sabato 28 dicembre 2013

Immigrati-basta siamo al completo.


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 MA COME POSSIAMO ANCORA TOLLERARE TUTTO CIO'...MA SIGNORI BENPENSANTI POSSIBILE CHE NON RIUSCIATE A COMPRENDERE L'ORRORE SO...CIALE CHE STA DILAGANDO NELLA NOSTRA NAZIONE??...DOBBIAMO METTERE FINE A QUESTA MATTANZA SOCIALE, CHE CI STA PORTANDO NEL BARATRO NON SOLO ECONOMICO, MA SOCIALE E IDENTITARIO!!

ROMA - E' morta al Bambin Gesù questa notte la piccola Stella, 9 anni, volata sull'asfalto nello scontro frontale avvenuto sulla Nettunense giovedì sera fra l'auto in cui si trovava e una Ford Ka guidata da Daniel D., cittadino romeno di 21 anni residente a Nettuno, lanciata ad altissima velocità per un sorpasso a rischio nel traffico del rientro post natalizio. Il romeno - secondo i rilievo della polizia stradale di Albano - guidava ubriaco e sotto l'effetto della cocaina.

                                                              

 

l'integrazione .....???alla presa degli agenti risponde con calci e pugni.

Immigrati: Basta siamo al Completo
  Ora basta, non se ne può più di questa situazione.  

La Spezia – Si è presentato in negozio con passo malfermo e con la chiara intenzione di continuare a bere senza spendere un centesimo, hanno provato a fermarlo ma è spuntato un coltello si è venuto a creare il parapiglia generale e l’epilogo è arrivato con l’arresto di un trentunenne marocchino.
E’ domenica sera, sono quasi le 19 nella zona della galleria Spallanzani, quando un marocchino dal passo pesante per il troppo alcol in corpo, si presenta in una bottega gestita da un cingalese di 31 anni. L’avventore sembra confuso e farfuglia qualche parola facendo capire che vuole della birra che però non vuole pagare.
Il gestore è lì fermo anche se prova ad interagire con lo sgradito cliente che continua ad avanzare la medesima pretesa del bere gratis. Gli animi sembrano scaldarsi, fin troppo, e interviene un altro nordafricano di 45 anni con il chiaro intento di sedare la situazione.
Ma il trentunenne non desiste e si fa sempre più aggressivo e nonostante i suoi movimenti scomposti riesce a tirare fuori un coltello con cui comincia a infliggersi dei tagli. Il connazionale cerca di fermarlo e allontanarlo ma, avviene uno scontro fisico e rimedia un taglio ad un dito della mano sinistra.
Incassato il fendente, i due si separano e il marocchino ubriaco si trascina fino al cestino dell’immondizia e dove comincia a rovistare. Mentre tira su una bottiglia vuota, perde anche il coltello.

Nel frattempo sul posto sono arrivate le volanti della Polizia di Stato che agitano ancora di più il trentunenne che alla vista degli agenti prova a scappare a gambe levate verso Scalinata Spallanzani. In pochi attimi i poliziotti lo acciuffano e notano le numerose macchie di sangue sul volto e sui vestiti ma lui è incontenibile e alla presa degli agenti risponde con calci e pugni. Poco distante c’è ancora il connazionale quarantacinquenne che nel precedente scontro fuori dalla bottega aveva rimediato la ferita alla mano. Gli agenti hanno fatto giungere due ambulanze che hanno provveduto a curare i due feriti che hanno rimediato sette giorni di prognosi a testa.

Il trentunenne, che si è ferito alla fronte, è stato arrestato con l’accusa di resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Questa mattina in tribunale si è tenuto il processo per direttissima.
 

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia.


Taormina spara sulla Kyenge: "Prendiamo le armi contro lo ius soli"

L'avvocato impallina il ministro su twitter: "Contro lo ius soli bisogna usare le armi". Poi chiede pure la testa di Alfano: "Deve dimettersi"

"Alle armi contro lo ius soli". Carlo Taormina è scatenato. Su twitter cinguetta contro Cecile Kyenge e vuole imbracciare il fucile contro la proposta di legge del ministro dell'Integrazione. A far scattare la rabbia di Taormina è stata una dichiarazione della Kyenge di qualche giorno fa: "Il 2014 sarà l'anno dello ius soli", ha affermato il ministro. Scatta così la furia di Taormina che cinguetta: "Se non avessimo dato la cittadinanza alla Kyenge non sarebbe ministro per parlare dello schifo dello ius soli. Alle armi su ius soli. Il 2014 deve essere l'anno della cacciata della Kyenge non perché nera ma perché ha rotto le scatole come tutti gli immigrati". Insomma l'avvocato è un fiume in piena. Prova a frenare la sua rabbia Francesco Storace che ribatte: "Dai Carlo, le 'armi'? Non esagerare". Ma niente da fare. Anzi Taormina rincara la dose e chiude il discorso così: "Di fronte a quel che accade nei centri di immigrazione un qualsiasi ministro dell'interno si sarebbe dimesso e invece Alfano e' per ius soli".

 


 

E ci risiamo un'altra volta.

 
<<ROMENO UBIRACO E DREOGATO UCCIDE BAMBINA DI 9 ANNI>>

ROMA - E' morta al Bambin Gesù questa notte la piccola Stella, 9 anni, volata sull'asfalto nello scontro frontale avvenuto sulla Nettunense giovedì sera fra l'auto in cui si trovava e una Ford Ka guidata da Daniel D., cittadino romeno di 21 anni residente a Nettuno, lanciata ad altissima velocità per un sorpasso a rischio nel traffico del rientro post natalizio. Il romeno - secondo i rilievo della polizia stradale di Albano - guidava ubriaco e sotto l'effetto della cocaina. Per lui adesso scatta l'accusa di omicidio colposo. I funerali della piccola Stella ci saranno lunedì nella parrocchia di Santa Barbara a Capannelle dove la bimba abitava insieme alla sua famiglia. I suoi genitori hanno autorizzato l'espianto degli organi. LA TRAGEDIA L'incidente è avvenuto giovedì sera intorno alle 19 in via Nettunense al km 25.300, nei pressi della stazione ferroviaria di Campo di Carne. La Ford Ka guidata dal cittadino romeno, in fase di sorpasso ha invaso la corsia opposta contromano centrando in pieno una Fiat Panda con a bordo due nuclei familiari che rientravano a Nettuno dopo aver passato il giorno di Santo Stefano a casa di parenti a Roma. La Fiat Panda era guidata dalla mamma di Stella, Eugenia C., detta Gianna, 45 anni, di Roma, che si è vista piombare addosso quel bolide. A bordo della Panda c'erano anche l'altra figlia della donna, Selvaggia, di 4 anni, ora ricoverata con lei all'ospedale Santa Maria Goretti di Latina, i nipoti Manuel M., di 20 anni, e Luana M., di 21, che stava riaccompagnando a Nettuno dopo la giornata di festa e il cagnolino della piccola Stella, morto sul colpo. Entrambi sono ricoverati all'ospedale di Anzio. Politraumatizzato, in particolare con un femore rotto e ricoverato anche lui a Latina, Daniel D. che – secondo i rilievi della polizia stradale - guidava spericolato in direzione di Aprilia, pur non avendo mai conseguito la patente automobilistica come è stato poi appurato.
 
Roberto Fiore (FN)
Uno zingaro di 21 anni a Roma con precedenti di furto, ubriaco, drogato e alla guida di un'auto senza patente ne assicurazione, ha distrutto una famiglia, uccidendo sul colpo una ragazzina di 9 anni e mandando in ospedale in gravissime condizioni la madre, il fretellino ed i due cugini.
Sono persone come queste che trovano sostegno e appoggio dalle istituzioni di ogni ordine e grado, di destra e ...sinistra.
E' a persone come queste che il comune di Roma, prima con Alemanno e ora con Marino, vuole regalare una casa e pagare le utenze.
Sono persone come queste, che possono liberamente circolare senza mai preoccuparsi di subire un accertamento o di ricevere un verbale della Polizia Municipale, troppo impegnata a tartassare gli onesti lavoratori.
Forza Nuova dice basta con questo stato di illegalità.
Forza Nuova dice basta con questa omertà istituzionale.
Forza Nuova dice basta a questa vera e propria invasione.
Salviamo i nostri figli,salviamo le nostre famiglie, salviamo i nostri quartieri: no immigrazione, no campi rom.
 

Partigiani, i soprusi nascosti-


Alla firma dell'armistizio, ma specialmente con la resa delle armi dei fascisti di Salò, si scrisse una delle pagine più vergognose e vili della'Italica storia. Vendette personali, soprusi e violenze d'ogni tipo ai danni di donne, ex combattenti, anziani. <di colpo migliaia di vili che sino al giorno prima chinavano il capo e gridavano lodi al Duce, cambiarono senza remore bandiera e "divisa". Erano da sempre tutti partigiani. Sfilavano per le vie delle città, liberate" con le prede di guerra: giovani donne piangenti e rasate, ree d'aver amato un soldato fascista, aver servito alle dipendenze dei tedeschi per guadagnare qualche soldo per la famiglia. Poi la vergogna indelebile di Piazzale Loreto, dove degli infami, senza nemmeno un processo, si accaniscono sui cadaveri di gerarchi e persino dell'incolpevole Petacci. Quali barbari, quali inqualificabili carogne prendono a calci e sputi dei morti, già brutalmente puniti. Questa è la parte di Italiani che hanno sputato sull'onore e sulla nostra sino allora immacolata bandiera. Una guerra si può perdere onorevolmente, Questa infamante macchia ricada come una maledizione su tutti quei traditori, vili senza divisa ne onore, con l'abitudine vigliacca di sparare alle spalle dei soldati in divisa. L'Italia deve tornare ad essere una Nazione di uomini. Non prendete esempio, giovani, dalle palle raccontate dai libri di storia. Purtroppo la scrivono solitamente i vincitori. La spazzatura l'hanno buttata sotto i loro già polverosi tappetti. Esecuzioni, torture, stupri Le crudeltà dei partigiani era mostruosa e metteva a repentaglio innanzitutto i civili poiché i partigiani si nascondevano tra loro. Conoscenze ed appoggi li mettevano al sicuro, mentre la massa era presa tra incudine e martello.
La Resistenza mirava alla dittatura comunista. Le atrocità in Europa, in nome di Stalin sono state terribilmente crudeli, hanno coinvolto trenta milioni di nemici. I più non erano nazifascisti, ma oppositori interni del regime. Senza remore ha riempito i Gulag e le miniere siberiane dei suoi stessi connazionali.
Ma qualcuno ancora oggi lo nega…naturalmente!

Fonte articolo       http://fabriziolai.jimdo.com 




venerdì 27 dicembre 2013

Germania, in corso un’ offensiva per mettere fuorilegge l’estrema Destra.



Come ampiamente rilevato dai maggiori istituti di sondaggio, la Destra radicale si avvia ad ottenere un successo senza precedenti alle prossime elezioni europee di primavera. Mentre in alcuni paesi (come Francia, Belgio, Olanda ed Austria) i movimenti di Destra potrebbero addirittura ottenere la maggioranza relativa dei suffragi, in Germania si attende una sentenza della Corte Costituzionale che potrebbe dichiarare incostituzionale la Npd, il più antico tra i partiti della composita galassia dell’ estremismo teutonico.
Nata nel lontano 1964, col significativo concorso di esponenti del disciolto Terzo Reich, la Npd per ben tre volte (2003, 2011, 2012) è arrivata dinnanzi al giudizio della Corte  Costituzionale, con l’ imputazione di incostituzionalità, riuscendo sempre a vincere le accuse. Stavolta, a portarla davanti i giudici sono stati tutti e 16 i land tedeschi, senza tuttavia l’ importante appoggio del neonato governo federale della cancelliera Merkel. Tra le cause scatenanti dell’ ennesima accusa di incompatibilità con lo Stato di diritto tedesco, le dirompenti accuse lanciate da una campagna dei principali mezzi d’ informazione tedeschi. Secondo questi ultimi, all’incirca un terzo dei leader della Npd è già stato condannato o ha in corso un procedimento penale dove è imputato. Sempre secondo la stampa, inoltre, i reati per cui  sono stati già definiti colpevoli da un giudice o per cui sono ancora in corso processi e indagini spaziano dalla coercizione all’aggressione, dalla violazione della quiete pubblica alla creazione di gruppi criminali e terroristici, dai danni materiali alla violazione della legge sulle armi d’assalto, tutti commessi, o presunti tali, a partire dal 1990 in poi. Con esattezza, riporta lo studio condotto dal “Berliner Zetung”, sarebbero il 31% dei 176 leader del partito dell’ultradestra ad avere, o ad aver già avuto, guai con la giustizia. A pesare come un macigno sul partito, inoltre, l’ accusa di aver coperto in qualche modo, sopratutto grazie alla sua federazione giovanile, l’ azione criminale del gruppuscolo d’ estrema Destra noto come “Underground nazionalsocialista” e responsabile di una lunga sequela di omicidi di cittadini stranieri (principalmente turchi) a Berlino, dal 2000 al 2006, passati alle cronache come “delitti seriali del kebab”.

Fonte articolo   http://www.signoraggio.it  

 

FASCISTOPOLI: todos fascistas?

di Mario M. Merlino.



Nel fondo della mia natura aristocratica e geniale c’è uno strato, neppure troppo oscuro, da troglodita, incapace di agire sul mondo ormai preda delle macchine. Infatti presi la patente per sfida, ho guidato male e controvoglia e ora, sollecitato da mio figlio, vivacchio sul computer sapendo usarlo per scrivere trovare le risposte della Settimana Enigmistica (unica spesa dal giornalaio) e inserirmi con battute, più o meno felici, in FB…
Tra il filosofo greco Anassagora che affermava risoluto “l’intelligenza sta nelle mani” e l’inquieto, assolutamente ignobile sul piano personale (egli si rifiutò da ostinata checca isterica e timoroso di compromettersi con i nuovi vincitori e compagni di strada di firmare la richiesta di grazia per Robert Brasillach, scrisse un necrologio feroce alla morte di Drieu la Rochelle, che gli era stato di tramite con i tedeschi nella Parigi occupata per rappresentare i suoi drammi, trattò da osceno e pagato dai nazisti Céline e quale prototipo d’antisemita – e Céline lo ricambiò di pari moneta), Jean-Paul Sartre: “cosa sono le mie mani? L’incommensurabile distanza fra me e le cose”… beh, io mi ritrovo con il secondo (chi ha letto E venne Valle Giulia avrà a mente il Merlino sotto un lampione che sfoglia La nausea in attesa dello scontro).

Lungo preambolo per rifarmi ad un articolo dal titolo Julius Evola, il fascismo e il neofascismo, in data 3 novembre 2013, su cui s’è inserito l’amico Giacinto Reale con delle citazioni, sempre precise convincenti ed utili, e l’altro amico Ugo Maria Tassinari (è veramente un lungo tempo che non ci si sente). Preambolo, che acquista giusto senso, perché non sono stato capace di risalire a tutti gli elementi di questo scambio di vedute rimandi precisazioni e via così… Qualcosa, però, delle noterelle, mi sento di aggiungere senza pretesa di spostare alcun peso della bilancia. Noterelle appunto…

Non rinnoverò l’incontro, unico, con Evola, inizio anni ’60, anche perché esula da questo contesto. Al contrario un aneddoto raccontatomi da Ugo Franzolin, quando era responsabile della terza pagina de Il Secolo. Nella redazione e tipografia di via Milano il segretario del MSI Arturo Michelini si era ritagliato una stanzetta dove si rifugiava per sottrarsi alle eccessive e reiterate richieste di denaro da parte di dirigenti federazioni sezioni di tutta Italia. Una mattina Ugo è chiamato e inizia un dialogo tra i due, ironico e giocato tutto sul fatto che, in fama di iettatore, Michelini non pronunciava il nome di Evola né voleva sentirlo nominare. Il Barone aveva telefonato in redazione offrendo la sua collaborazione, che non poteva essere rifiutata in quanto esercitava una netta influenza sull’area soprattutto giovanile del partito. Ugo, che aveva ben capito di chi si trattasse, smaliziato dalla sua esperienza di corrispondente di guerra, faceva il finto tonto e chiedeva chiarimenti con Michelini che lo tacitava affinché non se ne uscisse con quel nome impronunciabile. 

(In altra occasione, segretario Giorgio Almirante, costui interrogato in un incontro con gli universitari del FUAN di Perugia, in presenza di diverse signore, cosa ne pensasse di Julius Evola, fece una rapida piroetta su se stesso, si diede una veloce ‘toccatina’ e riprese il dibattito).

C’è una ‘morale’ in tutto ciò? Forse… La pochezza culturale di fondo sia di Michelini, notoria (in quella occasione egli confidò ad Ugo che l’unica sua lettura erano i Gialli della Mondadori prima di addormentarsi), e dello stesso Almirante, che incolto certo non era, ma vittima di pregiudizi e delle superstizioni lo diveniva di fatto (aver, poi, scelto Armando Plebe come espressione ‘alta’ della cultura di destra e, dopo la rottura, aver ironizzato sulla sua omosessualità ne mostra un animus non nobile non grande). Ciò, però, non è quanto di più offenda… ‘L’Italia proletaria e fascista’ era il substrato fedele generoso ‘senza se, senza ma’ che animava le sezioni e si presentava compatto alla conta (anche qui rimando ad alcune pagine di E venne Valle Giulia)… ammesso che ci si possa tuttora offendere…

È interessante – mi sembra – rilevare come fosse Evola a chiedere di collaborare e non viceversa. Forse si illudeva di poter rettificare in senso conservatore le enunciazioni del MSI, che di fatto si stava attestando su una posizione reazionaria (la prima edizione de Gli uomini e le rovine risale al 1953 e Il Fascismo. Saggio di un’analisi critica dal punto di vista della Destra è del 1964). Nonostante ogni sua critica – legittima o meno fa parte di quella complessità che caratterizza la storia in generale e, dunque il fascismo e il neofascismo - egli vedeva in quell’area il luogo naturale ove raccogliere forze sane e capaci di ascoltare la sua voce (penso, va da sé, ad Adriano Romualdi e, in modo più ambiguo, a Pino Rauti). Così come fu tra i primi ad accogliere Mussolini dopo la liberazione dal Gran Sasso e giunto in Germania…

Giacinto Reale riporta un breve passo da Autodifesa, ottobre 1951, quando venne portato in tribunale durante il processo ai FAR (Fasci di Azione Rivoluzionaria), che avevano indicato in Evola il loro ispiratore. Qualcuno gli rimprovera un prendere le distanze che appare teoreticamente esatto, ma nella circostanza poco ‘coraggioso’… non so… E, sempre Giacinto, cita alcune affermazioni del principe Junio Valerio Borghese (e non è casuale che fu proprio Borghese  a scrivere una breve Presentazione a Gli uomini e le rovine), del prestigioso Comandante della Decima MAS, anch’egli poco incline a riconoscersi in un fascismo ‘politico’, semmai in quel fascismo combattentistico che fu tanta parte della RSI.

Ancora: in contrapposizione a certe affermazioni critiche e autonome sia di Evola che di Borghese, giustamente, egli ha contrapposto un passo del discorso di Giovanni Gentile del 24 giugno del ’43, che secondo alcuni osservatori fu la sua condanna a morte, eseguita circa un anno dopo (ed è tanto nobile in quanto – va ricordato e sottolineato – il filosofo fu più un ‘liberale’ prestato al Fascismo, un pensatore che vedeva come fosse e Mussolini e il Regime compimento dell’unità d’Italia nel tentativo, a cui egli si sentiva doversi impegnare, di forgiare il popolo in una Nazione). E, infine, la sfida estrema di Alessandro Pavolini a Dongo lungo la spalletta del lago di Como… non so… sono esse contrapposizioni o integrazioni o parte, comunque, di un cammino nella storia delle idee degli uomini delle lotte?

30 aprile 1944, alle spalle una cava, località di Sant’Angelo in Formis, qui vengono legati al palo e fucilati i giovani sabotatori della RSI, molti fra costoro della XMAS. Franco Aschieri, anni 18, scrive alla mamma la sera prima dell’esecuzione e conclude la sua vibrante lettera “Io cado ucciso in questa immensa battaglia per la salvezza dello spirito e della civiltà, ma so che altri continueranno la lotta per la vittoria che la Giustizia non può assegnare che a noi”. E verga l’estremo saluto con un doppio imperativo:
                          ‘Viva il Fascismo. Viva l’Europa’.


E tanto basta…


 
 

organizzazioni giovanili Fasciste.



A quattro anni un bambino italiano diventa figlio della lupa e indossa la sua prima camicia nera. A otto diventa balilla e a quattordici avanguardista.
L'educazione fisica e lo sport diventano un fenomeno di massa: tutti sono sollecitati a praticare l'attività fisica. Ogni sabato, il sabato fascista, vi sono riunioni, inquadrate nelle attività del partito, per lezioni di dottrina fascista e per praticare sport, e dare sfoggio della propria abilità.
I ragazzi fanno volteggi, maneggiano il moschetto, si lanciano attraverso cerchi di fuoco. Le ragazze, in camicetta bianca e gonna nera, fanno roteare cerchi, clave, bandiere e si esibiscono nella corsa e nel salto. Vengono creati i Littoriali della cultura e quelli dello sport.
Le attività sportive vengono regolate nel 1928 all'interno del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI). Nel piano di inquadramento del tempo libero rientrano anche il Dopolavoro nazionale, agevolazioni per viaggi familiari e svaghi collettivi. Lo stato organizza le colonie estive, suddivise in alpine e marine, per i figli dei lavoratori fino all'età di 16 anni, ove i ragazzi sono sempre organizzati in strutture di tipo militare e in divisa.[7] Nel 1939 ebbe inizio il Servizio Premilitare dei giovani, con l'obbligo di presentarsi, ogni sabato pomeriggio ai rispettivi Gruppi Rionali. Nel 1940, ebbe luogo la Marcia della Gioventù, attraverso le città d'Italia, con la partecipazione della classe 1922.


 

Il regalo di Natale dei petrolieri! (Franco Svevo)

E’ Natale, ed anche i petrolieri hanno confezionato il loro regalo ai cittadini. Allineandosi ai nostri governanti bilderberghini, anche quest’altra odiosa casta ha pensato bene di far trovare sotto il nostro albero un bel pacco dono, sotto forma di un vergognoso aumento del prezzo dei carburanti nelle aree di servizio. Proprio nel periodo in cui gli spostamenti degli automobilisti raggiungono il picco massimo, ed e dunque ancora più esecrabile tale comportamento!
Non sarà infatti sfuggito a nessuno, l’incredibile tempismo con cui questi miserabili hanno pensato bene di ritoccare verso l’alto il listino di benzina, diesel e gpl. In media, per mettere la benzina in questi giorni festivi occorrono 1,80 Euro al litro, per il diesel 1,70 mentre è per il gpl che la sorpresa sotto l’albero e’ stata più amara, considerando che il prezzo ha superato abbondantemente i 90 centesimi al litro. E questo alla faccia di chi ha scelto questo tipo di alimentazione sia per non inquinare che per risparmiare.
Ed i servi del potere massonico e bilderberghino? Naturalmente fanno spallucce, impegnati come sono a fare demagogia da quattro soldi su Lampedusa, ad arricchire i propri portafogli oltre che a ricevere le direttive direttamente da Bruxelles e Berlino. Nessun richiamo agli amici petrolieri, ed era logico prevedere che fosse così. Basti pensare che sulla benzina lor signori hanno da sempre costruito le loro fortune visto che sul carburante gravano tasse, accise e gabelle varie per un buon 70-80% del prezzo finale. Degno finale di anno di un paese ridicolo, in cui la classe politica continua ad ignorare con vergognose arroganza e strafottenza, la rabbia crescente di sempre più ampi strati della popolazione che ormai non ce la fa più ad arrivare a fine mese. Quest’ennesimo capolavoro di protervia arriva, giusto per rendere l’idea, alla vigilia dell’entrata in vigore di nuove tasse. Ma questa purtroppo e’ un’altra storia!

Fonte   http://www.signoraggio.it  

 

Foto.


Le accuse di razzismo di Cecile Kyenge
 
 

Governo pensa ai kazakhi e abbandona i marò



 Bonino c’è condensata tutta la politica di questo governo di farabutti. Prima gli immigrati.
Hanno pagato il dittatore kazakho – attraverso accordi con l’Eni – perché la miliardaria Shabalaieva, moglie di un ex amico del dittatore kazakho, venisse rimandata in Italia. Avessimo a perderci qualche immigrato d’alto bordo. Tutto, per nascondere gli scheletri nell’armadio di Alfano.
Intanto i marò marciscono in India. Ma nei circolini intellòs che frequenta la Bonino, questo non ha importanza.

In questa foto opportunity della Bonino c’è condensata tutta la politica di questo governo di farabutti.
 
 
 

Il Pd, la Coop e lo scandalo Forteto dove si stupravano i bambini



Il Forteto era e in parte è ancora, una “comune”- in realtà una sorta di lager – finanziata dalla Regione Toscana – dal ’97 al 2010 con oltre 1,2 milioni – dove si sperimentava omosessualità, pedofilia, zoofilia e tutto quello che poteva essere negazione dell’ordine naturale delle cose. Tutto in nome di un’anarchia morale, oggi esaltata dal pensiero libertino tanto caro ad una certa area politica e culturale che vede la famiglia come gabbia, i legami come un freno alla libertà individuale e quindi, lavora per lo scardinamento di valori che ritiene sorpassati, fondendo una sorta di cristianesimo comunitarista con l’ideologia da comune parigina.
 
Tutto questo è accaduto alle porte di Firenze negli ultimi trent’anni, coperto da quel sistema di potere per il quale non esistevano delinquenti, ma solo amici o nemici politici. E se eri un “amico politico”, allora, automaticamente, non potevi essere delinquente. E venivi finanziato, protetto e incensato.
 
E’ a causa di questa perversione ideologica che decine di ragazzi sono stati plagiati e ridotti a marionette di una setta “progressista”.
 
Tutto poteva essere bloccato sul nascere quando solo un anno dopo la fondazione della “comune”, un magistrato ne arrestò il fondatore, Roberto Fiesoli, per violenza sessuale. Non servì a nulla, il sistema di potere si mise in azione e questi venne scarcerato il 1° giugno 1979. Il giorno stesso della scarcerazione, il Tribunale dei Minori gli affidò – a lui accusato di stupro – un bambino con la sindrome di Down. Presidente del Tribunale dei Minori era Giampaolo Meucci, consulente del venerato sindaco di Firenze Giorgio La Pira e grande ammiratore della Cina maoista.
Fiesoli e Goffredi sarebbero poi stati condannati definitivamente nel 1985, per diversi capi d’imputazione fra cui corruzione di minorenne e sottrazione consensuale di minore, questo «dopo aver scardinato, ricorrendo a forme di convincimento ossessive, aggressive e umilianti, ogni preesistente valore e le figure parentali, in modo da renderli del tutto dipendenti da loro, costretti ad accettare e a praticare il regime di vita da loro imposto e caratterizzato da promiscuità assoluta tra persone della stesso sesso, pratica dell’omosessualità, messa a disposizione della cooperativa di ogni risorsa». Ma incredibilmente, anche dopo la condanna, in quella fattoria finirono 58 minori. Perché Meucci ritenne che l’arresto e la condanna fossero in realtà una macchinazione architettata dai “fascisti”, e dunque continuò a considerare il Forteto una comunità «accogliente e idonea». Dichiara oggi l’ex funzionario Asl Marino Marunti: «Ci fu una presa di posizione di una certa parte culturale di Firenze che cominciò a dire: sì, la sentenza c’è stata, però è stato un errore perché ci sono state malelingue…». Malelinque fasciste of course.
 
CHI E’ IL FONDATORE DEL FORTETO? – Il suo nome è Rodolfo Fiesoli, 72 anni. Nuovamente arrestato il 20 dicembre del 2011 – si, era tornato libero – per presunti atti di pedofilia e zoofilia commessi all’interno della cooperativa agricola che ha legami con la Coop Toscana, fondata nel 1977 da lui e da Luigi Goffredi con una trentina di giovani frequentatori di una parrocchia pratese.
E alla comunità in cui il Profeta – così si fa chiamare Fiesoli – rappresentava il capo indiscusso, venivano anche affidati bambini e ragazzi, di quelli con un passato di disagio familiare e magari abusati sessualmente – formalmente, però, per aggirare la legislazione italiana, i magistrati ideologicamente schierati intestavano gli affidi a persone che nel Forteto vivevano, non alla struttura, incuranti e complici di quello che avveniva nella comune-lager che sarebbe stata l’orgoglio del marchese De Sade.
 
E secondo la commissione d’inchiesta che se ne occupa, il programma della comune finanziata dalla Regione Toscana era caratterizzato – fino al Dicembre 2011 – da «pratiche abusanti, l’abuso risulta essere la prassi», con «uomini e donne che vivono divisi: dormono, mangiano, lavorano separati anche se sposati» e «i rapporti eterosessuali chiaramente osteggiati» e «l’omosessualità non solo permessa ma incentivata, percorso obbligato verso quella che Fiesoli definiva “liberazione dalla materialità”». Sembra il programma del Pd.
L’obiettivo principale della setta finanziata dalla regione pare fosse “la distruzione della normalità”, e l’approdo ad una società distopica della confuzione sessuale. Basta leggere le testimonianze che raccontano gli abusi di Fiesoli sui ragazzini anche disabili e i rapporti sessuali imposti fra madri affidatarie e ragazzine a loro affidate e poi le stesse femmine adolescenti obbligate ad avere fra loro rapporti omosessuali, e affiancarle a un altro libro sul Forteto uscito sempre per il Mulino.
C’è anche la negazione dei rapporti di sangue, a favore di non-legami artificiosi – una sorte di Ius Soli familiare – con la vicenda della madre che allontana il figlio naturale nato quando lei era già in comunità, dal vero padre e il riconoscimento della paternità da parte del figlio di Fiesoli («Ho regalato mio figlio a una persona che non era suo padre»),
 
Racconti agghiaccianti – E ora ci sono le testimonianze a raccontare un «contesto scandito da lavoro, scuola, abusi, paura. Giorno dopo giorno i ragazzi vengono plagiati», con tanto di “confessioni” pubbliche di pensieri ritenuti sconvenienti, oltretutto rieducati a disprezzare i genitori biologici – e quelli affidatari in realtà lo erano solo formalmente. Il tutto all’interno di un ambiente in cui «qualunque comportamento, qualunque gesto, tutto viene ricondotto al sesso, alle fantasie sessuali», con i «minori che spesso divenivano o continuavano a essere prede». E ciò «col consenso non solo collettivo, ma anche dei genitori affidatari». Di più: si racconta di «abusi sessuali sui ragazzi da parte dei genitori affidatari, siano essi uomini o donne, e di un atteggiamento compiacente nei confronti delle “strane” attenzioni del Fiesoli su ragazzi». Ed erano proprio i genitori affidatari a introdurre gli adolescenti nella stanza del Profeta, e se preso dall’imbarazzo il ragazzino veniva rimproverato, «…ma lasciati andare! Rodolfo fa così con tutti, è normale, ti leva questa materialità!».
 
Anche dopo la condanna del 1985: è del 1999 il primo libro sul Forteto edito dalle prestigiose edizioni del Mulino, “Universo simbolico, ethos, areté e regole di relazione nel mondo del Forteto». E la rivista letteraria “Testimonianza” a pubblicare nel 2001 l’articolo “Le libere donne del Forteto”. E nel 2003 il secondo libro del Mulino, “La strada stretta. Storia del Forteto”.
 
MA CHI ERANO I PROTETTORI? Nel febbraio 2010 il gruppo Pd al Senato presentava il libro dello stesso Fiesoli, «Una scuola per l’integrazione». E viste le attuali idee bersaniane dell’ora di omosessualità a scuola, non è da escludere che sia proprio il Fiesoli l’ideologo morale di questa iniziativa e il prossimo ministro dell’istruzione dopo averlo “amnistiato”. E chi organizzò quell’evento? La senatrice Vittoria Franco, quella tanto preoccupata per il “non fenomeno” del “femminicidio”.
E – parole della commissione d’inchiesta – dal Forteto sono passati Piero Fassino, Susanna Camusso, Rosi Bindi, Livia Turco, Antonio Di Pietro (che andò a parlare di pedofilia), Tina Anselmi, e poi giudici minorili, avvocati, medici. E la Carovana della Pace guidata da Alex Zanotelli – l’amico degli immigrati – che andò in visita nella struttura definendola il luogo dove «più famiglie alla luce del Vangelo vivono controcorrente». Si, forse il Vangelo secondo Zanotelli.
Ora la Regione Toscana si costituirà parte civile nel processo contro il “mostro democratico”, ma è tardi, dovevano pensarci trent’anni fa. O almeno, un paio d’anni fa.
E il presidente di Legacoop Toscana, a cui il Forteto è associata, si preoccupa dei suoi affari e del suo business, puntualizzando che «è giusto fare luce sui reati, ma bisogna difendere l’azienda agricola».
Naturalmente tutti gli amici del Fiesoli e della sua setta vorrebbero che questa storia fosse dimenticata, faremo in modo che se ne parli.
 
Il Forteto è solo in nuce quello molti vorrebbero divenisse un “esperimento globale”: omosessualità come norma. E la normalità degradata a ribellione.
 
Fonte     http://ioamolitalia.it/blogs 

 

LA CIVILTA’ DEI MIGRANTI? FANNO PROSTITUIRE LE LORO DONNE AL CENTRO DI PRIMA ACCOGLIENZA. KYENGE E BOLDRINI COSA DICONO IN MERITO?

Le prostitute per cinque euro nel centro per gli immigrati

LA STORIA DEL CARA SU REPUBBLICA

Su Repubblica si racconta una storia terribile: quella delle immigrate del centro Cara di Mineo, costrette a prostituirsi da una specie di racket gestito internamente. L’articolo è di Alessandra Ziniti:
Cinque euro le somale, dieci le eritree, tredici le nigeriane. Il tariffario della prostituzione gira di bocca in bocca al centro richiedenti asilo, al bar, in mensa, negli uffici. Insieme alla “classifica” delle ragazze, giovani, giovanissime, molte anche minorenni. «Lo sanno tutti, compresi i mediatori culturali e la direzione, si girano dall’altra parte e fanno finta di non vedere. Qui dentro c’è un giro di prostituzione spaventoso e gli operatori del Cara sono i primi a “beneficiarne” in tutti i sensi. Dentro e fuori, perché oltre che nelle stanze del villaggio, poi molte ragazze le vediamo ferme in attesa di clienti in strada, sulla Catania-Gela, a poche centinaia di metri dal centro. È davvero una vergogna che queste ragazze vengano sfruttate, umiliate per pochi spiccioli e nessuno faccia niente».

Gli operatori della Comunità di Sant’Egidio denunciano la situazione:
Chi parla è uno degli operatori della Comunità di Sant’Egidio che al Cara di Mineo (4000 ospiti gestiti dal Consorzio calatino Terre di Accoglienza) lavora ormai da tempo, che con quelle ragazze (anche loro come tutti gli altri costrette a rimanere al centro per mesi e mesi in attesa dell’esito dell’istruttoria sulla richiesta di asilo) cerca di costruire un percorso di integrazione. «Noi di Sant’Egidio siamo dentro al fianco di questi migranti e li ospitiamo anche fuori nelle nostre sedi. Adesso stiamo preparando per loro il pranzo di Natale, sempre che non le facciano lavorare anche quel giorno…».

Fonte articolo    Piovegovernoladro

FELTRI SU LAMPEDUSA:” PERCHE’ NON SE NE STANNO A CASA LORO, SE NOI ITALIANI SIAMO BRUTTI E CATTIVI? SAREBBE MEGLIO PER NOI E PER LORO”



’L’AUTOLAVAGGIO” DI LAMPEDUSA – FELTRI: ‘’SE SIAMO BRUTTI E CATTIVI, GLI IMMIGRATI STIANO A CASA LORO. SAREBBE MEGLIO PER LORO E PER NOI’’

Questa gente aveva la scabbia, malattia parassitaria caratterizzata da eritemi. L’unico modo per debellarla è quello adottato dai «torturatori» dell’isola a sud della Sicilia. Via ogni indumento e avanti con gli spruzzi di sostanze idonee a neutralizzare il maledetto acaro. Non si poteva agire diversamente….

Siamo maestri di autodenigrazione, salvo lamentarci se la stampa straniera, prendendo spunto da quella nazionale, ci piglia sul serio e ci reputa straccioni, corrotti e corruttori.
Qualche tempo fa una delle famigerate carrette del mare colò a picco e noi – in particolare vari politici – ci flagellammo: dovevamo essere più pronti nei soccorsi, siamo colpevoli, che Dio ci perdoni. Si trascurò di considerare un fatto che dimostrava la nostra innocenza: il barcone, quando cominciò a essere in balia delle onde, si trovava nelle acque territoriali di Malta. Le autorità della Valletta si guardarono bene dall’intervenire.
Nonostante questo, ci siamo addossati responsabilità che non avevamo. Recentemente – alcuni giorni fa – nuove polemiche a causa degli immigrati. A Lampedusa, un gruppo di poveracci arrivati nella nostra patria, spinti dall’illusione di abbandonare l’inferno e di conquistare il paradiso, sono stati denudati, condotti in un cortile delle strutture cosiddette di prima accoglienza e irrorati con un potente disinfettante. Sadismo degli inservienti? Disprezzo per i diseredati? Figuriamoci.
Questa gente aveva la scabbia, malattia parassitaria caratterizzata da eritemi, che provoca un prurito irresistibile alle mani e ai polsi ed è assai contagiosa, basta un contatto superficiale per beccarsela. L’unico modo per debellarla è quello adottato dai «torturatori» dell’isola a sud della Sicilia. Via ogni indumento e avanti con gli spruzzi di sostanze idonee a neutralizzare il maledetto acaro. Non si poteva agire diversamente.
L’episodio però ha suscitato scandalo e indignazione, incomprensibilmente. Nell’immediato dopoguerra dilagava la scabbia anche in Italia. Eravamo in miseria, malnutriti e forse sporchi: nel 60 per cento delle case non c’erano neppure i servizi igienici. Chi era stato infestato dal parassita veniva sottoposto allo stesso trattamento subito dagli extracomunitari in questione. Obbligato a sbiottarsi, offriva il suo corpo piagato all’infermiere affinché questi provvedesse a cospargerlo di un liquido acconcio. I malati non erano contenti di simile terapia, ma ben felici di poter guarire.
Perché allora tanto chiasso attorno agli immigrati curati a Lampedusa con i sistemi descritti? Siamo in inverno, fa freddo, come si fa a trascinare all’esterno tanta gente e annaffiarla? Ciò effettivamente fa impressione, ma solo se non si tiene conto che nell’isola c’erano 18-19 gradi. Tant’è che non risultano casi di polmonite, bronchite o roba simile.
D’altronde la scelta era fra tenersi la scabbia – con quel che comportava, compresa una diffusione incontrollabile della malattia – e l’accettazione di qualche spruzzo provvidenziale sull’epidermide. Chiunque sa che conviene patire un brivido per alcuni minuti che il tormento persistente cagionato dall’acaro.
Non fosse stata sufficiente questa gratuita polemica, subito dopo ne è scoppiata una seconda altrettanto gratuita. L’accoglienza riservata ai migranti, secondo alcuni di essi e non pochi commentatori nostrani, merita di essere censurata e giustifica proteste clamorose. Anche qui abbiamo da obiettare.
Non è facile ospitare a Lampedusa centinaia di persone che quotidianamente vi sbarcano in condizioni pietose. Si fa quel che si può. Ci si arrangia. Se una quantità sterminata di persone lascia il Terzo mondo per venire qui, ci sarà pure una ragione. Probabilmente, più che una ragione è una speranza. Quando tale speranza si rivela poi un abbaglio, c’è un solo rimedio: non la ribellione, ma la rinuncia a raggiungere la nostra terra. Se meno disperati optassero per l’Italia, meglio sarebbe per loro e per noi. Siamo brutti e cattivi? Stateci alla larga.

Fonte articolo              http://bastacasta.altervista.org   

 

PERTINI: PICCOLO UOMO, GRANDE IMPOSTORE.

Nella “repubblica nata dai valori della resistenza” è consuetudine più che consolidata considerare uomo retto,  ammirevole e addirittura eroico chiunque si sia dichiarato contrario al governo mussoliniano. In questo Paese l’antifascismo è condizione necessaria e sufficiente per un riconoscimento, per un attestato di stima. Un dato che la dice lunga sulla consistenza della cultura e della politica impregnate dai valori della resistenza, (che poi non si è mai capito quali siano). Non hai nulla da dire o da proporre? Non importa; conta solo essere antifascista, demolire e non costruire.
E’ il caso di Sandro Pertini, un “eroe della resistenza”, praticamente un santo in terra nell’Italia del secondo dopoguerra. L’hanno definito addirittura “il Presidente di tutti gli italiani”.

Signori, per favore, siamo seri! Non dico sempre, ma almeno una volta tanto.  Non magnifichiamo qualcuno che non ha avuto meriti particolari, se non l’astuzia di cavalcare la cresta dell’onda antifascista.
Chi era infatti costui? Le cronache della sua gioventù lo descrivono come un attivista, un agitatore sociale sempre pronto ad alimentare il fuoco dell’odio politico e di classe, in un’epoca già piuttosto violenta di suo, (mi riferisco in particolare al “Biennio Rosso”). Vedere per credere!
Nel 1924 fu condannato alla pena detentiva per stampa clandestina, oltraggio al Senato e lesa prerogativa regia, fattispecie previste dal codice Zanardelli, (codice sabaudo, non fascista, che verrà modificato da Mussolini solo dal dicembre 1925). Non contento della condanna ricevuta, continuò  la sua attività, sino a guadagnarsi il confino previsto dalle “leggi fascistissime”.  Esiliato, rientrerà in Italia: nuovo processo e nuova condanna. Alla difesa in Tribunale, preferì dare spettacolo rifiutando le lettere della madre, scritte in sua difesa.
Ma è dopo il carcere che Pertini diede il “meglio” di sé. 
Partecipò alla resistenza, raggiungendo i vertici del C.L.N. . Alla testa dei suoi uomini provocò un’orgia di sangue: condanne capitali,(più di quelle comminate a seguito della reintroduzione della pena di morte durante il Fascismo), esecuzioni sommarie ed eccidi.
Non va dimenticata poi via Rasella, che Pertini non fece nulla per evitare. Su quei fatti disse: « Le azioni contro i tedeschi erano coperte dal segreto cospirativo. L'azione di via Rasella fu fatta dai Gap comunisti. Naturalmente io non ne ero al corrente. L'ho però totalmente approvata quando ne venni a conoscenza. Il nemico doveva essere colpito dovunque si trovava. Questa era la legge della guerra partigiana. Perciò fui d'accordo, a posteriori, con la decisione che era partita da Giorgio Amendola» . Insomma, che importa se si trattavano di poliziotti tornati da un addestramento e, come tali, probabilmente male armati, se non completamente disarmati. L'importante era uccidere, sterminare. 
Come se non bastasse, conferì a Bentivegna, (autore materiale dell’attentato), la medaglia d’oro al valor militare. 
L’atrocità, l’idiozia e l’assurdità della scelta è sottolineata dalla reazione che provocò in Giuseppe Palumbo, generale della Folgore, rimasto fedele al Re dopo l’8 settembre. Quando seppe della consegna della medaglia a Bentivegna, Palumbo restituì al presidente tutte le sue medaglie (ed erano parecchie). Evidentemente, essere accomunato a certi criminali lo offendeva…
Nel curriculum di Pertini, però, alle atrocità d’armi si uniscono quelle civili. Appena eletto Presidente, nel 1978, “concesse la grazia a quel Mario Toffanin, nome di battaglia «Giacca», che nel 1954 la Corte di Assise di Lucca condannò all’ergastolo (in contumacia, perché Botteghe Oscure riuscì a farlo riparare in Jugoslavia). Quel Toffanin che da capo partigiano della Brigata Osoppo si era aggregato, dandogli manforte, al IX Corpus titino responsabile delle foibe e che fu protagonista della strage di Porzûs. E che oltre all’ergastolo per i fatti di Porzûs avrebbe dovuto scontare anche trent’anni per sequestro di persona, rapina aggravata, estorsione e concorso in omicidio aggravato e continuato. Un criminale fatto e finito, dunque, al quale lo Stato, grazie alla famigerata «legge Mosca», elargiva persino la pensione”[1].Ciò che crea più sdegno, tuttavia, è senz’altro la vicenda legate alle Foibe. Il silenzio di Pertini fu vergognoso e connivente. Mentre migliaia di Italiani cadevano, vittime della ferocia comunista, lui contribuiva  a sostenere il muro dell’omertà e la congiura del silenzio. E dire che, (come denunciato più volte dall’encomiabile prof. Marco Pirina), il governo di quegli anni, oltre a ricevere Tito a Roma, pagava addirittura milioni di lire perché la Jugoslavia trattenesse nelle sue galere i nostri prigionieri. Addirittura,  lo Stato Italiano eroga tutt’oggi la pensione, con reversibilità del 100%, agli esecutori materiali degli “infoibamenti”.
Come mai Pertini, (né alcuno di quelli che l'hanno preceduto), non disse nulla di tutto ciò? Semplice: era un socialista di sinistra ed un acceso antifascista; evidentemente condivideva l’operato slavo. Ipotesi che viene avvalorata da ciò che Pertini fu capace di fare durante il funerale del Maresciallo Tito: partecipare in maniera assolutamente commossa, baciando il feretro del boia di migliaia di veri Italiani e la bandiera slava, sotto la quale essi erano stati massacrati.
UNA VERGOGNA INFINITA!
In molti lo ricordano per il Mundial 1982 e per la sua partita a scopa con Bearzot. Spero che almeno abbia vinto quella partita: sarebbe l’unica cosa degna della sua vita!

Fonte articolo     http://ritornoallatradizione.blogspot.it  
                     
              Svegliamoci dal torpore perché possa venire una nuova alba, una nuova era!



Commento di un lettore =  La cosiddetta "resistenza partigiana" non ha anticipato di un solo minuto la fine del secondo conflitto mondiale. Quando i banditi chiamati "partigiani" hanno cominciato con le loro azioni di vendetta e sete di potere, la Germania era stata già di fatto annientata. Il 90% delle cittá tedesche erano rase al suolo dai bombardamenti anglo-americani. L'accanimento contro i soldati tedeschi presenti in Italia era un pretesto criminale per raggiungere falsi meriti e scalare il nuovo potere che stava per nascere. Le azioni dei criminali partigiani sui fascisti e sui soldati tedeschi che aspiravano solo a tornare a casa in una patria ormai distrutta, determinò solo le rezioni degli ufficiali che volevano proteggere i loro soldati e riportarli a casa, se io fossi stato un ufficiale, per difendere la vita dei miei soldati da attacchi criminali, avrei agito nello stesso modo e forse in maniera ancora piú incisiva.I veri responsabile delle Fosse Ardeatine e di altre azioni dei tedeschi sono i partigiani che ben sapevano cosa sarebbe accaduto dopo i loro crimini ma la sete di potere e i desideri di vendetta erano tali da pretendere il sacrificio di innocenti, tanto sarebbe stati altri a morire. La repubblica italiana è stata costruita con inganni e falsitá ed oggi vediamo i risultati. Briganti hanno generato ed agevolato altri briganti nelle scalate al potere. La storia della fine della seconda guera mondiale dovrà essere riscritta in nome della verità smascherando criminali battezzati da eroi.


 

Ci chiamano “euroscettici”, ma....

Ma noi non siamo affatto scettici rispetto a questa “Europa”, noi abbiamo la CERTEZZA che questo modello di Europa non sia ciò che il Popolo vuole e, soprattutto, ciò che ai Popoli serve.
Noi siamo certi che sia necessario porre fine al ladrocinio del SIGNORAGGIO BANCARIO perpetrato, ai danni dei cittadini, dai banchieri della B.C.E., che battono moneta e la PRESTANO alle singole nazioni, attraverso le banche, applicando un tasso di interesse che incide direttamente, in maniera esponenziale, sulla crescita del nostro debito pubblico, tanto da  poter affermare, conti alla mano, che nessuna tassazione, nessun sacrificio sarebbe utile a ridurlo.
Noi siamo certi che sia urgente privare le banche del potere che hanno conquistato, complici i nostri governi, sui destini del nostro Popolo, riconducendo il loro ruolo al supporto delle aziende e delle famiglie, promuovendo l’ECONOMIA REALE e sancendo la supremazia e la centralità dell’uomo su quella del denaro.
Noi siano certi che le produzioni nazionali non potranno mai essere concorrenziali rispetto ai prodotti importati, senza regolamentazioni, da Paesi che NON rispettano i diritti umani, come la Cina, dove sul costo del lavoro non gravano tutele, garanzie ed anni di battaglie per la conquista del rispetto dei lavoratori. E siamo certi che senza l’applicazione di dazi all’importazione di prodotti provenienti da questi Paesi non potremo restituire la linfa vitale alle nostre imprese, affamate dalla perversa concettualità del “mercato libero” a tutti i costi, come se il “mercato” fosse un’entità autosufficiente, sovrana, in grado di sostituirsi al governo dei Paesi stessi, prevalendo sull’interesse delle persone che i singoli Paesi li compongono.
Noi siamo certi  della necessità assoluta di promuovere la NOSTRA agricoltura, senza “quote” imposte dai burocrati che, a tavolino, decidono del destino dei Popoli, con l’unico scopo di cancellare qualunque spinta nazionale all’autosufficienza e sconfiggere, a priori, qualunque velleità di autodeterminazione delle singole Nazioni,  perseguendo unicamente l’ appiattimento selvaggio delle culture, delle tradizioni, degli usi e costumi nella speranza di arrivare, attraverso la rassegnazione dei Popoli, al controllo di tutto ciò che è riconducibile ai facili guadagni per i burocrati europei .
Non offendeteci definendoci “scettici”, noi abbiamo le idee ben chiare, insieme alla responsabilità di illuminare, prima che sia troppo tardi, coloro che “scettici” sono davvero: aiutateci ad aiutarvi.

Fonte articolo   http://www.frontenazionale.org 

 

CGIL: FILIALE A TUNISI PER “ARRUOLARE” IMMIGRATI! COSI’ COMBATTE LA NOSTRA DISOCCUPAZIONE. PRECARI, DISOCCUPATI E CASSINTEGRATI RINGRAZIANO


La Cgil apre uno sportello per arruolare lavoratori. A Tunisi

Ecco la sensazionale idea del sindacato rosso per favorire l’occupazione, ma degli immigrati. Chissà cosa ne penseranno i precari e cassintegrati nostrani, messi in secondo piano rispetto ai colleghi africani
«Per combattere le illegalità e favorire un’immigrazione consapevole, il patronato Inca insieme alla Flai Cgil oggi ha annunciato l’apertura (che avverrà domani mattina 26 novembre ndr) di uno sportello di orientamento e di informazione a Tunisi per i lavoratori delNord Africa che vogliono venire in Italia per trovare un’occupazione».
Bastano queste tre righe tratte da un lancio dell’Adnkronos del 21 novembre scorso per riassumere tutta l’inconsistenza e l’inadeguatezza del sindacato italico. Uncolosso ormai burocratizzato e autoreferenziale pronto a difendere tutti tranne che, spesso, i suoi iscritti. C’è da chiedersi cosa penserà il lavoratore del Nord, magari precario o cassintegrato, del modo con cui il loro sindacato usa i soldi della sua iscrizione. Di certo non dovrebbe esser felice sapendo che essi finiscono per risolvere problemi di altri. Ora, possiamo capire che i lavoratori stranieri possano sentire l’esigenza di capire come funziona il mercato del lavoro (ammesso ce ne sia ancora uno) in Italia. Quello che proprio non si capisce è come mai debba essere la Cgil – sindacato italiano che si mantiene con le iscrizioni dei lavoratori italiani e i finanziamenti pubblici dei contribuenti (soprattutto per patronati e Caf) – a dover pagare la loro formazione.
Anche perché non è mica finita qui. Come riporta la seconda parte del comunicato Adnkronos: «Si comincia con i tunisini per poi estendere la presenza del sindacato e del patronato nelle altre comunità di lavoratori stranieri (l’Inca ha già parecchie sedi sparse per il mondo ndr) che soprattutto negli ultimi anni scelgono l’Italia come paese di ingresso verso l’Europa». Immigrati che – purtroppo (il fatto che non rimangano significa che non c’è più lavoro) o per fortuna – usano ormai l’Italia solo come canale di passaggio per raggiungere la Svizzera e i Paesi del Nord Europa che sanno ancora offrir loro qualche opportunità. La domanda sorge spontanea: perché non lasciamo che siano i sindacati di queste nazioni, che beneficiano della forza lavoro, a orientare e informare i loro futuri dipendenti?
Forse perché noi, al contrario dei nostri confinanti, siamo più buoni e altruisti (quando possiamo permetterci di farlo coi soldi degli altri, s’intende)? Chissà. Di certo la proposta non è piaciuta al (forse) prossimo segretario federale della LegaMatteo Salvini che su Facebook ha commentato senza mezzi termini: «Coi soldi dei nostri LAVORATORI, aiutano i tunisini! NON MI PIACEEEEEE! Urge REFERENDUM per rottamare i sindacati, rendere i loro bilanci trasparenti, fargli pagare le tasse dovute». Speriamo che il Carroccio del futuro sappia farlo davvero. Purtroppo finora nessun movimento politico è mai riuscito a scalfire il potere del sistema dell’italico sistema di rappresentanza dei lavoratori.

Fonte articolo    basta casta.

 
 

Crocifisso nelle scuole, l'Italia vince la battaglia Non vìola i diritti umani



La Corte europea dei diritti dell'uomo mette la parola fine alle polemiche sui crocifissi nelle scuole. Una battaglia durata cinque anni.

Strasburgo - Storica vittoria dell'Italia a Strasburgo: dopo 5 anni di dibattito la Corte europea per i diritti dell'uomo di Strasburgo ha infatti assolto il Paese di violare i diritti umani con la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche non vìola i diritti umani.

La decisione della è stata approvata con 15 voti favorevoli e due contrari. I giudici hanno accettato la tesi in base alla quale non sussistono elementi che provino l’eventuale influenza sugli alunni del simbolo della religione cattolica.
Dibattito rinviato ai giudici nazionali La Corte di Strasburgo ha però osservato che non è sua competenza prendere posizione in un dibattito, quale quello sul valore del simbolo rappresentato dal crocefisso, ancora aperto all’interno del Paese tra le principali istituzioni giuridiche nazionali, il Consiglio di Stato e la Corte di Cassazione. Quello che è certo, comunque è che l’obbligo di presenza del crocefisso
nelle aule scolastiche "non può essere ritenuto indottrinamento da parte dello Stato". Secondo la Corte, infatti, il crocifisso "è un simbolo essenzialmente passivo" e la sua
influenza sugli alunni non può essere paragonata all’attività didattica degli insegnanti. 
La soddisfazione di Frattini e Vaticano "Oggi ha vinto il sentimento popolare dell'Europa - ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, protagonista in prima linea della battaglia - La decisione interpreta soprattutto la voce dei cittadini in difesa dei propri valori e della propria identità. Mi auguro che dopo questo verdetto l'Europa torni ad affrontare con lo stesso coraggio il tema della tolleranza e della libertà religiosa". Soddisfatto anche il Vaticano, che, attraverso la sua emittente Radio Vaticana, ha commentato: "La vittoria oggi non è solo dell’Italia ma anche degli altri Paesi e di tutti coloro che ritenevano assurdo imporre la rimozione del Crocifisso dalle aule scolastiche. Resta da ricordare che parliamo della Corte che fa capo al Consiglio d’Europa, cioè l’organismo a 47 Paesi distinto dall’Unione Europea".
Cinque anni di dibattito Una battaglia approdata alla Corte di Strasburgo il 27 luglio 2006. Allora l’avvocato Nicolò Paoletti presentò il ricorso con
cui Sonia Lautsi, cittadina italiana nata finlandese, lamentò la presenza del crocifisso nelle aule della scuola
pubblica frequentata dai figli, ritenendo tale presenza un’ingerenza incompatibile con la libertà di pensiero e il
diritto ad un’educazione e ad un insegnamento conformi alle convinzioni religiose e filosofiche dei genitori. La prima sentenza della Corte (9 novembre 2009) diede sostanzialmente ragione alla signora Lautsi, affermando la
violazione da parte dell’Italia di norme fondamentali sulla libertà di pensiero, convinzione e religione e
scatenando un’ondata d’indignazione.
Il Governo italiano, a quel punto, ha domandato il rinvio alla Grande Chambre della Corte, ritenendo la sentenza
2009 lesiva della libertà religiosa individuale e collettiva come riconosciuta dallo Stato italiano. La Grande
Camera, accettata la domanda di rinvio, ha ascoltato le parti in causa, Stato italiano e legale ricorrente,
rinviando ad oggi la sua decisione definitiva.
Nel merito dei contenuti giuridici, la questione è stata affrontata dal ministro degli Esteri, Franco Frattini in una serie di riunioni dedicate
alla riflessione sulle argomentazioni da utilizzare nel ricorso sulla sentenza Lautsi. Il titolare della Farnesina
ha personalmente presieduto due riunioni interministeriali (17 dicembre 2009 e 21 gennaio 2010) che hanno consentito
rispettivamente di migliorare e formalizzare la memoria difensiva con il consenso di tutti gli attori coinvolti.
Frattini ha contestualmente inviato ai suoi omologhi dei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa una lettera
esplicativa della posizione italiana in merito alla questione come rappresentata nella memoria difensiva, presentata
alla Corte, al fine di poter ricevere un sostegno non solo politico ma fattivo sul piano processuale, cioè un
intervento degli Stati come ’terzì a favore dell’Italia. Hanno risposto positivamente intervenendo a favore nostro
nel giudizio davanti alla Corte San Marino, Malta, Lituania, Romania, Bulgaria, Principato di Monaco, Federazione
Russa, Cipro, Grecia e Armenia 

Fonte articolo      http://www.ilgiornale.it    

 

giovedì 26 dicembre 2013

La solita minestra riscaldata della Kyenge


La ministra torna alla carica e vuole fare del 2014 l'anno dello ius soli. Sempre che rimanga al Governo...
“Chi nasce e chi cresce in Italia è italiano”. Il 2014 sarà l’anno dello Ius soli. La ministra per l’Integrazione, Cècile Kyenge - dopo aver trascorso il 25 dicembre a servire i tavoli nella mensa dei profughi del Centro Astalli di Roma - su  twitter torna alla carica.
L’obiettivo del nuovo anno? Abbattere la Bossi-Fini e riformare la cittadinanza. Dopo mesi di silenzio – solo a parole – la paladina del Pd - che però una buona parte del Pd ora vuole nettere alla porta del governo -  è pronta a tornare alla carica.
Il Premier Letta, che nei giorni scorsi ha dichiarato che il futuro “è investire nell’accoglienza” è pronto ad assecondare in tutto e per tutto la sua ministra. Che ormai sembra dettare legge anche a quello che dovrebbe essere –  ma lo è solo sulla carta – il suo dominus.