martedì 21 maggio 2013

Milano, la KYENGE sdegnata non stringe la mano al capogruppo della Lega,

Ad attendere a Milano il ministro Kyenge c'è il capogruppo della Lega Nord in Comune Alessandro Morelli che prova a stringerle la mano. Gesto apparentemente "istituzionale", che arriva dopo la battaglia del Carroccio contro lo ius soli di F.Martelli.

L' on Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova, in merito alla mancata stretta di mano del ministro Kyenge al capogruppo in consiglio comunale della lega Nord, dichiara:
"rifiutandosi di stringere la mano al capogruppo della Lega Nord, il ministro dell'Integrazione dimostra tutta la sua maleducazione e superbia.
Non sappiamo se questo suo atteggiamento sia il risultato di una mentalità marxista per cui il “nemico” non deve non solo esistere ma non deve neanche essere riconosciuto oppure è il frutto di una totale mancanza delle più elementari norme di buona educazione e di galanteria istituzionale..
Con questo atteggiamento, la signora Kyenge dimostra di essere indegna a ricoprire il ruolo di ministro della Repubblica Italiana ma, ne siamo certi, non sarebbe vista bene neanche ...se ricoprisse lo stesso incarico nella sua vera ed unica patria, il Congo.
Una persona maleducata, infatti, è fuori luogo tanto a Roma quanto a Kinshasa"
Forza Nuova esprime solidarietà al capogruppo della Lega Nord, ribadisce la sua contrarietà a qualsiasi forma di società multietnica e di riconoscimento dello ius soli. Italiani si nasce e non si diventa.

On Roberto Fiore

IL NEMICO OCCULTO - Documentario Sulla Questione Ebraica .

Condividiamo e pubblicizziamo il video! Facciamo conoscere queste atrocità!

21 Maggio 1988 – In ricordo di Pino Romualdi

 
 

 


Pino Romualdi 1Per anni, secondo una persistente leggenda, Nettuno Giuseppe Romualdi, conosciuto meglio come “Pino”, fu ritenuto figlio naturale del Capo del Fascismo Benito Mussolini. Nato in una famiglia di Predappio, in provincia di Forlì, il 24 luglio del 1913, fu combattente nella Guerra di Etiopia in Africa Orientale Italiana nel 1939 ottenendo il primo incarico politico di rilievo come vicesegretario del Partito Nazionale Fascista a Gimma. Pino Romualdi, giornalista professionista, nel 1940, fu chiamato a dirigere il periodico forlivese “Il Popolo di Romagna”, ma poco dopo, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, si arruolò volontario e inviato sul fronte greco – albanese. L’otto settembre del 1943, Pino Romualdi, mentre si trovava a Venezia, aderì alla Repubblica Sociale Italiana, diventando funzionario del Partito Fascista Repubblicano a Forlì. Fu delegato al Congresso di Verona nel novembre del 1943 e nello stesso periodo diresse “La Gazzetta di Parma”. Segretario federale del partito divenne prima, Vicesegretario Nazionale e poi, Responsabile amministrativo dei fasci all’estero e oltremare. Per conto del Governo della Repubblica Sociale italiana, nell’aprile del 1945, trattò la resa con le truppe angloamericane. Al termine del conflitto fu processato e condannato a morte. Grazie all’amnistia di Palmiro Togliatti, all’epoca Ministro di Grazia e Giustizia e leader del Partito Comunista Italiano, fu comunque arrestato e imprigionato per circa otto mesi. Nel dicembre del 1946, Pino Romualdi fu tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano e nel 1948 il primo Presidente del “Centro Nazionale Sportivo Fiamma”. Dal 1950 in poi fu sempre eletto alla Camera nelle liste del partito neofascista e nel 1970 appoggiò la politica del Segretario Nazionale, Giorgio Almirante, puntando alla fusione con il Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica e a una politica di allargamento verso il centro del Parlamento dando vita al Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale. Il nome della prima corrente del partito con a capo Pino Romualdi e seguito da Franco Petronio e Guido Lo Porto. All’inizio degli anni ottanta, Pino Romualdi, fu eletto come Parlamentare Europeo e componente della Commissione per il parere al Governo sui decreti da emanare in esecuzione dei trattati di Lussemburgo del 21 e 22 aprile del 1970 in materia di bilancio delle Comunità Europee, in sostituzione dei contributi finanziari degli stati membri con risorse proprie della comunità. L’undici giugno del 1984, a sorpresa, insieme al Segretario Nazionale Giorgio Almirante, si recò a rendere omaggio alla salma di Enrico Berlinguer, Segretario Generale comunista colpito da un ictus durante un comizio a Padova. Pino Romualdi morì il 21 maggio del 1988, un giorno prima di Giorgio Almirante. Alla camera ardente arrivarono numerosi esponenti comunisti come Nilde Lotti, Presidente della Camera e Giancarlo Pajetta, leader storico del Partito Comunista Italiano. Per i fondatori del Movimento Sociale Italiano si svolsero esequie comuni nella Capitale, in Piazza Navona. La salma fu tumulata nel cimitero di Predappio, vicino alla cripta di Benito Mussolini. Le memorie di Pino Romualdi scritte in clandestinità a Roma tra l’inverno del 1945 e la primavera del 1946, furono pubblicate dopo quasi mezzo secolo dalla loro redazione, con il titolo “Fascismo Repubblicano”. Offrivano una visione dall’interno del mondo composito che ruotava attorno al Partito Fascista Repubblicano, degli uomini e delle idee che animarono la classe dirigente della Repubblica Sociale Italiana.

Morire di invalidità civile: più soldi agli immigrati che agli invalidi italiani.

Da molti mesi mi batto insieme ad alcune associazioni per una modifica al rialzo dell’assegno di invalidità civile che al momento ammonta a 286 euro al mese (esattamente 286,20). Ha diritto a ricevere tale assegno l’invalido civile che superi il 74% di invalidità al lavoro e la cifra non cambia con l’aumentare della percentuale di invalidità (cioè un invalido al 100% prende sempre 286 euro al mese così come quelli invalido al 74%).
La mia, lo devo ammettere, non è una battaglia del tutto disinteressata essendo il sottoscritto tra coloro che secondo lo Stato italiano dovrebbe vivere con 286 euro al mese pur essendo invalido al 100% (sclerosi multipla secondariamente progressiva), solo che fino ad oggi, essendo tra i pochi fortunati che hanno comunque una famiglia alle spalle e comunque non vogliono passare da “lagnosi”, mi sono sempre astenuto da una critica aperta preferendo lavorare con chi tutela (o dovrebbe farlo) questa particolare categoria. Ma nei giorni scorsi è successo qualcosa che mi ha fatto decidere che era arrivato il momento di scendere in campo apertamente e concretamente.
Brevemente, un mio conoscente malato come me di sclerosi multipla, imprenditore privato, più giovane di me, con moglie e una figlia di una decina di anni, si è ritrovato nel giro di pochi mesi su una sedia a rotelle (la sclerosi multipla in alcuni casi sa essere devastante) e quindi nella sostanziale e obbiettiva impossibilità di portare avanti la sua attività. L’altro ieri parlando con lui al telefono l’ho sentito veramente disperato, un uomo sulla soglia del suicidio, ritrovatosi immobilizzato e quindi nella impossibilità di lavorare, con le bollette da pagare, il mutuo, i materiali acquistati quando ancora stava bene invenduti e ancora da pagare, una famiglia da sostenere. Gli è crollato il mondo addosso nel giro di qualche mese. Unico introito l’assegno di invalidità civile di 286 euro. E non è che, vista la situazione, qualcuno offra alla moglie un lavoro. No, non frega niente a nessuno della sua situazione. Di persone come questa, che siano malate di sclerosi multipla, di qualcos’altro o invalidi per un incidente, ce ne sono a decine di migliaia e secondo lo Stato dovrebbero vivere, mantenere la famiglia e curarsi con appena 286 euro al mese.
Lasciamo stare la sterile polemica che ci sono molti falsi invalidi (non so nemmeno perché lo fanno visto l’ammontare dell’assegno), quello di individuarli e punirli è un obbligo delle istituzioni e non è una scusante per mantenere l’assegno di invalidità così basso. Parliamo piuttosto del fatto che con 286 euro al mese non ci vive nessuno specie se malato. Figuriamoci una famiglia. Ma quando si va dalle Istituzioni e si fa notare questa cosa ci si sente ripetere il mantra che “non ci sono i soldi”. Ma come, dico io, non ci sono i soldi? Vengono spesi miliardi per garantire un assegno sociale agli immigrati (anche clandestini o richiedenti asilo) e non ci sono soldi per garantire una esistenza dignitosa agli invalidi civili? Un clandestino che arriva in Italia e che richiede l’asilo politico o lo status di rifugiato riceve dallo stato immediatamente la somma di 976,15 euro per i primi 35 giorni., ridotti poi a 557,80 euro in caso di respingimento della domanda. In seguito, secondo la Fondazione Leone Moressa, lo Stato affronta una spesa diretta di 14.600 Euro l’anno (40 Euro al giorno, cioè circa 1.200 euro al mese) per persona e altrettanti in prestazioni indirette (spese sanitarie e servizi generali dello Stato, calcolati per analogia, considerando che tali voci impegnano circa la metà del Pil nazionale): quindi allo Stato ogni rifugiato o presunto tale costa circa 29.200 Euro l’anno (la fonte è questa anche se non ho controllato le cifre attuali. Invito a correggermi se sbaglio). E siccome ogni clandestino che mette piede in Italia si dichiara perseguitato politico non è sbagliato affermare che ogni immigrato ci costi quella cifra. Il doppio (e in alcuni casi il triplo) di quanto percepisce un invalido civile. A questo va aggiunto tutta una serie di benefit di cui godono gli immigrati (scuole materne gratuite, case popolari, assistenza sanitaria, ecc. ecc.).
Si trovano soldi per tutto questo e non si trovano soldi per gli invalidi italiani? Nel verbale ufficiale dell’INPS che sancisce l’invalidità civile del 100% c’è scritto testualmente (prendo il mio) “INVALIDO con TOTALE e permanente inabilità lavorativa: 100%”. Ebbene, un invalido totale inabile al lavoro deve vivere con 286 euro al mese mentre si spendono miliardi per gli immigrati. Mi sembra francamente un enorme sopruso a cui va posto al più presto rimedio. E il primo che prova a darmi del razzista perché dico questo lo prendo a stampellate perché francamente è ora di finirla con questo mantra del razzismo. Hanno più diritti gli immigrati di noi italiani.
Da oggi quindi la battaglia sarà totale e me ne frego di essere tacciato di razzismo: prima vengono i Diritti degli italiani e poi, se ne avanza, quelli di tutti gli altri. Ne ho piene le scatole di questo buonismo falso e ipocrita che penalizza la parte debole del Paese a favore di persone che, con tutto il rispetto, da noi non avanzano niente. Di invalidità civile si muore (se non altro di fame) e non è certo una cosa da paese civile.

Maresciallo Rodolfo Graziani, Onori ad un soldato!

di Mario M. Merlino


Ho davanti a me una fotografia dove si vede un uomo, con il volto segnato, i capelli folti e bianchi, con il pastrano militare privo di spalline e gradi e decorazioni. Un volto che racconta di antiche ed estreme battaglie, di certe vittorie e di inevitabili sconfitte, un volto severo di chi sa rimanere in piedi tra le rovine, preservare se stesso ed il proprio mondo interiore di valori. Il volto di un soldato, di come dovrebbe essere ogni volto di soldato. Alle sue spalle la tenda del prigioniero, la sabbia del deserto, un cielo grigio e sporco. Ha avanti a sé un microfono: ‘…abbiamo operato virilmente, come abbiamo operato, perché abbiamo creduto che quella fosse la nostra missione nel supremo agone della Patria, che questo spirito nostro, agitato e sconvolto, possa trovare l’imperativo morale sul quale appoggiarsi all’avvenire… Io, vostro Maresciallo, sono presente al campo e quindi rappresento spiritualmente tutto e tutti; la Patria e la razza’. Asciutto e sintetico chè a un soldato non si chiede il ben parlare, si chiede, questo sì, d’essere degno dell’uniforme che indossa in guerra e in pace.



Quest’uomo, questo soldato, che è stato ricoverato nell’ospedale militare di Algeri ma che, successivamente, ha chiesto ed ottenuto d’essere rinchiuso dietro i reticolati del 211 Pow Camp per condividere il comune destino con quei soldati che, come lui, avvertirono il richiamo dell’Onore, questo soldato è il Maresciallo Rodolfo Graziani.

Sono rientrato questa domenica pomeriggio da Lecco, grigia e piovosa, dove mi sono immerso – e ricostruito con il coinvolgimento del cuore – nei luoghi ove si consumò la tragedia culminata con il massacro dei sedici ufficiali del btg. d’assalto Perugia della G.N.R. e del btg. Leonessa perché venissero risparmiati i loro centosessanta uomini, tutti giovanissimi. Ho visto il luogo dell’agguato partigiano e della breve resistenza, la scuola ove vennero ristretti depredati sottoposti a vessazioni inenarrabili, lo stadio in cui si consumò l’atto finale, i cadaveri ammucchiati sotto poche palate di terra, dissepolti e sui loro corpi vi pisciarono sopra ad estremo ludibrio. E la nuova targa a ricordo dove tutto questo orrore viene mascherato da atto di guerra legittimo perché i boia trovino riposo nelle loro comode tombe e tutta la città si lavi la coscienza. Ho proposto il mio libro Atmosfere in nero, dove narro di questa vicenda e della bella storia, sì, della bella storia d’amore tra Mila ed Emilio.

Sabato prossimo, 25 maggio, sarò nei pressi di Frosinone tra i relatori al convegno dedicato appunto al Maresciallo Rodolfo Graziani, che nacque e trovò sepoltura in terra di Ciociaria. Incontro doveroso e reso più urgente dal momento che la nuova giunta regionale di sinistra, di fronte alla crisi dell’occupazione della sanità della viabilità, ha ritenuto opportuno di tagliare i fondi destinati a completare lo spazio in via di edificazione a ricordo del Maresciallo Graziani, nel comune di Affile. Insomma, a quasi settant’anni di distanza dalla fine del secondo conflitto mondiale, vi è chi ritiene doverosa mantenere la rigida divisione tra vincitori (i buoni) e vinti (i cattivi). Dalla crisi delle ideologie, simbolicamente rappresentata dal crollo del muro di Berlino, vi è chi ancora ne fa un uso strumentale e menzognero per negare l’universalità e atemporalità del valore, i vincitori (tutti eroi e martiri, capaci di donare libertà e democrazia al nostro paese, trascurando il supporto della V e VIII Armate alleate) e i vinti (tutti, va da sé, numericamente insignificanti e tutti torturatori sadici venduti e asserviti al tedesco invasore).

Ho davanti a me un’altra fotografia, tratta dall’inserto de Il Secolo d’Italia, febbraio 1955. Si vede piazza Verdi, una ampia piazza di Roma nei pressi del quartiere Parioli, riempita da una folla immensa da migliaia e migliaia di braccia tese da tricolori e labari da un popolo di più generazioni (si parlò di oltre duecentomila persone) e, portata a braccia, si intravede la bara del Maresciallo Graziani, dopo la funzione religiosa celebratasi nella chiesa di San Roberto Bellarmino, la mattina del 13 gennaio. Credo (ma vi tornerò sopra in un prossimo contributo) quale ultima grandiosa autentica visione  del Fascismo ‘immenso e rosso’. Dopo ci fu ‘il neofascismo’ che non è – e non solo in senso cronologico e terminologico – il Fascismo (questo va consegnato alla storia, l’altro alla cronaca, ad esempio). E, proprio sulla sua morte, sul funerale, su quella manifestazione vorrei incentrare il mio intervento al convegno del 25 maggio.


lunedì 20 maggio 2013

Degrado alla scuola Viareggina in uso permanente centri sociali.


chi parla bene e razzola male.
ristrutturazione immediata per le famiglie in difficoltà abitativa; QUESTO SI CHIAMA SOCIALE!!!
Si occupa il collegio Colombo da parte di questi così detti centri sociali  scuola attiva, e questo ex Inapli  si lascia marcire nelle mani di questi devastati sociali.
qualcosa non torma................

Ecco lo stile di vita dei così detti pacifisti( centri sociali Viareggini), Lo stabile visibile nel video si riferisce alla ex scuola Inapli chiusa per mancanza di fondi, di proprietà della Provincia (lu) situata nel quartire varignano Viareggio,  concessa come sede stabile ha loro "signori" nel degrado più totale,e senza le più elementari regole di educazione e igiene per le persone che vi abitano nelle vicinanze.
Ottima iniziativa sarebbe rendere abitabile questo stabile per le persone senza casa,data l'emergenza abitativa in cui versa la città,invece di lasciarla in mano a questi buffoni.
NOTARE NEL VIDEO LE PESSIME CONDIZIONI DELLO STABILE PAGATO DA TUTTI NOI !!!
SOTTO LISTA DEI FINANZIATORI .
Burattinai responsabili!!!


LA GRANDE DEMOCRAZIA CHE REGNA A VIAREGGIO!

Segnaliamo questo articolo tratto da "La Gazzetta di Viareggio" circa i fatti avvenuti ieri durante la visita dell'On.Borghezio a Viareggio per la presentazione del candidato sindaco della Lega in vista delle prossime votazioni oltre alla raccolta firme contro lo ius soli. Il raduno leghista è stato interrotto dopo pochi minuti per l'arrivo di un gruppetto di facinorosi dei centri sociali i quali, contestando "pacificamente" con insulti e lancio di pietre, hanno costretto On. Borghezio a lasciare il raduno. Il video porta una firma e non ha bisogno di ulteriori commenti. La cosa ridicola è che il gruppetto, definendosi antifascista e sventolando una bandierina con impressa una foglia di cannabis, ha impedito il regolare svolgimento di un raduno autorizzato violando di fatto ogni sano principio di democrazia. Purtroppo non siamo nuovi a fatti del genere....

                                                      


Borghezio fugge da Viareggio



Dada Viruz Project= le zecche!!!

maggio 20th, 2013




Se ti senti libero.. guarda questo video, e commenta la tua liberta'


I centri sociali sono, da sempre, dei covi di extralegalità dove si può tutto e il contrario di tutto.

Centri sociali e comitati antagonisti hanno il diritto di esistere fino a quando la loro libertà non minaccia quella degli altri .

Violenti quindi impuniti, non puniti perché violenti
domenica, 19 maggio 2013, 22:15

di aldo grandi
La matta. Sì, quella dimostrante immortalata nella foto accanto al vice questore nonché capo della squadra mobile Virgilio Russo mentre urla e sbraita contro il Borghezio e la Lega Nord. Chi scrive conosce da una vita questo straordinario dirigente della polizia di stato e ne apprezza la moderazione, la cultura, la disponibilità rimproverandogli solo, talvolta, la troppa accondiscendenza verso chi grida e urla senza motivo. Per il resto, se ci fossero più Virgilio Russo tra le forze dell'ordine, probabilmente anche un colpo di stato non sarebbe cosa da disdegnare. Quello che è accaduto oggi pomeriggio a Viareggio è la dimostrazione di come un pugno di violenti e impuniti perché convinti di poterlo essere sempre e comunque, possa mettere il bavaglio a chi vuole parlare. Noi non conoscevamo Borghezio fino a quando non lo abbiamo incontrato a Roma, per caso, al bar Giolitti e gli abbiamo chiesto cosa pensasse degli esposti contro le nostre testate da parte dei soloni della Carta di Roma. Sapevamo che, oggi, avrebbe tenuto un comizio a favore della candidata della Lega Nord proprio in quella pineta di Ponente che, ormai, è diventata un luogo di spaccio dove marocchini e tunisini fanno il porco del loro comodo. A noi è sembrata una iniziativa provocatoria degna di essere seguita e così la Tassy è andata sul posto.

Poi è successo quel che è accaduto e che tutti hanno visto. Lo stato se l'è fatta ancora sotto come accadeva ai tempi di Giolitti e anche negli anni settanta, e Borghezio se ne è dovuto andare rinunciando a parlare. Sarà contento il questore Cracovia che preferisce, al manganello, la trattativa e il compromesso. Immaginate cosa sarebbe successo se un parlamentare del Pd o di Sel o di Rifondazione Comunista - ma esiste ancora? - fosse stato assalito da una quarantina di neofascisti con alla testa il Palmeri ex pericolo pubblico numero 1. Minimo minimo il buon questore e il buon prefetto sarebbero già stati trasferiti ad altra sede perché incapaci di proteggere la democrazia. Purtroppo viviamo in un paese di ipocriti e di democratici a senso unico. I centri sociali sono, da sempre, dei covi di extralegalità dove si può tutto e il contrario di tutto. Accadeva così anche ai tempi delle formazioni della sinistra e della destra extraparlamentare. E a prenderlo sotto la coda, poi, erano sempre poliziotti e carabinieri di grado infimo. Come adesso. 

Hanno tirato in ballo il fascismo e l'antifascismo: ma cosa cazzo c'entrano con la pineta di Ponente e quella di Levante, lo spaccio di droga e le elezioni amministrative a Viareggio? Nulla, ma è inutile tentare di spiegare. Ecco, il propblema è proprio questo: le autorità sono afflitte da paternalismo esasperato anche verso chi è sordo di proposito e vuole solo e soltanto scardinare il sistema. Pensate alle vittime del terrorismo. E alla contiguità che determinmati settori della sinistra hanno sempre garantito a chi ammazzava in nome di una ideologia da e di imbecilli. La sinistra non potrà mai essere forza di governo perché incapace di saper garantire equidistanza, ordine e rispetto della legalità.

Centri sociali e comitati antagonisti hanno il diritto di esistere fino a quando la loro libertà non minaccia quella degli altri e, per quanto ci riguarda, non si pongono alcuno scrupolo in tal senso. Per noi questa non è democrazia, ma protezione di chi grida e urla di più. Se Viareggio vuole ritrovare se stessa sarà meglio che riacquisti, innanzitutto, la consapevolezza e il rispetto di sé e di chi, in pineta, ci vuole andare per fare una passeggiata salutare piuttosto che per spacciare droga o prostituirsi.

domenica 19 maggio 2013

Quanto ci costano i clandestini: un miliardo e seicento milioni.

Cie, controllo delle frontiere e spese di cooperazione: i costi dell'immigrazione
Un miliardo e seicento milioni di euro. E' la cifra monstre che lo Stato italiano spende ogni anno per fermare il fenomeno dell'immigrazione clandestina. L'inchiesta è de La Notizia che prova a mettere ordine nella giungla di leggi e leggine che regolano le modalità di contrasto dell'immigrazione clandestina.
Le singole voci di spesa  - Le voci di spesa, scrive il quotidiano, sono principalmente tre: la detenzione degli immigrati nei Centri d'Accoglienza ed Espulsione (CIE); il controllo delle frontiere; e le spese per la cooperazione con i paesi terzi finalizzata ad arginare il fenomeno. Soldi ben spesi? Non proprio, visti i risultati. La Bossi-Fini è così contraddittoria e soggetta alle più svariate interpretazioni che la strategia immaginata per contenere il fenomeno fa acqua da tutte le parti. I limiti della legge, insomma, sono sotto tutti gli occhi tutti.
Soldi buttati - Nonostante ciò, il governo non solo ha confermato il budget per i prossimi tre anni ma, in alcuni casi, lo ha aumentato. Esempio: per i Cie sono stati stanziati 236 milioni di euro per il 2013, 220 per il 2014 e 178 per il 2015. Per il 2013 i milioni aggiuntivi rispetto al 2012 sono 66, che in tempi di spending review non sono proprio bruscolini. Ma si sa, le spese da tagliare sono sempre altre.
I dati - Eppure basterebbe leggere i dati diffusi dalla Polizia di Stato sull'efficacia di tali politiche. Si legge nel rapporto: "Nel 2012 sono stati 7.944 (7.012 uomini e 932 donne) i migranti trattenuti in tutti i centri di identificazione ed espulsione (CIE) operativi in Italia. Di questi solo la metà (4.015) sono stati effettivamente rimpatriati con un tasso di efficacia (rimpatriati su trattenuti) del 50,54%". 

Kyenge: "Posto pubblico agli immigrati" e gli italiani restano disoccupati


di Ignazio Stagno
Il Ministro dell'integrazione Cecile Kyenge vuole incentivare l'occupazione. Degli immigrati però. Sul suo sito personale, www.cecilekyenge.it, durante la campagna elettorale nelle fila del Pd prometteva posti di lavoro ai migranti nella pubblica amministrazione. La Kyenge che si è già distinta per voler introdurre lo ius soli e abolire il reato di clandestinità ora a quanto pare avrebbe in testa di dare un posto pubblico agli immigrati. Sul suo sito nemmeno tanto tempo fa scriveva: "Serve una legge organica sul diritto di asilo. Questa è una delle proposte che intendo portare avanti che sarà la garanzia di accesso per i migranti ai posti nella pubblica amministrazione, su esempio di ciò che furono in le americane “affermative action”, politiche già applicate in Gran Bretagna. L’Emilia Romagna già applica in parte queste possibilità, ma anche molte grandi aziende estere hanno compreso che i migranti possono essere un volano per l’economia nonché referenti privilegiati per dialogare e creare partnership commerciali con i paesi di origine anche nel settore privato".

Precedenza agli immigrati - La Kyenge pretendeva pure che la misura fosse adottata nei primi cento giorni dell'eventuale governo Bersani. Le cose poi sono andate diversamente. Bersani a palazzo Chigi non è entrato. ha sbattuto sul muro a Cinque Stelle. Lei invece, accettando le larghe intese, si è presa il "posto" da ministro e ora punta a cambiare radicalmente le politiche sociali del Paese. Le affermative action a cui si riferisce il ministro sono delle misure di tutela per le minoranze. Quote di impiego bloccate per chi appartiene ad una minoranza. In un momento di crisi come quello che l'Italia sta attraversando in questo momento, e con una disoccupazione galoppante pensare a dare un posto fisso agli immigrati lasciando indietro gli italiani potrebbe scatebnare una bufera senza precedenti. Il lavoro pubblico o privato che sia non si ottiene perchè si ha un determinato colore della pelle. Il merito è l'unico giudice delle capacità di chi vuole lavorare. Con buona pace della Kyenge.

Non va ai funerali  - Intanto oggi si celebrano a Milano i funerali delle vittime delle picconate del ghanese Kabobo. Centinaia di milanesi hanno voluto portare un saluto, l'ultimo, a chi è rimasto sotto i colpi del clandestino. Ma c'è un'assenza che fa rumore ed è quella del ministro Kyenge. Lei non ha partecipato alle esequie. La sua presenza poteva essere un segnale per ricucire la polemica dopo le sue parole che hanno cercato di sconfessare una "relazione tra immigrati e reati". I numeri dicono il contrario e la Kyenge a quanto pare non lo sa. In chiesa durante il funerale erano presenti  il sindaco Giuliano Pisapia con gli assessori Pierfrancesco Majorino e Lucia De Cesaris, l'assessore regionale alla Sanità Mario Mantovani, il presidente della Provincia Guido Podestà e il capo della Polizia Locale Tullio Mastrangelo. La Kyenge no. Eppure il suo ministero riguarda l'integrazione. Partecipare ai funerali sarebbe stato un gesto opportuno. 

La Russia dice no alle adozioni gay: "Francesi e inglesi non avranno i nostri bambini"

Parigi e Londra con i recenti provvedimenti legislativi per le adozioni delle coppie gay hanno sollevato davvero molte polemiche, soprattutto in Russia. È proprio da Mosca che è arrivata a chiare lettere la prima minaccia: l’accordo bilaterale sulle adozioni con la Francia potrebbe essere rivisto. Dito puntato anche contro la Gran Bretagna, dopo il Marriage Bill passato alla Camera dei comuni inglesi.
Il parlamento britannico e quello francese hanno legalizzato i matrimoni omosessuali, questo diminuisce le possibilità di adozione dei bambini russi da parte dei cittadini di questi Paesi.

Comunicato Forza Nuova.

N: " PD abbassi i toni, nostra azione atto di protesta non violenta"

In merito alle accuse che ci vengono rivolte dal Partito Democratico rispondiamo che l' azione dimostrativa effettuata questa notte da Forza Nuova di fronte ad alcune sedi del partito é un' azione che palesemente nulla ha di violento ed intimidatorio. Al contrario dal nostro punto di vista la violenza, é riscontrabile, piuttosto, negli ultimi episodi di cronaca e nei delitti ad opera di immigrati irregolari presenti nel nostro paese. Così come intimidatoria nei confronti di tutti gli italiani ci sembra la volontà del PD di volere a tutti i costi introdurre una legge che permetterebbe a milioni di stranieri di acquisire la cittadinanza italiana, di fronte al fallimento che un provvedimento di questo tipo sta già dimostrando se teniamo conto della attuale escalation di violenza e insicurezza sociale dovuta ai crimini commessi proprio dagli immigrati. Pertanto provvederemo a querelare chi in queste ore stà alzando i toni su una vicenda che nient' altro rappresenta se non una protesta legittima e pacifica contro la linea politica intrapresa dal Governo e del PD in materia di immigrazione.

sabato 18 maggio 2013

POLITICIZZAZIONE DELLE SCUOLE.


CAMERATI!!! 


VOGLIAMO RICHIAMARE LA VOSTRA ATTENZIONE SU QUESTA LETTERA SCRITTA DA UN NOSTRO MEMBRO E SU UN SITO MOLTO CONOSCIUTO...PER ORA OSCURATO...IL NOSTRO CAMERATA CI HA CHIESTO DI PUBBLICARE QUESTE RIGHE PER DENUNCIARE LA POLITICIZZAZIONE DELLE SCUOLE, PROFESSORI CHE CON LA LORO IGNORANZA STANNO DISTRUGGENDO LE GENERAZIONI FUTURE NASCONDENDO LE VERITA' STORICHE!!!

POSSIAMO COMPRENDERLO DA PARTE DI POLITICI FAZIOSI...MA NON POSSIAMO TOLLERARLO DALL'ISTITUZIONE SCOLASTICA!!! BASTA FAR CANTARE "BELLA CIAO" AI BAMBINI DELLE ELMENTARI!!!!

LEGGETE LA LETTERA:

"Ciao Camerati,

Ho deciso di scrivere questo Thread, perché mi sono stufato di sentire i miei professori tutti di sinistra, che vogliono inculcarti le loro idee...
Un prof. mentre faceva lezione, aveva definito Hitler, una mezza sega, diceva che Mussolini non ha fatto le leggi razziali per fare un favore a Hitler, e una prof, di estrema sinistra, ha definito Berlusconi, un nuovo Duce.
Poi un giorno litigando, mi ha detto che è democratico contestare le manifestazioni di Destra Tricolore.

Io mi sono stufato di sentire questi argomenti, e anche che quando si fa storia, ti fanno il lavaggio del cervello con stronzate, però non dicono che i partigiani hanno fatto anche cose sbagliate.

Voi cosa ne pensate?"

Luca

Casapound, ferito un militante.

Roma: aggredito candidato sindaco Casapound, ferito un militante.

Roma 17 mag. (Adnkronos) - Aggredito il candidato sindaco di Roma di CasaPound Italia Simone Di Stefano. A quanto riferisce il movimento, Di Stefano aveva appena terminato un incontro elettorale al quartiere Statuario, in VII Municipio, e si trovava in auto su via Taurianova diretto verso il centro, quando, all'altezza di un incrocio, la vettura, ferma al semaforo, ''e' stata assaltata da alcune persone con caschi e manici di piccone, che sono riuscite anche a colpire al volto il militante di Cpi alla guida, che e' dovuto ricorrere alle cure dei sanitari''.

venerdì 17 maggio 2013

Giustizia, se sei rom e uccidi hai diritto alle attenuanti.

Ammazzò un vigile a Milano, i giudici: è cresciuto in ambienti difficili. Pena scontata, e ora faranno lo stesso col picconatore.
di Mario Giordano
Sei uno sbandato? Attenuante generica. Vivi in una famiglia di ladri? Attenuante generica. Rubi? Attenuante generica. L’unica scuola che conosci è quella del crimine? Attenuante generica. Il tribunale di Milano ci ha finalmente chiarito la sua visione del mondo: il delinquentello che vive ai margini della società va capito e aiutato, il cittadino  normale che ogni mattina timbra il cartellino e lavora tutto il giorno, senza rubare, per dire, nemmeno un portafogli, al contrario va trattato con massima severità.  Vi pare strano? Invece è proprio così, parola di giudice: una vita vissuta negli illeciti è un’attenuante generica. Una vita vissuta nel rispetto delle legge,  di conseguenza, diventa un’aggravante specifica. Ma come? Vi presentate al giorno d’oggi senza aver mai borseggiato una vecchietta? Senza nemmeno un po’ di spaccio? Senza aver massacrato di botte qualcuno? Come vi permettete? Sembra un paradosso, invece è una sentenza: ricordate il vigile di Milano ucciso nel gennaio 2012? Stava facendo normali controlli alla Bovisa quando venne travolto da un Suv che lo trascinò per 200 metri, avanti e indietro con gli pneumatici da neve sul cadavere, senza nessuna pietà. Alla guida c’era un rom, Remi Nikolic, allora diciassettenne, che fuggì a tutto gas, facendo  perdere le sue tracce: lo trovarono in Ungheria tre giorni dopo. Mai dato segno di rimorso, mai dato segno di pentimento. Anzi: i giudici sottolineano  che è  sempre stato «freddo, reticente e mendace». Però poverino è cresciuto in un campo rom, «in un contesto familiare caratterizzato dalla commissione di illeciti» e dalla «totale assenza di scolarizzazione». Dunque, poche storie: merita le attenuanti generiche. Ergastolo (come meriterebbe)? Macché. 26 anni (come aveva chiesto il pm)? Neppure. E allora? 15 anni. Proprio così: 15 anni. Ridurre un vigile a una polpetta passandogli e ripassandogli sopra con l’auto merita una condanna che, considerati i permessi premio, la buona condotta, varie ed eventuali, fra qualche anno lo porterà a girare di nuovo liberamente per la città. Magari alla guida di un Suv.

FEDERAZIONE MOVIMENTI ANTIEURO.

Non c'è nessuna possibilità di riformare dall'interno il sistema antidemocratico e vessatorio che regge l'Unione Europea,sistema che inevitabilmente ci condurrà alla bancarotta.
Questa é l'Europa delle banche e non dei popoli.
Siamo contro l'Europa che ci sta distruggendo come popolo e nazione,contro il mondialismo massonico e finanziario,contro la prezzolata opera di disinformazione dei media,contro i servi politici del potere usuraio,contro il Sistema ed il falso Antisistema,contro questa democrazia fasulla.
Ogni nostra iniziativa,intento e opera di divulgazione mira al recupero della sovranità politica,economica e monetaria che ci son state confiscate a favore della finanza internazionale.

FUORI DALL'EURO. MEGLIO ANCHE PER L'ITALIA.....

L'euro non è una moneta è un sistema politico oloigarchico per meglio depredare i popoli. Claudio Marconi
La Polonia ha deciso di non entrare nell’euro. Troppi rischi, e il popolo non capirebbe. Il vero rischio è di diventare presto come la Grecia, la Slovenia e Cipro, in reale default. Meglio vivi fuori che morti dentro. In tutta Europa, ad ogni elezione, salgono in modo esponenziale i partiti anti-Euro o anti-Europa. Per due motivi identici. Il primo è che l’euro è diventato una trappola a vantaggio, momentaneo, solo di un paese, la Germania. La Francia aveva creduto di spartire l’impero con i tedeschi, ma si stanno ricredendo, man mano si va avanti. Nel frattempo però si sono mangiati tutto l’agroalimentare del nostro paese (Buitoni, Mulino Bianco, Parmalat, Cirio, Algida, le Maison di moda, tutte le acque minerali, ecc.), l’Alitalia e alcune banche (prima la Banca Nazionale del Lavoro per quattro soldi, alcune banche venete, che avevano già racimolato una serie di Casse di Risparmio del centro-sud dell’Italia, e tra poco, essendo in pole position, il MPS). E un po’ di Spagna. Con un ministro delle finanze che ha precisato che l’esecutivo non ha nessuna intenzione di privatizzare le società in cui lo Stato ha una quota di maggioranza. 

Il secondo motivo è che un’ Europa al limite della dittatura tecnocratica di persone non elette né designate almeno dal Parlamento Europeo, eletto invece a suffragio universale, diventa democraticamente debole. Sono tecnocrati e banchieri che hanno imprigionato il sogno di una Europa Unita come comunità alla ricerca di armonizzazione, soprattutto nei suoi valori storici come le conquiste sociali, e finalmente contro la storica guerra intestina. 

Questi emeriti imbecilli (e i politici che li hanno seguiti) hanno trasferito “la guerra” sul piano economico e bloccato la storia per almeno mezzo secolo. Cancellandoci, tra l’altro, dallo scacchiere economico mondiale a tutto vantaggio degli Stati Uniti. 

Anzi facendo ideologicamente un punto d’onore ad abolire il sociale il prima possibile, riportando l’Europa a una situazione economica depressiva pre-seconda guerra mondiale, con una disoccupazione disastrosa e con pulsioni nazionalistiche pericolose perché coniugate alla miseria e alle sue prospettive peggiori. 

Oskar Lafontaine, tra i padri fondatori dell’euro, cambia radicalmente la sua posizione e ne chiede la dissoluzione per evitare un disastro economico e sociale. Esprime tutte le sue perplessità nei confronti di quella che definisce “catastrofica moneta”. Lafontaine ammonisce che “la situazione economica sta peggiorando di mese in mese, la disoccupazione, in Europa, ha raggiunto un livello che mette in discussione sempre più le strutture democratiche”. Eppure la Linke perde consensi. 

In più, alle prossime elezioni tedesche sta crescendo in modo esponenziale un nuovo partito, Alternative für Deutschland , che molto probabilmente supererà anche lui il 25%. Non è anti Europa, ma federalista e propone, oltre l’uscita dall’euro, la salvaguardia e la dignità democratica dei popoli che la compongono; che le banche paghino i loro errori e i debiti non con i nostri soldi; il ritorno al marco o a un paniere ragionato. Ribadiscono profondamente il valore sociale della convivenza e del welfare. Vuole spazzare via la tecnocrazia europea imperante e gestita dai vari club al limite della massoneria, come Bilderberg. Ribadiscono il valore assoluto della democrazia dei e nei partiti e quello del referendum popolare. Ribadiscono che i partiti non sono le istituzioni. 

Il Fronte Nazionale francese della Le Pen, in forte ascesa (dato ormai a più del 20%), ha chiesto a Hollande un referendum, da organizzare in gennaio 2014, per una “uscita della Francia dall’Unione Europea”, e di ripristinare la Costituzione francese, cioè quella di prima del Trattato di Lisbona. Trattato disapprovato in Francia con referendum, ma comunque oggi con la loro Costituzione sgretolata da Bruxelles come da noi. Il grimaldello è stato il fiscal compact. Storicamente, sulla democrazia i francesi sono quelli che scherzano di meno. Ma che questa debba essere cavalcata da fascisti xenofobi diventa paradossale ! Purtroppo, in Europa una sinistra anti-capitalista è ormai inesistente. 

Stessa situazione in Gran Bretagna dove il partito anti-europeista di Nigel Farace ha appena ottenuto il 23% (era al 3% cinque anni fa) alle amministrative a livello nazionali, spingendo la destra dei conservatori di Cameron al governo a chiedere anche loro un referendum sull’uscita, non dall’euro perché non sono mai voluti entrare, ma dall’Unione. 

Non parliamo dell’Italia dove alle ultime elezioni politiche, un movimento, che aveva almeno il decoro di voler ridiscutere sull’euro e sulle condizioni di appartenenza all’Unione, ha ottenuto il 26% a furor di popolo. 

In Grecia l’esempio è Syriza con più del 20% e sicuramente in crescendo. 

In Slovenia sta avvenendo la stessa cosa. Era l’area più ricca della ex Jugoslavia. È stato il primo Paese dell’Est Europa ad adottare l’euro nel 2007. Sono passati solo sei anni e sono già pronti a cadere nella trappola degli usurai di Bruxelles e Berlino. Non solo, ma la Commissione chiede l’introduzione del fiscal compact in Costituzione e l’abolizione dell’istituto referendario (non si sa mai!). Certo che la gente non ci sta e chiede nuove elezioni. Oggi sul noto concetto dell’urgenza governano insieme centrosinistra e conservatori sulle stesse proposte. Ma le proposte del cartello della troika sono sempre le stesse, riguardano l’eliminazione a termine del sociale. 

La domanda è perché tutti i paesi in difficoltà, casualmente, conoscono il medesimo ciclo? Adozione valuta unica – Collasso bilancia dei Pagamenti e dell’economia produttiva – Arrivo massiccio di capitali esteri, essenzialmente tedeschi o francesi (all’inizio), che finanziano e consentono le Bolle Immobiliari ed Azionarie – Collasso – Richiesta dell’Eurogruppo di misure suicide di Austerity fatte pagare al malcapitato e mai alle banche, tantomeno tedesche – Progressiva fuga dei capitali – Il paese di turno in profonda recessione e con crescita record della disoccupazione e della povertà. Aumento indefinito del debito. Iper-arricchimento del 7% della popolazione. E’ una trappola o un sistema imperiale? 

Semplice, l’euro sottintende un’impostazione ideologica, pari nel disastro a quella sovietica, per la quale gli Stati non devono occuparsi di politica economica e tutto ciò che è richiesto per far funzionare il sistema è uno strumento oligarchico e tecnico e una banca centrale, indipendente dalla politica e quindi dalla democrazia, che si occupi teoricamente di controllare l’inflazione a tutti i costi, anche da macelleria sociale. Il disastro di oggi è semplicemente il risultato di questa ideologia. Molti sono ancora convinti di no e che non ci sia alternativa. Però sembra che i popoli si stiano svegliando da soli, con motivi un po’ diversi, ma in una unica direzione, con ripristino della democrazia partecipata e senza la “sinistra” storica e radicale. 

Scritto da: Hraska - Fonte: cambiailmondo.org

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Blitz di Forza Nuova davanti le sedi del PD: NO IUS SOLI.

Roma 17/05/2013 L' On Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova, comunica che questa notte, decine di militanti del Movimento in più di dieci capoluoghi di regione, da nord a sud, hanno messo in atto un vero e proprio blitz anti immigrazione e anti ius soli davanti alle sedi provinciali del Partito Democratico dove sono stati lasciati un piccone e una bandiera tricolore insanguinati e decine di volantini. Questa iniziativa segue di qualche giorno l'inizio della campagna web del Movimento dal titolo “ L'immigrazione uccide, la classe politica è complice ”. I recenti fatti di cronaca, i continui stupri e uccisioni di cittadini italiani per mano di extracomunitari clandestini, il totale silenzio delle istituzioni sempre più vigliacche e sempre più complici e l'evidente razzismo nei confronti dei nostri compatrioti, sono solo alcuni dei motivi che hanno spinto i militanti forzanovisti a compiere l'azione in oggetto. Forza Nuova chiede le ...immediate dimissioni del ministro Kienge tanto loquace nell'enunciare il suo programma “ disgruggi Italia” con l'introduzione dello ius soli, quanto taciturna dal non dire neanche un parola di pietà per i morti ammazzati ne una condanna per gli autori di questi delitti. Forza Nuova ribadisce la sua radicale contrarietà a qualsiasi tipo di società multietnica dove lo straniero ha solo doveri e non diritti e dove il cittadino italiano è considerato solo uno strumento da spremere con tasse usuraie. Il blitz di questa notte non è un punto di arrivo ma rappresenta l'inizio di una campagna di forte sensibilizzazione per l'opinione pubblica. Dopo che per anni, la classe politica ha raccontato agli italiani che gli immigrati erano necessari per l'economia, che erano necessari perché gli italiani non volevano fare più determinati lavori, che erano necessari perché rappresentavano il progresso, Forza Nuova grida ad alta voce senza paura che l' immigrazione non è una ricchezza, che l' immigrazione genera povertà tra gli italiani, che l'immigrazione uccide.