008 scompare dal Parlamento. Il comandante Fausto può andare serenamente in pensione. La sua indennità raggiunge 6.317 euro al mese. Una cifra che molti guardano solo col binocolo.
Ma c’è chi se la passa anche meglio: Sergio D’Antoni, uno dei cavalli di razza della Cisl, nome molto popolare per milioni di lavoratori. Segretario del sindacato d’ispirazione cattolica per tutti gli anni Novanta, è approdato al porto dei postcomunisti targati Pd. Ormai è alla sua terza, inattaccabile legislatura e porta a casa lo stipendio da deputato che ammonta a 14.269,62 euro. Queste sono le cifre dei rappresentanti del popolo.
E la Cisl è stata un grande serbatoio di parlamentari. Savino Pezzotta, capo del sindacato dopo D’Antoni dal 2000 al 2006, è pure lui a Montecitorio. Non ha scelto come casa il Pd ma l’Udc, continuando al centro la battaglia di cattolico impegnato. La paga però è la stessa del collega. Più di 14mila euro al mese, senza contare i benefit. E sulla stessa lunghezza d’onda si ritrova un altro dirigente di punta del Pd, Pier Paolo Baretta, negli anni Ottanta e Novanta segretario della Fim-Cisl, il ramo metalmeccanico del sindacato, e poi nel biennio 2007-’08 segretario aggiunto con Raffaele Bonanni. Raggiunti i gradi di generale, pure lui chiude nel cassetto la sua prima vita e viene paracadutato dal Pd come soldato semplice alla Camera. Lo stipendio è quello di D’Antoni e Pezzotta. Senza esagerare, si può dire che mezzo stato maggiore della vecchia Cisl è passato dall’altra parte della barricata. Gli irriducibili avversari dei governi, che talvolta rischiavano di cadere per uno sciopero generale, si sono ritrovati sulle sponde della maggioranza.
Qualcuno, invece, si è defilato. Sergio Cofferati, tribuno insuperabile, radunò al Circo Massimo una folla oceanica per protestare contro Berlusconi. Nessuno sapeva calamitare le folle come lui e tutti ricordano il Cinese numero uno della Cgil dal ’94 al 2002. Poi s’istituzionalizza. I Ds lo chiamano per riprendere una città simbolo come Bologna. L’impresa riesce ma l’immagine comincia a sbiadirsi. Il ruolo non è tagliato per Cofferati che amministra Bologna per i canonici cinque anni e se ne va senza suscitare eccessivi rimpianti. Ora per ritrovare un pezzo di storia sindacale bisogna andare a Strasburgo. Qui l’europarlamentare Cofferati fa il suo lavoro e guadagna 13.168,91 euro al mese. Tanti, tanti di più di un altro sindacalista dal curriculum lunghissimo: Ottaviano Del Turco. Che oggi è pensionato e non per scelta: dopo essersi fatto le ossa fra Fiom e Cgil e dopo aver gestito il Psi nella fase drammatica di Mani pulite, da governatore dell’Abruzzo è finito in manette il 14 luglio 2008. Gli contestano molti e pesanti capi d’imputazione, lui si proclama innocente, il caso è ancora aperto. Ci vuole pazienza. Del Turco aspetta, e intanto se la cava grazie alla pensione di parlamentare. Quei 12 anni passati fra Camera e Senato gli fruttano qualcosa come 5.471 euro al mese.
Più di quelli che spettano a un altro Ds molto amato dalla base: Sergio Chiamparino. Partito come segretario della potente Cgil piemontese, Chiamparino è poi stato in Parlamento per una legislatura, prima di diventare sindaco di Torino. Ora, fresco neo pensionato, può incassare la pensione. Ma a lui toccano «solo» 3.108 euro.
E infine c’è Franco Marini, che  iniziò la sua carriera come sindacalista all’epoca degli studi universitari e divenne nel 1965 il Segretario generale aggiunto della Federazione dei Dipendenti Pubblici (sindacatoCisl). Divenne vicesegretario dell’associazione sindacalista e infine segretario nazionale nel 1985. La carriera più prettamente politica di Marini ebbe inizio nel 1991 quando ereditò da Carlo Donat-Cattin Forze Nuove, una corrente interna alla DC e vicina alle tematiche proprie del mondo del lavoro. Sempre nel 1991 divenne Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale del governo di Giulio Andreotti. Nel 1992 venne eletto con la Democrazia Cristiana e nel 1994 si spostò nel Partito Popolare Italiano di cui ricoprì a partire dal ’97 il ruolo di segretario. Nel ’99 divenne parlamentare europeo e nel 2002 ricoprì il ruolo di responsabile organizzativo della Margherita. Franco Marini giunse quindi alla presidenza del Senato nel 2006, ruolo che abbandonò nel 2008, sostituto da Schifani. Nello stesso anno Napolitano gli conferì un mandato esplorativo per capire se vi fosse abbastanza consenso per riformare a breve la legge elettorale (e non solo). Comunque Marini si arrese dopo 4 giorni di consultazioni. E’ stato infine eletto con il Partito Democratico con il quale è stato trombato alle elezioni del febbraio 2013 e subito dopo candidato alla Presidenza della Repubblica ricevendo la seconda trombatura consecutiva. Attualmente percepisce  un vitalizio mensile di 5.300 euro che si somma alla pensione da sindacalista.
Fonte: http://italiapiugiusta.wordpress.com/2012/10/24/i-segreti-della-casta-dei-sindacati-come-far-

soldi-organizzando-scioperi/
C2

 

CasaPound Italia ricorda Ezra Pound con striscioni in 50 città.

1 novembre 2013 alle ore 9.34

Roma, 1 nov - “Il tempio è sacro perché non è in vendita”: con questo verso dei Cantos, scritto in striscioni affissi in 50 città italiane, CasaPound Italia ha reso omaggio nella notte al poeta statunitense Ezra Pound, a cavallo tra il 128esimo anniversario della nascita e il 41esimo della morte. Pound è infatti nato ad Hailey il 30 ottobre 1885 ed è morto a Venezia il 1º novembre 1972. “Proprio nel momento in cui la crisi economica si fa più cruenta e la politica si mostra più incapace – spiega Cpi in una nota – ritornare al pensiero di Pound ci pare fondamentale. Le istituzioni non fanno che dirci che per scampare ai mali del mercato serve ancora più mercato, il poeta americano sosteneva invece che esistesse un ambito della vita e dell’attività umana che è indisponibile al mercanteggiare. Quest’ambito è appunto ciò che Pound chiama il tempio, intendendo tanto gli edifici sacri nel senso letterale del termine, quanto il nucleo spirituale di una civiltà. Un monito più che mai attuale, dopo che vari governi, italiano compreso, per fare cassa hanno messo a disposizione degli speculatori internazionali beni immobili a volte anche di immenso valore simbolico, prima che economico”. Per CasaPound “il pensiero poundiano è una risorsa a cui il mondo politico ed economico dovrebbe necessariamente attingere a piene mani, evitando di lasciare in mani accademiche e salottiere l’eredita culturale di un poeta che fu antiaccademico e che non sopportava i salotti”.
 
 
 

Forza Nuova Viareggio.

Lo Ius Soli uccide l'Italia.

Forza Nuova Viareggio contro la proposta del ministro Kyenge di introdurre lo“Ius soli” nella nostra Nazione, concetto per cui il SOLO NASCERE IN ITALIA basterebbe per ottenere la CITTADINANZA.

Forza Nuova l'unico movimento politico rimasto a difesa degli italiani.