giovedì 8 maggio 2014

A Brescia si discute persino di un necrologio per Mussolini

L’amministrazione locale pare non abbia di meglio da fare che puntare il dito contro la pietas cristiana


Non avere rispetto per i morti significa odio cieco, è l’ennesima dimostrazione di inciviltà

“Il necrologio del Giornale di Brescia di lunedì 28 aprile 2014, che ricorda l’anniversario della morte di Benito Mussolini, non può passare inosservato e soprattutto sottaciuto da chi crede nei valori intramontabili della Democrazia, nati dalla Resistenza”.
Non è uno scherzo, nonostante sembri davvero tale. È un passaggio di una lettera inviata al Giornale di Brescia dall’amministrazione locale. Che continua: “Anche se tale pubblicazione pare essere una prassi annualmente consolidata, non possiamo esimerci dall’esprimere il nostro profondo dissenso”. Avete letto bene: “profondo dissenso” rispetto ad un necrologio. È veramente assurdo oggi, nel terzo millennio, leggere roba di questo genere. Naturalmente l’anpi si è levata in difesa della posizione dell’amministrazione bresciana esprimendo tutto il suo sdegno bla bla bla. Secondo gli amministratori della città “medaglia d’argento al valore militare nella lotta di liberazione”, addirittura “il dittatore che perpetrò atrocità e guerre non può essere elencato nella pagina dei necrologi del quotidiano storico di Brescia”.
Sarebbe interessante sapere cosa si intende per “atrocità”: potrebbe riferirsi, questo termine, all’ “atrocità” di aver promulgato leggi sociali? O all’ “atrocità” di aver bonificato le paludi? O forse all’ “atrocità” di aver tutelato la maternità e l’infanzia? Potrebbe anche trattarsi dell’ “atrocità” di aver battuto l’analfabetismo e la malaria. O dell’ “atrocità” di aver mandato i bimbi d’Italia in colonia a spese dello Stato. Certo, tutte “atrocità” che non si possono perdonare… Come quella dell’assicurazione per l’invalidità e la vecchiaia, o come l’assistenza ospedaliera per i poveri. Ma forse l’ “atrocità” di cui parlano a Brescia si riferisce alla tutela del lavoratore, a quella dei figli illegittimi e abbandonati o esposti. O forse potrebbe trattarsi dell’ “atroce” battaglia contro la tubercolosi, o ancora dell’Opera Nazionale Orfani di Guerra, o dell’ “orrore” di aver voluto un’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali.
Molto probabilmente, ancora, puntano il dito contro la realizzazione dell’ Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, o si riferiranno forse alla Carta del Lavoro? O agli infortuni sul lavoro? Certo, di fronte a tutte queste “atrocità” è difficile stabilire esattamente a cosa sia dovuto tanto livore, a meno che non si riferiscano all’istituzione dell’INAM, allo IACP, alla riforma Gentile, alla costruzione di scuole, università, città… può darsi che il bersaglio da colpire sia l’aver voluto debellare la schiavitù in Etiopia, o forse sono così adirati per l’ “atrocità” di aver dato vita a Cinecittà? Certo, se ne potrebbero citare a centinaia, di “atrocità” di questo tipo… forse è per questo che scrivono ancora: “Tutto ciò va a discapito della pietà per i morti, a tutto vantaggio del livore e dell’ostentata provocazione dei committenti”. Parlano di “livore”: in nessun modo si può dimostrare “livore” più di quando non si dimostra rispetto per i morti. Nel frattempo nessuno si lamenta del fatto che in quasi tutte le città italiane ci siano vie e piazze dedicate ai partigiani, spesso distintisi per azioni sanguinose lungo tutto lo Stivale. È l’Italia che va.
 
Art di Emma Moriconi.
 

Berlinguer sì, Almirante no: Alemanno peggio di Marino

La giunta di centrosinistra intitolerà lo slargo in prossimità di via delle Botteghe Oscure al simbolo del Pci

Il leader de La Destra, Francesco Storace, pizzica l’ex sindaco: “Loro hanno avuto il coraggio della memoria. Loro...”

C’era un tempo dove perfino la Politica, quella con la ‘p’ maiuscola, poteva vantare uomini onesti e puliti, ma soprattutto coerenti. Politici che, seppur di schieramenti diversi, avevano il massimo rispetto degli avversari. Mai nemici.
In molti riconoscono in Giorgio Almirante, leader indiscusso del Movimento sociale italiano, e in Enrico Berlinguer, simbolo del Partito comunista italiano, quell’arte che nessuno, al momento, ha saputo più rappresentare. Uomini che hanno emozionato e conquistato migliaia di persone nei loro comizi, grazie a quella oratoria che li ha sempre contraddistinti; nulla a che vedere con i comizi di Beppe Grillo, intendiamoci.
L’Italia, però, è sempre stato un Paese ricco di contraddizioni. E così, perfino uomini come Almirante e Berlinguer, spesso e volentieri, sono motivo di discussione ogni qualvolta che un amministratore locale ha intenzione di intitolare loro una strada, una piazza, uno slargo, un giardino. Poi, ci sono anche dei teppisti che, nel cuore della notte, amano danneggiare i loro monumenti. E la domanda sorge spontanea: è così difficile rispettare l’onorabilità di Almirante e Berlinguer da cui bisognerebbe prendere soltanto esempio? Perché non ricordarli in ogni città d’Italia?
L’emblema è quanto accaduto a Roma. Per anni si è discusso di intitolare una strada a Giorgio Almirante. Un’iniziativa respinta sempre al mittente dalle giunte Rutelli-Veltroni. E così, dopo quindici anni di centrosinistra e un primo tentativo fallito, al Campidoglio è arrivato uno dei simboli della destra romana, Gianni Alemanno, colpevole – a detta di molti militanti e simpatizzanti di destra – di mettere nel dimenticatoio le proprie origini: dai valori alle battaglie combattute per anni. Capace perfino di tentennare davanti alla proposta de La Destra di riconoscere ad Almirante – finalmente – un monumento.
Tra le realtà ad opporsi, fra le più agguerrite, l’Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani). E così non se ne fece più nulla. “Ci sarà ma solo quando l’idea sarà condivisa da tutti”, si giustificò l’ex sindaco di Roma.
A quasi un anno dall’insediamento della giunta guidata da Ignazio Marino, il centrosinistra ha avviato immediatamente l’iter burocratico e ieri ha annunciato nei prossimi giorni lo slargo alla fine di via delle Botteghe Oscure, in prossimità della storica sede del Pci, sarà intitolato ad Enrico Berlinguer.
“La giunta rossa di Roma intitola una piazza ad Enrico Berlinguer. Loro hanno avuto il coraggio della memoria. Loro...”, ha commentato il leader de La Destra, Francesco Storace, su Twitter.
Silenzio da Alemanno

Fonte.
http://www.ilgiornaleditalia.org 
Art di Giuseppe Sarra. 

mercoledì 7 maggio 2014

Il Giovane Mussolini 3/3


Il Giovane Mussolini 2/3


Il Giovane Mussolini 1/3


La giovinezza passata tra le campagne emiliane e i cantieri edili in svizzera. la passione per il socialismo rivoluzionario e quella per le donne. il carisma popolare e la cinica ricerca del potere. la storia di un umile maestro di scuola che arriva a dirigere l'"avanti!", di un operaio costretto a rubare il pane che diventa la pi autorevole voce della sinistra italiana. la storia di Benito Mussolini fino alle soglie della prima guerra mondiale: la vita del proletario socialista che avrebbe inventato il fascismo.

 

HITLER PER 49 VOLTE CHIESE LA PACE MA!!!

 


 

martedì 6 maggio 2014

Toto' ci spiega come funziona la politica!

VIDEO IMPERDIBILE:

Sintesi perfetta! ...e pensare che ce lo disse cinquanta e passa anni fa!!!

Intervista impossibile a Nicola Bombacci.

                                                
                                                            
NICOLA BOMBACCI
IL FASCIOCOMUNISTA


Eppure giorno verrà in cui il soviet,
permeandosi di spirito gerarchico,
e la corporazione, di risoluta anima
rivoluzionaria, si incontreranno
sopra un terreno di redenzione sociale.



Di Miro Renzaglia.
Nicola Bombacci (Civitella di Romagna, 24 ottobre 1879 – Dongo, 28 aprile 1945) muore mani in tasca e sorriso sereno, gridando: “Viva Mussolini… Viva il socialismo…”. Nel frattempo, fra la nascita e la morte per fucilazione, compie un tragitto che solo occhi fuorviati da mal fedeli interpretazioni ideologiche possono considerare incoerente. Da socialista, sposa la causa delle masse proletarie vessate dall’insorgente capitalismo industriale e dalla cancrena dei latifondisti terrieri, fino a diventare segretario del Partito socialista, nel 1918. Da socialista deluso e fuoriuscito, è tra i fondatori, con Gramsci e Bordiga, del Partito comunista d’Italia, nel 1921. Come comunista non dogmatico si alza dal suo scranno parlamentare, lui onorevole del PCd’I, per plaudire l’iniziativa, colà annunciata dal suo vecchio sodale socialista, ora capo del governo di coalizione, Benito Mussolini, circa l’intenzione italiana di riconoscere (prima a farlo nel mondo) lo stato della Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, come poi effettivamente avvenne. Guadagnandosi, il Bombacci, gli sguardi storti ed ottusi dei suoi compagni di partito. Emarginato per questa sua presa di posizione dal PCd’I, poi riammesso per intervento diretto di Lenin, indi definitivamente espulso, rimane ai margini della vita politica italiana godendo, peraltro (durante tutto il Ventennio), dell’amicizia, della protezione e della solidarietà (anche in casi di stretta problematica privata) del suo ex compagno socialista, ormai realizzato duce d’Italia e del fascismo. Nell’epilogo della Seconda guerra mondiale e del fascismo, coglie l’attimo, contingentemente infausto ma epicamente unico, della prima, e a tutt’oggi sola Repubblica che volle definirsi “sociale” (oltreché: “italiana”). Non scrive materialmente il decreto legge (D.L. 375/1944) sulla “socializzazione delle imprese” , che ad altri è dovuto (Manlio Sargenti e Angelo Tarchi, in primis), ma ne diventa indiscusso “apostolo”, scendendo in piazza, nel pieno corso degli eventi bellici, tra gli operai che ancora ne riconoscono l’adamantina fede proletaria e suscitando entusiasmo nelle decine di migliaia di lavoratori, plaudenti auditori dei suoi infiammati discorsi. A partita bellica ormai conclusa, segue il duce nell’ultimo tragitto: dalla Prefettura di Milano a Dongo e, da qui, a Piazzale Loreto dove, con altri, contempla a testa in giù il sovvertimento totale della verità. Titolo, questo: La verità, della sua ultima impresa giornalistica, traduzione italica della sovietica Pravda. Dall’al di qua, dove provvisoriamente ci troviamo, gli abbiamo chiesto quel che segue…

Onorevole Bombacci…
Mi chiami Nicola, o Nicolino se preferisce… Lasci stare l’onorevole: io sono un figlio del popolo… E il popolo, me compreso, non contempla altro onore che quello conquistato nelle trincee, nelle fabbriche o nelle piazze… E chi se lo conquista lì, non gode ad essere chiamato “onorevole”, secondo la vostra accezione corrente… E poi, non ho un bel ricordo del mio periodo parlamentare… Per cui – la prego – eviti…
Comunque voglia essere chiamato, lei resta “l’Apostolo della Socializzazione”; le viene perfino attribuita la stesura del testo di legge che istituì la socializzazione nella vicenda della Rsi…
Non ho scritto io il testo di quella legge… Ma quel progetto era quanto perseguivo da quando, inizi del ’900, cominciai da socialista a fare politica… E da socialista – come sa  – ho inteso finire di piantar grane a questo mondo…
Proprio il fatto che lei sposò, da socialista, di più: da fondatore del Partito comunista d’Italia, la causa del fascismo repubblicano, a guerra ormai compromessa, la fa ritenere persona controversa ed incoerente…
Beh, se è per questo anche Togliatti sposò il programma originario del fascismo, enunciato a piazza San Sepolcro: ricorda, no? “Il Migliore”, nel 1936, rivolse l’invito “ai fratelli in camicia nera” a rifarsi a quell’atto fondativo e a considerare il comunismo potenziale realizzatore di quel programma…
Sì… ma Togliatti si è ravveduto, mi sembra…
Sì… lui si è ravveduto dal fascismo e io dal comunismo… A conti fatti, visto che di comunismo reale, voi contemporanei, parlate ormai solo sulle pagine di storia, e neanche tanto positivamente, non so chi dei due si sia ravveduto meglio…
Se è per questo, del fascismo, sulle pagine di storia, si parla anche peggio…
Sì, ma con una, anzi: con due differenze…
E cioè?
La prima: il fascismo ha perso una guerra mondiale e, quindi, era abbastanza scontato che pagasse e ancora paghi dazio per quella sconfitta… Il comunismo, che pure vinse la stessa guerra che il fascismo ha perso, si è sconfitto da solo per implosione… La seconda…
La seconda?
Il fascismo non ha tradito la sua rivoluzione; il comunismo, invece, sì…
Quindi – mi sembra di capire – lei non si considera né controverso né incoerente…
Accetto senz’altro di essere considerato “controverso”. Del resto, chi non è contro-verso rischia di diventare per-verso e – se lei permette – nessuno può dubitare della mia onestà morale… Sull’incoerenza politica, il discorso si complica. Ma ritengo di potermi spiegare…
La prego…
Ho inseguito per tutta la vita la realizzazione di un progetto di evoluzione del lavoratore da asservito al giogo del capitale, a padrone del proprio destino… Quando vidi scivolare questa originaria e antica aspirazione dell’uomo in un riformismo che avrebbe finito per accettare e perpetuare i canoni del liberismo economico, abbracciai la rivoluzione comunista e fondai la sezione d’Italia del partito… Quando, ancora, vidi come Stalin tradiva la rivoluzione dei Soviet, dei “consigli degli operai” per intenderci, per dare ad una casta di amministratori e di burocrati, a un Soviet talmente Supremo da essere inaccessibile ai lavoratori, tutto il potere che la rivoluzione, invece, prometteva all’operaio, al lavoratore, mi disillusi e guardai oltre…

Al fascismo, com’è noto…
Al fascismo… Perché, no?
Beh, la storia pensa…
La storia non pensa: sono gli storici a pensare…

D’accordo: gli storici pensano che il fascismo non favorì affatto gli interessi dei lavoratori…
A me risulta altrimenti, anche se non sono uno storico… Gli storici scrivono, di solito, quello che il “potere al potere” vuole che scrivano… Nelle eccezioni (rare…), per quanto obiettivi possano essere, sono anche loro: gli storici, dentro la storia… Mica la contemplano da Sirio. Vuole che ricordi e le elenchi tutte le leggi che il fascismo promulgò al fine, realizzato, di costruire lo stato sociale, ancora prima di arrivare alla sua fase repubblicana?
Le conosco, grazie… Ma c’è chi pensa che, quelli, fossero atti dovuti in ogni caso e da qualsiasi “potere al potere”. I tempi erano maturi perché si realizzasse lo stato sociale. Il fascismo fece quanto era improrogabile fare…
Talmente improrogabile che, oggi, non fanno altro che smantellarlo improrogabilmente… No, lei sbaglia: nessuna contingenza avrebbe costretto il fascismo a realizzare il suo programma rivoluzionario se, questo, non fosse stato iscritto nel proprio patrimonio genetico…
Torniamo, per un attimo, alla difficile assimilazione che lei intese intravedere fra fascismo e comunismo…
Le dirò di più: fino ad un certo momento del percorso della rivoluzione comunista, ho persino sognato – come ricorderà – che le due rivoluzioni, quella fascista e quella comunista potessero unirsi… Ancora nel 1940, sentivo di poter affermare: «… eppure giorno verrà, in cui il soviet, permeandosi di spirito gerarchico, e la corporazione, di risoluta anima rivoluzionaria, s’incontreranno sopra un terreno di redenzione sociale».
Che cosa intendeva dire?
Fascismo e comunismo hanno la stessa matrice ideologica: il socialismo, appunto… Perché crede che, sul punto di essere fucilato, gridai “Viva il socialismo”?
Non lo so: me lo dica lei…
Il fascismo, all’inizio del suo percorso, divaricò la forbice dalla matrice originaria per poi, gradualmente, riavvicinare le punte del compasso. Fino a farle coincidere in una formula, in qualche modo socialista”, forse inedita nella storia, sì, ma fedele all’originaria aspirazione e, ai miei occhi, a tutt’oggi insuperata. Il comunismo, invece, uscì dallo stesso punto originario, ma poi realizzò la completa ottusità dell’angolo… Fino ad abortire in una sorta di capitalismo di stato… Cosa, questa, assai diversa da qualsiasi concezione di socialismo si voglia intendere…
A seguirla sembra quasi che sia stato il fascismo a realizzare le istanze marxiste…
No, il sistema di socializzazione del fascismo prevedeva la sussistenza della proprietà privata. Il che lo rende irriducibile alle istanze marxiste, almeno a quelle di vulgata…
Infatti, il fascismo non predicò mai l’abolizione della proprietà privata, come prevedeva invece il socialismo…
Anche qui – mi perdoni – si sbaglia: del socialismo esistono diverse concezioni e non tutte prescrivono l’abolizione della proprietà privata. Si rilegga Filippo Corridoni, per esempio… Quest’abolizione la prevedeva, compiutamente, la versione vulgata di Marx che, invece – nonostante la vulgata stessa – individuava la fase finale del percorso rivoluzionario del proletariato comunista nella: “Autonomia dei produttori”. In pratica, Marx auspicava il pieno possesso dell’impresa economica industriale, agricola, commerciale da parte dei lavoratori che la gestiscono. Cioè, ancora, nella piena autogestione delle imprese produttive… Nella socializzazione compiuta, per l’appunto… Guardi, ancora per esempio, il socialismo realizzato nell’ex Jugoslavia titina: lì, mica era una prescrizione tassativa abolire totalmente la proprietà privata… Come invece fu, e con quali esiti!, nell’Unione Sovietica…
Ma la proprietà privata non è parte consustanziale del liberismo economico?
Questo lo credono menti depositate nell’archivio a caselle concettuali con tenuta assolutamente stagna e stonfa… La proprietà dell’impresa da parte del lavoratore, nei limiti stabiliti dalla socializzazione, la proprietà della sua casa — ancora e sempre per esempio – sono fondamentali che non smentiscono una versione possibile – sottolineo: possibile – del socialismo… Anzi – a parere mio – la esaltano al di là degli espropri statali comunisti e dei monopoli privati del capitalismo… La proprietà è un istinto naturale dell’uomo… Perché abolirla? Nel Manifesto di Verona si stabilisce il diritto “alla” proprietà, in contro distinzione dal diritto “di” proprietà… Si stabilisce, cioè, un principio di diritto etico del proletario: quello di evolversi in proprietario… Il diritto “di” proprietà, cioè, viene ricondotto nell’ambito dei superiori interessi della comunità, del popolo, della nazione e non a quelli del capitalismo GIÀ proprietario…
Adesso, non mi dirà che il fascismo sostenne anche la lotta di classe…
La lotta di classe è un espediente, non un dogma… Un espediente che ha trovato nella rivoluzione industriale la sua legittimazione… Intere comunità contadine furono costrette ad inurbarsi in tuguri… E a lavorare in condizioni che dire schiave è cosa perlomeno appropriata… Quale altro espediente, a parte la lotta di classe, avrebbero potuto adottare, quelle masse, per elevarsi da una condizione di animalità, in cui erano costrette dal neonato capitalismo industriale, a un minimo di condizione umana? Un rivoluzionario operaista a tutto tondo come Mazzini, non abbastanza celebrato per i motivi che le sto per esporre, poté concepire, invece, un sistema in cui tutti, un giorno, sarebbero stati padroni della propria impresa lavorativa e sociale… Mazzini teorizzava la piena responsabilità dell’impresa, da parte delle “associazioni degli operai”. Auspicava, insomma, un sistema in cui le forze produttive si completano in una condivisione sociale e nazionale. In questa realizzazione, lo scontro di classe sarebbe diventato un non-senso logico… Cosa che perfino Marx prevedeva, come sbocco naturale del comunismo… La storia ha smentito Marx, mica Mazzini che già, nell’800, intravedeva nel socialismo marxista realizzato «una vita da castori» e non da uomini…
Non le è mai venuto in mente che la socializzazione fosse un espediente per riconquistare alla causa dell’ultimo fascismo, quello repubblicano, la massa dei lavoratori? Masse che, disilluse dal regime ventennale, si erano, nel frattempo, rivolte altrove per cercare giustizia sociale?
Le posso dire che a Genova, poche settimane prima del 25 aprile 1945, c’erano almeno trentamila persone in piazza ad ascoltare un mio comizio di propaganda per la socializzazione… E nessuno storico si è mai azzardato a considerare quella folla come costretta a venirmi a sentire… E lì, credo di essermi spiegato… Così, come nessuno storico ha mai sottolineato abbastanza che il primo atto legislativo del neo-governo di liberazione, proprio nella mattina del 25 aprile 1945, abolì il decreto che istituiva la socializzazione delle imprese nella, ormai ex, Rsi… Avevano fretta…
Sembra proprio così, ne convengo… Ma cosa disse, esattamente, in quel comizio del 12 marzo del ’45?
Glielo riassumerò, citandomi. Dissi: «Fratelli di fede e di lotta, guardiamoci in viso e parliamo pure liberamente: voi vi chiederete se io sia lo stesso agitatore socialista, comunista, amico di Lenin, di vent’anni fa. Sissignori, sono sempre lo stesso, perché io non ho rinnegato i miei ideali per i quali ho lottato e per i quali, se Dio mi concederà di vivere ancora, lotterò sempre. Ma se mi trovo nelle file di coloro che militano nella Repubblica sociale italiana è perché ho veduto che questa volta si fa sul serio e che si è veramente decisi a rivendicare i diritti degli operai».
Non le si può negare una fede cieca…
Non mi neghi la fede… Ma la cecità – la prego – me la risparmi: non ho mai visto tanto bene come in quei giorni di martirio…
Va bene, andiamo oltre…
D’accordo, andiamo oltre… Non ho fatto altro, per tutta la vita, che andare oltre: continuiamo pure…
Secondo lei, che lo frequentò assiduamente, nei seicento giorni di Salò…
Della Repubblica sociale, vorrà dire… Scusi: chiami le cose con il loro nome esatto…
D’accordo, come vuole…Nei seicento giorni della Repubblica sociale, allora, quale fu secondo lei, la molla decisiva che indusse Mussolini a concepire e realizzare il progetto di socializzazione, proprio nel momento in cui le speranze, non dico di una vittoria fascista ma, almeno, di una sua possibile sopravvivenza erano praticamente nulle?
Qualcuno – non ricordo chi – prima di una battaglia che si preannunciava disgraziata, a chi gli faceva notare che non c’era nessuna speranza di vittoria, rispose: «Sperare non è necessario per intraprendere». Ecco, fu proprio questo – io credo – lo spirito che portò Mussolini a varare – finalmente,  dico io – la legislazione socializzatrice… A portare a termine, cioè, in maniera coerente (un termine che, mi sembra, le sta particolarmente a cuore; però, attento: soltanto gli imbecilli non si smentiscono mai…); a portare a termine – dicevo – gli sviluppi logici della rivoluzione fascista… Comunque c’era, anche, un messaggio, un testamento – se vuole – da lasciare… Una via percorribile da indicare a chi sarebbe venuto dopo e avrebbe ripreso, in qualche modo, il cammino della rivoluzione che gli esiti della guerra stavano stroncando… Queste, e non altre, furono le molle che spinsero Mussolini a “intraprendere”… Quando tutto, evidentemente, era ormai perduto, fuorché – come si dice – l’onore… E si figuri che persino io, personalmente, m’illusi, per un momento, che realizzando la socializzazione le stesse sorti della guerra avrebbero potuto essere diverse… Ma Mussolini era l’unico che aveva, ancora e nonostante tutto, il senso esatto del corso che avrebbe preso la storia… Non fu certamente per caso che Lenin confidò, a me personalmente, che Mussolini era l’unico uomo italiano che avrebbe potuto realizzare, in Italia, la rivoluzione… E i fatti non hanno smentito Lenin… Tanto meno, Mussolini…
Come saprà, in chi si autoproclamò “erede del fascismo”, la via indicata da Mussolini nel suo testamento politico è rimasta, praticamente, lettera morta… Nel dopoguerra, fino ad oggi, furono altre le istanze che, dal fascismo, i neofascisti assunsero nella pratica della loro azione politica…
Quello che dice è parzialmente vero… La socializzazione non è stata, per molti anni, sventolata come bandiera di discrimine fra chi avrebbe dovuto intendersi, ed essere inteso, interprete della “Terza Via” fra comunismo e capitalismo, che sembrano irriducibili ma, nella sostanza, non lo sono: da una parte, infatti, troviamo ancora i sostenitori del libero mercato che tutto legittima in nome del laissez faire e, dall’altra, lo Stato che tutto pretende: entrambi espropriatori del destino dell’uomo…
E quindi?
E quindi il fascismo, l’ultimo fascismo soprattutto, ha saputo riportare il discorso nei giusti termini: restituire alle mani del popolo la responsabilità diretta della sua impresa, in ogni campo sociale si fosse trovata a manifestarsi… I fascisti del dopoguerra hanno, in non so quanto buona ma sicuramente in larga parte, disatteso la missione che gli fu assegnata. Senza, tuttavia, dimenticarla del tutto… Vedo, ai giorni che sono i suoi e, ahimè , non più i miei, dei sussulti che vanno nella direzione giusta… Vedo dei soprassalti di coscienza e di memoria… Le idee che valgono non muoiono… Respirano piano, ma respirano… Covano, semmai, sotto la cenere… Basterà una ventata più forte e il fuoco riprenderà ad ardere… O prima o poi, il capitalismo imploderà, per legge naturale se non altro… Così come, per deficienza interna, è crollato il comunismo… E l’uomo cercherà in altri sistemi di vita comunitaria la soddisfazione del proprio innato senso di giustizia sociale…

Nella socializzazione…

Fonte art. 
http://www.mirorenzaglia.org  



                                                                                                      

ROMPIAMO IL MECCANISMO ECONOMICO/SOCIALE , ORMAI RADICAO NEL NOSTRO PAESE, DERIVANTE DAI GIOCHI D’AZZARDO

 

Dal camerata.
Marco Affatigato.

Un meccanismo che crea dipendenza patologica in molti cittadini portandoli alla rovina economica oltre che della famiglia.
Lo sapevi che in Italia c’è una Slot Machine ogni 150 abitanti e che quasi un milione di italiani è in condizione di dipendenza (come malattia patologica) o di grave rischio?
Lo sapevi che il nostro paese è il terzo in Europa e il primo al mondo nel ...settore, e gli introiti per la criminalità organizzata ammontano a 10 miliardi di euro ogni anni ?
Lo sapevi che con la crisi, i volumi del gioco d’azzardo, invece di diminuire hanno avuto una crescita esplosiva e che questo fenomeno ha inciso sui redditi delle famiglie, provocando nuova povertà, e comportando ulteriori spese pubbliche per le cure ?
Oltre al fatto che si rende necessaria una legge che regolamenti questo preoccupante fenomeno e che questa legge possa essere presentata in Parlamento sia da un parlamentare oppure per iniziativa popolare, attraverso una raccolta firme certificate (proposta di legge popolare), sai che ogni Sindaco può intervenire a mezzo di “ordinanza sindacale” per combattere nel proprio comune questo vero e proprio flagello ?.
Se sei consigliere comunale , assessore o addirittura sindaco e segui questa mia pagina …sei disposto ad adoperarti per far emettere o emettere questa “Ordinanza sindacale” ? Allora contattami : scrivimi@marcoaffatigato.it , per me sarà cosa gradita proporti il testo da portare all’attenzione del Consiglio comunale per la sua delibera d’adozione.





lunedì 5 maggio 2014

Il corpo di Hitler La Grande Storia.



Hitler era vegetariano, igienista, ecologista. Sognava di sconfiggere il cancro, di poter guarire ogni malattia, inseguiva la chimera del corpo perfetto. Il film documento de La Grande Storia racconta un’immagine inedita e molto particolare del Terzo Reich e del suo Führer, un nazismo le cui parole d’ordine non sono guerra, persecuzione e sterminio ma salute, rispetto per l’ambiente, tutela degli animali, lotta alle malattie. La Germania degli Anni Venti è un paese all’avanguardia in campo medico, con una ricerca e una tecnologia molto evolute, dalle maglie di questo progresso, prende corpo il  disegno di Hitler di forgiare un popolo di guerrieri sani, vegetariani e senza vizi.
 
 
 

MUSSOLINI DISCORSO LECCE (B)



MUSSOLINI A LECCE, 7 SETTEMBRE,1934
MUSSOLINI SPEECH A LECCE SEPTEMBER 1934
 

domenica 4 maggio 2014

I crimini alleati nel Meridione.


Venerdì 9 Maggio 2014, ore 17.30, presso il Palazzo De Berardinis, vicolo Mons.Oreste De Laurentis, Bellante (TE), saremo presenti alla giornata culturale organizzata dall'Associazione Culturale Nuove Sintesi con un intervento dal titolo "I crimini alleati nel Meridione".
Furono innumerevoli i crimini di guerra compiuti dagli eserciti anglo-americani durante l'invasione dell'Italia iniziata nel luglio 1943. Crimini rimasti nascosti per decenni per non intaccare il leggendario... alone della trionfale marcia di liberazione che, insieme alla mitizzazione della lotta partigiana, costituisce ancora oggi il cuore della genesi dell'attuale repubblica. Assume quindi ancora più importanza riscoprire e raccontare le storie dei soldati italiani prigionieri fucilati sommariamente dagli americani in Sicilia, le migliaia di donne stuprate ed uccise durante l'invasione ed in particolare dopo la battaglia di Montecassino, i bombardamenti indiscriminati sulle città che causarono la morte di decine di migliaia di civili innocenti.
Rendere giustizia a chi è stato sacrificato sull'altare della vulgata resistenziale come mezzo per riportare alla luce la verità: non ci fu nessuna liberazione ma una guerra di conquista in cui il popolo italiano si trovò preso nel mezzo, vittima delle barbarie di eserciti stranieri assetati di terra e sangue italiano.

Invitiamo tutti a partecipare.
Il Consiglio Direttivo del Movimento Irredentista Italiano

http://movimentoirredentistaitaliano.wordpress.com/il-movimento/
 

Pietrangelo Buttafuoco - Piazzale Loreto.avi



Pietrangelo Buttafuoco narra con dolorosa sapienza la macelleria di Piazzale Loreto. I morti straziati, i ganci, l’isteria della plebaglia. L’odio. Il sangue. La vergogna. La morte della Patria.
Uno spettacolo orrendo che Ezra Pound — il più grande poeta del Novecento — così descrisse nei suoi Cantos :

Fonte         http://www.destra.it   

MANUALE DEL MILITANTE NAZIONAL POPOLARE.

 

Rutilio Sermonti.

1--Priorità
La più importante e nobile delle attività,degna del maggiore impegno,sia quella che svolgi a favore della causa. Lavoro e svaghi vengono dopo. e quell'impegno non si esaurisce nelle sedi di partito o nelle "manifestazioni", ma deve improntare di se anche la tua attività di lavoro,le tue funzioni famigliari e persino quelle ludiche e distensive.

2--Meditazione
Ogni giorno,dedica qualche minuto alla riflessione. Possibilmente davanti alla natura; sennò al buio,senza
Spettacoli di artificialità. Meglio in piedi o seduto non sdraiato. Fa i conti con te stesso; affronta i dubbi e le contraddizioni. Importante è anche lo studio,come lo scambio di idee con camerati, ma non possono sostituire la meditazione.

3—Apertura
Ricorda che il nemico più pericoloso è la tua debolezza. Sii quindi molto rigoroso e severo con te stesso;
aperto e paziente con gli altri, anche nel peggiore dei quali esiste sempre un lato positivo su cui fareleva

4—Demaggogia
Sdegna in modo assoluto la ricerca del consenso lusingando chi ti ascolta. Tu devi affermare la verità:
non ciò che procura il plauso degli sciocchi

5—Serità
Non assumere mai un impegno di militanza se non sei sicuro di potervi adempiere, ma, una volta assunto,non esistono scuse ne alibi per trascurarlo. Su ognuno di noi, quale che sia la funzione e il
Livello gerarchico, il movimento deve poter contare.

6—Concessinoni ideali
Non concedere nulla, per manifesta obbiettività, alle tesi e alle critiche della gente del sistema.
Niente di ciò che è umano e perfetto, e così anche l’operato dei nostri Padri. Ma il compito di emandarne
Gli errori spetta a chi— come noi- persegue le stesse finalità, non di chi si pone la finalità opposta o è semplicemente in malafede.
7—Concessioni di costume

Astieniti con rigore anche dalle manifestazioni esteriori del costume dei barbari, prima di tutto la lingua, ma anche l’abbigliamento, il gestire,l’alimentazione,le mode. Bando agli occhi, alla coca-cola, al “chewing gum”,alle magliette con scritte ed effigi barbariche, alle “star and stripes” sulle natiche, ai piedi sui tavoli
Eccetera. Parliamo, vestiamo, mangiamo italiano. Ci moviamo in ambiente altamente infetto. Il graffio più insignificante può dare una setticemia!

8—Contrasti
Qualsiasi contrasto tra noi va affrontato col desiderio di risolverlo. Ma quand’anche dovesse permanere, mai la minima manifestazione di esso, con articoli, comunicati o dichiarazioni dovrà esservi all’esterno, ad alimentare malevoli pettegolezzi e dare comunque l’impressione che noi siamo come gli altri.
Nei casi estremi, adite alla giustizia di partito, non quella della Repubblica.

9—Indegnità
Se un membro del movimento si comporta in modo a vostro parere indegno dello stesso, contestatolo innanzi tutto a lui, occhi negli occhi. Se non vi sentite sicuri dell’accusa. Tacete. Se riferite agli organi disciplinari, avvertitelo. Mugugni e diffamazioni dietro le spalle lasciateli ai “democratici”

10—Fondamenta
Diffida dal pronto entusiasmo e dalla momentanea esaltazione, materiali buoni al massimo per i fregi,non per farne fondamenta e pilastri. Le m nostre strutture devono essere di fede sicura e di serena consapevolezza.
 

sabato 3 maggio 2014

I leoni di Berlino .

 
Il nostro Onore si chiama Fedeltà!
 

la battaglia attorno alla cancelleria dal 25 Aprile al 2 Maggio.


Saint-Paulien è lo pseudonimo di M.I. Sicard, che, giovanissimo, fu il braccio destro di Jacques Doriot, presidente del Parti Populair Francais, considerato dal 1936 al 1945 il partito "fascita" per eccellenza in Francia. Sicard, nel 1946, fu condannato ai lavori forzati a vita. Si consegnò volontariamente alla polizia francese nel 1957 e fu quindi amnistiato. Questo libro che, l'autore stesso, definisce una via di mezzo tra il fatto storico e il romanzo, ha costituito per diversi decenni (e continua tuttora ad esserlo) un fondamentale punto di riferimento, quasi un'icona tra le letture preferite di quanti, vedono nella lotta spesso senza speranza dei volontari stranieri delle Waffen-ss, l'ultimo atto di una vecchia Europa delle varie etnie, delle diverse nazionalità che ormai è in pieno disfacimento. L'epopea dei volontari francesi nell'ultima difesa di Berlino. Così ne scrisse Otto Skorzeny: «Posso affermare che gli ultimi combattimento svoltisi attorno alla Cancelleria del Reich sono descritti da Saint-Paulien con rigorosa esattezza. Impegno tutti i miei camerati a leggere questo libro e posso solo rimpiangere che un'opera siffatta non sia stata scritta da un tedesco». L'abnegazione e il sacrificio di un reparto di Waffen-SS francesi nella capitale del Reich ormai circondata dai sovietici, resterà nell'immaginario delle generazioni di europei che credono ancora in una visione del mondo alternativa all'attuale, esempio estremo di coerenza, fedeltà, onore. A prescindere che il libro è attualmente pubblicato dalla Ritter, lo si puo' ritenere uno dei dieci libri che non dovrebbero in assoluto mancare nella bibblioteca di chi vuole andare oltre e vedere la storia da una differente prospettiva.

La divisione Charlemagne, originata dalla Legion des Volontaires Françaises che aveva combattuto sul fronte russo, fu una delle più agguerrite unità della Waffen-SS. I legionari francesi saranno tra gli ultimissimi difensori della Berlino assediata; la loro epopea è narrata nel libro "I leoni morti" di Saint-Paulien.
 
Le SS marciano verso il nemico
cantando la canzone del Diavolo
perchè nel cuore di questi ragazzi audaci
soffia un vento formidabile (?)
A chi importa se siamo acclamati
O se il mondo intero ci maledice:
noi lo manderemo in fiamme
E ne rideremo ben volentieri.

Laddove passiamo noi, tutto trema
Ed il Diavolo ride con noi:
Ah, ahahahahah, ahaha!
Lottiamo per l'Europa, per la libertà
Il nostro Onore si chiama Fedeltà!
 
 

 

venerdì 2 maggio 2014

FINIS EUROPÆ ?





 Almeno ottocentomila africani sono pronti a sbarcare sulle coste europee, questo è l’allarme lanciato dal direttore centrale dell'immigrazione e della polizia delle frontiere, Giovanni Pinto, il quale ha denunciato lo stato ...di collasso dei nostri centri di accoglienza, non più in grado di sostenere l’onda d’urto dei nuovi arrivi. Governi di centrodestra e di centrosinistra hanno affrontato la questione come se gli sbarchi dovessero fermarsi il giorno successivo, come se il problema non fosse epocale ma contingente, dimenticando i doveri di salvaguardia delle nostre famiglie, del nostro lavoro, della nostra sicurezza.
L’incompetenza, la sciatteria, l’insipienza delle classi politiche che si sono succedute negli ultimi vent’anni sono di tale evidenza che non hanno neppure bisogno di essere dimostrate. In un’aula giudiziaria lo si chiamerebbe “fatto notorio”, poiché è sotto gli occhi di tutti visti i risultati che gl’Italiani stanno sperimentando sulla propria pelle, e l’immigrazione subita è una delle tante conseguenze della mancanza di senso dello Stato della classe politica della c.d. Seconda Repubblica.
A che santo dobbiamo appellarci? A quale politico dobbiamo affidarci? Chi ci salverà da questo disastro? Che ne sarà di noi, della nostra nazione, delle nostre tradizioni, della nostra lingua, dei nostri costumi, se l’Europa, e l’Italia con essa, non si deciderà a combattere e ad affrontare il problema in maniera ferma, abbandonando le dottrine filantropiche e suicidarie dei “diritti dell’uomo” e dei “diritti delle minoranze”, sostituendoli col sacrosanto principio del “diritto degli italiani”, e naturalmente con quello dei francesi, degli spagnoli, dei tedeschi e di tutti i popoli europei.
All’inizio del diciannovesimo secolo poco meno d'un terzo della popolazione mondiale era di etnia europea. Oggi non supera il cinque per cento degli abitanti del nostro pianeta. Che aspettiamo ad alzare le barricate per difendere il diritto alla nostra sopravvivenza di fronte ad un’evidente offensiva che mira a sostituire progressivamente le popolazioni del nostro continente con popolazioni non europee?

1 Maggio, Susegana (TV): commemorazione dei caduti della R.S.I.



Segnalazione di Loris Zamperoni.

SUSEGANA (TV) 01 maggio 2014
Commemorazione caduti RSI, scuola allievi ufficiali Brandolini Rota di Oderzo trucidati a guerra finita dai Partigiani-Badogliani cosiddetti “liberatori della Patria” e creatori della democrazia farlocca…

Celebrazione della Santa Messa Tradizionale da parte di don Floriano, deposizione corona ai caduti e commemorazione.
 

giovedì 1 maggio 2014

LE 100 OPERE DEL DUCE

LE 100 OPERE DEL DUCE E’ stato fatto più in vent’anni di Fascismo che in sessant’anni di “democrazia”. Eccone un elenco schematico:

alcune norme in materia inerenti i lavoratori, ancora oggi sono in vigore.i compagnuzzi alla circe&slegati sono, se hanno un minimo di coerenza, pregati di rifiutarle.


Opere sociali e sanitarie 1. Assicurazione invalidità e vecchiaia, R.D. 30 dicembre 1923, n. 3184 2. Assicurazione contro la disoccupazione, R.D. 30 dicembre 1926 n. 3158 3. Assistenza ospedaliera ai poveri R.D. 30 dicembre 1923 n. 2841 4. Tutela del lavoratore di donne e fanciulli R.D 26 aprile 1923 n. 653 5. Opera nazionale maternità ed infanzia (O.N.M.I.) R.D. 10 dicembre 1925 n. 2277 6. Assistenza illegittimi e abbandonati o esposti, R.D. 8 maggio 1925, n. 798 7. Assistenza obbligatoria contro la TBC, R.D. 27 ottobre 1927 n. 2055 8. Esenzione tributaria per le famiglie numerose R.D. 14 maggio 1928 n. 1312 9. Assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali, R.D. 13 maggio 1928 n. 928 10. Opera nazionale orfani di guerra, R.D.26 luglio 1929 n.1397 11. Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (I.N.P.S.), R.D. 4 ottobre 1935 n. 1827 12. Settimana lavorativa di 40 ore, R.D. 29 maggio 1937 n.1768 13. Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (I.N.A.I.L.), R.D. 23 marzo 1933, n. 264

 14. Istituzione del sindacalismo integrale con l’unione delle rappresentanze sindacali dei datori di lavoro (Confindustria e Confagricoltura); 1923 15. Ente Comunale di Assistenza (E.C.A.), R.D. 3 giugno 1937, n. 817 16. Assegni familiari, R.D. 17 giugno 1937, n. 1048 17. I.N.A.M. (Istituto per l’Assistenza di malattia ai lavoratori), R.D. 11 gennaio 1943, n.138 18. Istituto Autonomo Case Popolari 19. Istituto Nazionale Case Impiegati Statali 20. Riforma della scuole “Gentile” del maggio 1923 (l’ultima era del 1859) 21. Opera Nazionale Dopolavoro (nel 1935 disponeva di 771 cinema, 1227 teatri, 2066 filodrammatiche, 2130 orchestre, 3787 bande, 1032 associazioni professionali e culturali, 6427 biblioteche, 994 scuole corali, 11159 sezioni sportive, 4427 di sport agonistico.). I comunisti la chiamarono casa del popolo 22. Guerra alla Mafia e alla Massoneria (vedi “Prefetto di ferro” Cesare Mori) 23. Carta del lavoro GIUSEPPE BOTTAI del 21 aprile 1927 24. Lotta contro l’analfabetismo: eravamo tra i primi in Europa, ma dal 1923 al 1936 siamo passati dai 3.981.000 a 5.187.000 alunni – studenti medi da 326.604 a 674.546 – universitari da 43.235 a 71.512 25.

 Fondò il doposcuola per il completamento degli alunni 26. Istituì l’educazione fisica obbligatoria nelle scuole 27. Abolizione della schiavitù in Etiopia 28. Lotta contro la malaria 29. Colonie marine, montane e solari 30. Refezione scolastica 31. Obbligo scolastico fino ai 14 anni 32. Scuole professionali 33. Magistratura del Lavoro 34. Carta della Scuola Opere architettoniche e infrastrutture 35.

 Bonifiche paludi Pontine, Emilia, Sardegna, Bassa Padana, Coltano, Maremma Toscana, Sele ed appoderamento del latifondo siciliano. Con la fondazione delle città di Littoria, Sabaudia, Aprilia, Pomezia, Guidonia, Carbonia, Fertilia, Segezia, Alberese, Mussolinia (oggi Alborea), Tirrenia, Tor Viscosa, Arsia e Pozzo Littorio e di 64 borghi rurali, 1933 – 1939 36. Parchi nazionali del Gran Paradiso, dello Stelvio, dell’Abruzzo e del Circeo 37. Centrali Idroelettriche ed elettrificazione delle linee Ferroviarie 38. Roma: Viale della Conciliazione 39. Progetto della Metropolitana di Roma 40. Tutela paesaggistica ed idrologica 41. Impianti di illuminazione elettrica nelle città 42. Prosciugamento del Lago di Nemi (1931) per riportare alla luce navi romane 43. Creazione degli osservatori di Trieste, Genova, Merate, Brera, Campo Imperatore 51 44. Palazzo della Previdenza Sociale in ogni capoluogo di Provincia 45. Fondazione di 16 nuove Province 46. Creazione dello Stadio dei Marmi (di fronte allo stadio si trova ancora un enorme obelisco con scritto “Mussolini Dux”) 47. Creazione quartiere dell’EUR 48. Ideazione dello stile architettonico “Impero”, ancora visibile nei palazzi pubblici delle città più grandi 49. Creazione del Centro sperimentale di Guidonia (ex Montecelio), dotata del più importante laboratorio di galleria del vento di allora (distrutto nel 1944 dalle truppe tedesche che abbandonavano Roma) 50. Costruzione di numerose dighe 51. Fondò l’istituto delle ricerche, profondo stimatore di Marconi che mise a capo dello stesso istituto grazie alla sua grandiosa invenzione della radio e dei primi esperimenti del radar, non finiti a causa della sua morte 52. Costruzione di molte università tra cui la Città università di ROMA 53. Inaugurazione della Stazione Centrale di Milano nel 1931 e della Stazione di Santa Maria Novella di Firenze 54. Costruzione del palazzo della Farnesina di Roma, sede del Ministero degli Affari Esteri 55. Opere eseguite in Etiopia: 60.000 operai nazionali e 160.000 indigeni srotolarono sul territorio più di 5.000 km di strade asfaltate e 1.400 km di piste camionabili. Avevano trasformato non solo Addis Abeba, ma anche oscuri villaggi in grandi centri abitati (Dessiè, Harar, Gondar, Dire, Daua). Alberghi, scuole, fognature, luce elettrica, ristoranti, collegamenti con altri centri dell’impero, telegrafo, telefono, porti, stazioni radio, aeroporti, financo cinematografi e teatri. Crearono nuovi mercati, numerose scuole per indigeni, e per gli indigeni crearono: tubercolosari, ospizi di ricovero per vecchi e inabili al lavoro, ospedali per la maternità e l’infanzia, lebbrosari. Quello di Selaclacà: oltre 700 posti letto e un grandioso istituto per studi e ricerche contro la lebbra. Crearono imprese di colonizzazione sotto forme di cooperative finanziate dallo stato, mulini, fabbriche di birra, manifatture di tabacchi, cementifici, oleifici, coltivando più di 75.000 ettari di terra. 56. Sviluppo aeronautico, navale, cantieristico

 Opere politiche e diplomatiche 57. Patti Lateranensi, 11/02/1929 58. Tribunale del popolo 59. Tribunale speciale 60. Emanò il codice penale (1930), il codice di procedura penale (1933, sostituito nel 1989), il codice di procedura civile (1940), il codice della navigazione (1940), il codice civile (1942) e numerose altre disposizioni vigenti ancora oggi (il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, il Codice della Strada, le disposizioni relative a: polizia urbana, rurale, annonaria, edilizia, sanitaria, veterinaria, mortuaria, tributaria, demaniale e metrica)

61. Conferenza di Losanna 62. Conferenza di Locarno 63. Conferenza di Stresa 64. Patto a quattro 65.

 Patto anti-Comintern Opere espansionistiche 66. Riconquista della Libia 67. Conquista dell’Etiopia 68. Guerra di Spagna Opere economiche e finanziarie 69.

 Istituto di Ricostruzione Industriale (I.R.I.), 1932 70. Istituto Mobiliare Italiano (I.M.I.), 1933 71. Casse Rurali ed Artigiane, R.D. 26 agosto 1937, n. 1706 72. Riforma bancaria: tra il 1936 e il 1938 la Banca d’Italia passò completamente in mano pubblica e il suo Governatore assunse il ruolo di Ispettore sull’esercizio del credito e la difesa del risparmio 73. Socializzazione delle imprese. Legge della R.S.I., 1944 74. Parità aurea della lira 75. Battaglia del grano 76. 1929: crisi finanziaria mondiale. Il mondo del capitalismo è nel caos: il Duce risponde con 37 miliardi di lavori pubblici e in 10 anni vengono costruite 11.000 nuove aule in 277 comuni, 6.000 case popolari che ospitano 215.000 persone, 3131 52 fabbricati economici popolari, 1.700 alloggi, 94 edifici pubblici, ricostruzione dei paesi terremotati, 6.400 case riparate, acquedotti, ospedali, 10 milioni di abitanti in 2493 comuni hanno avuto l’acqua assicurata, 4.500 km di sistemazione idrauliche e arginature, canale Navicelli; nel 1922 i bacini montani artificiali erano 54, nel 1932 erano arrivati a 184, aumentati 6 milioni e 663 mila k.w. e 17.000 km di linee elettriche; nel 1932 c’erano 2.048 km di ferrovie elettriche per un risparmio di 600.000 tonnellate di carbone; costruiti 6.000 km di strade statali, provinciali e comunali, 436 km di autostrade. Le prime autostrade in Italia furono la Milano-Laghi e la Serravalle-Genova (al casello di Serravalle Scrivia si trova una scultura commemorativa con scritto ancora “Anno di inizio lavori 1930, ultimato lavori 1933”) 77. Salvò dalla bancarotta l’Ansaldo, il Banco di Roma e l’Ilva (1923-24) 78. Attacco al latifondo siciliano 79. Accordi commerciali con tutti gli Stati compreso l’Urss 80. Pareggio di bilancio già dal 1924

 Opere sportive e culturali 81. Costruzione dell’Autodromo di Monza, 10/09/1923 82. Fondazione di CINECITTA’ 83. Creazione dell’ente italiano audizione radiofoniche (EIAR), anno 1927 84. Primi esperimenti della televisione che risalgono all’anno 1929 per volere del Duce; nel dicembre del ’38 l’ufficio stampa dell’EIAR comunicò che nei primi mesi del ’39 sarebbero iniziati servizi regolari di televisione. Il 4 giugno 1939 alla Mostra del Leonardo ci furono alcune trasmissione sperimentali, sul Radiocorriere apparvero i programmi e persino le pubblicità di alcuni paleolitici apparecchi televisivi. Purtroppo il progetto venne abbandonato a causa dell’entrata in guerra 85. Istituzione della Mostra del Cinema di Venezia, prima manifestazione del genere al mondo, nata nel 1932 per opera del direttore dell’Istituto Luce, De Feo, e dell’ex ministro delle Finanze Giovanni Volpi di Misurata 86. Creazione dell’albo dei giornalisti, anno 1928 87. Fondazione dell’istituto LUCE, anno 1925 88. Nel 1933 appoggiò la prima trasvolata atlantica compiuta da Italo Balbo (tra l’altro, fu in quella occasione che venne inaugurata la “posta aerea”) 89. Accademia d’Italia (Marconi, Pirandello, Mascagni, ecc.) 90. Littoriali della cultura e dell’arte

Opere di utilità varie 91. Registro per armi da fuoco 92. Istituzione della guardia forestale 93. Istituzione dell’archivio statale, anno 1923 94. Fondazione della FAO 95. Fondazione dei consorzi agrari 96. Annessione della Guardia di Finanza nelle forze armate 97. Istituzione di treni popolari per la domenica con il 70% di sconto, anno 1932 98. Istituì il Corpo dei Vigili del Fuoco. 99. Ammodernò il Pubblico Catasto urbano e dei terreni 100. Mappò tutto il territorio nazionale compilando le mappe altimetriche usate ancora oggi, e che non sono mai state aggiornate da allora.

 Mai più è stato eguagliato il progresso ottenuto da Mussolini durante il ventennio.

Adesso, cari compagni, fatevi pure il vostro bel bilancio tenendo conto dei pro e dei contro e ditemi se è davvero così negativo come dite voi. Inoltre, mi fareste per favore un elenco di cosa ha fatto la sinistra in più di 70 anni di democrazia?

1° MAGGIO : FESTA DEI LAVORATORI …AL CANTO DI “BELLA CIAO”

Dal camerata Marco Affatigato.
 
 
 
In Francia i sindacati dei lavoratori hanno scelto il 1° maggio per manifestare contro la politica della "disoccupazione" del governo socialista …anche in Italia i sindacati scendono in piazza ed invitano i lavoratori a farlo …si! ma per far cantare, ballare, fumare gli spinelli e festeggiare la schiavitù e la disoccupazione. Mi chiedo che paese sia questo !? Perché i lavoratori dovrebbero festeggiare ? Cosa ? Il la...voro ? e poi al canto di “Bella Ciao” che , per gli stolti, dovrebbe significare la “liberazione” ! La “liberazione” da cosa ? dal lavoro degno per la schiavitù ? Ma allora cosa c’è da festeggiare ? Oggi alle finestre dovrebbero essere esposti lenzuoli bianchi in segno di lutto e di protesta ; oggi le poche Chiese aperte rimaste sul suolo italiota dovrebbero suonare a morto, in segno di lutto ; oggi , la gioia dovrebbe essere bandita per dar posto al dolore per i suicidi che quotidianamente ci sono. Allora , ancora, io vi chiedo ma che avete da festeggiare oggi? La festa del lavoro e dei lavoratori? Ma di quale lavoro si parla in un paese dove il tasso di disoccupati (sia giovani che non più giovani) è altissimo; dove padri di famiglia perdono il lavoro tutti i giorni causa la chiusura delle imprese perché strozzate dalle tasse; dove i lavoratori perdono la loro dignità “svendendo” la propria mano d’opera e calpestando il suo “compagno” pur di avere o mantenere lui il posto di lavoro; dove ci sono i suicidi quotidiani quando gli operai non muoiono per i rischi che corrono pur di mantenere il posto di lavoro; dove padri di famiglia in pensione (e non) pregano il miracolo o si prostrano al potente (anche versandogli la mazzetta) per avere un posto di lavoro per il proprio figlio e le madri (e le figlie) si concedono fisicamente pur di averlo o mantenerlo. Devo continuare ? Ma allora cosa, se è così, cosa festeggiate ?
Non sarebbe forse meglio che coloro che si riuniscono ad ascoltare il “concerto gratuito” (ma con i musicanti pagati) dei sindacati si dirigessero verso Montecitorio ? al grido di “lavoro , lavoro, lavoro “ anziché “Bella Ciao” ?


 

1° maggio 1925, viene istituita l'Opera Nazionale Dopolavoro (OND).

1° maggio 1925, viene istituita l'Opera Nazionale Dopolavoro (OND).
Due anni prima, nel 1923 Mussolini sostituì la festività del primo maggio con il Natale di ...
Roma del 21 aprile.



Opera nazionale dopolavoro - OND, 1925 - 1945
L'Opera nazionale dopolavoro fu istituita con regio decreto legge del 1 maggio 1925, con il compito di organizzare il tempo libero dei lavoratori. Per definizione statutaria l’istituzione doveva curare "l'elevazione morale e fisica del popolo, attraverso lo sport, l'escursionismo, il turismo, l'educazione artistica, la cultura popolare, l'assistenza sociale, igienica, sanitaria, ed il perfezionamento professionale".
Lo scopo primo dell'OND era inizialmente limitato alla formazione di comitati provinciali a sostegno delle attività ricreative, ma tra il 1927 e il 1939 da ente per l'assistenza sociale diventò "movimento" nazionale che vigilava sull'organizzazione del tempo libero.
Le attività dei vari circoli erano indirizzate alla realizzazione di un programma uniforme:
- Istruzione: cultura fascista e formazione professionale;
- Educazione fisica: sport e turismo;
- Educazione artistica: filodrammatica, musica, cinema, radio e folklore.
Questo programma era rivolto soprattutto agli ambienti urbani ed industriali; a partire dal 1929 si sviluppò un dopolavoro agricolo, le cui finalità convergevano nel proposito di "non distrarre dalla terra" i contadini. Alla fine degli anni Venti venne inoltre messo a punto un programma ricreativo femminile, che implicava un accurato addestramento per "l'elevazione morale" delle donne nella società fascista, e corsi di pronto soccorso, igiene ed economia domestica.
Nel 1935 la nazionalizzazione del dopolavoro era perfettamente compiuta, tale da permettere, attraverso i canali dell'OND, una rapida mobilitazione per la guerra in Etiopia.
Dal giugno di quell'anno Mussolini istituì il "sabato fascista", che interrompeva la giornata lavorativa affinché il pomeriggio del sabato venisse dedicato all'istruzione di carattere pre e post militare.
Nel primo periodo, che va dal 1919 al 1924, il movimento dopolavoristico venne indirizzato e incrementato da un ufficio costituito nella capitale, con l'appoggio del PNF, allo scopo d'incoraggiare la costituzione di enti o sodalizi coordinatori di iniziative dopolavoristiche. L'OND pubblicava la rivista quindicinale “Il Dopolavoro”.
Con decreto legge del 22 settembre 1945, n. 604 l'Opera venne trasformata in Ente nazionale assistenza lavoratori (ENAL), ente che fu a sua volta soppresso con la legge 23 dicembre 1978, n. 833, istitutivo delle Unità Sanitarie Locali.

Nella sezione File XIX DISCUSSIONE - TRATTATI DI PACE a cura di Paolo Diana