giovedì 2 gennaio 2014

Chiusi due gruppi Facebook contro Napolitano e denunciate 9 persone.

ROMA -  La polizia postale ha concluso le indagini in pochissimo tempo portando all’arresto 9 giovani tra i 21 e i 35 anni.

Il reato è quello di vilipendio verso il presidente della Repubblica e l’accusa è quella di aver creato dei gruppi contenenti minacce e insulti verso Napolitano: “Io Odio Giorgio Napolitano” e “Togliamo l’alimentazione a Giorgio Napolitano”.

Attualmente si stanno verificando perquisizioni in tutta Italia e le città maggiormente interessate sono Monza, Roma, Napoli dove vivono i partecipanti dei due gruppi.
 
“Questa è la sinistra italiana”,  
 
 
 
Censura in atto      

Le priorità di Renzie: ‘Matrimoni’ gay e via legge Bossi-Fini’



I disoccupati? I pensionati al minimo che prendono meno di un qualsiasi clandestino appena sbarcato? No, l’emergenza per mister ‘aria fritta’ sono “le unioni civili e togliere
la legge Bossi-Fini”. Che significa togliere l’unica barriera alla totale invasione del paese, con conseguente crollo del potere contrattuale dei lavoratori italiani che si troverebbero, in una fase economica disastrata, a competere con sempre più immigrati disposti a tutto.
Deve essere un consiglio del suo ‘guru’ economico, quello che vuole facilitare i licenziamenti e più precariato.

fonte   http://voxnews.info  


NOI GRIDIAMO VERGOGNA!!!



<<COMUNICAZIONE DA LEGGERE>>

Da qualche ora gira la notizia che l'India avrebbe confermato l'acquisto dei 12 elicotteri in cambio dei due nostri fucilieri di marina.
AMICI LA NOTIZIA E' UN FALSO
E' una vociferazione che serve e vuole nascondere una verità molto piu inquietante e scandalosa su questa vicenda.......

Il 31 dicembre il governo indiano ha annunciato "ufficialmente" di rinunciare alla partita dei 12 elicotteri della finmeccanica e contemporaneamente TENERSI i nostri due concittadini.

NOI GRIDIAMO VERGOGNA!!!

Il governo indiano ha annullato il contratto da 560 milioni di euro stipulato con AgustaWestland, controllata Finmeccanica, e ha cancellato la prevista fornitura di 12 elicotteri AW101/VIP. La motivazione del passo indietro degli indiani sarebbero i sospetti su un giro di tangenti intercorso tra alcuni dirigenti del gruppo Finmeccanica e membri delle istituzioni del paese asiatico come l’ex capo dell'aviazione, S.P. Tyagi (arrestato anche l'ex presidente Giuseppe Orsi). L’unica speranza di salvare l’affare sta adesso nell’arbitrato che il governo di Delhi ha concesso ad AgustaWestland.
Il comunicato reso noto dal governo indiano conferma che Delhi “ha cancellato con effetto immediato l’accordo firmato con AgustaWestland International l’8 febbraio 2010 per la fornitura di 12 elicotteri con la motivazione della trasgressione del Patto precontrattuale di integrità e dell’Accordo stesso con Awil”. Gli indiani, comunque, riferiscono che AgustaWestland “ha a suo tempo spinto per un arbitrato e designato un arbitro per la sua parte (il 20 novembre scorso ndr). Il ministero della Difesa ha nuovamente consultato il Procuratore generale. Nella prospettiva di salvaguardare gli interessi del governo, il ministero della Difesa ha nominato l’ex giudice della Corte Suprema B.P. Jeevan Reddy come arbitro per la sua parte”.

L’arbitrato internazionale lascia dunque aperta la possibilità per il gruppo Finmeccanica di non rinunciare all’investimento previsto e, soprattutto, di non perdere definitivamente la faccia. “Non si tratta di una cancellazione, ma di un'interruzione con ricorso all'arbitrato”, cercano di minimizzare fonti non meglio precisate di Finmeccanica.

MA DOBBIAMO EVIDENZIARE COME TUTTI SI MUOVONO, TUTTI SI PREOCCUPANO MA "NON" PER MASSIMILIANO E SALVATORE, MA PER I 560 MILIONI CHE DEVONO SERVIRE A FAR INGRASSARE QUALCHE FUNZIONARIO PARASSITA DELLO STATO!!!

...se fossero stati americani e non italiani da tempo sarebbero sfuggiti alle maglie della corrotta giustizia indiana!!!


Nota.            
(AGENPARL) - Roma, 02 gen -  "Su facebook più di 100.000 italiani hanno finora raccolto il nostro appello per il 6 gennaio a manifestazioni 'virtuali' sulle pagine di tutte le ambasciate indiane nel mondo, con lo slogan 'Italian Marò free, now!' (Marò liberi, subito!)". Lo comunica in una nota il movimento Riva destra.
"Dalla nostra pagina - continua la nota - https://www.facebook.com/#!/RivaDestraPaginaUfficiale?fref=ts, i cui post hanno una portata di più di 650.000 visitatori settimanali, abbiamo raggiunto quasi 100.000 persone, tramite oltre 2500 condivisioni del nostro appello per i marò
"L'8 gennaio - conclude - è stata fissata una nuova udienza del processo: il giorno prima, invaderemo i profili 'facebook' delle ambasciate indiane presenti sul social network, con questo post inneggiante alla libertà per i nostri soldati, sequestrati dal governo indiano contro ogni trattato internazionale e dimenticati da una  nostra classe politica, che ormai fa tutto tranne che difendere il popolo italiano".



 
 

Padre Giulio Tam la guida spirituale dei camerati militanti.


                           
                                                   
Padre TAM a Coltano il 8-9-2013   .

 

Esistono orfani in Africa?

Articolo di  di Giorgio Rapanelli

Certe cose il ministro Kyenge dovrebbe conoscerle.

Ho l’impressione che si dicano un sacco di esagerazioni  sulla vicenda degli orfani che non vengono fatti partire dal Congo insieme con i genitori adottivi italiani (la vicenda dei maceratesi Andrea Minocchi e Michela Gentili). Per ciò che ne so, non esistono orfani nell’Africa Nera, in quanto quando muore il padre, oppure quando muoiono ambedue i genitori, i bambini non sono abbandonati, ma vengono adottati dallo “zio”, e pure da tutto il clan.  Nel 1966 volevo adottare una bambina orfana di tre anni, Hèléne, ma lo “zio” si oppose, pur ringraziando, poiché in Congo non esistevano gli orfani. Ciò è stato confermato sere fa in un dibattito pubblico a Corridonia da un missionario della Consolata, da anni in Congo a Kinshasa.
Se le autorità congolesi si oppongono, oppure ci vanno caute, è perché americani e canadesi si stanno portando via i bambini congolesi senza alcun controllo. Ciò sempre secondo quel missionario. Esiste, allora, una “tratta” dei bambini congolesi, fatti passare per “orfani” da una organizzazione missionaria o laica, o da burocrati governativi? Quanto è costato ai futuri genitori italiani adottare un bambino congolese?
I bambini sono una ricchezza per l’Africa Nera e in tale maniera vengono considerati da quelle popolazioni. In questo caso gli Africani si dimostrano più civili e umani di noi Occidentali.
Certe cose il ministro Kyenge dovrebbe conoscerle; a meno che, stando nel mondo civilizzato, abbia dimenticato come la pensano dalle sue parti. Dove dovrebbe ritornare a curare dalle tremende malattie tropicali gli occhi dei bimbi della sua tribù, i Bakunda. Tanto come ministro è inutile e ci costa soldi.

 

LA CASA BRUCIA !

Dal Camerata
Marco Affatigato
 
La casa brucia e noi guardiamo altrove !
La nostra casa , l’Italia, brucia ed è la metafora per informare circa la distruzione della nostra identità , della nostra cultura.
Gli incendiari sono fra noi e non nascondono neanche le loro intenzioni. Ogni giorno , ogni ora che passa accendono un fuoco in un angolo della nostra casa e noi lasciamo che il fuoco bruci e si espanda....
Invece di fare da pompieri, le maggiori autorità del Paese buttano benzina sul fuoco.
Prepariamoci alla “integrazione” , alla “società interculturale” ci dicono le istituzioni .
Siate saggi : lasciate perdere il vostro punto di riferimento culturale , l’italianità; cessate di rivendicare il diritto alla vostra cultura, alla vostra religione ogni giorno ci dicono attraverso i quotidiani, le reti televisive, la magistratura.
Smettetela di fare riferimento al vostro patrimonio storico, è superato; cambiate il vostro modo di vivere poiché è il tempo di accoglierne un altro: la società italiana deve essere meticcia e plurima. E’ una conseguenza logica: l’Italia dovrà assumere la dimensione arabo-orientale.
Questa società dovrà avere funzionari , ministri, sindaci e finanche militari fieri di essere di un’altra origine che italiana ma pronti ad indossarne il vestito pur d’aver la cittadinanza di residenza.
Al posto della Storia d’Italia , nelle scuole apprenderemo la storia dei popoli immigrati per meglio integrarci ed affrontare questo “passaggio”; insieme alla lingua italiana nelle scuole apprenderemo l’arabo, che sarà valorizzato su tutto il territorio nazionale sin dalle prime scuole per l’infanzia, per poi lasciar posto ad una nuova lingua : l’italo-arabo. Ah …è vero ! Gli esperti dicono che la lingua araba e quella cinese saranno le due nuove lingue mondiali e quindi bisogna andare di pari passo coi tempi e saper fare a meno della nostra.

Ma come è possibile che possa accadere tutto ciò ?!
Da dove arriva questa volontà auto-distruttrice ?
Due sole spiegazioni riesco a vedere : l’odio di se stessi ed il cinismo elettorale.

La casa stà bruciando , è in preda alle fiamme ma noi …noi non facciamo niente per spegnere queste fiamme . Questa volta non è Nerone a bruciare Roma per incolpare i Cristiani … sono i Cristiani stessi che lasciano che s’incendi Roma ; questa volta non sono gli Unni ad occupare il Campidoglio ma i “turchi” e gli starnazzi delle oche non riescono minimamente a svegliarci dal sonno in cui ci siamo calati .
La casa stà bruciando e la lasciamo bruciare volgendo il nostro sguardo da un’altra parte, impegnandoci in piccole diatribe di “custodi di cortili” . Come d’abitudine !
 
 

mercoledì 1 gennaio 2014

Mattia e Martina sfidano la Kyenge: entrambi italiani figli di italiani i primi nati del 2014


                                                             Alcuni piccoli, piccolissimi segni di speranza.

La società multietnica può attendere, due neonati si ribellano e rovinano la festa ai media di distrazione di massa, già pronti a salutare i primi neonati purché non italiani. Lui si chiama Mattia ed è nato a mezzanotte in punto all’ospedale S.Pietro di Roma. È lui il primo nato del 2014.
Figlio di italiani, il bimbo è venuto alla luce con parto naturale dalla mamma Cecilia, qesta mattina il sindaco Ignazio Marino, suo malgrado, non ha potuto fare la foto opportunity con un bambino ‘fantasia’ ma è dovuto andare a trovare il piccolo italiano e i suoi genitori.
A Varese, dopo uno straniero, è nato all’ospedale Del Ponte, un altro maschietto, Pietro Epifani, di 3,780 chili.
Un altro italiano, Mattia, è nato un minuto dopo a Bari. Pesa 3,1kg ed è il primo figlio di una giovane coppia di baresi. Contemporaneamente a Catania veniva alla luce Vasco. Pesa 3 chili e 40 grammi e la mamma Rosa Monique Assenza, 41 anni, originaria di Nizza, lo ha dato alla luce con il parto cesareo.
Anche la prima bimba è italiana, si chiama Martina, pesa tre chili e 400 grammi ed è nata a Foggia 30 minuti dopo la mezzanotte nel reparto di ostetricia universitaria degli Ospedali Riuniti del capoluogo dauno. Martina è la prima figlia di una giovane coppia foggiana.
E’ arrivata invece alle 5,30 di stamani nell’ospedale di Città di Castello Giorgia: è di San Giustino e pesa 3,280 chilogrammi.


Fonte articolo
http://voxnews.info


 

Vicenza: stupratore di ragazzine italiane nella base americana Dal Molin


Le basi americane sono note per la presenza di stupratori.


«Mi ha seguita fuori dal locale, con una scusa mi ha portato in un viottolo poco lontano e quindi mi ha aggredita. Mi ha tappato la bocca e mi ha violentata con brutalità».
E’ la denuncia, drammatica, presentata ai carabinieri di Schio da una studentessa vicentina di 17 anni che abita nell’Alto Vicentino. Lo stupro è avvenuto a Novembre.
Il violentatore è un militare americano, Jerelle Lamarcus Gray, 21 anni, domiciliato alla nuova caserma Usa Del Din. Sono ormai sessent’anni che i ‘liberatori’ occupano il suolo italiano con le loro basi. Con la complicità di una politica serva e oscena: da destra a sinistra.
Come tutti i crimini commessi da militari americani in Italia, non verrà perseguito se non sulla carta, perché, ovviamente, lo stupratore verrà presto ‘trasferito’.
Le basi americane sono note per la presenza di stupratori. Si sentono ‘padroni’. Recenti sono notizie degli stupri da parte di militari americani di donne giapponei nella città sede della base statunitense ad Okinawa.

Fonte http://voxnews.info  


 

In memoria del Capitano Cristian Pertan

CRISTIAN PERTAN
Nato a Trieste il primo giugno 1974 da famiglia istriana originaria di Pizzudo, frazione di Matterada
nei pressi di Umago, costretta a lasciare la casa e la terra degli avi a seguito delle persecuzioni delle
bande partigiane jugoslave nel 1943-45.
Morto a Trieste, all alba del primo gennaio 2005, in un tragico quanto assurdo incidente di moto.
E oggi sepolto a Matterada, nella sua amata Istria, la terra rossa da lui cantata.

Il mito del Boccia
Cristian Pertan, da tutti conosciuto con l'affettuoso appellativo di Boccia , oltre che ufficiale della Folgore aveva molti interessi e in tutti profuse il suo grande amore, lo struggente sentimento, che lo legava alla terra dei Padri : l Istria italiana. In tutti i luoghi e in tutte le circostanze profondeva
il suo impegno di patriota per far conoscere la storia, il dramma e le meraviglie della terra istriana, giuliana e dalmata. Alla sua terra dedic&#242; delle poesie che divennero canzoni, musicate e cantate insieme all amico e camerata Nello Gatta, con il quale form&#242; il gruppo dei Non Nobis Domine , portate di giro per
l Italia, in decine di concerti.
Grandissimo tifoso della Triestina, lo si riconosceva in qualsiasi stadio proprio per la sua bandiera blu con la Capra, simbolo dell Istria Anche in questo modo ha insegnato a centinaia di giovani a
conoscere e amare quella bandiera.
Accompagnava per mano e con affetto gli amici e tante altre persone a conoscere e apprezzare quelle terre italiane ormai quasi dimenticate e con i nomi stravolti dalla barbarie slava. Insegnava e
tramandava, con i racconti e le canzoni, i tragici eventi che colpirono gli italiani invitando a recarsi sulle Foibe, anche quelle ancora nascoste dai governi sloveni e croati, e porgendo a tutti un fiore da gettare negli orridi carsici tomba di migliaia di italiani.
Parlava correntemente la lingua veneta-istriana e stimolava i tanti giovani, figli o nipoti di esuli, a parlarla per non far morire quella parlata che fa parte della Tradizione e della Cultura italica.
Cristian Boccia Pertan fuori dallo stadio di Trieste con la sua bandiera istriana,
divenuta per molti un simbolo grazie alla sua testimonianza.

CURRICULUM MILITARE
Del Capitano paracadutista Cristian Pertan
1993 - Presta servizio di leva preso il 9&#176; B.tg d'assalto Col Moschin
1994 - Entra all'accademia militare di Modena
1996 - Terminata l'Accademia viene nominato sotto tenente di
fanteria e trasferito a Torino presso la Scuola mIlitare di
applicazione.
1998 - Viene nominato Tenente dei paracadutisti
1999 - Termina la scuola di applicazione a Torino e viene assegnato
al 183&#176; B.tg paracadutisti Nembo
Dal 1999 al 2004 partecipa attivamente a varie missioni nei Balcani
(Bosnia - Kossovo) in qualit&#224; di Comandante di plotone prima e, successivamente al conseguimento dei gradi di Capitano, il primo settembre 2003, come Comandante di compagnia. Nel giugno 2004 viste le grandi doti attitudinali e il fortissimo spirito di cameratismo, viene trasferito presso la scuola Militare di Paracadutismo di Pisa in qualit&#224; di Capo Sezione
Addestramento.
Motivazione:
Arruolato a soli 19 anni nel Battaglione d Assalto Col Moschin , entra l anno
successivo all Accademia Militare di Modena Terminata anche la Scuola di
applicazione a Torino, viene assegnato al 183&#176; Battaglione paracadutisti Nembo .
Partecipa attivamente a varie missioni in Bosnia e nel Kossovo in qualit&#224;
di Comandante di plotone e, successivamente, quale Comandante di compagnia.
Per le grandi doti attitudinali e per il suo fortissimo spirito di cameratismo,
viene quindi trasferito presso la scuola Militare di Paracadutismo di Pisa
in qualit&#224; di Capo Sezione Addestramento.
Nato da famiglia istriana, costretta ad abbandonare la propria casa a seguito
delle persecuzioni dei partigiani jugoslavi al termine del Secondo conflitto mondiale, egli rimase sempre legato alla sua terra nat&#236;a
Ovunque portava con s&#233; la bandiera dell Istria e con la sua opera, l esempio,
i racconti e, persino, con poesie che divennero canzoni, aiut&#242; centinaia
di giovani a conoscere la storia, la tradizione, la cultura, le meraviglie
ma anche il dramma delle nostre irredente terre istriane, giuliane e dalmate.

Fonte articolo  http://www.militariforum.it  


CAMERATA CRISTIAN PERTAN.......PRESENTE !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


 

Dal paese del ministro: dove si massacrano e mangiano i Pigmei, per razzismo




Visto che i nostri amici del partito unico Pd-Pdl hanno deciso di importare dal Congo il ministro dell’integrazione, avranno notizie che in quel paese deve esserci una situazione di armonia tra le etnie, e quindi si saranno detti: “chiamiamo subito uno di loro, per applicarne il modello in Italia!”.

Quello che vi presentiamo è il modello di integrazione congolese:
Minority Rights Group International – un gruppo che difende veramente le minoranze perseguitate, non come quelli da noi che difendono le minoranze privilegiate – raccolse nel 2004 prove di uccisioni di massa, cannibalismo e stupri che avvengono nel paese del “nostro” ministro della “integrazione”.
Più di 600.000 pigmei – gli ultimi cacciatori raccoglitori sopravvissuti allo sterminio attuato nei secoli dalla razza bantù (negri), che è la razza maggioritaria nell’Africa sub-sahariana – vivono nelle enormi foreste della Repubblica Democratica del Congo, dove sopravvivono cacciando animali selvatici e raccogliendo frutta.
Tuttavia, i congolesi bantù li considerano come “subumani” e molti credono che la loro carne conferisca poteri magici.
“Ci sono stati stupri sistematici e uccisioni su larga scala”, riferì il direttore del gruppo, Mark Latimer, alla BBC Africa.
“La violenza che è stata perpetrata contro i pigmei è parte, o era parte, di una campagna volta a sterminarli,”.
Secondo il Guardian i pigmei vengono cacciati e massacrati come animali, perché considerati scimmie – e in Congo le scimmie si mangiano – e nelle foreste del nord-est del Congo, funzionari ONU indagano le accuse di cannibalismo nella provincia dell’Ituri, dove la lotta tra diversi gruppi di ribelli nel 2003 sfollò circa 150.000 persone.
Molti degli sfollati parlano di veri e propri macelli dove i pigmei vengono macellati, secondo la testimonianza di Manoddje Mounoubai, portavoce per la missione di monitoraggio dell’ONU in Congo.
Non basta. I vari gruppi etnici che si scontrano nella zona schiavizzano ordinariamente i pigmei perché procurino il foraggio e l’alimentazione e li utilizzano nello sfruttamento dei minerali, riferì un funzionario delle Nazioni Unite.
Quando i cacciatori pigmei tornano a mani vuote vengono uccisi e mangiati.
Sudi Alimasi, un funzionario filogovernativo, testimoniò di rapporti nei quali si parla di cannibalismo da parte di persone sfollate.
“Sentiamo i rapporti dei comandanti sull’alimentazione di organi sessuali dei pigmei, credendo a quanto pare che questo darebbe loro forza,” disse.
“Abbiamo anche rapporti di pigmei costretti a nutrirsi di resti cotti di altri pigmei”.
Il cannibalismo è riemerso nel Congo orientale non appena le ultime vestigia di influenza coloniale sono state erose. Gran parte della vasta area boschiva era controllata nel 2003-2004 dai Mayi-Mayi, un raggruppamento sciolto delle milizie tribali le cui credenze magiche e il gusto per la carne umana sono note.
Molti combattenti Mayi-Mayi indossando parti dei corpi dei loro nemici, nella convinzione che ciò li renderebbe invincibili.
“Ci sono rapporti di orrori indicibili nell’Ituri,” disse Wyger Wentholt, di Médecins sans Frontières.
Ecco, noi ora, quegli orrori li importiamo e li mettiamo al governo.
Voi capite che chi dovrebbe “insegnare” l’integrazione a noi, viene da un paese dove le etnie si massacrano un giorno si e l’altro pure. Dove le minoranze vengono letteralmente – e non in senso figurato – “mangiate”.
Noi che amiamo le differenze – e quindi vogliamo proteggerle dal nuovo razzismo degli assimilazionisti – vorremmo che anche i Pigmei potessero vivere nelle loro foreste senza che i connazionali del ministro li mangiassero. E magari, vorremmo anche che non venisse a darci lezioni di “integrazione” chi proviene da ambienti simili.

Fonte articolo     http://identità.com   

Napolitano, discorso: 50 milioni di italiani non l’hanno guardato, solo 7 gli aficionados



Non ostante la crisi che ha tenuto più persone a casa, e la grande curiosità dettata dalle voci – fatte circolare ad arte – delle sue possibili dimissioni, il soporifero discorso di fine anno del Presidente – abusivo – della Repubblica Giorgio Napolitano, trasmesso ieri, 31 dicembre a reti unificate – tipo Cina – su Rai1, Rai2, Rai3 e Rainews, dalle 20.30 alle 20.51 è stato seguito da appena sette milioni 149mila spettatori. Molti saranno stati i suoi amici ‘migranti’ appena sbarcati.
Cinquanta milioni di italiani hanno fatto altro. Ma i media parleranno di ‘grande successo’.

” Quando il governo viola i diritti del popolo, l’insurrezione è per il

popolo il più sacro dei diritti ed il più indispensabile dei doveri”.

Dunque, se in qualche frangente vi troverete a ravvisare comportamenti incostituzionali ora sapete che è vostro sacrosanto e legittimo diritto e DOVERE legale ribellarvi con ogni vostra forza, mezzo e capacità.





LEGGE ELETTORALE - RIPRISTINARE LA PREFERENZA

Petizione

LEGGE ELETTORALE
RIPRISTINARE LA PREFERENZA
Per il momento nessuna proposta di Legge Elettorale è stata presentata alla Camera dei Deputati . E' certo che qualunque Disegno di Legge Elettorale venga presentato deve contenere la possibilità di esprimere la preferenza sui candidati.
La preferenza è essenziale poiché l'elettore non si esprime solamente su un "programma" (ovvero: cosa fare durante il quinquennio) , ma si deve esprimere anche su "chi" dovrà portare avanti quel "programma" , nell'ambito delle liste di candidati al Parlamento.
L'elezione equivale a selezione, il cui scopo finale è il "buon governo" del Paese.
Da ciò deriva che se il Disegno di Legge Elettorale non prevede di esprimere la "preferenza" sui candidati di fatto si abbandona il criterio del merito, del valore e della fiducia posto a base della Costituzione italiana e della par condicio tra i candidati.
Per questo vi chiedo di sottoscrivere questa petizione affinché possa essere trasmessa a tutti i capigruppo di Camera e Senato a dimostrazione del volere popolare.
Vi invito altresì a far circolare il più possibile questa petizione affinché in tempi brevissimi si possa giungere alla raccolta di firme telematiche necessarie: 100.000 (Centomila)
Grazie
Marco Affatigato
marcoaffatigato@libero.it

Clicca sul Link sotto.
http://firmiamo.it/legge-elettorale---ripristinare-la-preferenza
Info Link      

Carte di credito agli immigrati, con fondi pubblici !


Tanto per non farci mancare niente.



NITANO
La notizia ha dell’incredibile ed è allarmante: il Comune di Marzabotto ha consegnato 5 carte di credito prepagate con 2.500 euro ciascuna, ad altrettanti immigrati Nigeriani, oltre a pagare spese di alloggio in albergo.  Il “Corriere di Bologna.it” riporta l’accaduto con dovizia di particolari: “…cinque ragazzi si presentano in un bed & breakfast del centro, la loro camera è stata prenotata (e poi pagata) dal Comune di Marzabotto che li aveva in carico da due anni. Nell’albergo i ragazzi si rimpinzano con le leccornie del distributore automatico, birre,  cola cola e patatine per un totale di 50 euro saldato con una carta prepagata intestata al Comune.
A quel punto l’albergatore sospettoso informa l’opposizione politica al Comune (la Lega) che ovviamente non perde un attimo per denunciare la faccenda: «È uno scandalo, una vergogna senza pari, un attentato alla tolleranza»,  dichiara il consigliere regionale Manes Bernardini, che adombra «un’azione di disobbedienza civile contro questa politica della vergogna. il Comune ci deve spiegare le ragioni di un simile trattamento di favore nei confronti degli immigrati,  che è un affronto verso i tanti nostri concittadini cassintegrati e senza lavoro. I cittadini del comune devono sapere che hanno pagato pernottamento in pieno centro storico di Bologna, birre e Coca cola agli immigrati, quando con la scusa dei tagli si mettono a rischio i servizi e li si carica di tasse».
Il Sindaco di Marzabotto farfuglia che si tratta di soldi della Protezione civile, messi a disposizione dopo la crisi libica, non del Comune. “Dovendo liberare l’appartamento in cui abbiamo sistemato in questi anni Nigeriani, con i soldi risparmiati  dai fondi della Protezione civile abbiamo convenuto una buonuscita”.
Fondi della Protezione civile… come se non fossero pubblici comunque, storie di alloggi, alberghi, carte di credito per consentire vizi sfizi e vacanze a tempo indeterminato a d egli immigrati,  piuttosto che trovargli un lavoro o rispedirli dritti in Nigeria. In questa repubblichetta delle banane assistiamo a graduatorie di assegnazione di case popolari quasi esclusivamente ad immigrati, ad una ministra congolese che strombazza aperture di frontiere a tutto spiano senza neanche comprendere (in lingua italiana) il significato della parola “integrazione”,  che vuole abolire il reato di clandestinità.
Ora persino i piccoli Comuni, anzichè migliorare i servizi ed alleggerire il carico fiscale ai propri cittadini, anzichè riservare i fondi di Protezione civile alle emergenze ed alla prevenzione, si mettono a regalare carte di credito agli immigrati !
Bisogna sbarrare la strada ai cialtroni della politica e la sinistra deve farsene una ragione, perché sta  legittimando il sospetto, giorno dopo giorno, di essere d’accordo coi grandi burattinai-banchieri per svendere l’Italia e lasciarla invadere ! Tutto questo per creare un nuovo serbatoio di voti e ricominciare la storia di una nuova “classe operaia” da sfruttare, perpetuando il potere di una classe politica contrassegnata da caste, eredità di famiglia e comparati.
Finirà male, molto male.
 
Fonte articolo  http://www.lanuovaitalia.eu  

Come diceva il grande Toto e io pago! 

 
 

Discorso di fine anno del Presidente Putin ai cittadini della Federazione Russa

Cari amici!

Questo era il discorso da ascoltare .
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Siamo insieme sulla soglia del nuovo anno, il 2014. Tra qualche minuto faremo un passo dal presente al futuro. Celebrare questa bellissima festività è una delle nostre tradizioni più cordiali e calorose, che si tramanda di generazione in generazione, unendoci tutti. Nell’anno appena trascorso ci siamo scontrati con i problemi e abbiamo dovuto raccogliere la sfida di prove gravose, tra cui quelle degli efferati attentati terroristici di Volgograd e delle calamità naturali, senza precedenti per dimensioni, occorse nel Distretto Federale dell’Estremo Oriente. Nei giorni della prova, la Russia è sempre stata unita e compatta.
Quest’anno, cari amici, mi rivolgo a voi per il discorso di fine anno non dal Cremlino di Mosca, come sempre, ma dall’Estremo Oriente, dove sono venuto per celebrare il Capodanno insieme a coloro che con onore e dignità hanno superato la prova della calamità naturale, e che non possono per ora festeggiare la ricorrenza nella propria casa, e per fare gli auguri insieme a loro a tutto il Paese, fare un brindisi al nostro popolo, alla salute di tutti quelli che hanno lottato con abnegazione contro l’alluvione, che hanno dimostrato misericordia e generosità disinteressata.
Cari amici! Chiniamo il capo di fronte alle vittime dei crudeli attentati, e proseguiamo la lotta ai terroristi con fermezza, durezza e coerenza fino al loro completo annientamento. Siamo dalla parte di tutti quelli che hanno sofferto, e faremo tutto ciò che è stato programmato, ricostituiremo e riedificheremo tutto ciò che è stato previsto di ricostituire e riedificare. Al tempo stesso, nell’anno che si è concluso siamo riusciti a fare molto. Il nostro Paese è in qualche modo diventato migliore, più prospero, più accogliente, e difende con tenacia i suoi interessi in campo internazionale. Quindi oggi, nonostante tutto, ci rallegriamo di cuore per l’arrivo del nuovo anno, lo festeggiamo con la speranza e con i sogni per il futuro. Ovunque siamo in questo momento, l’atmosfera dell’incredibile notte di Capodanno riscalda i nostri cuori.
Con ottimismo guardiamo al futuro e crediamo sinceramente nel meglio, nella fortuna e nel successo. E ciascuno di noi capisce che la prosperità non arriva da sola, ma si raggiunge come risultato dell’intenso lavoro e dell’impegno di ciascuno, nello sforzo delle persone di portare a termine quanto prefissato. Grazie a queste realizzazioni si forma il destino della nostra Patria, mentre la cura della propria famiglia, dei bambini, dei genitori, è indissolubilmente legata alla responsabilità verso la Russia, verso il Paese in cui viviamo e che amiamo, e che vogliamo vedere prospero e vincente.
Questi sentimenti e questi intenti rinsaldano la nostra unità, e soltanto insieme potremo essere forti, far sì che la Russia vada sempre avanti, e giungere alla riuscita dei nostri progetti e delle nostre intenzioni comuni.
Cari amici! Nell’anno che inizia avremo ancora molto da fare nell’economia per rendere migliore la vita delle persone e per garantire la loro sicurezza. Dovremo condurre al livello più alto possibile i Giochi olimpici e paralimpici, ai quali manca poco più di un mese. La notte di Capodanno è un momento in cui riconosciamo in un modo particolare come siamo tutti vicini. Ringraziamoci l’un l’altro per la comprensione e per l’aiuto, per l’affetto e per la premura. Nell’affanno dei giorni feriali lo facciamo di rado, ma proprio il sostegno dei nostri cari e la fiducia dei nostri amici ci regalano sempre la sicurezza in noi stessi e il desiderio di dare loro in cambio più di quanto abbiamo ricevuto.
Vi auguro salute e felicità! Che in ogni casa vi sia tanta gioia! Che in ogni famiglia regni la concordia e il benessere! Buon 2014, Russia!

2014 CARO NAPOLITANO, QUESTO E’ L’ELENCO CHE AVRESTI DOVUTO LEGGERE, PER CHIEDERE SCUSA E DARE LE DIMISSIONI

CRISI

Quei 100 suicidi che la politica ha sulla coscienza

Cronaca di un 2013 da non festeggiare. I partiti litigano e l’economia muore.

Senza lavoro, piegati dalla crisi, senza speranza. Quelli fra il 2008 e il 2013 sono stati gli «anni della disgrazia» per quelle centinaia di persone che hanno scelto di lasciare questo mondo per una crisi economica che a molti non ha lasciato scampo e a tanti altri ha tolto ogni illusione di potercela fare. Un baratro che ha risucchiato troppe persone, in tutta Italia, colpevoli di nulla, precipitate in un “abisso” prima economico e poi personale e psicologico, che nessuno dei nostri governanti è stato in grado di arginare. E questo è il triste elenco del 2013 che non avremmo mai voluto scrivere.

1.1.2013 – A Recanati una laureata di 34 anni, con borsa di studio e stage in Canada, non trovando lavoro, si impicca in camera da letto.
10.1.2013 – Un uomo di 43 anni di Modena si lancia dal terzo piano di un palazzo. I due genitori erano molto malati, lui soffriva di depressione e temeva di perdere il lavoro dopo essere stato messo in ferie forzate.
11.1.2013 – A Mirto Crosia (Cosenza) un uomo di 49 anni, che da molti mesi non veniva pagato e che poi aveva perso il lavoro, si uccide buttandosi dal tetto dell’abitazione dei suoceri.
30.1.2013 – Un autotrasportatore di Monzambano (Mantova), 49 anni, si uccide con un colpo di pistola al petto. Da un po’ di tempo era caduto in depressione per il timore di perdere il lavoro.
5.2.2013 – Con un colpo di pistola in testa negli uffici delle Generali di Napoli, la fa finita anche unagente assicurativo con troppi problemi economici. Aveva due figlie.
5.2.2013 – Un commerciante di 59 anni, proprietario di un negozio di multivideo, si suicida, impiccandosi, in un magazzino. In una lettera chiede scusa ai familiari, nell’altra si definisce «un fallito».
9.2.2013 – Un operaio edile di Trapani toglie la vita lasciando un biglietto d’addio dentro un testo della Costituzione italiana: «L’articolo 1 dice che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Perché lo Stato non mi aiuta a trovarlo? Se non lavoro non ho dignità».
11.2.2013 – Nel biglietto scritto prima di impiccarsi, un imprenditore di Cadoneghe (Padova), 54 anni, ha scritto: «Non ce la faccio più». La crisi lo ha schiacciato, costringendolo a sospendere la produzione di componenti per biciclette e profilature metalliche.
12.2.2013 – Un ex emigrato ritornato in Sardegna dal Veneto, senza lavoro da quasi un anno, si toglie la vita a 57 anni.
16.2.2013 – Un sessantenne di Castiglione Chiavarese (Genova) perde il lavoro e si impicca nel bosco.
25.2.2013 – Un piccolo imprenditore di Alfonsine (Ravenna), anche a causa della crisi della sua azienda, si suicida nel magazzino della propria ditta. Aveva ricevuto una sanzione economica di 47mila euro da Equitalia, pagata la quale per evitare il pignoramento, aveva lasciato l’imprenditore in crisi di liquidità.
2.3.2013 – Un camionista 58enne di Torre de’ Passeri (Pescara), disoccupato da più di un anno, si impicca in una baracca. Non si era ripreso dalla perdita del posto di lavoro.
3.3.2013 – Un giovane di 17 anni, in cerca di lavoro, non regge psicologicamente alla perdita della nonna e si impicca al pergolato del giardino.
5.3.201 3 – Un imprenditore di San Felice a Segrate (Milano), 77 anni, uccide la moglie a colpi di pistola e poi si suicida con la stessa arma. L’uomo era depresso e aveva grossi problemi economici.
6.3.201 3 – Un piccolo imprenditore , Andrea Zampi, fa irruzione negli uffici della Regione di Perugia, uccide due impiegate e poi si uccide sparandosi. L’uomo aveva 43 anni e da poco la Regione aveva revocato l’accreditamento alla piccola impresa di formazione dei genitori.
7.3.2013 – Un commerciante di 55 anni di Barletta si uccide infilando la testa in una busta sigillata col nastro adesivo. Da tempo l’uomo aveva difficoltà economiche.
7.3.2013 – Un imprenditore di Schio si suicida impiccandosi nell’azienda di sua proprietà. L’azienda era in difficoltà economica.
8.3.2013 – Un anziano di 80 anni, non potendo più pagare i suoi debitori, si spara in testa perché si vergognava. È accaduto nel bosco tra Cerreto Guidi e Larciano, in provincia di Firenze.
11.3.2013 – Un imprenditore vicentino di 47 anni si lancia dal nono piano di una palazzina. I sospetti sulla causa del gesto cadono subito sulla crisi economica.
12.3.2013 – Un operaio in cassa integrazione, 44 anni, si impicca a Grosseto nel garage di casa.
15.3.2013 – Aveva 33 anni il muratore che si è tolto la vita a Castelvetrano (Trapani). Era disoccupato e si è impiccato.
17.3.2013 – Era depresso a causa dei troppi debiti il piccolo imprenditore che si è ucciso a Messina lanciandosi da un viadotto lungo la tangenziale. Aveva 45 anni.
20.3.2013 – Un disoccupato napoletano si uccide nel suo appartamento. Aveva 50 anni ed era stato licenziato da un anno dal centro di fisiokinesiterapia.
2.4.2013 – Un albergatore di Lipari (Messina), colpito dalla crisi che ha messo in ginocchio il settore, si toglie la vita nel suo albergo. Non è riuscito a superare le sue difficoltà economiche. Aveva dedicato la sua vita al suo hotel. Suo padre era il partigiano che ebbe una storia d’amore con la figlia di Mussolini.
2.4.2013 – Un imprenditore ferrarese, 60 anni, si suicida. Nel biglietto d’addio c’era scritto: «Senza lavoro non c’è speranza, senza speranza non c’è voglia di vivere».
3.4.2013 – Un poliziotto assillato dai debiti e che aveva appena ricevuto una cartella Equitalia si spara un colpi di pistola davanti alla caserma dei carabinieri di Triggiano, in provincia di Bari.
5.4.2013 - Marito e moglie , lui esodato e lei con una pensione bassissima, si tolgono la vita insieme. Troppe erano le difficoltà economiche per permettergli di andare avanti. È accaduto a Civitanova Marche, vicino Macerata. Lo stesso giorno il fratello della donna si uccide gettandosi in mare.
9.4.2013 – Un imprenditore di 53 anni di Macomer (Nu), anche perché schiacciato dalla crisi, si uccide nella sua segheria impiccandosi. L’azienda era in crisi da tempo.
10.4.2013 – Un piccolo imprenditore di 48 anni di Orotelli (Nuoro), con dei problemi economici, si spara un colpo di pistola in testa.
11.4.2013 – Ancora in Sardegna un operaio edile di 47 anni, da poco senza lavoro, si uccide a Serramanna.
13.4.2013 – Una donna bolognese, disperata perché senza lavoro, si toglie la vita e lascia un biglietto in cui chiede scusa e spiega che la causa è la separazione dal marito e la mancanza di un impiego.
14.4.2013 – A causa di un grosso debito con il fisco, il titolare di un’azienda ortofrutticola , 62 anni, si uccide nella sua casa a Torino sparandosi con un fucile da caccia.
15.4.2013 – Un imprenditore di 65 anni si suicida nella sua azienda a Santa Croce sull’Arno (Pisa). Nel biglietto d’addio parla dei suoi problemi economici.
17.4.2013 – Un muratore si suicida nel torinese, impiccandosi a 38 anni. Aveva da poco perso il lavoro. Stava per diventare padre.
17.4.2013 – L’ha fatta finita impiccandosi nella sua azienda un imprenditore di 60 anni di Bitonto con gravi difficoltà economiche. Nel biglietto d’addio c’era scritto: «Nel momento del bisogno tutti mi hanno abbandonato».
17.4.2013 – Nel trevigiano un muratore di 52 anni si impicca perché non riusciva più a trovare lavoro.
22.4.2013 – Nel centro di Bologna si uccide con una fucilata il titolare di una piccola società immobiliare che stava per ricevere lo sfratto.
24.4.2013 – A San Luri, in Sardegna, un disoccupato di 45 anni si spara con un fucile. L’uomo aveva perso il lavoro di recente e il rapporto con la moglie ne era uscito compromesso.
2.5.2013 - Nicola Carrano , un operaio di 62 anni di Albanella (Salerno) si suicida, senza lavoro da un anno dopo che la ditta di calcestruzzi nella quale lavorava lo aveva licenziato, si toglie la vita nella soffitta della propria abitazione. Sul manifesto mortuario è stato scritto: «Da parte della famiglia Carrano: tutto questo a causa dello Stato. Grazie».
3.5.2013 – Era depresso perché senza lavoro. Così un uomo di 45 anni si è ucciso a Ponsacco (Pisa) lanciandosi nel vuoto dal sesto piano di una palazzina. Era sposato e aveva una figlia di 13 anni.
3.5.2013 – Un informatore farmaceutico separato dalla moglie e disperato per l’assenza di un impiego, si uccide a Pomigliano D’Arco (Napoli).
11.5.2013 – Si impicca vicino casa a Savigano Irpino (Avellino) un imprenditore del settore immobiliare. La crisi aveva ridotto al lumicino le sue vendite e i debiti verso i fornitori erano cresciuti a dismisura.
15.5.2013 – Ad Almisano di Lonigo (Vicenza), un uomo di 66 anni ha aperto la porta all’ufficiale giudiziario che gli stava notificando lo sfratto, poi si è chiuso in bagno e si è lanciato dalla finestra.
17.5.2013 – A Vado Ligure (Savona) un imprenditore con problemi economici e di salute e che aveva chiesto aiuto anche a Beppe Grillo, si uccide dandosi fuoco. Aveva 47 anni.
17.5.2013 – Un muratore di 36 anni, depresso perché senza lavoro, si impicca nella sua casa a San Pietro Clarenza (Catania). Aveva una moglie e due figli.
18.5.2013 – Un cassintegrato della provincia di Viterbo, 50 anni, si uccide gettandosi da un ponte. Era un ceramista e la crisi lo aveva travolto.
21.5.2013 – Aveva 27 anni il giovane che a Trapani si è impiccato perché senza lavoro. La disoccupazione lo aveva fatto precipitare nella depressione.
21.5.2013 – Aveva problemi con la moglie e molti problemi economici col suo ristorante l’ uomo che nel reatino si è dato fuoco uccidendosi nella sua auto.
27.5.2013 - Due coniugi di Besate, nel milanese, si sono uccisi a causa di uno sfratto imminente e di problemi economici insormontabili. Lui aveva problemi di alcol, lei psichici.
3.6.2013 – Un artigiano di Modica (Ragusa) che da alcuni mesi non percepiva lo stipendio e che aveva una moglie con gravi problemi di salute, si uccide gettandosi in una cisterna.
6.6.2013 – Un artigiano titolare di una ditta edile del trevigiano si spara un colpo di rivoltella in testa a causa dei debiti e perché non riusciva a recuperare i suoi crediti. Aveva 62 anni.
10.6.2013 – A Ercolano un fioraio in crisi che non riusciva ad ottenere dal Comune una concessione per esercitare sul suolo pubblico dove vendere la sua merce, si è tolto la vita fissandosi un cappio al collo, dandosi fuoco e lanciandosi dal balcone da dove il suo corpo ha penzolato fino a che la corda non ha ceduto e l’uomo è precipitato giù.
11.6.2013 – Aveva 32 anni il disoccupato del genovese che si è suicidato gettandosi dalla finestra di casa dopo aver ricevuto un avviso di sfratto. Viveva col fratello, invalido, e la madre pensionata.
15.6.2013 – Non aveva la possibilità di pagare l’ennesima cartella di Equitalia il 60enne di Riccione che si suicida con una coltellata al collo. Era un consulente aziendale che la ditta per la quale lavorava non pagava da mesi.
27.6.2013 – Un imprenditore si toglie la vita lanciandosi dal quinto piano di un palazzo. In tasca aveva un sollecito di pagamento.
7.7.2013 – Non riusciva a trovare lavoro e così un giovane muratore del milanese l’ha fatta finita a 26 anni.
15.7.2013 – Un imprenditore di Subiaco, vicino Roma, dopo aver ricevuto una cartella esattoriale, si uccide sparandosi a causa delle difficoltà economiche. Aveva 64 anni.
17.7.2013 – Era depresso perché senza lavoro ed era stato anche sfrattato da casa l’ idraulico di Montesilvano (Pescara), 61 anni, che si è suicidato con un tubo di scarico del gas collegato all’abitacolo della sua macchina.
31.7.2013 – Un architetto con moglie e figli che non riceveva lo stipendi da qualche mese, si uccide a Palermo.
31.7.2013 – Un artigiano edile di Ventimiglia (Imperia), 58 anni, si spara in testa a causa dei troppi debiti della sua azienda. Nel biglietto d’addio c’era scritto: «Non si può arrivare a 58 anni e vivere in questa maniera».
11.8.2013 – Era in cassa integrazione in deroga e poi aveva perso anche quella. Così un 41enne di Casola (Napoli) si è suicidato.
26.8.2013 – Un odontotecnico di Bagnolo in Piano (Reggio Emilia) si uccide con un colpo di pistola in testa. Alla base del gesto i problemi economici e l’impossibilità di trovare un lavoro. Aveva 52 anni.
3.9.2013 – Un commerciante di 51 anni si impicca nel suo furgone a causa delle difficoltà economiche. È accaduto a Spoltore (Pescara).
15.9.2013 – Un operaio di 62 anni di Fasano (Brindisi) si impicca in casa. Viveva da solo. Di recente gli era stato ridotto l’orario di lavoro.
16.9.2013 – Un operaio edile di Cappelle sul Tavo (Pescara) si toglie la vita nel suo garage dopo aver perso il lavoro. Era stato in cassa integrazione ma anche quella si era esaurita.
17.9.2013 – Aveva 57 anni l’ imprenditore di Piove di Sacco (Padova) che si è ucciso legandosi un cavo elettrico al collo. Aveva avvisato i dipendenti che sarebbe stato costretto a chiudere l’attività.
23.9.2013 – Nel brindisino un uomo di 57 anni si uccide impiccandosi nella tromba delle scale. Aveva debiti ed era senza lavoro, anche perché alcuni problemi di salute gli impedivano anche di svolgere lavori manuali.
27.9.2013 – Un commerciante di 37 anni che a Cisternino (Brindisi) aveva un bar che non gli procurava più profitti, si uccide impiccandosi a un’inferriata con una cinghia. Era sposato e aveva un figlio.
7.10.2013 – Ancora nel brindisino un imprenditore con seri problemi economici e che aveva ricevuto una cartella Inps da 15mila euro, si impicca nella sua masseria. Aveva 54 anni.
16.10.2013 – La titolare di un’agenzia di pratiche auto si toglie la vita a Spinea (Venezia). Aveva 53 anni. Alla base del gesto anche un calo delle attività dovute alla crisi economica.
20.10.2013 – A Chivasso (Torino) un disoccupato coperto dai debiti si uccide impiccandosi in un bosco. Aveva 44 anni.
25.10.2013 – Nel viterbese un 60enne con problemi economici si toglie la vita lanciandosi da un viadotto di una superstrada.
31.10.2013 – Un tunisino che viveva in un appartamento occupato abusivamente, si uccide impiccandosi con un cavo elettrico. Aveva da poco perso il lavoro da meccanico .
3.11.2013 – Un imprenditore di 68 anni si spara nel suo ristorante a Riparbella (Pisa). Era coperto da debiti che non era più in grado di pagare.
11.11.2013 – A causa delle gravi difficoltà economiche, il titolare di un’agenzia immobiliare di Soncino (Cremona) si suicida sparandosi un colpo di pistola.
14.11.2013 – Un imprenditore di 40 anni si impicca nel suo garage a Rubano (Padova). Era titolare di un’agenzia di viaggi ormai coperto da problemi economici e debiti.
15.11.2013 – Un operaio forestale , che non prendeva lo stipendio 17 mesi, si uccide nell’avellinese lasciandosi annegare in una cisterna. Aveva già tentato il suicidio in passato. Aveva 58 anni.
18.11.2013 – Un imprenditore viene trovato morto a Mazara del Vallo. Negli ultimi tempi i suoi problemi economici erano cresciuti. Aveva 61 anni.
22.11.2013 – A Tivoli, vicino Roma, un fabbro soffocato dai debiti la fa finita appendendosi a una carrucola e poi sparandosi con un fucile. In un videomessaggio ha chiesto perdono ai familiari.
16.12.2013 – Le richieste delle banche erano diventate troppo esose e i creditori non pagavano. Perciò il titolare della «Chimica Imperiese » si è suicidato gettandosi sotto un treno.
23.12.2013 – Un imprenditore si uccide lanciandosi dalla finestra di casa. La sua attività era in crisi profonda e i debiti troppi. È accaduto a Gallarate, nel varesotto.
23.12.2013 – Un lavoratore precario si toglie la vita con un colpo di pistola in testa a Villabate (Palermo). Da mesi era in cassa integrazione e prendeva 500 euro.
28.12.2013 – Un operaio in mobilità si uccide a Godia (Udine), impiccandosi dentro il suo garage.
A questo lungo, troppo lungo e nemmeno completo elenco di «anime disperate» che hanno lasciato su questa terra familiari e amici affranti, si aggiungono i moltissimi tentativi di suicidio, fortunatamente falliti o sventati. Scriveva Albert Camus: «La gente crede sempre che ci si uccida per una ragione. Ma si può benissimo uccidersi per due ragioni». La politica si dia una mossa per sradicare le ragioni del «suicidio italiano».

Fonte articolo    basta casta

 

IL DISCORSO DEL “DITTATORE” ALLUCINATO


Dal camerata Marco Affatigato.





Come avevo scritto ieri ….era meglio se si presentava in tv e stava zitto …il miglior messaggio che poteva dare al popolo delle televisioni : il silenzio ! Ed invece nel suo messaggio di fine anno il presidente di questa dittatura partitocratica impostaci , Giorgio Napolitano, ha chiesto nuovamente sacrifici e sangue al popolo e cambiamento ai politici. Si ! Ieri sera , via internet, ho ascoltato il dittatore (perché definirlo “re” è insultare la monarchia che in un certo qual modo veniva legittimata dal popolo e, da molti, anche apprezzata). Un discorso privo di qualsiasi argomento concreto. Come fa un “politico” che indossa la prima carica di uno Stato e che per tale carica dovrebbe essere al servizio quotidiano del popolo di quello Stato…a imbobinarlo con discorsi inconcludenti e privi di realtà, finanche ad arrivare ad invertire i ruoli istituzionali che si individuano in una semplice equazione: popolo-elettore-elezioni-politici-Parlamento-Presidente-Governo-Parlamento- popolo. Con una semplice frase ha stravolto questa “equazione” : ha detto servono "lungimiranti e continuative scelte di governo, con le quali debbono misurarsi le forze politiche e sociali e le assemblee rappresentative, prima di tutto il Parlamento, oggi più che mai bisognoso di nuove regole per riguadagnare il suo ruolo centrale". Ma questo ruolo centrale in una dittatura non esiste ! Ed è quello che ha oggi il nostro paese.
Poi ha proseguito con la sfacciataggine di chi ha il potere in mano: “Nessuno può credere alla ridicola storia delle mie pretese di strapotere personale. Sono attento a considerare ogni critica o riserva, obbiettiva e rispettosa, circa il mio operato. Ma in assoluta tranquillità di coscienza dico che non mi lascerò condizionare da campagne calunniose, da ingiurie e minacce". Bene ! Signor Napolitano Giorgio …fra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare. La sua “assoluta tranquillità di coscienza” si scontra con almeno due fatti importanti per i quali non si lascia né “imputare” né “interrogare” : il primo, la trattativa “Stato-Mafia” che ha portato alla , almeno – ma non credo che sia la sola – complicità morale nell’assassinio di uomini, questi sì !, di Stato ; la seconda, la copertura – e quindi complicità (mi ricordo che alcuni parlamentari e non sono stati inquisiti, processati e condannati per molto meno …voti di scambio ..per il reato di “concorso esterno ad associazione mafiosa” ) ministeriale con “accordo fra Stato e Camorra” per l’interramento di rifiuti tossici in Campania (e chissà dove ancora) che hanno avvelenato acqua e suolo e sono causa di morti per leucemia di quei cittadini che lei (“l” minuscolo) avrebbe dovuto , da ministro dell’Interno allora e oggi da Presidente ( ecco perché per lei la “p” non può essere maiuscola) , tutelare – prima – e servire – oggi .
E poi la sua chicca finale che dimostra il suo disprezzo totale del popolo italiano e delle istituzioni della Repubblica: "Resterò Presidente fino a quando 'la situazione del paese e delle istituzioni' me lo farà ritenere necessario e possibile, 'e fino a quando le forze me lo consentiranno'.".
Un Presidente che non si fa intimidire dalle reazioni del popolo, che non gli crede più, non è un Presidente. E’ semplicemente un dittatore.


 

 

martedì 31 dicembre 2013

SOLO UN FASCISTA DI MERDA ?

DI ENRICO GALOPPINI
ideeinoltre.blogspot.it
Io non so chi sia Simone di Stefano, vicepresidente di Casa Pound Italia, e non m’interessa che per qualcuno sia solo un "fascista di merda".
So solo che quello che ha fatto avrei voluto farlo io e, certamente, molti altri italiani come lui e me.
Niente di delinquenziale, intendiamoci, se con ciò s’intende esporre l’altrui incolumità ad un grave pericolo, oppure devastare senza senso dei beni pubblici come invece capita di vedere durante le manifestazioni di certi alternativi.

Quello di Di Stefano è stato un classico "bel gesto". Di quelli che, complice la possibilità di mostrarlo e rivederlo attraverso un filmato, suscitano immediatamente consenso, s’imprimono nella memoria e infondono coraggio.

Il "bel gesto" è quell’atto che da tempo si vorrebbe veder fare, ma nessuno, per un motivo o per l’altro, si sente di compierlo. E chi lo fa diventa subito un eroe.

Un "bel gesto" è anche un simbolo. Mostra immediatamente, senza bisogno di minacciare nessuno né di devastare nulla, che al di là dei mille distinguo di cui questo popolo è capace esiste qualcosa su cui si è d’accordo in parecchi senza bisogno di chiacchiere o ideologie. Sempre che non si appartenga alla genia dei soddisfatti e degli arrivati; di quelli che sguazzano beati in quest’andazzo schifoso.

Non fa onore alle forze dell’Ordine andare a legnare chi, ostentando la sola bandiera nazionale - cioè quella di tutti quanti, e non un vessillo di partito - esprime il disagio dei propri connazionali sotto la sede italiana di un’istituzione senza volto e senz’anima come l’Unione Europea. Sono o non sono anche loro italiani?

Grazie Simone per averci fatto vedere quell’emblema della dittatura finanziaria volare giù dal balcone come un qualsiasi straccio qual è in effetti.

Dopo decenni di ‘tabu patriottico’ post-bellico, sono vent’anni che ci danno il permesso di esporre il tricolore dai palazzi istituzionali, ma a patto che venga affiancato, cioè esorcizzato, dalla bandiera blu con la coroncina di stelle. Era l’ora che qualcuno la togliesse di mezzo.



 

giustamente pubblichiamo il messaggio di un Papà.

 
Papà di Stella: “Assassino mia figlia è libero, è un cosa schifosa”
 
 
Si rivolge al ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, il papa’ di Stella, bambina di nove anni vittima dell’immigrazione e dell’assurdità chiamata Schengen, grazie alla quale un romeno può vivere in Italia quando e quanto vuole.
Ammazzata ad Aprilia, in un ‘incidente’ causato da un ventenne romeno sotto effetto di droga e alcol che andava contromano: non aveva patente né assicurazione. Ma è libero.
“C’è il rischio che se ne va – ha detto Manzi riferendosi all’investitore – Lui adesso se ne puo’ andare perche’ è denunciato a piede libero, è una cosa schifosa”.
“Cancellieri fa qualcosa”, chiede Manzi secondo il quale “questo non è un incidente stradale, e’ un omicidio”. “Si possono trovare i modi per arrestarlo, perché paghi per quello che ha fatto, così non lo fa piu’”, conclude.
Mai nulla, tranne impiccarlo al palo più alto, potrà essere abbastanza perché paghi. Quando si guida ubriachi e drogati non è ‘incidente’, è un assassinio premeditato. Ma è inutile affidarsi alla Cancellieri, lei i delinquenti non li fa andare in galera, lei li libera.


 

Ecco i nuovi antifascisti.


Comunita' Militare


                 Tutti noi siamo pienamente d'accordo con la Comunità Militare.
       31 DICEMBRE TV SPENTA    LA PAZIENZA è FINITA.