sabato 4 gennaio 2014

Commemorazione Acca Larentia per non dimenticare.


07/01/1978. Acca Larentia.
Roma 07 gennaio 1978 ore 18,20 quartiere Tuscolano, non una serata come tante e non un volantinaggio come tanti . Ad essere uccisi furono Franco Bigonzetti 19 anni, Francesco Ciavatta 18 anni e Stefano Recchioni 20 anni. Fu agguato, fu strage, fu pluriomicidio colpa “dell’odio comunista e dei servi dello Stato”, come cita la targa firmata ed apposta lo scorso anno dai “Camerati”. Quella sera Franco e Francesco con altri 3 militanti del Fronte della Gioventù stavano uscendo dalla sede del Movimento Sociale Italiano di Acca Larentia per un volantinaggio, quando vengono raggiunti da una raffica di colpi di mitraglietta partiti da 5 o 6 persone; Franco muore sul colpo, gli altri tre riescono a rientrare nella sede, mentre Francesco che cerca di fuggire viene raggiunto subito sotto la scalinata adiacente la sede, freddato alle spalle muore in ambulanza. Mentre gli autori della strage si dileguano senza lasciar traccia, la notizia fa immediatamente il giro della città, e numerosi nuclei accorrono sul luogo in una manifestazione spontanea, dove però scoppiano disordini in seguito ad un mozzicone di sigarette lasciato cadere da un reporter sulla pozza di sangue di uno dei militanti freddati; la tensione si fa alta e durante i tafferugli il Capitano dei Carabinieri Edoardo Sivori spara ad altezza uomo colpendo alla fronte il manifestante Stefano Recchioni, militante della sezione di Colle Oppio e chitarrista del gruppo di musica alternativa “Janus”; Stefano agonizzante muore due giorni dopo in ospedale Dopo due giorni arriva anche la rivendicazione da parte dei “Nuclei Armati di Contropotere Territoriale” così: “Un nucleo armato, dopo un’accurata opera di controinformazione e controllo alla fogna di Acca Larentia, ha colpito i topi neri nell’esatto momento in cui questi stavano uscendo per compiere l’ennesima azione squadrista”. Non si trovano gli esecutori del pluriomicidio fino al 1988 quando la mitraglietta usata per la strage viene ricollegata ad altri omicidi delle Brigate Rosse; furono accusati degli ex militanti di Lotta Continua ed assolti in primo grado per insufficienza di prove, mentre per il Capitano Sivori si escluse “ogni possibile riferibilità all’azione, pur adombrata dai giornali” ed oggi è il Generale Sivori, Generale dell’Arma dei Carabinieri, nonché novello politicante. Passato un anno viene vietata la prima commemorazione, in seguito al raid dei NAR nell’emittente radiofonica Radio Città Futura, dove un conduttore fa ironia sulla morte di Francesco Ciavatta. Niente e nessuno quell’anno avrebbe impedito la commemorazione, e tutti i nuclei manifestarono per le strade di Roma. È il 10 gennaio 1979 e tutto si ripete, siamo sempre a Roma e il quartiere è il rosso di Centocelle, dopo la manifestazione senza problemi i militanti Alberto e Massimo si allontanano più lentamente dalla piazza, mentre camminano una 128 bianca si ferma dietro loro, scendono due agenti di Polizia in borghese che li seguono, uno dei due si inginocchia, impugna bene la pistola, prende la mira e spara; il cecchino è Alessio Speranza, il bersaglio che cade a terra e morirà è Alberto Giaquinto, mentre il militante che camminava con Alberto e testimonia al processo venendo a sua volta incriminato è Massimo Morsello. La prima versione della questura è che Alberto avesse una P38, mai rinvenuta e mai posseduta, e che fu legittima difesa; solo nel 1988 la Corte di Cassazione sentenzia che l’agente Speranza è colpevole ma lo condanna a soli sei mesi per “eccesso colposo di legittima difesa”. Sono passati 35 anni e nonostante tutti i “Fascisti carogne”, “uccidere un Fascista non è reato”, “più foibe meno Fasci”, “10,100,1000 Acca Larentia”, e tutti gli altri non citati o che verranno, come ogni anno Noi ricorderemo i nostri Fratelli uccisi. Chi dimentica è complice, chi rinnega non è da meno. Chi vuol fare solo la passerella se ne stia a casa. Niente e nessuno ci impedirà mai di onorare la memoria dei nostri Fratelli uccisi e siamo orgogliosi di farlo oggi come domani e sempre.
 
Fonte dal sito di FN.
http://www.forzanuova.org/attualita/acca-larentia-non-dimenticare

                                                                         
 

Costituito a Rieti il Comitato Pro 70 Anniversario della R.S.I



Una serie di eventi coinvolgeranno la provincia reatina tra il Gennaio e il Giugno 2014.

Il 4 Dicembre 2014, la Herald Editore, nell’ambito del progetto nazionale “Per non dimenticare”, per la tutela della memoria storica, ha istituito il “Comitato Pro 70° Anniversario della RSI in Provincia di Rieti”. Nato sotto l’alto patrocinio morale dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana, l’ente apolitico e apartitico si pone l’obiettivo di realizzare, nel periodo che va da Gennaio a Giugno prossimi, un “percorso della memoria” sul territorio alla riscoperta della storia della RSI attraverso il sacrificio dei suoi caduti. Presidente onorario è stato designato Umberto Bisaccioni, Paracadutista del Reggimento “Folgore” della Repubblica Sociale, già distintosi nei combattimenti di Castel di Decima e Malpasso contro i Britannici. La data del 4 Dicembre non è stata scelta a caso. Proprio il 4 Dicembre 1943 il Capo della Provincia di Rieti Ermanno Di Marsciano tenne il suo primo “Rapporto” ai Segretari dei Fasci Repubblicani di Combattimento reatini con cui rilanciò l’attività del fascismo su tutto il territorio. Le manifestazioni che coinvolgeranno il territorio reatino vedranno il loro culmine nel Giugno 2014, con la presentazione di un volume sulla storia della Repubblica Sociale Italiana in provincia di Rieti, edito dalla Herald Editore e scritto dal ricercatore della Fondazione della RSI Dott. Pietro Cappellari, nominato per l’occasione Responsabile culturale del neocostituito Comitato. «Sono onorato di ricevere questo importante incarico – ha dichiarato Cappellari – che costituisce il suggello di 10 anni di ricerche su tutto il territorio reatino. L’idea era maturata già questa Estate, quando con alcuni studiosi avevano constatato la mancanza, in queste zone, di una memoria storica reale che non fosse quella distorta e di comodo elaborata dall’antifascismo di professione per meri fini politici. Nel corso di più di 10 anni di ricerche nella provincia di Rieti, ho potuto far luce su numerosi aspetti della Repubblica Sociale Italiana e dissipare quella fitta muraglia di omertà che impediva una corretta analisi dei fatti storici come realmente avvenuti. I martirii di Iolanda Dobrilla e Assunta Vannozzi, uccise dai partigiani seppur innocenti; la scoperta della “fossa di Leonessa” (Agosto 2004); la prima corretta ricostruzione della strage partigiana di Poggio Bustone; il mistero della “scomparsa” del Comandante ribelle Mario Lupo; sono stati solo alcuni dei tasselli di una storia dimenticata che abbiamo posto all’attenzione del pubblico reatino. Siamo stati i primi, nel Marzo 2007, dopo 63 anni, a rompere il muro di silenzio che aleggiava su Poggio Bustone con una cerimonia pubblica, alla luce del sole, in ricordo dei caduti della RSI. Siamo stati i primi a portare un fiore e a far benedire da un Frate il luogo di quella che è una delle prime stragi partigiane in Italia. Il Comitato appena costituito vuole continuare su questa strada, riscoprendo con un “cammino della memoria” un passato ricco di eventi, troppo spesso confinati nelle squallide contese politiche, falsati dall’odio antifascista. Superando tutto ciò, porteremo la cultura e la memoria in primo piano, con un percorso guidato dalla ricerca storica, con lo spirito che ci è proprio, ossia l’analisi dei documenti e la passione all’Indiana Jones nel cuore. Per scelta dei promotori, il Comitato non chiederà contributi pubblici, ma si autofinanzierà, dimostrando così che è possibile rendere un servizio alle comunità locali senza “spartirsi i soldi”, come troppo spesso avviene in questa Italia dei “miracoli”. Del resto, la mia esperienza sul territorio mi induce a pensare che questo tipo di ricerca trova ancor oggi la destra e la sinistra unite in un’ostilità di fondo, ingiustificata se si pensa che sono trascorsi ormai settant’anni e che i “signori” che gestiscono la cosa pubblica dovrebbero pensare a risolvere i problemi della gente anziché fomentarsi in diatribe storiche. Purtroppo, sia la destra che la sinistra che sono state al potere si sono trovate unite nel finanziare progetti antifascisti, non permettendo ai liberi ricercatori di proporre nuove interpretazioni dei fatti legati alla RSI senza condizionamenti politici, senza l’obbligata professione di allineamento al politicamente corretto. Non abbiamo carriere politiche da difendere. Ci sentiamo uomini liberi e da tali ci comporteremo. Ringrazio fin d’ora i giornalisti, i ricercatori, gli studiosi e gli appassionati di storia che hanno aderito al Comitato, certi che il lavoro che andremo a svolgere nei prossimi mesi costituirà un tassello fondamentale per comprendere la storia della provincia di Rieti. Chiunque potrà partecipare alle nostre iniziative sia personalmente, sia inviando un proprio contributo. Per questo attiveremo nei prossimi giorni una mail specifica per gestire gli eventi: heraldcomitati@libero.it Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. . E’ già in linea una Pagina (www.facebook.com/comitatorsirieti) dove saranno presentate tutte le nostre attività. Dopo 70 anni, finalmente, si finirà con la strumentalizzazione politica dei fatti del passato, con la speculazione sui morti della guerra, e si inizierà a fare storia. Liberamente».

venerdì 3 gennaio 2014

“Forconi”, Provenzale (FN): “Il vero ruolo di Forza Nuova è stare dalla parte degli italiani”



“Due i dati che emergono dalle dichiarazioni che presunti leader della protesta del 9 dicembre, detta anche dei “Forconi”, rilasciano ai media in queste ore – sostiene in una nota Giuseppe Provenzale, dirigente nazionale del Movimento – il primo è che loro per primi non sono leader degni di questo nome, perché la lotta non è guidata, se non dal popolo italiano; il secondo è che Forza Nuova, sorta di “convitato di pietra” in ognuna delle suddette dichiarazioni, non ha bisogno di alcuna legittimazione se non di quella di chi lotta nei presidi di tutta Italia, dove le donne e gli uomini del nostro Movimento, sono, senza bandiere di partito, parte di un popolo, unito attorno al Tricolore, che ha ben capito che destra e sinistra, estreme o meno, sono, specie in questa fase, solo categorie funzionali ad un sistema di potere che teme la rabbia popolare”.
“Forza Nuova, dal Nord alla Sicilia – ha concluso Provenzale – c’è stata, come nel gennaio di due anni fa, c’è e ci sarà sempre, perché porta avanti le medesime istanze della protesta; schierata com’è, fin dalla sua fondazione, dalla parte della sovranità monetaria, del rifiuto dei trattati europei, della lotta all’usura, bancaria e di Stato, e del ritorno all’agricoltura per la sovranità alimentare; non essendo né con, né tanto meno dietro, nessuno dei presunti Masaniello di turno; ma esclusivamente al fianco della voglia di riscatto del popolo italiano. E’ giusto che tutti se ne facciano una ragione, senza ipocrisie e falsità“.
Fonte.
http://www.atuttadestra.net 


     

NBU – ‘unity’ New British Union - Greater London Division.

Vi è una certa confusione su cosa NBU intende per 'unità' e lavorando con altri gruppi patriottici. Permette di essere chiari, unità sotto 
il fascismo significa un popolo, un movimento, un leader. Tuttavia questo si basa su 
linee militari, l'esercito ha molti reggimenti differenti, battaglioni e Corpo tutti 
insieme a lavorare con un unico obiettivo. Ognuno di questi ha una propria struttura di comando con 
'leader' ad ogni livello. Ogni Reggimento mantiene la sua identità individuale, ognuno ha 
la propria storia gloriosa, ciascuno in grado di agire in modo indipendente, se necessario, ma quando la guerra 
arriva sorge lungo fianco a fianco come quello di sconfiggere il nemico comune. Il nazionalismo 
ha a tutti gli effetti stato annullato dallo stabilimento in 
forma di UKIP con il risultato che le urne è stato puntellato e la 
posizione di élite politico detenuta. Un voto per l'UKIP è un voto per la 
costituzione, il liberalismo marxista e lo status quo. 
partiti politici sono il problema, non la soluzione, dobbiamo concentrare tutti gli 
sforzi sulla costruzione del movimento, educare il pubblico in generale e la lotta contro 
i media giace in questo momento è di primaria importanza. Per diventare un movimento di massa che dobbiamo 
fare appello alla massa del popolo britannico e per farlo dobbiamo impiegare ogni braccio 
del movimento, ogni patriottico 'reggimento' farà la sua parte nel risvegliare il nostro 
popolo, il tempo per le elezioni verrà più tardi quando abbiamo stabilito 
. Divisioni Camicie nere in ogni villaggio, paese e città in tutta la Gran Bretagna 
NBU ha fin dalla sua costituzione membri di tutti i partiti ei gruppi accolto, abbiamo 
già proscritto nessuno, a differenza di tutti gli altri partiti. Inoltre, a differenza di tutti gli altri partiti 
di appartenenza NBU è gratuita. Il nostro unico interesse è nella costruzione di un movimento di 
popolo per il popolo, molti gruppi uniti in una causa e tutti uniti sotto 
il fascismo! 
Gary Raikes
 
Notizie dai camerati British.London Division.
 
 

Padre Giulio Tam, guida spirituale dei camerati.

Intervista.


Giulio Maria Tam ha 60 anni e tre nemici da combattere: i liberali, gli atei e gli islamici. Per farlo usa tutte le armi a sua disposizione: il rosario (la sua "mitragliatrice a 50 colpi"), l'immancabile preghiera a Dio e al Duce ed una fitta rete di contatti all'interno dell'estrema destra italiana.
Valtellinese, già da giovane dirigente dell'MSI di Sondrio E’ amato Don Giulio, dalle camicie nere di tutta Italia.
Padre Giulio Tam: “Ci stiamo preparando alla guerra civile"
 "Finalmente l'invasione islamica! Vi esorto a combattere!"
       Padre Tam, sacerdote seguace di Mons. Lefebvre, alle ultime elezioni europee si è candidato con Alternativa Sociale. Celebra spesso messa a Predappio presso il cimitero di Benito Mussolini e tiene corsi di formazione ai giovani militanti di Forza Nuova.


 Padre Tam, perché parla di «invasione islamica»?— Perché di questo si tratta: alle porte della nostra società, o meglio, della nostra civiltà, sta spingendo l'invasione religiosa-islamica. Questi mussulmani sono uomini integrali e coerenti, e sono tanti: 1,3 miliardi di persone, 1/6 dell'umanità. In passato gli islamici erano stati sinonimo di massacro e di violenza... ora cosa vogliamo fare con loro? Vogliamo regalargli delle margherite?
 No. Lei cosa propone?
   — La legittima difesa, proprio come le crociate. Io mi inginocchio a ringraziare i nostri padri che sono stati disposti a morire e ad uccidere per Cristo... perché altrimenti oggi saremmo islamici. E' stato proprio un Papa, Giovanni X, colui che si è fatto dare le truppe e si è messo al loro comando per respingere gli invasori. Insomma, c'è Giovanni XXIII, ma c'è anche Giovanni X... ognuno sceglie il Papa che preferisce.
— Ma papa Giovanni Paolo II ha chiesto tante scuse per gli errori del passato...
  — Il Papa purtroppo va a Lourdes a mettersi d'accordo con i liberali. Si è incontrato con Chirac ed ha esaltato la «liberté», l'«égalité» e la «fratenité», affermando che questi sono principi cristiani. Ma ciò non è vero, perché tutti gli altri papi li hanno condannati. Il cardinale di Parigi ha dichiarato che in quell' incontro gli islamici erano il terzo giocatore. Il senso del suo discorso è questo: «Noi cattolici, con tanta fatica, eravamo riusciti a metterci d'accordo con il mondo laico... ma ora arrivano gli islamici». Ecco il terzo giocatore, religioso ed integralista, che vuole togliere il crocefisso e mettere lo chador.
  — Le fa così paura l'Islam?
   — Che venga questo terzo giocatore, che ci provochi finalmente... perché solo quando ci tirano giù il crocefisso noi sappiamo riscoprire le nostre origini. Questa è la notizia della sociologia: finalmente l'invasione islamica! Loro non sono come noi. Noi trasferiamo agli islamici la nostra carità cristiana. L'islamico bacia la mano solo perché non la può tagliare, ma preferisce tagliarla. Quando ci saranno i partiti islamici e quando prenderanno interi quartieri non faranno sconti.
       Un vescovo in Turchia da 42 anni, un cappuccino, padre Germano Bernardini (uno che conosce gli islamici oggettivi) ha sentito dire da più autorità religiose mussulmane che «noi con le vostre leggi democratiche vi invaderemo, e con le nostre vi domineremo».
       La stessa cosa diceva Mussolini quando scriveva sullo stato liberale: «qui è la stoltezza dello stato liberale, che dà la libertà a tutti, anche a coloro che se ne servono per abbatterlo».
       Gli islamici non sono democratici e qui sta la stoltezza e l'inadeguatezza delle autorità politiche e religiose.
   — Quindi W l'invasione islamica?!?!       — Certo. Per noi sarà la resurrezione perché ci obbligheranno ad essere o schiavi o militanti, ci obbligheranno ad essere quello che eravamo. Perché secondo lei il Padre Nostro ha permesso che di fronte all'Europa cristiana ci fosse un pericolo di 1,3 miliardi di persone islamiche? Perché si riscopra la religione. Questa è una grande occasione per gli uomini di Chiesa di offrire un'alternativa filosofica, teologica e mistica ad un uomo che non ce la fa più ad essere una ruota di un ingranaggio. Da cappellano, vi dico pregate, ma vi esorto a combattere perché la «battaglia è bella». Passare la vita combattendo per la verità e la giustizia è la più bella soddisfazione che si può avere nella vita.

 
 
Non si elimina un popolo solo mettondolo nelle camere a gas, ma anche inondandolo di individui provenienti dai più disparati angoli del globo. Anche così scompaiono i popoli: è un ‘genocidio con altri mezzi’.



 

Segnalo un post interessante scritto di Julius Evola.



Soldati, società, stato.

Si sa che per le democrazie moderne il “militarismo” è una specie di bestia nera e che uno degli slogans da esse usate nelle ultime due guerre è stato appunto quello della lotta contro gli “Stati militaristi”. In ciò non tutto si riduce ad un espediente di propaganda; anche se oggi vediamo che le democrazie son costrette ad armarsi fino al punto di sentirsi accusare a loro volta di “militarismo” e “imperialismo” dai comunisti, bisogna pur riconoscere che quella loro parola d’ordine tradiva un’antitesi reale, la quale prima di essere quella fra due gruppi di nazioni rivali è quella esistente fra due diverse concezioni della vita e dello Stato.

Tale antitesi riguarda il diverso apporto con cui l’elemento militare sta rispetto a quello borghese, e però anche il diverso significato e la diversa funzione che al primo vengono riconosciuti nel complesso di una società e di uno Stato. La concezione delle democrazie moderne, strettamente solidale con le idee della civiltà capitalistica del Terzo Stato, è che l’elemento primario nella società è costituito dal tipo borghese e dalla vita borghese pacifica, vita determinata dalla preoccupazione fisica del benessere, per la ricchezza, la comodità. Qui l’elemento militare è privo di significato politico ed anche quando gli si riconosce una sua etica, le democrazie non giudicano desiderabile che questa etica si applichi alla vita complessiva di una nazione. Si è persuasi che la “civiltà” non abbia nulla a che fare con quella “triste necessità” e quell’inutile “macello” che è la guerra, che al primo piano debbano stare le virtù “civiche” e “sociali” con “progresso” e “umanitarismo”, e non quelle “guerriere”; l’ideale della cultura è quello liberale, ristretto al dominio intellettualistico. Ciò che ha attinenze con disciplina, guerre e armi viene considerato come materialistico, come antitesi del pensiero, cultura e spiritualità. Più in generale, appare che le democrazie, malgrado la coscrizione universale, tollerano solo il tipo del “soldato”, non quello del “guerriero”; del soldato, quasi nel senso “dell’assoldato”, delle truppe che venivano pagate dall’una o dall’altra città perché si occupassero loro a far guerra. Infatti nelle democrazie moderne il militare dovrebbe semplicemente stare al servizio del “borghese” per continuare le mene politiche “con altri mezzi” sul piano internazionale, per difenderlo “dall’aggressore”, e nelle forme più recenti per assicurare mercati e materie prime all’industria e al capitale in cerca di investimenti. L’elemento puramente guerriero, eroico, non viene considerato come valore in sé anzi viene stigmatizzato appunto come “militarismo” . Quanto alla vita politica essa dovrebbe essere di esclusiva pertinenza dei politicanti e dei partiti [...]

Ora, a tutto ciò si oppone non tanto il “militarismo” o un governo in mano a dei “generali”, bensì la verità di coloro che riconoscono il superiore diritto di una concezione guerriera della vita, con la spiritualità e l’etica sua propria dare la forma e il tono ad un determinato tipo di civiltà di società e di Stato. Il punto fondamentale sta qui nel riconoscere che se tale concezione “guerriera” può si avere una espressione specifica in quanto ha attinenza con la guerra e con la professione delle armi, pure essa non si riduce a tanto; essa è suscettibile ad avere altre espressioni perché si tratta di avere uno “stile” generale il quale può estendersi anche in altri domini di ogni specie non escluso quello dell’economia e della stessa spiritualità. Infatti a valore di tipo “militare” si può concedere una preminenza senza che ciò equivalga per nulla ad una deprecabile casermizzazione dell’esitenza. Amore per la gerarchia e la disciplina, rapporti di comando e di obbedienza, sentimento di onore e fedeltà, un certo amore per la distanza, forme specifiche di impersonalità attiva capaci di svilupparsi fio al sacrificio anonimo, relazioni chiare e leali, insofferenza per le vuote parole e il semplice discutere. [...]

Quanto ha attinenza con l’esercito e la guerra rispetto a tutto ciò costituisce solo un dominio particolare; l’essenziale è piuttotsto un certo grado di tensione spirituale, opposto ad ogni vita “borghese”. [...]

Ogni civiltà normale ha considerato la guerra come un fenomeno naturale, dipendente dallo spirito nel quale esso viene vissuto, accettato e voluto. Non ha torto è stato detto che la guerra indica ad una nazione l’esatta misura di ciò che per essa ha significato la pace; se cioè la pace per essa è sinonimo di semplice vita vegetativa, con prospettive di benessere da bestiame bovino, con piccole morali e solo quel po’ di discipline conformistiche necessarie per un borghese addomesticamento degli istinti.[...]

Per far marciare la massa, dato il livello intellettuale generale, è necessario ubriacarla o ingannarla con fattori passionali ideologici e propagandistici. [...] Di questo non avevano bisogno gli Stati tradizionali (quelli stigmatizzati come “militaristici”) [...] in quegli Stati bastava il comando di un Capo e il richiamo ai principi di fedeltà e onore. [...] È nell’epoca della democrazia che la guerra si è degradata accompagnandosi ad una esasperazione e ad un radicalismo quasi ignoti [...] inoltre le guerre appaiono sempre più scatenate da fattori incontrollabili appunto perché tali sono gli interessi e le passioni che predominano negli stati democratizzati.

Il barone Giulio Cesare Andrea Evola, meglio conosciuto come Julius Evola .
Le sue posizioni si inquadrano, in parte, nell'ambito di una cultura e di tendenze ideologiche assimilabili o vicine a quelle del fascismo e ancor più del nazionalsocialismo, pur esprimendosi spesso in una critica in chiave tradizionalista nei confronti di alcune componenti dei due regimi.

Mussolini ne apprezza alcune impostazioni: in particolare il ritorno alla romanità e una teoria della razza in chiave spirituale. Da parte sua il filosofo nutre un'indubbia ammirazione nei confronti del "Duce".




PORTE APERTE ITALIA, TRIPLICATI GLI SBARCHI DEI CLANDESTINI DA QUANDO LETTA E KYENGE SONO AL GOVERNO

Ecco l’integrazione di Letta: nel 2013 triplicati gli sbarchi.
Nell’ultimo anno sono arrivati oltre 42mila clandestini. Il premier aveva esultato per la promessa di aiuti della Ue: ma ancora non s’è visto nulla

Boom di sbarchi nel 2013 sulle coste italiane. Al 31 dicembre, secondo i dati del ministero dell’Interno erano arrivati sui barconi 42.925 migranti, compresi i 6.322 che le navi della Marina militare hanno salvato in alto mare negli ultimi due mesi e mezzo.
Un dovere farlo, ma la missione europea che avrebbe diviso costi e disgraziati soccorsi non si è vista. I numeri sono più che triplicati rispetto agli sbarchi del 2012, che registravano appena 13.245 arrivi. Una botta economica non indifferente se consideriamo che la spesa media giornaliera di un clandestino trattenuto nei Centri di identificazione si aggira sui 45 euro.
La Libia nel caos dopo la caduta di Gheddafi, favorita dalle bombe della Nato, si conferma l’Eldorado dei trafficanti di uomini. Oltre la metà degli arrivi, ben 27.314 migranti, si sono imbarcati sulle coste libiche per raggiungere l’Italia. E l’ondata di clandestini non si ferma neppure nei primi giorni dell’anno nuovo. Mercoledì sera la nave Zeffiro, che fa parte della missione Mare nostrum, ha tratto in salvo 233 persone su una tinozza di 10 metri, senza salvagente. Provenienti da Eritrea, Nigeria, Somalia, Pakistan, Zambia e Mali sono stati trasportati ad Augusta. Ieri la Urania ha soccorso 127 migranti africani e altre due unità dello schieramento, San Marco e Sirio, si stavano dirigendo in serata verso tre nuovi barconi in alto mare. Neppure l’inverno e le condizioni meteo sembrano bloccare i trafficanti libici, che guadagnano 1.000-1.500 dollari a clandestino. Li lanciano verso Lampedusa sapendo bene che la nostro flotta di 5 navi è in mezzo al mare pronta a salvarli.
Dall’Egitto sono partiti quasi in 10mila raggiungendo l’Italia. Dalla Turchia oltre duemila e poi i numeri degli arrivi si abbassano dalla Grecia e dalla Tunisia.
In 1.480 hanno affrontato la traversata imbarcandosi dalla Siria in fiamme. Non a caso i siriani (11.300) sono in testa nella classifica degli sbarchi per nazionalità. A causa della guerra civile che dilania il loro paese hanno diritto all’asilo politico. In gran parte vogliono raggiungere altri paesi europei, ma le pratiche burocratiche, i ritardi e le complicazioni sono comunque un costo. Ad ottobre erano già 24mila i richiedenti asilo giunti in Italia. Dopo i siriani sono gli eritrei (9.834) i secondi nella classifica degli sbarchi seguiti da somali (3.263) egiziani, nigeriani ed altre nazionalità.
andiamo avanti di questo passo arriveremo al picco del 2011, di oltre 62mila arrivi, causato dallo scoppio della primavera araba. La missione navale Mare nostrum ha salvato dal 18 ottobre, quando è stata lanciata, 6.322 migranti. Un dovere soccorrerli in balia delle onde, ma che andrebbe condiviso con altri paesi europei, almeno quelli che si affacciano sul Mediterraneo come Spagna e Francia. Le promesse comunitarie strappate dal governo Letta di dividere il peso economico ed il numero di clandestini sono rimaste lettera morta. I disperati tratti in salvo nel Mediterraneo da Mare nostrum sono stati sbarcati a Catania, Augusta, Siracusa, Pozzallo, Porto Empedocle e Lampedusa. In dicembre doveva entrare in gioco la Ue con uomini, unità navali ed Eurosur, il mitico «sistema pan-europeo di sorveglianza delle frontiere». A fianco della flotta italiana è arrivata solo nave Triglav della piccola Slovenia. Ed i nostri vicini non si portano certo i migranti soccorsi a Lubiana. Il 9 novembre Mare Nostrum ha pizzicato una nave madre facendo arrestare 16 scafisti, ma un’azione incisiva nei confronti dei trafficanti di uomini al momento è una chimera.E Pantalone si sobbarca i costi della missione, che si aggirano sui 12 milioni di euro al mese. Frontex, prima che partisse l’operazione, aveva stanziato la miseria di 2 milioni di euro in più nel budget 2013 per l’emergenza Lampedusa. Nel complesso dal 2005 al 2012 l’Italia ha speso 1 miliardo e 300 milioni di euro per il contrasto all’immigrazione clandestina. I fondi arrivati dall’Europa ammontano a 280 milioni. Ogni clandestino costa una media giornaliera di 45 euro, ma considerata la permanenza nei Centri di identificazione (Cie) e altre voci collegate si arriva a 10mila euro di spesa a testa. Per di più dai Cie, che ci costano 55 milioni all’anno, sono stati espulsi solo il 46,2% dei trattenuti dal 1998. E nonostante tutti i soldi che sborsiamo per contrastare il fenomeno gli sbarchi nel 2013 sono triplicati.

Fonte articolo      http://piovegovernoladro.    




 

Di Stefano (M5S) : “Ritengo Napolitano l’origine dei mali d’Italia degli ultimi 8 anni”



La cosa inquietante del discorso di Napolitano di ieri non è tanto il concentrato di falsità che contiene, al quale siamo ormai tristemente abituati, quanto il persistere della sceneggiata del “anche se vecchio e stanco ho accettato il secondo mandato per il bene della Repubblica”.

Caro Presidente, per una volta farò finta di crederle anche io nonostante la ritenga, in vero, l’origine dei mali d’Italia degli ultimi 8 anni.

Faccio finta di credere alla sua buona fede e in virtù di questo mi innervosisco ancora di più.
Sa, Presidente, questo paese è al collasso e non ha bisogno di eroi bensì di persone libere, trasparenti, lucide di mente, super partes e che sappiano fare il proprio lavoro e, se permette, lei non rappresenta esattamente queste caratteristiche.
Mi auguro che il nuovo anno le porti consiglio e le suggerisca di farsi da parte, il popolo italiano non ha ancora ben capito quanti danni sta compiendo quindi è ancora in tempo per ritirarsi e riposare, più in la invece credo proprio che le toccherebbe scappare insieme alla casta che da quasi un decennio protegge.
Per una volta Re Giorgio ascolti un giovane, uno di quelli che avete abbandonato per strada mentre vi arricchivate, lo faccia per la sua dignità, lo faccia per tutti noi.
Manlio Di Stefano
Portavoce M5S Camera.

I CLANDESTINI PRENDONO PIU’ SOLDI DEGLI INVALIDI CIVILI (QUELLI VERI). SONO QUESTI I RISULTATI DELLA CURA KYENGE-BOLDRINI!

Morire di invalidità civile: più soldi agli immigrati che agli invalidi italiani .

Da molti mesi mi batto insieme ad alcune associazioni per una modifica al rialzo dell’assegno di invalidità civile che al momento ammonta a 286 euro al mese (esattamente 286,20). Ha diritto a ricevere tale assegno l’invalido civile che superi il 74% di invalidità al lavoro e la cifra non cambia con l’aumentare della percentuale di invalidità (cioè un invalido al 100% prende sempre 286 euro al mese così come quelli invalido al 74%).

La mia, lo devo ammettere, non è una battaglia del tutto disinteressata essendo il sottoscritto tra coloro che secondo lo Stato italiano dovrebbe vivere con 286 euro al mese pur essendo invalido al 100% (sclerosi multipla secondariamente progressiva), solo che fino ad oggi, essendo tra i pochi fortunati che hanno comunque una famiglia alle spalle e comunque non vogliono passare da “lagnosi”, mi sono sempre astenuto da una critica aperta preferendo lavorare con chi tutela (o dovrebbe farlo) questa particolare categoria. Ma nei giorni scorsi è successo qualcosa che mi ha fatto decidere che era arrivato il momento di scendere in campo apertamente e concretamente.
Brevemente, un mio conoscente malato come me di sclerosi multipla, imprenditore privato, più giovane di me, con moglie e una figlia di una decina di anni, si è ritrovato nel giro di pochi mesi su una sedia a rotelle (la sclerosi multipla in alcuni casi sa essere devastante) e quindi nella sostanziale e obbiettiva impossibilità di portare avanti la sua attività. L’altro ieri parlando con lui al telefono l’ho sentito veramente disperato, un uomo sulla soglia del suicidio, ritrovatosi immobilizzato e quindi nella impossibilità di lavorare, con le bollette da pagare, il mutuo, i materiali acquistati quando ancora stava bene invenduti e ancora da pagare, una famiglia da sostenere. Gli è crollato il mondo addosso nel giro di qualche mese. Unico introito l’assegno di invalidità civile di 286 euro. E non è che, vista la situazione, qualcuno offra alla moglie un lavoro. No, non frega niente a nessuno della sua situazione. Di persone come questa, che siano malate di sclerosi multipla, di qualcos’altro o invalidi per un incidente, ce ne sono a decine di migliaia e secondo lo Stato dovrebbero vivere, mantenere la famiglia e curarsi con appena 286 euro al mese.Lasciamo stare la sterile polemica che ci sono molti falsi invalidi (non so nemmeno perché lo fanno visto l’ammontare dell’assegno), quello di individuarli e punirli è un obbligo delle istituzioni e non è una scusante per mantenere l’assegno di invalidità così basso. Parliamo piuttosto del fatto che con 286 euro al mese non ci vive nessuno specie se malato. Figuriamoci una famiglia. Ma quando si va dalle Istituzioni e si fa notare questa cosa ci si sente ripetere il mantra che “non ci sono i soldi”. Ma come, dico io, non ci sono i soldi? Vengono spesi miliardi per garantire un assegno sociale agli immigrati (anche clandestini o richiedenti asilo) e non ci sono soldi per garantire una esistenza dignitosa agli invalidi civili? Un clandestino che arriva in Italia e che richiede l’asilo politico o lo status di rifugiato riceve dallo stato immediatamente la somma di 976,15 euro per i primi 35 giorni., ridotti poi a 557,80 euro in caso di respingimento della domanda. In seguito, secondo la Fondazione Leone Moressa, lo Stato affronta una spesa diretta di 14.600 Euro l’anno (40 Euro al giorno, cioè circa 1.200 euro al mese) per persona e altrettanti in prestazioni indirette (spese sanitarie e servizi generali dello Stato, calcolati per analogia, considerando che tali voci impegnano circa la metà del Pil nazionale): quindi allo Stato ogni rifugiato o presunto tale costa circa 29.200 Euro l’anno (la fonte è questa anche se non ho controllato le cifre attuali. Invito a correggermi se sbaglio). E siccome ogni clandestino che mette piede in Italia si dichiara perseguitato politico non è sbagliato affermare che ogni immigrato ci costi quella cifra. Il doppio (e in alcuni casi il triplo) di quanto percepisce un invalido civile. A questo va aggiunto tutta una serie di benefit di cui godono gli immigrati (scuole materne gratuite, case popolari, assistenza sanitaria, ecc. ecc.).
Si trovano soldi per tutto questo e non si trovano soldi per gli invalidi italiani? Nel verbale ufficiale dell’INPS che sancisce l’invalidità civile del 100% c’è scritto testualmente (prendo il mio) “INVALIDO con TOTALE e permanente inabilità lavorativa: 100%”. Ebbene, un invalido totale inabile al lavoro deve vivere con 286 euro al mese mentre si spendono miliardi per gli immigrati. Mi sembra francamente un enorme sopruso a cui va posto al più presto rimedio. E il primo che prova a darmi del razzista perché dico questo lo prendo a stampellate perché francamente è ora di finirla con questo mantra del razzismo. Hanno più diritti gli immigrati di noi italiani.
Da oggi quindi la battaglia sarà totale e me ne frego di essere tacciato di razzismo: prima vengono i Diritti degli italiani e poi, se ne avanza, quelli di tutti gli altri. Ne ho piene le scatole di questo buonismo falso e ipocrita che penalizza la parte debole del Paese a favore di persone che, con tutto il rispetto, da noi non avanzano niente. Di invalidità civile si muore (se non altro di fame) e non è certo una cosa da paese civile.

Parole  sante di questo nostro amico, come sotto è una vergogna un vero scandalo.




Fonte articolo Basta Casta .     http://bastacasta.altervista.org  



            Morire di invalidità civile: più soldi agli immigrati che agli invalidi italiani.

Forza Nuova pronta a ritornare nel Saronnese



SARONNO - Forza Nuova si prepara a riprendere il tour nel Saronnese, che negli ultimi mesi ha portato i militanti del partito di destra ad allestire gazebo, nei fine settimana, in tutte le località della zona.
“Proseguiremo – dice Andrea Calini, responsabile del gruppo del Saronnese e candidato sindaco a Rescaldina – a promuovere le nostre petizioni: tra l’altro, ci sono “Stop immigrazione” contro il progetto dello Ius soli; “Scienza non mercato!” per la liberalizzazione del metodo Stamina nella cura delle malattie neurodegenerative; “Basta eurocrazia, libertà e autodeterminazione!” contro le ingiuste imposizioni dell’eurocrazia e per una rimodulazione su finalità nazionali del Patto di Stabilità; “Rescue precarity” contro lo sfruttamento dei lavoratori interinali e delle cooperative, per la statalizzazione del settore di fornitura del personale”.
Obiettivo dei forzanovisti anche quello di fare conoscere il progetto “Rivoluzione adesso” attraverso il quale il movimento chiede le dimissioni del Governo Letta e la convocazione immediata di nuove elezioni con il sistema proporzionale puro, il blocco retroattivo di tutti i provvedimenti esecutivi di Equitalia, l’impignorabilità della casa, il congelamento del debito pubblico nel quadro del ritorno alla sovranità monetaria, la nazionalizzazione della Banca d’Italia, il ritorno alla lira.


 

Sul Finanziamento ai partiti la Corte dei conti conferma 20 anni di furti di denaro e democrazia.



Una truffa continuata con destrezza ai danni del popolo italiano e della Costituzione, organizzata dai partiti attraverso il Parlamento.
E’ questo in sostanza quanto accertato dal Procuratore della Corte dei Conti De Dominicis, che ha sollevato questione di costituzionalita’ delle leggi che dal 1994  hanno eluso e manipolato i risultati del referendum radicale del 1993.
Quella che sino ad oggi era un’accusa politica diventa finalmente -seppure con venti anni di ritardo- una sacrosanta accusa giuridica nei confronti della partitocrazia italiana.
Che sia emersa all’interno del procedimento nei confronti dell’ex tesoriere della Margherita, poi, mi rafforza nella convinzione che espressi all’epoca, ovvero che “Lusi e Belsito non sono mele marce ma il prodotto di un sistema criminogeno che ha falsato per decenni il gioco democratico”.
Il Procuratore De DOminicis, infatti, e’ il primo uomo delle istituzioni a mia memoria che riconosca quanto il finanziamento ai partiti sia servito ad alterare la competizione politica garantendo rendite di posizione ad alcuni partiti e danneggiando chi non ne godeva.
Acquisiremo gli atti della Corte dei conti per arricchire il dossier che nelle prossime settimane presenteremo al Comitato diritti umani dell’Onu per la violazione da parte dello Stato italiano dei diritti civili e politici cittadini, determinatasi da ultimo in occasione della raccolta firme anche sul referendum per abolire il finanziamento pubblico dei partiti che questa estate e’ stato sabotato da istituzioni e forze politiche.

FELTRI: “COMPLIMENTI AL GOVERNO MONTI CHE, PER SALVARE LA COMMESSA DI AGUSTA IN INDIA, SCARICÒ I MARÒ. E OGGI I MILITARI SONO IN BALÌA DI UN TRIBUNALE, L’AFFARE E’ SALTATO E TERZI È STATO SPUTTANATO” - - - -

“E’ stato un fallimento totale eppure nessuno ne risponderà. Finmeccanica era un’azienda florida e non lo è più, incalzata dalle Procure. I militari hanno poche speranze di cavarsela. L’Italia non incasserà un soldo perché l’affare è andato in fumo. Che intenzioni ha Enrico Letta? Al solito: nulla fare, nulla sbagliare”...


Notizia secca: l'India ha annullato il contratto da oltre 500 milioni di euro stipulato con l'Agusta per l'acquisto di elicotteri. Motivo? Finmeccanica, che controlla l'industria aeronautica, è sotto inchiesta in Italia per corruzione. Avrebbe sganciato, secondo l'accusa, delle stecche a qualche autorità col turbante allo scopo di procacciarsi l'affarone.
So che cosa pensa il lettore. Lo pensiamo anche noi: per vendere prodotti all'estero, o ungi le ruote - di nascosto - oppure non combini niente. Ma la nostra magistratura è rigorosa e non sente ragione: le tangenti non si pagano neanche se conviene. Dura lex sed lex.
Non è questo il punto. Nel nostro Paese non è importante la legge, ma è importantissimo essere capaci di aggirarla e farla franca. Finmeccanica - si dice- è stata beccata in fallo e la giustizia non ha potuto fare a meno di mettersi in moto per incastrare chi ha sgarrato. Il fatto che sgarrino tutti, e in tutto il mondo, non conta.
L'imperativo dei giudici è giudicare. Nel caso specifico va a pallino una fornitura vantaggiosa per il nostro Paese, ma cosa volete che gliene freghi alle toghe. Il loro stipendio è garantito. Bisogna arrendersi. E rassegnarsi a perdere un pacco di denaro che, in un momento di crisi quale l'attuale, ci avrebbe fatto comodo.
Qual è il problema? Ci stiamo arrivando. L'India ce l'ha a morte con noi per via dei due marò che hanno sparato ad alcuni pescatori in acque internazionali. I nostri militari sono stati arrestati. Attendono il processo da un paio d'anni, e vedremo come andrà a finire. Sicuramente male.
Qualcuno parla addirittura di pena di morte. Facciamo gli scongiuri. Rammentiamo che gli indiani - bontà loro - un annetto fa concessero ai marò di rimpatriare per le feste natalizie, a un patto: che essi rientrassero in India al termine della vacanza.
Sennonché l'allora titolare della Camilluccia, Giulio Terzi di Sant'Agata, decise che la coppia di militari dovesse rimanere qui, sulla penisola, altro che ripresentarsi davanti a chi desiderava condannarli. Sembrava fatta. Tanto è vero che il premier Mario Monti, soddisfatto della soluzione, si fece fotografare accanto ai marò per celebrare l'avvenimento.
Pochi giorni appresso, contrordine. Il governo, subite le pressioni non si sa di chi, sconfessò il ministro Terzi, facendogli fare immeritatamente la figura dell'asino e ordinò ai due povericristi in divisa di ripartire per l'India. I quali povericristi non si ribellarono e oggi sono ancora laggiù a rischiare la pelle per un delitto che non hanno commesso.Complimenti al governo bocconiano che, probabilmente, agì in quel modo dissennato per salvare la commessa degli elicotteri. Crepino i soldati, ma si salvino le palanche destinate ad Agusta. A volte il cinismo serve alla Patria, ma in questo caso non ha giovato ad alcuno. Abbiamo infatti ottenuto il risultato peggiore: i marò sono ancora in balia di un tribunale di cui non ci si può fidare, il ministro Terzi è stato sputtanato (tanto che si è dimesso) e gli elicotteri sono andati comunque a farsi benedire. Fallimento totale.
Eppure nessuno pagherà. Nessuno spiegherà. Nessuno sarà chiamato a rispondere. La politica è specializzata nelle autoassoluzioni. Finmeccanica era un'azienda florida e non lo è più, incalzata com'è dalle Procure. I militari nostri compatrioti sono appesi a un filo e hanno scarse speranze di cavarsela. L'Italia non incasserà un soldo perché l'affare è andato in fumo. E l'ex ministro degli Esteri è passato per fesso, pur essendo l'unico col cervello a posto in quell'esecutivo di professori (o bidelli?).
 
Che intenzioni hanno Enrico Letta e la sua banda dei «sifoi»? Al solito non muoveranno un dito coerentemente con la loro idea di governo: nulla fare, nulla sbagliare. Se le grane non si possono affrontare, non sono grane. Se non sono grane autentiche, si aggiustano da sole, altrimenti qualche santo provvederà. Cambiano gli aguzzini, ma le vittime sono sempre le stesse: noi.
 
Fonte articolo                            http://www.dagospia.com  
 
 

 

Gianfry, l’ “utile idiota”?

(Badoglio)


il capo dello Stato obbligò Fini a restare presidente della Camera per favorire l’arrivo di Monti a Palazzo Chigi
Secondo quanto rivelato da Fabio Granata, ex membro di Italia e Libertà, l’infausto partitino di quattro gatti fondato dal trombato alle elezioni del 2013 Gianfranco Fini, “il capo dello Stato obbligò [Fini ndr.] a restare presidente della Camera per favorire l’arrivo di Monti a Palazzo Chigi”. Ebbene sembrerebbe che le cose stiano proprio così: il capo dello Stato, eletto due volte illegalmente stando a quanto sancito dalla sentenza della Consulta, avrebbe osato influire antidemocraticamente addirittura sul destino della Nazione, come conferma nel passaggio apicale dell’intervista del Granata rilasciata a “Libero”, in cui ha specificato che: “Credo ci sia stata una regia di Napolitano che ha condizionato tutte le forze in una direzione conservatrice”. Ecco spiegato il perché Berlusconi sia più e più volte tornato sull’affermazione forte “colpo di Stato”. Immagino che molti ricordano bene quella sparata prosaica del 22 Aprile 2010, quando un infervorato Fini si alzò e con fare da bullo ebbe ad interrompere l’orazione del Presidente del Consiglio: “Che fai, mi cacci”, furono le parole profetiche. Solo che a cacciarlo non sarebbe stato Berlusconi ma qualcun altro! Ed ora, grazie alla rivelazione del Granata possiamo ben comprendere come mai una mezza calzetta potesse raccogliere tutto quel coraggio: ovvio, si sentiva in un ventre di vacca. “Ne parlerà Gianfranco [continua Granata] se crede, ma un capitolo che manca nel suo libro è quello dedicato al contribuito che la sua vicinanza a Napolitano ha dato alla distruzione politica di Gianfranco Fini [il quale, è evidente], è stato usato per far nascere il governo Monti e poi non è più servito”. E chissà se l’ “utile idiota” se la sentirà mai di vuotare il sacco su questo “contributo” per la sua opera di cui, per ora, noi italiani ed italiane, paghiamo il conto, un conto amaro come le vittime decedute per suicidio!

Fonte articolo      http://www.signoraggio.it   

 

5 STELLE E RENZI INSIEME ALLA FINANZA WEB

Roberto Fiore (FN)


Il Movimento 5 stelle ha già mostrato il suo volto politically correct, per nulla rivoluzionario,  in occasione del dibattito sull' immigrazione clandestina e soprattutto con il bacio omo in aula a dimostrare che nel momento dello scontro come Kennedy era berlinese i grillini sono tutti un po omosessuali. 
 Anche nel momento della massima virtuosità quando i deputati grillini rinunciavano a prendere parte dello stipendio,molti rimasero stupiti che i soldi andassero tutti in un fondo per l' ammortamento del debito pubblico, ossia alle banche. E pazienza se in campagna elettorale, Grillo in persona aveva più volte dichiarato che il debito pubblico gli italiani non dovevano pagarlo. E' tipico dei politici, nuovi e vecchi, promettere una cosa e fare l'esatto contrario.

Ma questa volta i grillini hanno superato se stessi. In occasione dell'istituzione di una tardiva ma comunque indiscutibile tassa sui proventi in Italia di Google, Facebook e Amazon, i grillini si inalberano ricordando, in nome di un finto  anti europeismo, che la legge Europea ha priorità su quella italiana e giustificando che i signori di google o facebook, che sono tutt'altro che una associazione caritatevole, non paghino all' Italia circa un miliardo di tasse.
Lo stesso Renzi che il vecchio comunista Sposetti definì "politico agganciato fortemente a Usa e Israele" sembra demandare tutto all' Europa.
Non importa infatti per 5 Stelle e Renzi che costoro debbano pagare per le loro attività in Italia cifre altissime, perchè costoro appartengono al mondo che non deve pagare, la vera casta al di sopra di tutti, la classe degli ultra privilegiati che guardano come diceva A. K Chesterton "alle nostre sofferenze come un uomo annoiato al volo di una mosca".
E' l' iper capitalismo americano a cui 5 Stelle e Renzi appartengono ma è anche l' ipercapitalismo che nel 2009 ha iniziato a morire ed è destinato a scomparire assieme ai giullari di turno.  
 
 

Chi è questa Cecile Kyenge?

Chi è questa Cecile Kyenge? La fautrice della deculturizzazione e conseguente islamizzazione dell’Italia. Come realizzarlo? Diminuzione della tassa di soggiorno, abrogazione del reato di clandestinità, ius soli; insomma, tutte misure che, oltre ad impoverire gli italiani, porteranno gli islamici agli onori degli altari. Tra qualche anno la nostra cultura sarà a brandelli e l’Italia diventerà una colonia dell’Islam. Al posto dell’albero di Natale in piazza San Pietro vedremo migliaia di islamici inginocchiati verso la Mecca! Non sono chiacchiere o timori vuoti; proprio qualche giorno fa, in radio, udivo dei significativi dati ISTAT sulla natalità: la popolazione in Italia (e non “italiana”) cresce solamente in virtù degli immigrati!
Fonte radio spada.
 



giovedì 2 gennaio 2014

Stefano Davidson: Discorso al Presidente illegittimo della Repubblica italiana.



DISCORSO DI FINE ANNO AL PRESIDENTE ILLEGITTIMO DELLA EX REPUBBLICA ITALIANA GIORGIO NAPOLITANO.

Signor Presidente (e già su quest’incipit ci sarebbe da discutere poiché come si può definire Presidente della Repubblica un eletto da un Parlamento illegittimo che a sua volta è stato eletto con un sistema di voto giudicato incostituzionale?) sono un cittadino italiano e in questa fine 2013, anno che, anche grazie a lei e al suo operato oramai sessantennale, può tranquillamente essere definito “anno horribilis” per il mio Paese, forse ancor più del 2012, vorrei io, membro della Nazione, parlare a lei. (Attenzione, l’aggettivo “mio” al posto di un “nostro”, relativamente al sostantivo Paese, l’ho usato di proposito poiché ho l’assoluta percezione che questa Nazione non abbia mai rappresentato la sua Patria, diversamente credo si sarebbe comportato in altra maniera durante tutta la sua vita, politica e non.).
Le parole che le rivolgo a poche ore dal suo discorso di fine anno (sempre che non decidiate, lei e la sua combriccola, di non tenerlo, evitando così una quasi certa debacle di audience che potrebbe essere addirittura più significativa di quella dell’anno scorso), vorrebbero essere una sorta di suggerimento e, nonostante io non sappia cosa dirà al Paese, certo è che potrei mettere la mano sul fuoco che di quanto io dirò, lei non farà cenno nemmeno sotto tortura, ma sono un inguaribile sognatore e mi auguro una sua “redenzione”.
Ovviamente quel che le dirò è pensiero assolutamente personale, e non mi permetto di coinvolgere chicchessia nella mia iniziativa, ma nonostante ciò, credo che molti potrebbero trovarlo consono ai sentimenti che provano nei suoi confronti, in quelli della maledetta classe politica che ci governa da anni e da lei però abbondantemente benedetta, e in quelli che hanno verso l’intero Parlamento, occupato illegittimamente da una “larga intesa” e da finti scissionisti che giocano a tenere il piede in due staffe, per provare ad essere dalla parte giusta quando sarà il momento (senza sapere che per loro la parte giusta potrà essere solo quella da cui provengono poiché nessun altra formazione presente in Parlamento con un numero di deputati degno per definirla tale accetterebbe questi giochi infantili e prevedibili atti solo a tentare di salvarsi il fondoschiena dall’immensa pedata che tra poco riceveranno dal Paese tutto).
Per prima cosa ci terrei a sapere da lei perché a quasi novant’anni, considerato il momento storico e la sua specialità nel “voltagabbana professionistico”, non fa la cosa più sensata per salvare almeno parzialmente la faccia e farsi ricordare, non tanto per l’incalcolabile numero di azioni deprecabili commesse durante la sua carriera politica, giunte all’apoteosi con gli stupri di gruppo alla Carta Costituzionale (concertati con il resto del “branco” ma progettati nei particolari solo con i più spietati dei suoi compagni di merende: Mario Monti e Mario Draghi, nonostante la stessa Costituzione sia stata in parte scritta anche da lei visto che fece parte della Costituente. Come dire? Una sorta di padre che dà la figlia in pasto ai compari dopo essersela ripassata per bene!), quanto per essere il politico (mi spiace ma Presidente non posso chiamarla più, per me non lo è, a prescindere dal dispositivo e dalle motivazioni che la Consulta darà alla propria sentenza) che ha vuotato il sacco.
Pensi che bello Napolitano, se lei avesse il coraggio di dire TUTTO, ma proprio tutto agli italiani. Perché non ci racconta la Storia esattamente come è andata, a partire magari dalle vere motivazioni per cui abbiamo accettato la “politica del rigore”, fallimentare già prima di essere messa in pratica, imposta da Berlino, o meglio della Bundesbank per salvarsi da una sicura bancarotta nel lungo periodo
Tanto lei sapeva perfettamente degli studi della Fondazione tedesca Stiftung Marktwirtschaft, presieduta dall’economista Bernd Raffelhüschen che nel 2011 sostenevano come per la Germania il quadro non fosse assolutamente allegro poiché la riforma fiscale, quella pensionistica (con generose integrazioni delle minime), l’aumento delle prestazioni sanitarie per alcune malattie tipiche della cosiddetta terza età (ad esempio l’Alzheimer), faranno esplodere nei prossimi anni il debito tedesco.
Una cifra per tutte tratta dallo studio? Secondo il professore nel 2050 lo Stato tedesco e i länder dovranno spendere 1.360 miliardi di euro solo per le pensioni. Una cifra colossale, se si pensa che l’attuale debito pubblico della Germania (quello “esplicito”) è intorno ai 1.900 miliardi. Oltretutto Raffelhüschen in quello stesso studio aveva dichiarato che l’Italia sarebbe stato il Paese con il più basso incremento di spese per pensioni, sanità e assistenza per anziani. Inoltre sottolineava come il saldo primario italiano fosse molto incoraggiante. In questo senso, si legge nello studio, “l’Italia non solo precede chiaramente la “locomotiva” Germania, ma anche tutti gli altri stati dell’Euro a 12. E dunque l’Italia può contare, a lungo termine, su uno sviluppo positivo delle finanze pubbliche”. Nonostante ciò lei e i suoi compari decideste il “golpetto” pur di insediare Monti e aiutare i vostri amici tedeschi a salvarsi il fondoschiena grazie al massacro del mio Paese, della Grecia e del resto dei P.I.G.G.S.
Vede Napolitano, se ci spiegasse senza nascondere nulla chi ha preteso che entrassimo nell’euro e i veri perché darebbe finalmente un senso alle domande che in tanti si fanno da tempo. Se ci illuminasse sul Trattato di Lisbona (con la sempre esistita “larghintesa” già all’opera: firma sul documento di Prodi e D’Alema, ratifica del tutto da parte del Governo di B.), se ci dicesse una buona volta perché il M.E.S. e il Fiscal Compact (definiti dall’esimio giurista Giuseppe Guarino “carta straccia”) sono stati ratificati senza chiedere nulla ai cittadini né, tantomeno, spiegandogli di cosa si trattasse, istruendo come al solito i vostri organi di disinformazione prezzolati attraverso il finanziamento pubblico a non farne parola (sempre che non sia per l’ovvia ragione che se dicevate qualcosa vi sarebbe scoppiata la bomba in mano!), forse gli italiani potrebbero capire e forse, addirittura difendersi.
Napolitano, pensi, potrebbe addirittura spiegare le ragioni che portarono l’Italia (e tanti altri) a non esigere dalla Germania il pagamento dei danni di guerra provocati con il secondo conflitto mondiale da loro scatenato (come del resto il primo e come quello in atto “economicamente” in questi anni) che avrebbe causato l’ennesimo default dell’economia teutonica (terzo in un solo secolo!!!), mentre ora loro pretendono che tutti (Grecia compresa) vadano in default per salvare loro
Del resto essendo lei nel nostro Paese da ben trentasei anni il punto di riferimento per il Council for Foreign Relashionship degli Stati Uniti in Italia dovrebbe saperlo perfettamente (anche se io sinceramente fatico a capire come la Nazione che da sempre si dichiara l’anticomunista per eccellenza si possa essere affidata a un ex P.C.I per così tanto tempo, tra l’altro a prescindere che le loro Presidenze o il Parlamento fossero democratici o repubblicani. Forse perché loro, come tanti di noi, sapevano perfettamente che lei comunista non lo è mai stato, o meglio, lo è stato quando le conveniva esserlo (tipo alla fine della guerra, per confondersi con i partigiani e i repubblicani e così salvarsi la pellaccia), o come lo fu infatti nel 1956, all’indomani dell’invasione dei carri armati sovietici a Budapest quando, mentre Antonio Giolitti e altri dirigenti comunisti di primo piano lasciarono il P.C.I, mentre “l’Unità” definiva «teppisti» gli operai e gli studenti insorti, lei chino ai diktat di Mosca si profondeva in elogi ai sovietici. L’Unione Sovietica, infatti, secondo la sua visione, sempre molto vicina alla parola regime (sic! n.d.a.), sparando con i carri armati sulle folle inermi e facendo fucilare i rivoltosi di Budapest, avrebbe addirittura contribuito a rafforzare la «pace nel mondo» un’affermazione degna di un cervello veramente disumanamente opportunista.
Dev’essere stata una scena surreale sentirle pronunciare frasi come: “l’intervento sovietico in Ungheria, evitando che nel cuore d’Europa si creasse un focolaio di provocazioni e permettendo all’Urss di intervenire con decisione e con forza per fermare la aggressione imperialista nel Medio Oriente abbia contribuito, oltre che ad impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, abbia contribuito in misura decisiva, non già a difendere solo gli interessi militari e strategici dell’Urss ma a salvare la pace nel mondo.”
NapolitanogufPer chi magari fosse stato suo camerata nel 1942 quando lei entrò a far parte non di “un gruppo di giovani anti­fascisti” come scritto, ovviamente travisando i fatti, sulla sua biografia pubblicata dal Quirinale sul suo sito, ma del Guf (Gruppo universitario fascista’). Infatti, da documenti ben noti a chi la Storia la segue da tanto tempo, si evince non solo che lei collaborò attivamente alla rivista dal titolo “IX Maggio” parto del Guf stesso, ma che fu anche membro della giuria del convegno nazionale di critica cinematografica dei Guf, e che, non pago, si cimentò anche “in un esperimento di regia con la compagnia del Teatro Guf. La cosa interessante (anche se il termine adatto dovrebbe essere: disgustosa) per un ora sedicente nei siti ufficiali “giovane antifascista”, è che lei decise di entrare a far parte del Guf e di conseguenza appoggiare il “regime” (parola che mi dà l’idea lei ami moltissimo) dopo che erano passati già ben venti anni di dittatura, quando già erano state decise le leggi razziali, quando il patto di alleanza con Hitler e il successivo assurdo ingresso in guerra. Quindi, iniziare a frequentare il Guf nell’autunno 1942 tutto può essere fuorché una scelta antifascista caro lei (magari qualcuno si starà ancora chiedendo come mai poco fa ho usato il termine “voltagabbana professionistico”). E, nonostante ciò, poi lei ha anche il coraggio di mettersi la kippah e di andare a elemosinare consensi alla comunità ebraica o fare discorsi di un’ipocrisia disarmante nella giornata della memoria.Riguardo quindi il suo comunismo per convenienza (lei è sempre stato solo un fervente “convenientista”) basti ricordare come la definiva il suo caro amico Henry Kissinger ovvero “il mio comunista preferito” stigmatizzando in una battuta la sua inconsistenza ideologica. Per quanto mi riguarda ho paura (anzi, ne sono certo!) che dentro di lei l’onestà intellettuale ed ideologica latiti da un bel pezzo, sempre che sia esistita almeno per un parsec. ( Urss, Kissinger, massoneria. Ecco i misteri di Napolitano  – Il Financial Times definisce Napolitano “Il maestro burattinaio” , ndr)
Per tornare ai fatti d’Ungheria vorrei solo sottolineare, per chi non avesse seguito i fatti, come nel 2006 proprio dall’Ungheria arrivarono frasi del tipo “Napolitano non venga a Budapest. Con il Pci appoggiò i russi invasori” o ancora più eclatanti come le parole di Balasz Piri: “La comunità dei veterani del 1956 sente che quest’uomo non deve partecipare alle commemorazioni del ’56 ungherese. Chissà cosa direbbero quelli che sono stati impiccati in seguito alla repressione». Lei però, indossò la sua bella facciua di bronzo e ci andò lo stesso. Come suo costume poi rivoltò la frittata e, senza un minimo di vergogna, ebbe il coraggio di recitare queste parole sulla tomba di Imre Nagy: “Ho reso questo omaggio a nome dell’Italia, di tutta l’Italia, e nel ricordo di quanti governavano l’Italia nel 1956 e assunsero una posizione risoluta, a sostegno dell’insurrezione ungherese e contro l’intervento militare sovietico”. Lei, uomo senza dignità non ebbe il coraggio di fare nemmeno una dichiarazione sulle possibili responsabilità sue e dei suoi «compagni» di partito. Non solo, dalla sua bocca non uscì nemmeno l’abbozzo una richiesta di perdono alle vittime (forse 25.000), ma un’affermazione che dimostrava la sua camaleontica capacità di cambiar bandiera non appena cambia il vento con la quale definì il comunismo come «male assoluto».
Vede Napolitano se lei ci spiegasse un po’ di cose su Moro, su Ustica, su Piazza Fontana, sull’Italicus, sull’Accademia dei Georgofili, sulla Banca Nazionale dell’Agricoltura, dicendo veramente TUTTO quello che sa, magari qualche famiglia riuscirebbe a trovare un po’ di pace. Così come se facesse un po’ il punto della situazione MPS. Se ci facesse ascoltare un inaspettata ma assolutamente integra copia delle intercettazioni delle sue telefonate con Mancino, che tanto interessano i magistrati che indagano sui rapporti Stato mafia, in tanti si tranquillizzerebbero o si preoccuperebbero (a seconda dei casi).
Napolitano, perché non ci spiega per bene il motivo per cui quando lei nel 1997 era Ministro dell’Interno e Carmine Schiavone svelò quanto succedeva e come succedeva in quella conosciuta come la “terra dei fuochi” grazie alla camorra, lei e lo Stato tutto non faceste assolutamente NULLA?
Tra l’altro lei, Napolitano è napoletano, di conseguenza campano, quindi non è intervenuto pur sapendo che ciò che stavano confessandole accadeva a pochi passi da casa sua e metteva a repentaglio la vita di suoi corregionali?
Capisce perché all’inizio ho detto che non credo che lei si senta italiano? Perché a mio avviso lei non si sente neppure campano o napoletano. Lei per sua sfortuna si sente lei e basta e il suo immenso Ego, pari forse solo a quello di Monti o di tanti dittatori visti all’opera sul pianeta, le impedisce qualunque tipo di emozione, sensazione, percezione o sentimento. Già perché se lei fosse davvero il Presidente della Repubblica italiana e fosse un “uomo”, forse tanto di quanto è accaduto, compresi i suicidi (dei quali a un certo punto avete dovuto far dar notizia visto il numero impressionante), forse si sarebbe potuto evitare.
Tornando comunque alle mie proposte per salvarle se non l’anima almeno il nome: perché per esempio non ci svela quello che le hanno detto (anche se ovviamente non sarà tutto) Christine Lagarde del FMI e tutti gli amici del suo protetto varesino Monti, da Goldman Sachs a JP Morgan e compagnia bella.
Napolitano, lei fa parte della vita politica italiana dal 1953, lei è un superstite della Prima Repubblica (e anche questa cosa avrebbe dovuto far pensare già ai tempi della sua prima elezione. Infatti da sempre mi chiedo: perché eleggere Presidente un rappresentante di ciò che era icona del male, della corruzione, del clientelismo più sfacciato etc…etc…? Difficile trovare una risposta, a meno che in fondo, come io sostengo, non fosse cambiato nulla. Semplicemente si era cominciato a usare nuovi linguaggi per continuare a fregare i cittadini italiani (notoriamente molto bravi a imbottirsi il cervello con il pensiero di altri che poi credono sia frutto delle proprie elucubrazioni), che grazie al rimbambimento televisivo, anzi mediatico in generale, attuato da B. e poi, ovviamente, anche dagli altri, ha perso completamente ogni riferimento per stabilire quel che è vero o falso. Sarebbe come se ora, deposto il Parlamento illegittimo, si andasse a nuove elezioni e il Movimento 5 Stelle uscito vincitore a mani basse (come tra l’altro Merryl Lynch prevede per le prossime eventuali elezioni), dopo le dovute dimissioni del Presidente Illegittimo (lei) accettasse che al Quirinale salissero D’Alema o, addirittura B… le pare possibile?
Vede Napolitano lei non se ne rende conto, ma in questo momento è in una condizione ottimale per fare quanto le chiedo, poiché qualunque cosa avesse voglia di dire al massimo potrebbe provocare la sua morte, che del resto si sta già comunque provocando da sola per questioni anagrafiche. E allora non è meglio liberarsi di tutta l’immondizia che la “farcisce” da decenni ed essere ricordato come “il martire” piuttosto che come “il traditore”?
Oltretutto così facendo eviterebbe la sempre più probabile richiesta di impeachement nei suoi confronti, che ovviamente è più che fondata e che, salvo un miracolo firmato “burattinai internazionali”, la porterà ad essere il primo presidente della Storia d’Italia ad essere dismesso, un bel ricordo da lasciare ai nipotini, non c’è che dire. Certo gli lascerà anche tanti, tanti soldini e case e chissà cosa… ma sarà tutto così sporco e, tra l’altro, non è detto che se lei e i suoi scagnozzi doveste continuare così non riusciate a far diventare davvero gli italiani dei rivoluzionari (incredibile dictu) e, a quel punto, chissà dove finirebbero case, soldini, nipotini e chissà cosa.
Vede Napolitano, se lei confessasse, se mettesse il popolo in condizione di sapere, molto probabilmente non solo verrebbe parzialmente riabilitato, ma avrebbe sessanta milioni di alleati contro chi a quel punto le vorrebbe male, mica roba da poco.
Questa è solo una minima parte di quanto avrei da dire, ma per il momento mi fermo qui, mi pare che basti.
Solitamente a questo punto bisognerebbe che le facessi gli auguri di rito, il classico “Buona Fine e Buon inizio” ma il Buon Inizio visto quanto ha fatto da quando è in vita non mi sento proprio di augurarglielo, però un sincero augurio di Buona Fine non glielo nego di certo.

Fonte       http://www.imolaoggi.it