giovedì 11 settembre 2014

Lo 007 che seppellì le carte del Duce

Fonte art.  http://www.avvenire.it 


Nell’estate del 1956, Aldo Moro, ministro della Giustizia del governo Segni, ricevette dai vertici della magistratura di Venezia il memoriale di un agente segreto alleato, contenente rivelazioni a dir poco esplosive sull’epilogo di Mussolini e sulla sorte dei suoi documenti. Lo statista democristiano poi ucciso dalla Brigate Rosse lesse la narrazione dello 007, quindi restituì il memoriale al diretto interessato, non senza aver trattenuto per gli archivi segreti dello Stato materiale ultrasensibile che non era lecito lasciare in giro: cinque allegati al memoriale stesso, di cui uno in inglese in quanto presumibilmente desunto dal carteggio disperso del Duce. L’agente segreto in questione era un caporete dell’intelligence militare americana, che negli ultimi mesi della guerra era stato operativo, sotto mentite spoglie, nella centrale del Sicherheitsdienst di Verona, gli apparati di sicurezza e informazione del partito-Stato nazionalsocialista. Si trattava di Angelo Zanessi, alias capitano Zehnder o Ennio Belli, il quale fu preposto alle operazioni volte al recupero dei carteggi esteri di Mussolini, ai quali gli Alleati annettevano importanza strategica.
Zanessi è una figura alquanto misteriosa e di lui si conosce pochissimo. Trentenne, bello, colto e poliglotta, nato in Calabria a quanto sembra da padre belga, trascorse l’adolescenza tra il Belgio e la Francia e prima della guerra fu pilota di auto da corsa. Fino all’8 settembre 1943, fu agente del Sim, il servizio segreto militare italiano, dopodiché passò a lavorare per gli angloamericani, sotto la copertura di uomo dell’intelligence nazista nella Penisola. Zanessi certamente venne a conoscenza di molti segreti riguardanti i pensieri intimi di Mussolini, negli ultimi mesi della sua avventura umana e politica. Già nel febbraio del 1945, l’ufficiale doppiogiochista informò "in cifra" la sezione dell’Oss di Lugano, il servizio di spionaggio statunitense, che il questore addetto alla persona del Duce, il colonnello Emilio Bigazzi Capanni, aveva consegnato al dittatore documenti sequestrati a Villa Fiordaliso, la residenza di Claretta Petacci sul lago di Garda. Quel recupero era avvenuto alcuni mesi prima, ma è rivelatrice la circostanza che gli americani ne venissero informati attraverso la rete di intelligence militare.
Zanessi-Zehnder, del resto, poteva avvalersi delle informazioni di alcuni abili collaboratori che si erano infiltrati nel servizio di protezione tedesco del Duce. Uno di questi era "Cirus", che la notte tra il 25 e il 26 aprile del 1945, giunse sulle rive del lago di Como, insieme allo stesso Zanessi e un altro agente di nazionalità slava, per la missione preparata da mesi: il trafugamento delle carte mussoliniane. Nel suo memoriale, di cui sono stati pubblicati alcuni stralci negli anni Cinquanta, così la "primula rossa" descrive la Petacci, in nervosa attesa del suo amante, nel cortile della Prefettura di Como trasformatasi in un bivacco notturno di alti gerarchi ormai alla deriva: «[Claretta] fuma in continuazione, cambiando sigaretta dopo qualche boccata. Ha con sé la borsa che sappiamo contenere qualche cosa di interessante, che ha portato da Gardone e che doveva essere trasferita in Svizzera».
Zanessi e i suoi attendono che la Favorita si assopisca, sui sedili della sua automobile, per sfilargli dalla borsa gli importanti documenti che Mussolini le aveva affidato. Il giorno seguente, il capitano Zehnder, riesce a infiltrarsi nella colonna di automezzi tedeschi alla quale si uniscono il Duce e i gerarchi. Una volta giunto a Dongo, dove il dittatore viene arrestato dai partigiani garibaldini, Angelo Zanessi getta alle ortiche la sua divisa germanica e si fa riconoscere come agente segreto americano. Inizia a quel punto un lungo negoziato con i partigiani per potersi impadronire del maggior numero possibile di carteggi. Una trattativa che proseguirà a Como, dove lo 007 alleato riesce a mettere le mani su una borsa nera del Duce gonfia di documenti.


Zanessi e i suoi attendono che la Favorita si assopisca, sui sedili della sua automobile, per sfilargli dalla borsa gli importanti documenti che Mussolini le aveva affidato. Il giorno seguente, il capitano Zehnder, riesce a infiltrarsi nella colonna di automezzi tedeschi alla quale si uniscono il Duce e i gerarchi. Una volta giunto a Dongo, dove il dittatore viene arrestato dai partigiani garibaldini, Angelo Zanessi getta alle ortiche la sua divisa germanica e si fa riconoscere come agente segreto americano. Inizia a quel punto un lungo negoziato con i partigiani per potersi impadronire del maggior numero possibile di carteggi. Una trattativa che proseguirà a Como, dove lo 007 alleato riesce a mettere le mani su una borsa nera del Duce gonfia di documenti.
A Dongo, Zanessi sequestra il contenuto della borsa giallo-marrone che il capo del fascismo stringeva in mano al momento della sua cattura. Il resoconto che la spia americana fornisce, a proposito della natura di questo piccolo archivio viaggiante, è di enorme interesse, perché, a differenza di altre descrizioni sommarie fornite dalle fonti partigiane, è accurato e particolareggiato. Si apprende innanzitutto che Mussolini aveva "legato" i documenti a una esposizione scritta autografa, un vero e proprio memoriale autodifensivo, di cui i materiali archivistici non erano che "allegati" esplicativi. In sostanza, il dittatore sconfitto rafforzava la sua narrazione, a discolpa delle sue responsabilità di fronte alla storia, con inserti documentari "in originale".
Ma lasciamo la parola allo stesso Zanessi: «Nel memoriale, finito di scrivere il 6 marzo 1945, Mussolini indicava come dovevano essere divisi i suoi documenti in caso di morte. Un gruppo, quello concernente le responsabilità interne per l’intervento dell’Italia in guerra, non avrebbe dovuto cadere nelle mani dei vincitori angloamericani o dei tedeschi perdenti e non doveva essere comunque divulgato prima di dieci anni dalla fine del conflitto. Questo perché i documenti in questione avrebbero potuto compromettere irrimediabilmente la monarchia, Badoglio e personalità che pur seguendo il governo del Sud erano rimaste in contatto con la Repubblica Sociale. Se tali documenti fossero stati resi di pubblica ragione dopo la vittoria "alleata", avrebbero compromesso la posizione dell’Italia rappresentata dal governo antifascista al tavolo della pace. "Per il bene dell’Italia – annota Mussolini – so mettere da parte ogni rancore e, purché l’Italia sia salva, mi adatto ad una difesa postuma, non per me ma per coloro che mi hanno seguito fino in fondo"».I dossier internazionali erano il "piatto forte" di questo arsenale documentario, e Zanessi ce ne fornisce una rassegna dettagliata: tra gli altri, vi erano lettere di Churchill e di Chamberlain, un imponente fascicolo su Casa Savoia contenente missive tanto di Vittorio Emanuele III quanto del principe Umberto, un incartamento sul Vaticano, i carteggi con Hitler, re Boris di Bulgaria, il leader cetnico Mihailovic e il cancelliere austriaco Dollfuss, cartelle sui "traditori", sul "caso Canaris" e sui diari di Ciano. Aggiunge Zanessi: «Molto voluminoso e di eccezionale importanza il materiale concernente le responsabilità internazionali sullo scoppio della guerra, comprendente documenti ufficiali e altri inediti. Altro settore fondamentale è quello riguardante i tentativi fatti fino alla fine da Mussolini per una soluzione, almeno parziale, in senso politico della guerra».
Si giunge a questo punto al nocciolo della questione. L’agente dei servizi segreti statunitensi, oltre a confermare l’esistenza del carteggio intercorso tra il Duce e Churchill, svela anche un retroscena di grande rilevanza storica, legato all’utilizzo politico che venne fatto di quella documentazione. Poiché lo statista britannico ambiva a recuperare la compromettente corrispondenza, venne intavolata una trattativa per la cessione delle carte. Zanessi, per anni, rimase il custode dei segreti di questa preda bellica del tutto eccezionale. Nel luglio del 1945, la spia alleata ricevette da Washington l’ordine di occultare il materiale, perché si temeva che l’Intelligence Service inglese, il quale stava dando una caccia forsennata ai contenuti delle borse del Duce, intervenisse con un blitz per reclamarne la consegna. Sarebbe stata una circostanza imbarazzante: a tale richiesta, infatti, ben difficilmente gli americani avrebbero potuto opporre un diniego, senza avvelenare i rapporti con i loro alleati. Così, Zanessi provvide a sotterrare gli involti a Sedilis, una località del comune di Tarcento, in Friuli. E lì sarebbero rimasti per quattro anni, fino al 1949.



Ascolta gli audio








 

martedì 9 settembre 2014

Il tradito potrà anche essere un ingenuo, ma il traditore rimarrà sempre un infame!


«L’armistizio di Badoglio è il più grande tradimento della storia.

Pietro Badoglio fu colui che per antonomasia tradì l’Italia: prima accettando l’incarico di governo affidatogli dal Re e poi firmando l’armistizio, provocando un tragico sbandamento all’interno delle truppe italiane.



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

“Non hai capito che non vogliamo un aumento di stipendio”. Lettera di un poliziotto a Renzi



Roma, 6 settembre 2014 – Riceviamo e pubblichiamo la lettera che ci ha inviato un poliziotto…

Caro Matteo, perdonerai il tono confidenziale ma non mi sembra tu sia una persona da rigide formalità. Ti scrivo perché ho letto la risposta piccata alle proteste mediatiche di Sindacati e Cocer del settore Sicurezza e Difesa riguardo il rinnovo del blocco contrattuale del settore pubblico. Non credo ci sia bisogno di ricordare che al giorno d’oggi noi siamo fortunati ad avere un lavoro. Appurato ciò, con il rischio di cadere nella retorica, ti ricordo che siamo noi a trovarci di fronte alla rabbia e alla disperazione collettiva, sentimenti comprensibili, di chi rimane senza lavoro e futuro. Ma anche intervenire in situazioni a sfondo sociale altamente esplosive e disagiate, come anche ben risulta da molti recenti fatti di cronaca, spesso improvvisandoci psicologi, assistenti sociali, consulenti familiari, avvocati, amici, fratelli e confessori. Per sapere come stanno i miei concittadini non devo andare lontano, sai Matteo? Noi non siamo fuori dalla realtà, noi questa realtà la vediamo ed affrontiamo tutti i giorni tutto il giorno, in servizio e nel privato. Mi basta guardare i miei genitori, mio padre e la sua pensione misera dopo quarant’anni di onestissimo lavoro e malattie quasi a zero, oppure alle mille difficoltà lavorative di mia moglie e mia sorella.
Intere famiglie a volte mantenute a stento con stipendi di 1400 euro, con mogli o figli disoccupati. Anche noi viviamo questa crisi!

Inoltre non credo ci sia bisogno come fai tu di ricordare che in Italia ci sono 5 corpi di Polizia più le locali, perché è il parlamento a dover risolvere e porre fine a questa assurda frammentazione, comunque voluta e fino ad oggi difesa dalla politica, non certo da noi che lavoriamo sulla strada e che sicuramente non ne traiamo beneficio! Caro Matteo, quello che non hai capito è che noi non vogliamo un aumento di stipendio, lo sappiamo che in questo momento anche la sola ipotesi sarebbe dannatamente fuori luogo, ci mancherebbe, ma almeno il rispetto degli scatti di ruolo/grado e anzianità.
Non mi piace fare esempi personali, ma dopo l’ultimo scatto potrei trovarmi a dirigere nove persone (in Ordine Pubblico e non in un comodo ufficio), con lo stipendio di cinque anni fa ma non certo lo stesso potere d’acquisto. Gestire colleghi quando sei bersagliato da bottiglie, sassi e bombe carta non è facile, sai Matteo? Essere il referente unico della rabbia sociale non è una passeggiata; Il rumore, il battito del cuore e il tuo respiro amplificati dal casco che limita a possibilità di comunicare i tuoi ordini. Per fortuna L’addestramento insegna gestirci ed a sopperire ai limiti umani. Non dimentichiamo poi le grosse responsabilità penali e civili! Non so se leggerai questa mia missiva, ma tanto per rimanere sul pezzo tra qualche giorno, come tanti altri colleghi, dovrò sottopormi al test di Mantoux per la TBC dopo aver prestato servizio in Cie e Mare Nostrum. Fammi gli auguri che ne ho bisogno, io li farò a te per il tuo lavoro.

Ciao da un “cretino” in divisa

Al Bano: «Sto con Putin: è come l’Istria, tutti sanno che è italiana»

di Francesco Battistini
Fonte art.  http://www.corriere.it


Il cantante pugliese: «Ho cantato anche al suo compleanno, con il presidente e i suoi si sta da dio». E ancora: «L’ho conosciuto nell’87, è un mio fan ed è un grande illuminato»

Non lo conosce bene. «Ma lo conosco meglio di altri». Di sicuro, ci ha parlato più volte di tanti che ne parlano: «La prima fu in tour a Leningrado, nel 1987. C’era ancora l’Urss. Io e Romina fummo accolti dalla nomenklatura. A un certo punto, mi presentarono anche questo signor Putin. Era nato lì, dirigeva il Kgb nella Ddr. Mi fece subito una certa impressione. Mi disse che era un nostro fan».
C’è una Little Italy con la chitarra in mano che in queste ore, con l’altra mano, un po’ tocca ferro. Pupo e Toto Cutugno, Riccardo Fogli e i Ricchi&Poveri: le voci più amate, invitate e pagate dagli oligarchi. Talvolta, ospiti personali dello zar mecenate: «Sì, succede - racconta Al Bano -. La seconda volta ci siamo rivisti nel 2005, al Cremlino. Era Capodanno, lui era ormai il grande Putin e al tavolo aveva la famiglia Eltsin, i rappresentanti dei musulmani e dei cristiani. Una serata indimenticabile. Di grande pace. Poi c’è stata l’occasione in cui mi ha invitato alla sua festa di compleanno a San Pietroburgo, nel 2009: ha voluto che cantassi nello stesso salone del G8...».
E adesso, Al Bano, lei come vive questa nuova guerra fredda?«Penso che Putin abbia ragione. Quella parte d’Ucraina era Russia ed è Russia. Lo sai che anche Krusciov era ucraino? I separatisti lottano per rimanere russi. È come con l’Istria: tutti sappiamo che è italiana, anche se abbiamo accettato i diktat delle superpotenze».
Ma noi mica mandiamo le truppe per «proteggere» gl’italiani d’Istria... «I separatisti chiedono aiuto: se un popolo vuole staccarsi da uno Stato, perché no? In Crimea s’è fatto un referendum, il 90 per cento voleva stare con la Russia e se n’è preso atto».
Ma non la imbarazza cantare per Putin? «E perché? Ho cantato l’Ave Maria quando c’era l’Urss. Ho sfidato la Spagna di Franco. So che cos’è un regime. Qui c’è una democrazia giovane che esce da settant’anni di comunismo e ha bisogno di tempo. C’è un presidente che dice: voi russi potete stare con la Russia. Io sono nato pugliese, perché devo morire cinese? Se in Ucraina non andrà a finire come nei Balcani, bisognerà ringraziare Putin. Un grande illuminato».
Illuminato? «Putin è un grande politico che sta dimostrando in questa vicenda tutto il suo valore. Gli danno del dittatore, ma lui ha il popolo dalla sua parte».
Anche a Kiev c’è stata una rivolta di popolo... «La storia è sempre un po’ diversa da come ci viene raccontata. In Ucraina è da anni che scoppiano rivolte legate al gas e a certi affari. C’è una grande destabilizzazione cominciata dagli americani in tutto il mondo dopo l’11 settembre...».
Ma che c’entra questo con Putin, scusi? «Ci arrivo. Putin è rimasto al fianco dell’Occidente anche nei momenti peggiori. Ci ha sempre detto: io sono vostro amico. Però, se da ingrati non capiamo la sua politica in Ucraina, poi è giusto che ci dica: attenti, ho la Russia in mano... Nessuno ha fatto nulla a Bush che ha ammazzato Saddam quando non nuoceva più. Però si dà del dittatore a Putin che vuole aiutare i russi. Lui non attacca nessuno. Difende e basta».
Questo clima le sta creando problemi?
«Fra due giorni sono a Mosca per cantare, poi parto col mio tour. C’è un po’ più di diffidenza, si sente un’atmosfera pesante. Mi chiedono: “Perché volete farci la guerra?”. Le sanzioni le sentono quelli che vendono mobili o elettronica: chi fa canzoni, sopravvive. Spero che duri. Con Putin e i suoi si sta da dio. Faccio una decina di concerti l’anno, pagano i cachet senza storie. Quaranta, cinquanta, non c’è problema...».
Cinquantamila euro per una serata?
«Sì, perché? Che domande mi fai? Mi sembra di parlare con uno di Equitalia».

 

venerdì 5 settembre 2014

Pubblichiamo molto volentieri il comunicato dell'amico Mauro Merlino.



 LA VOCE DEGLI INASCOLTATI .

DIAMO UN SEGNALE FORTE A QUESTA CLASSE POLITICA.

Avviso le emittenti televisive italiane i Giornali (nemici della verita') e le Forze dell'Ordine che a breve occuperemo Piazza Montecitorio pacificamente e ad oltranza,ma non solo, scortati proprio dalle stesse Forze dell'Ordine entreremo per mandare un serio messaggio a questi politicanti che non hanno saputo far altro che mettere in ginocchio un intero popolo,calpestando la Costituzione che ci vede DI DIRITTO SOVRANI.Viviamo di ricatti tasse burocrazia e suicidi..ORA BASTA!Il mio intento non e' di abbattere questa classe politica ma di portarla alla ragione per poi mandarla a casa!In questi anni tanti sono stati i Movimenti popolari che con varie manifestazioni hanno coinvolto centinaia di persone che con fatica hanno partecipato anche se in difficolta' finanziarie..per poi vedersi abbandonate da Leader che facilmente si sono fatti corrompere da protagonismi.. salotti Tv e poltrone.Cio' che ora sto scrivendo e' quello che realmente accadra'siamo stanchi di subire in silenziosiamo stanchi di ascoltare parole al ventoe' nostro dovere garantire un futuro ai nostri figliun futuro che e' stato svendutoIo Mauro Merlino La voce degli inascoltati portero' il popolo ad una rivolta pacifica ma d'impatto.Gandhi insegna "Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.ATTUEREMO UNA DISOBBEDIENZA CIVILE.

Cos'è la Disobbedienza Civile "Il punto non è quello di ottenere una vittoria su qualcun altro, ma piuttosto quello di ottenere un cambiamento. E il cambiamento è molto più rapido e molto più duraturo se si riesce ad ottenere la collaborazione di quello che altrimenti sarebbe stato il tuo avversario." La disobbedienza civile è una forma di protesta che, solitamente, comporta azioni non-violente, come marce, manifestazioni, scioperi, sit-in o occupazione di edifici. I motivi per diventare un dissidente o un disobbediente sono quelli di agire sulla base della propria morale e modificare ciò che viene percepito come ingiustizia. E' un modo per invertire o fermare alcune situazioni o richiedere che venga modificata o abrogata una legge. Si disobbedisce ogni volta che si infrange deliberatamente una legge o una richiesta da parte del governo, ritenendo giusta la propria e ingiusta o nociva quella del governo.

Henry David Thoreau (1817 - 1862), filosofo, scrittore e naturalista americano, è spesso citato per il suo convincimento che le persone abbiano il dovere di non prendere parte ad un'ingiustizia e di resistere a qualsiasi governo o suo incaricato che le costringa a parteciparvi. Thoreau affermava che è il cittadino a dare autorità allo Stato e che quindi può opporsi ad azioni autoritarie ingiustificate se spinto dalla sua coscienza .

I disobbedienti e i dissidenti di tutti i tipi, comprese le suffragettes, le femministe, i manifestanti contro la guerra e la bomba nucleare, hanno intrapreso come forma di protesta la disobbedienza civile. Tra i più grandi e noti disobbedienti ci sono l"indiano Mohandas Gandhi (1869 - 1948) e l'americano Martin Luther King jr (1929 - 1968). Gandhi praticò la disobbedienza civile come arma nella lotta per l'indipendenza dell'India dal dominio britannico. King lottò pacificamente per i diritti civili dei neri americani. Entrambi furono picchiati e incarcerati - anche gli atti nonviolenti di disobbedienza civile comportano il rischio di ritorsioni e di aggressioni verbali o fisiche da parte degli avversari e della polizia -, ma attirarono un gran numero di sostenitori e simpatizzanti.

Gandhi delineò alcune regole chiave per l"attuazione della disobbedienza civile, che ci riassumono i principi della sua forma di lotta:

• Tollerare la rabbia e gli attacchi degli avversari. • Non arrabbiarsi, insultare o reagire contro gli avversari.

Queste sono ottime regole, sia perchè dicono chiaramente cosa fare sia perchè, allo stesso tempo, non mettono a repentaglio la vostra causa. Canale: https://www.youtube.com/user/Moviment...
http://www.youtube.com/watch?v=cg4GMs...

VIAGGIO AL CUORE DELL’INFERNO …


Art del camerata Marco Affatigato.


….NO ! SEMPLICEMENTE IN UNA GRECIA IN PREDA AL CAOS
Constatazione sul posto della devastazione causata da un economia incruenta imposta dalla Commissione Europea e l’insuccesso delle politiche di rigore imposte dalla “troika” (FMI , BCE, UE)
Non credete a coloro che vi dicono che la Grecia va bene ! perché dietro la facciata del turismo , che ricomincia a partire, c’è la realtà di un popolo che non né può più di soffrire. Del resto è per questo che non parlano più della Grecia dove “loro” hanno distrutto tutto. E quando dico “tutto” è proprio tutto ! Ma “loro” chi ? I politici corrotti e al soldo dei “commissari europei”; le banche, che hanno ceduto il debito ad altri governi di paesi membri dell’Unione Europea e non; gli armatori, che hanno nascosto i loro soldi in Svizzera; i sindacati e i partiti, che hanno “addormentato” la rivolta popolare; i burocrati, approfittatori ma soprattutto i tedeschi …che con l’euro sono riusciti ad occupare la Grecia e prendersela. Si ! I tedeschi, quello che non sono riusciti a fare con le armi l’hanno fatto con l’Euro.
Quello che ho scritto sopra non sono io che parlo ma è il riassunto di una conversazione avuta con il conducente del taxi che dall’aeroporto mi portava al centro di Atene. Un tassista di circa 70 anni che , mi spiegava, ha dovuto riprendere a lavorare perché non percepiva più la pensione. Al momento che gli ho pagato la corsa, davanti l’entrata dell’albergo, mi guarda fissandomi e dice: “Si ricordi cosa gli ho detto, un economia di guerra in un paese in pace”. E mi saluta.
La hall dell’albergo è piena di turistiche vengono da tutto il Mondo e girovagando (non amo le vacanze organizzate) Atene per qualche giorno, in attesa di prendere il traghetto che mi porterà nelle isole, m’interrogo. Chi dice il vero ? Il tassista incazzato o il governo greco e tutta la coorte di esperti arrivati (anzi “catapultati”) da Bruxelles, dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Centrale Europea (la celebre “troika”) ? Per il tassista la Grecia è stata fatta precipitare in un pozzo senza fondo, mentre per gli altri (la troika) la Grecia è un paese che si trova alla fine di un percorso con tutta una serie di purghe severe ma salutari che hanno fermato il suo fallimento e la sua economia comincia a ripartire. Chi credere, quando Atene offre due volti così contrastanti fra loro? 20 milioni di turisti , è il numero di coloro ce nel periodo estivo sono passati dalla Grecia ed hanno speso i loro soldi per un totale di miliardi di euro, spiagge magnifiche, taverne gioiose, la gioventù che non disdegna di viaggiare con Porsche o Mercedes. Certamente ! Ma anche le stigmate della crisi: un numero impressionante di negozi chiusi, palazzi interamente abbandonati, la “zuppa popolare” ad ogni angolo di strada con file di persone di centinaia e centinaia di metri. Allora a chi credere ? Per sciogliere il vero dal falso non bastano i miei occhi o leggere i giornali o guardare la televisione (in hotel) o aver ascoltato la rabbia del tassista…è necessario che io incontri la gente.
Ed è proprio la gente in strada che mi dice e mi fa vedere il “trattamento choc” inflitto alla popolazione greca : salari e pensioni ridotte di oltre un terzo (il minimo salariale di 800 euro addirittura tagliato del 50% e ridotto a 400 euro). Ma il peggio è la sanità pubblica che quando arrivi all’ospedale per assenza di cure ti rimandano a casa, dove un medicinale generico come l’aspirina può arrivare a costare fino a 500 euro la confezione. Solamente perché sono straniero (ed ho la carta sanitaria europea che mi ha rilasciato la ASL) posso curarmi correttamente …un’influenza. Immaginatevi, come ho fatto io, gli indigeni e poi se invece dell’influenza hanno qualcosa di grave o di ancor più grave del grave. Gli ospedali pubblici , nel riordino della “spesa pubblica” voluta dalla Commissione Europea (un po’ quello che fa il catapultato commissario alla “spending review” in Italia, Cottarelli) , sono stati “chiusi” per il 25%.
Una donna , dell’alta borghesia greca che da giovane ha appoggiato il regime dei colonnelli, nel corso di una conversazione (durante la quale ricordavamo il periodo degli anni '73-'75 in cui militanti e dirigenti del Movimento Politico Ordine Nuovo si erano rifugiati in Grecia perché perseguiti in Italia) esclama : “Se incontro nuovamente quella persona di mia conoscenza che è divenuto ministro con un governo detto di destra, gli metto una pallottola in testa”. Frase provocatrice, certamente, ma che fa riflettere ed illustra lo stato di collera e di disperazione di tutta la popolazione.
Ma chi percepisce in Italia la grandezza dello shock che ha subito l’economia greca ? All’eccezione di qualche economista, è il più grande silenzio. Perché ? Perché anche noi non siamo poi troppo distanti da quella situazione.
Chi sa che la ricchezza per abitante è diminuita di quasi un terzo in cinque anni ?
Chi sa che un quarto della popolazione vive ormai oltre la soglia (anzi non c’è più neanche quella) della povertà ?
Anche di questo è meglio non parlarne in Italia , visto che non siamo troppo distanti.
Chi sa che il tasso di mortalità infantile è esploso ?
Dove sono i dati delle “organizzazioni mondiali” sanitarie che riguardano la Grecia ?
Due domande mi assillano: come i greci hanno potuto accettare un tale trattamento e comunque sopravvivere ? Questo dissanguamento che ha creato centinaia, migliaia di morti reali è stato utile al paese e potrà, questi, ripartire ?
Un universitario greco, simpatizzante di Alba Dorata, cerca di darmi le risposte e mi dice che grazie ad una solidarietà familiare ancestrale riesce a sopravvivere. Mentre un restauratore di mobili (che fa affari con italiani che vengono a comprargli mobili e arredi per pochi euro) riassume il tutto con poche parole semplici , sorridendo, ma che dicono tutto (anche su come ci vedono): “Ce la caviamo, all’italiana” . Poi aggiunge : “I nostri dirigenti politici sono riusciti a colpevolizzarci circa il debito pubblico. Come se fosse colpa nostra. Soldi che abbiamo speso noi , anzi sperperato per stare bene oltre le nostre reali possibilità ( …mi sembra averlo già sentito anche in Italia questo discorso). Ma non è così ! Noi , il popolo greco, ha sempre lavorato duro…da subito dopo la II guerra mondiale ha ricostruito il paese con il sudore della sua fronte, mentre chi governava diventava obeso. Sul togliere di mezzo l’immensa e immonda macchina burocratica, tutti siamo d’accordo ! Ma prendere questo a pretesto per uccidere a fuoco lento tutto un popolo, non può che far finir male tutto …compreso il paese”.
Gli “incontri” ad Atene non sono terminati ed il prossimo è con un professore di economia all’Università di Atene al quale faccio parte dei miei dubbi, delle mie perplessità circa questa politica di austerità, domandandogli: “ tutta questa austerità avrà almeno il merito di aiutare la Grecia a ripartire su basi sane?”.
La sua risposta è graffiante : “Il suo principale merito è stato quello di permettere alle banche di rifilare agli Stati europei , vale a dire a noi tutti , a tutti i contribuenti europei, dei debiti sporchi (titoli spazzatura) che noi non avremmo dovuto rimborsare per niente. Così hanno affamato intere parti di popolazione europea per salvare le banche, anche quelle non europee che hanno emesso quei titoli spazzatura acquistati dalle banche europee”.
Allora gli domando come la Grecia pensa di rimborsare il nuovo prestito (240 miliardi di euro) accordato in due piani successivi dal FMI e dall’Unione Europea? “Ed è proprio qui il problema – risponde - che, poi, non è un vero problema poiché al punto in cui è la Grecia non ha soluzione poiché contrariamente a ciò che dicono e vogliono far credere i dirigenti greci (e non), l’austerità non può produrre degli effetti positivi che se accompagnata da una forte svalutazione per rilanciare l’esportazione. Con l’euro è impossibile e l’iniziativa privata non ha potuto compensare la secca in cui si trovano i crediti pubblici. Anzi , anche l’investimento privato è collassato ad eccezione di qualche acquisto fatto da imprenditori governativi cinesi (le privatizzazioni messe sul mercato internazionale non hanno interessato gli investitori: su un programma di 50 miliardi di euro solamente per 3 miliardi si sono realizzati ). La Grecia avrebbe dovuto fare come la Turchia che ha, invece, massiva ente svalutato la
(-25% in due anni confronto all’euro). Così che gli investitori, i produttori, i creatori vanno in Turchia poiché prima di tutto guardano al proprio interesse” .
Ma , insisto, allora perché tenere tanto all’euro in Grecia ? “ Per una ragione semplice” mi risponde “ l’oligarchia greca ci perderebbe troppo ed i suoi interessi divergono da quelli del popolo. Essa, l’oligarchia, vuole poter continuare a viaggiare comodamente all’estero, mantenere il valore dei suoi soldi piazzati nei paradisi fiscali. L’oligarchia greca può curarsi a New York e suoi figli fanno gli studi nelle migliori università anglosassoni. Ecco il perché l’euro non può essere svalutato. Ecco perché le oligarchie che governano i nostri paesi non lo svaluteranno ed ormai anche il popolo non ha più forza. Perché quando c’è fame ognuno cerca di portare a casa sua il poco cibo che può recuperare. Quando c’è fame , ognuno è per se stesso.”
Quando si ha fame, in Grecia come in Italia, importa poco alla gente che il Paese muoia poco a poco ma in piedi.
Ed eccomi arrivato ad un giorno dalla partenza.
E’ pomeriggio, fa caldo e dalla finestra dell’hotel che da su una corte di un gruppo di case vedo una famiglia , numerosa, che ride a squarciagola ascoltando il sirtaki. L’anima greca, malgrado le privazioni, le frustrazioni, la collera sembra inaffondabile anche sotto il sole. Ma potrà durare tutto ciò ?
Il debito pubblico è colossale, al 175% del PIL e , fatto nuovo, il 30% dei presti immobiliari o alle imprese e il 50% dei prestiti al consumo sono in ritardo nei rimborsi o addirittura impagati e le banche greche sono davanti ad un fatto eccezionale: il montante dei prestiti in ritardo oltre i 90 giorni dalla scadenza di rimborso è di 77 miliardi !
Il governo Samaras può anche dire che la situazione stia migliorando ( già sentito dire anche in Italia) , ma i greci trovano che sia già troppo il tempo d’attesa. Certamente, fuori dagli interessi che ha creato e crea il debito, il budget dello Stato è prossimo ha trovare il punto di equilibrio mentre la riforma amministrativa è in corso (oltre 250mila posti di funzionari sono già stati soppressi, ciò che è colossale per questo paese) ma il popolo …il popolo ha fame di cibo e di sanità.

 

giovedì 4 settembre 2014

…L’ORTICELLO DI GUERRA QUOTIDIANA


Art del camerata Marco Affatigato.



Oggi intendo snocciolarvi alcuni dati crudi, impietosi e quotidiani che provengono dai conti pubblici e dall’economia che sono la chiara e manifesta dimostrazione della fine di un ciclo e del fallimento di un modello di sviluppo che, dopo avere garantito una lunga fase di progresso e benessere, sembra essere definitivamente giunto al capolinea. E i numeri sono fedeli e veritieri, perché raccontano, senza il filtro della demagogia, la sostanza delle cose. Prendiamo ad esempio il grafico pubblicato da Bloomberg e ripreso da Die Welt. Il titolo del grafico è “La crescita REALE dell’economia dall’inizio della crisi (2008)”. Lo pubblico e basta , senza ricorrere ad ulteriori commenti, ad analisi, insomma, senza categorie (mie) ideali e ideologiche.
Il grafico dice, semplicemente, che l’Italia, e quindi tutti noi di conseguenza, abbiamo subito una picchiata verso il basso a partire dai governi dei salvatori nominati dalla Commissione Europea attraveso il suo lacché Napolitano (altro che Presidente della Repubblica italiana) : Monti, Letta e Renzi. Qualcuno dei fautori della ripresa e dello spread volatile, ci spiega come mai i professori, i tecnici, i bildeberg riuniti a Cernobbio, i vertici della Bce, i saggi “commissari europei” nominati a “seguire” la svolta (quale, pero ?) italiana non sono stati capaci di far altro che spingerci verso la fossa? E mentre Francia, Spagna, Portogallo, euro o non euro, fiscal compact o non fiscal compact, si stanno risollevando l’Italia invece sta fallendo. Viene da dire che, senza per questo rimpiangerlo un nanosecondo, che la “era Berlusconi” ( e francamente mi torna difficile definirla “era”, diversamente da altri che hanno visto in lui – e qualcuno ancora lo vede – ciò che precedentemente videro in Bettino Craxi , ma quel tipo – che manca – ve ne era una sola che capeggiava sulla misurazione del tempo stampato sul suo giornale “Il popolo” ) forse non era riuscita a mandare del tutto il paese a ramengo.
Ormai ognuno di noi procede e vive grazie al solo fattore dell’inerzia e, purtroppo, serpeggia la disillusione di dover procedere e vivere in questo modo per lungo tempo : alzarsi al mattino per recuperare i denari necessari alla spesa quotidiana, senza avere la forza per prendere una decisione quanto dura quanto necessaria per dire “io non ci stò più !”, senza rendersi conto che quanto prima si avrà la forza ed il coraggio di cambiare rotta, minori saranno le difficoltà da superare per rimettersi in piedi e ripartire.
L’ultimo dispaccio, dal “bollettino di guerra quotidiana”, fa riferimento al numero record di contribuenti che nel 2014 sono ricorsi alla formula di rateizzazione delle tasse.
Sì, perché nonostante i dati sulla chiusura di imprese, sul fallimento di progetti imprenditoriali, sull’esodo del manifatturiero dal nostro Paese, sui suicidi degli imprenditori e sullo “fuga” dei liberi professionisti e della classe media, qualcuno (il potere e la stampa di questo regime) si aggrappava al dato, incomprensibilmente in crescita, delle entrate fiscali negli ultimi anni. Con l’evidenza del fenomeno della rateizzazione delle imposte si rende ormai evidente come la spremitura sia arrivata all’osso , tant’è che il governo Napolitano-Renzi ha deciso di inserire i dati economici della criminalità organizzata nelle “entrate virtuali” per misurare il PIL del Paese .
Se l’economia frena, le aziende chiudono, le famiglie stentano e sono sempre più in difficoltà, tutto ciò non può che ripercuotersi inevitabilmente sul volume delle entrate fiscali. Anche la ricetta allo studio di mettere le mani sui patrimoni sa più di una scelta disperata di chi, attaccato con le unghie ai propri privilegi, non ha il coraggio di cambiare e non trova altra soluzione che cercare di procedere per inerzia, a costo di grattare il fondo del barile di un’economia ormai in ginocchio e di un Pese del quale non si intuiscono più le prospettive politico-economiche future.
Fra le ultime “prese di coscienza” della BCE, guidata dall’italiano Draghi, è quella che si è resa conto che l’agognata ripresa non ci sarà, ricordandoci come tutta l’Europa non navighi in acque tanto migliori dell’Italia, tanto che anche la Germania, la locomotiva d’Europa, ha dovuto riconoscere l’estrema difficoltà a piazzare i propri prodotti sul mercato europeo, dopo avere ampiamente contribuito a dare il colpo di grazia alle economie tentennanti dei Paesi mediterranei (Grecia, Italia, Spagna e Portogallo).
In questo panorama desolante non ci resta che legarci alla nostra terra, custodire gelosamente le nostre memorie e le nostre tradizioni e riscoprirci comunità e, in questo guscio, preparare le basi per ripartire lasciando che i governi italiani nominati dalla Commissione Europea ed i loro cortigiani parlamentari che non sanno neanche mettere in piedi una reale opposizione continuino a far finta di gestire il Paese.

 

mercoledì 3 settembre 2014

L’internazionale fascio-comunista di Putin

di
Fonte art. http://www.ilfattoquotidiano.it

A Yalta, il fine settimana scorso, è avvenuto un piccolo ma intenso capovolgimento della storia, passato inosservato a molti media occidentali. Proprio per il suo valore simbolico, il Cremlino, anche se non direttamente, bensì “attraverso strutture parastatali” – come ha spiegato il leader di Forza Nuova Roberto Fiore, unico italiano invitato – ha organizzato qui una due giorni intitolata “Russia, Ucraina, Nuova Russia: problemi e sfide globali”.
Nonostante i numerosi ammiratori di sinistra, Vladimir Vladimorovic Putin all’incontro ha voluto solo gli esponenti dei separatisti filo-russi, i leader dei partiti nazional bolscevichi russi (che uniscono istanze comuniste a quelle naziste) e i leader di partiti e movimenti di estrema destra e ultra-nazionalisti europei, che sono dall’inizio della crisi ucraina al suo fianco.
In una Crimea che sta vivendo una crisi economica e un calo drammatico del turismo dopo l’annessione unilaterale da parte della Russia lo scorso marzo, quello appena trascorso è stato un week-end animato. A rappresentare Putin c’era uno dei suoi più stretti consiglieri, quel Sergey Glazyev finito nella lista dei funzionari russi colpiti dalle sanzioni economiche.
Ciò che Forza Nuova voleva sottolineare e che ci ha visti tutti d’accordo è che la crisi ucraina è stata concepita dagli Stati Uniti per interrompere quel legame che si era creato negli ultimi anni tra la Russia e l’Europa. E infatti abbiamo presentato una lista di nomi di agricoltori italiani che chiedono a Putin di sollevarli dall’embargo che li sta penalizzando”. Ma Fiore, così come i rappresentanti dei movimenti ultranazionalisti europei presenti concorda anche sul fatto che i separatisti hanno tutte le ragioni per combattere contro Kiev, che la vulgata rossa e rosso nera accusa dall’inizio di Maidan di fascismo.
Sembrerebbe quindi una contraddizione che l’estrema destra europea stia dalla parte di Putin. Eppure la situazione è questa, al netto della propaganda. A discutere con i separatisti Glazyev c’era il presidente del British National party, noto per la violenza e razzismo dei suoi militanti dalle teste rasate, Pavel Chernev del Partito neonazista bulgaro, Bartosz Bekier della Falange anti-semita polacca, il gruppo conservatore euroscettico di Vlaams Belang, cioè i separatisti fiamminghi di estrema destra del Belgio. Ospite di riguardo anche lo scrittore svedese Israel Shamir, uno dei più convinti negazionisti dell’Olocausto. Sul campo invece i volontari europei che continuano ad arrivare nel Donbass per combattere a fianco dei separatisti vengono dai movimenti di estrema sinistra, mentre quelli a fianco dell’esercito ucraino, arruolati nel battaglione Azov sono di estrema destra. I separatisti hanno dunque l’estrema destra e l’estrema sinistra europea dalla loro parte.


 

martedì 2 settembre 2014

ITALIA – MONDO REALE


Possibile lo scontro militare : pronto l’Esercito Europeo contro Putin
La Gran Bretagna e altri sei stati membri dell’Unione Europea , fra i quali l’Italia, creeranno una forza militare da 10mila uomini sotto l'egida della Nato per contrastare la Russia in Ucraina.



Art camerata Marco Affatigato.


Così siamo arrivati al 1 settembre 2014 e le “vacanze” sono finite riportandoci tutti alla triste ed amara realtà: l’Italia entra in guerra a fianco della Gran Bretagna e della Francia contro la popolazione russofona dell’Est dell’Ucraina che vuole indipendenza e tutto ciò mentre , in Italia, c’è la disoccupazione che cresce, la deflazione che incalza mentre l'Istat scrive che il trimestre sarà di sostanziale stagnazione. A guardarli da vicino, i dati economici di questo fine agosto annunciano un ritorno dalle ferie cupo e sfiduciato ed insieme a tutto ciò il governo Napolitano-Renzi ci regala anche una entrata in guerra (di quelle dove si spara, si uccide e si muore) in Europa, in Ucraina , senza però passare dal Parlamento. Mi sembrava di ricordare che i padri costituenti della nostra Costituzione avessero inserito un articolo con il quale l’Italia ripudiava lo strumento della “guerra” come atto offensivo. Ma forse è un'altra Costituzione quella letta da Napolitano-Renzi e con quella che leggono loro , invece, ci portano in guerra. Se non reagiamo saranno tempi duri per l’Italia e saranno tempi duri per l’Europa perché quello che sta accadendo dimostra come questo governo, questo primo ministro sia il più abile mentitore fra tutti quelli che dalla nascita della Repubblica vi sia mai stato.
Ci dicono e ci dice, per portarci in guerra, che i Russi hanno attaccato l’Ucraina mentre, invece, è l’esercito di Kiew, con la benedizione dei premi Nobel per la pace Van Rompuy (UE) e Obama (USA) che bombarda indiscriminatamente le città del Donbass. I morti civili non si contano più. Nei giorni scorsi hanno centrato persino una scuola materna e poi una colonna di profughi in fuga dai bombardamenti. Sui media occidentali poche righe, tutte omologate alla volontà dei poteri forti, quasi invisibili e sempre accompagnate dal condizionale. Ma che paese è quello che rivendica la propria sovranità su dei territori che, peraltro, considera il bersaglio di bombardamenti indiscriminati? Secondo informazioni che mi giungono dal posto, giovani camerati italiani che li si trovano come noi, più anziani,andammo a difendere Beyrut alla fine degli anni ’70, pare siano state usate anche bombe al fosforo. In Ucraina dell’Est è in atto un genocidio, quello che qualche mese fa auspicava la signora Timoschenko. Di esso l’Unione Europea e l’Italia è già complice per l’appoggio politico, economico dato al governo ucraino e per il sistema di silenzio e di menzogna che diffonde attraverso i media, ma adesso decide di parteciparvi militarmente. Rasmussen affila le spade della NATO, che non vede l’ora di celebrare il centenario della Grande Guerra con un altro conflitto mondiale, da cui, presumibilmente, dovrebbe nascere il nuovo ordine mondiale, il Loro. Ma i nostri soldati sanno che non andranno a liberare un paese ma che moriranno in Ucraina per far piacere al FMI ?
Nessuno ormai parla più del volo MH17 della Malaysian Air Line per il semplice fatto che, se ne parlassero, dovrebbero ribaltare le illazioni del primo momento, quello dell’accusa ai Russi del Donbass e a Putin. Sul New Straits Time, quotidiano malaysiano in lingua inglese, qualche giorno fa sono apparsi i primi risultati dell’inchiesta del governo della Malaysia, dai quali si desume che l’aereo è stato prima mitragliato e poi finito con un missile aria aria. Dunque è stata Kiew, ed è vera la tesi dei ribelli del Donbass, secondo cui l’aereo di linea era seguito da un caccia, un mig o un sukoj 25.
Quanto basta per stendere il silenzio sulla vicenda.
Lorsignori hanno già deciso chi deve essere il buono e chi deve essere il cattivo. Anche i bambini della scuola materna di Donetsk non meritano l’attenzione che da la nostra stampa di regime ai bambini della scuola di Gaza.
E quando gli “scritti” della propaganda si fanno così forti e unilaterali è un brutto segno, è segno di guerra cercata, di guerra voluta.
Ma in un mondo in cui la verità interessa a pochissimi, quasi a nessuno (e come Paese delle stragi ne sappiamo qualcosa)ci deve essere sempre qualcuno che ha il dovere se non proprio il diritto di far emergere la verità, anche a costo del suo isolamento e di condanne a morte (civili come fisiche).
Quando Renzi, come ha ripetuto più volte, dichiara che «l’Italia sosterrà INCONDIZIONATAMENTE la causa dell’integrità territoriale dell’Ucraina», giustifica le bombe sulle scuole materne, il fosforo, la propaganda ossessiva, l’abbattimento di un aereo civile per creare il cattivo contro cui schierarsi. Questo significa l’avverbio “incondizionatamente”. E, invece, le condizioni si dovrebbero porre. Il gioco è pesante. Non si dice: sosterremo la causa dell’Ucraina, a condizione che si tuteli la popolazione civile. Ha detto, proprio: incondizionatamente. E questo lo dice mentre l’esercito ucraino riduce in cenere intere città, annienta migliaia di vite innocenti, impedisce ogni aiuto umanitario e a violare il diritto internazionale sarebbe la Russia? Se Putin, avesse voluto violare il diritto internazionale, avrebbe spazzato via l’esercito ucraino in un paio di ore. La Russia sta davvero cercano di aiutare una popolazione russofona sofferente, cosa che vorrei facesse il governo italiano, sempre pronto a spedire aiuti a Gaza e violare il blocco israeliano. Il fatto reale è che l’Ucraina (né l’Unione Europea , né l’Italia) non manda aiuti e ferma al confine da due settimane quelli disponibili, in compenso bombarda la popolazione dei propri territori, dunque, teoricamente, la propria popolazione, e nessuno dei governi occidentali ha nulla da dire?
Persino l’ANSA in queste settimane sembra ritornata quella dei “Commissari di partito”: condizionale d’obbligo sui civili russi, parole di elogio per il “governo” di Kiew e i militari ucraini, quelli che bombardano i civili.
Tempi duri, tempi di menzogna e propaganda, e, proprio per questo tempi in cui anche i pacifinti (dai balconi non sventolano le bandiere della pace) dichiarano guerra alla popolazione russofona dell’Est dell’Ucraina si fa urgente il coraggio di pochi per dire “NO ALLA GUERRA”. Io non voglio che mio figlio muoia per il Fondo Monetario Internazionale.

 

TAGLI AGLI SPRECHI : IL GOVERNO TAGLIA AL “DIRITTO ALLO STUDIO”



Art di Marco Affatigato.


Del resto più si educa all’ignoranza il futuro cittadino , più è facile governarlo
L’Italia è il paese delle “contraddizioni” e della “non logica”: si vuole un Paese educato alla legalità ed al senso civico , si toglie l’educazione civica dall’insegnamento; si vuole un Paese culturalmente forte nel suo complesso e si chiudono i luoghi d’espressione della cultura; si vuole un Paese capace di dar forma a grandi opere d’ingegno e s’impedisce ai “cervelli italiani” nelle università di potersi esprimere, facendoli fuggire all’estero: ogni anno 5mila neo laureati lasciano il Belpaese per l’estero. Ma esiste anche la fuga degli over40, un fenomeno in via di espansione secondo il Centro Studi Cna: tra il 2007 e il 2013 dall’Italia sono emigrati all’estero in 620mila, quasi il doppio rispetto ai 7 anni precedenti (solo nel 2013 hanno varcato i confini oltre 125mila adulti, 79% in più rispetto al 2012). Una lenta ma inesorabile emorragia di competenze, di professionalità e di maestranze, a favore della concorrenza straniera, che porta l’Italia ad essere un Paese autodistruttivo.
Quello che fa soffrire è vedere un Paese in forte crisi che rinuncia a sostenere i propri giovani con l’istruzione e la formazione. La FLC CGIL ha redatto in questi giorni un interessante rapporto che denuncia come nel corso degli ultimi cinque anni le tasse universitarie siano aumentate del 75%. La tassazione media delle università italiane si aggira intorno ai 1.500 euro all’anno per studente. Con picchi più alti negli Atenei del Nord Italia: dai 1.802 euro chiesti dal Politecnico di Milano ai 1.614 della Statale milanese.
Più economiche, invece, le rette nelle università del Sud. A Potenza l’università della Basilicata chiede 490 euro all’anno per studente, mentre a Catanzaro le tasse della Magna Grecia non superano i 532 euro. E questo a causa dei minori trasferimenti statali decisi dai Governi che si sono via via succeduti dal 2009 a oggi.
Si pensi che il Fondo di finanziamento ordinario degli Atenei (Ffo) solo tra il 2012 e il 2013 ha subito, per ragioni di spending review (quello gestito dall’imposto Commissario della Commissione Europea) , un taglio secco del 4,6%; se si guarda al al 2011 la percentuale di minori trasferimenti addirittura balza al -11%.
Se come così non bastasse proprio nei mesi scorsi il governo Napolitano-Renzi aveva tentato il colpaccio, raschiando il fondo del barile con l’ulteriore riduzione di 30 milioni nel 2014 e 45 milioni nel 2015 per le risorse del suddetto fondo. Alla faccia del diritto allo studio!
Nessun parlamentare dell’opposizione (ma esiste ?) ha levato la sua voce in difesa del diritto allo studio . O meglio : nessun parlamentare tout-court . Solamente la levata di scudi da parte della Conferenza dei Rettori delle Università italiane ha evitato il peggio bollando come “insostenibile” la situazione finanziaria determinata dalle continue sforbiciate agli stanziamenti per gli Atenei e denunciando come il finanziamento del diritto allo studio per il 2014-15 è a percentuali ridicole e la copertura dei capaci e meritevoli per l’anno in corso è attorno a una media nazionale del 60%.
A ciò si aggiunga che manca una qualunque politica seria della residenzialità universitaria, la sola che garantirebbe la sostenibilità per le famiglie di studenti che si iscrivono alle Università.
Morale della favola, lo Stato taglia i fondi alle università e queste si rivalgono sulle famiglie, portando a livelli intollerabili il costo dello studio post-diploma.
Non è quindi un caso che l’Italia si ritrovi all’ultimo posto dell’Unione Europea per numero di laureati. Nella fascia fra i 30 e i 34 anni solo il 22,4% ha conseguito il titolo di “dottore”, contro una media Ue del 36,8%. Sopravanzano l’Italia anche la Romania (22,8%), la Croazia (25,6%) e Malta (26%). Ai nostri Atenei spetta perciò la maglia nera nella capacità di sfornare laureati, ma hanno quella rosa nello scaricare i costi dell’istruzione terziaria sugli studenti e sulle loro famiglie.
L’università italiana è tra le più care d’Europa: nella classifica Ocse risultano più costose soltanto Inghilterra e Olanda, ma a fronte di borse di studio per la gran parte degli iscritti, mentre da noi i fondi per il diritto allo studio non arrivano nemmeno al 20% degli studenti.
Insomma, siamo molto lontani dalla media europea per quanto riguarda l’attenzione alla formazione del capitale umano: ma siamo addirittura anni luce dietro alla Scandinavia, dove gli studenti non pagano nulla. In Danimarca e in Svezia chiunque si voglia laureare ha diritto a una borsa di studio di 900 euro al mese: un vero stipendio! E alcuni dei 52 Atenei svedesi sono tra le 100 migliori università del mondo.
C’è da domandarsi cosa sia rimasto dell’afflato pronunciato da Piero Calamandrei, le cui parole risuonano come macigni nel silenzio di un Parlamento intento solo ad autoconservarsi e autoproclamarsi : “…la scuola, come la vedo io, è un organo costituzionale. Ha la sua posizione, la sua importanza al centro di quel complesso di organi che formano la Costituzione… La scuola, organo centrale della democrazia, perché serve a risolvere quello che secondo noi è il problema centrale della democrazia: la formazione della classe dirigente” .
Già “la formazione della classe dirigente” , non solamente intesa nel senso di “classe politica”, di quella classe cioè che siede in Parlamento e discute e parla e magari urla anche quando è necessario farsi sentire, che è al vertice degli organi più propriamente politici, ma anche e soprattutto quella “classe dirigente” nel senso culturale e tecnico: coloro che sono a capo delle imprese e delle aziende, che insegnano, che scrivono, artisti, professionisti, ecc . Questo è il problema della democrazia: la creazione di questa classe, la quale non deve essere una casta ereditaria, chiusa, una oligarchia, una chiesa, un clero, un ordine come invece si vuole che essa sia oggi e che i nostri Governi, tagliando i fondi all’istruzione, difendono scientemente indebolendo la coltivazione della cultura dei cittadini, rendendoli così docili al destino preconfezionato da pochi: cittadini con bassa scolarità hanno infatti una coscienza civica facilmente manipolabile.

Scorta addio, ora Fini è davvero solo

L’ex presidente della Camera costretto a mollare auto blu e guardie armate. Dalle immersioni proibite all’hotel in Toscana fino alle Iene. Quanti scivoloni

Esistono due ragioni per gioire del fatto che Gianfranco Fini, dallo scorso 22 agosto, non possa più contare su autista, scorta e auto di servizio. La prima è in ossequio alla filosofia di contrasto ai privilegi dei politici (ex o in carica), ai costi, eccetera eccetera. La seconda è in solidarietà all’ex Presidente della Camera: negli ultimi anni, infatti, la consistente dotazione di auto e agenti a sua protezione gli ha generato una quantità di grane diventata epopea narrativa e parte della storia politica recente.
A voler essere ancor più puntuti, l’estate è sempre stata complice infida di polemiche e scivoloni che hanno coinvolto Fini, e proprio in estate arriva l’ultima parola su tutto questo. Nemesi implacabile, stavolta definitiva. Era agosto, infatti, quando nel 2008 l’allora neopresidente della Camera, coltivando la sua passione per le immersioni subacquee si spinse fino a un’area protetta, riservata ad attività di carattere scientifico. Il luogo era vicino alla Costa dei Grottoni, isola di Giannutri. Legambiente fotografò sia lui sia la piccola imbarcazione dei Vigili del Fuoco che lo accompagnava. Ma per spegnere l’incendio delle polemiche bastò un comunicato del suo portavoce: «È stata una colpevole leggerezza».
Sempre d’estate, nel 2012, scoppiò la polemica del famoso albergo di Orbetello, all’Argentario. Un tre stelle dove erano state prenotate nove camere ad uso degli agenti a tutela del Presidente della Camera, in vacanza con la famiglia ad Ansedonia distante una decina di chilometri. Costo: circa 80mila euro al mese per un paio di mesi. Fini si difese affermando che la gestione scorte non spettava a lui, ma al ministero dell’Interno, e querelò chi aveva alzato il polverone. La Cancellieri rispose che sì, era del Viminale il compito in questione, ma tuttavia non rinunciò a una velata puntura di spillo dichiarando che «la sensibilità dei singoli deve entrare in sintonia con la sensibilità dei tempi». Della serie «a buon intenditor».
E poi ancora, capitolo macchine. Dalla Bmw (valore circa 100mila euro) di proprietà di Alleanza nazionale che, come scoprì Il Giornale , pur essendo già Presidente della Camera, Fini aveva nella sua personale disponibilità, fino al Van di proprietà di Montecitorio che – come scrisse Libero - fece riadattare per trasportare al mare le bombole da sub e i giocattoli per la prole (ah, maledetta estate!). Risultato? La Bmw fu restituita al disciolto partito dopo che Il Giornale aveva chiesto lumi al compianto Lamorte, mentre dai finestrini del Van fu scagliata una querela contro il quotidiano di Belpietro.
Il romanzo delle comodità finiane giunge fino a poco più di un anno fa, e sta tutto nelle immagini delle Iene. L’inviato in abito nero Filippo Roma tallona l’ex leader di An fin sotto l’ufficio di cui può usufruire in quanto ex Presidente della Camera, chiedendogli perché non rinuncia alla dotazione di uffici, autista, auto e scorta. Un po’ come ha fatto l’altro ex presidente Pier Ferdinando Casini. Niente, nessuna risposta, a parte il «buongiorno e buon lavoro» ripetuto come un mantra, ossessivamente, per l’intero servizio. E il trucchetto di Fini – peraltro non riuscito - di uscire da un ingresso posteriore per seminare le domande sgradite. Quindi, ora si scrive l’ultimo capitolo. Almeno, come narra Il Messaggero , ai funerali di Donato Lamorte, storico e rispettato esponente della destra che fu, non c’è stato alcun segno di ostilità verso l’ex capo da parte del suo ex popolo che notoriamente, in certe occasioni, non va tanto per il sottile (Fini lo sperimentò in prima persona ai funerali di Pino Rauti, lì sì che la scorta gli servì per davvero). E pazienza se nell’articolo commovente si ipotizza che a Fini è stata tolta la scorta perché a deciderlo è il Viminale guidato dal ministro Alfano che potrebbe (condizionale) tornare con Berlusconi. Ora sappiamo che ad accompagnare Fini senza più privilegi è - come un tempo - l’ex deputato Francesco Proietti Cosimi (detto Checchino), noto per il link, che gli ha fruttato parecchi guai, con Francesco Corallo, il re delle slot machine, spuntato qua e là nell’affaire di Montecarlo. Peccato. Ora Fini è più solo che mai. La scorta è finita, andate in pace.
 
Fonte art.   http://www.iltempo.it 
Pietro De Leo
 

lunedì 1 settembre 2014

MARE NOSTRUM ? Marco Affatigato, dichiarato ex agente dei servizi francesi ed americani: "necessario intervenire nei paesi d'origine, pena un'invasione"

 
"Perseverando con un buonismo d’accatto e parlando di sola accoglienza ed integrazione, seppelliremo la STORIA e l'IDENTITA' del nostro Paese"

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un documento scritto Marco Affatigato (ex estremista di destra e dichiarato ex agente dei servizi segreti francesi ed americani)  sulla filosofia dell' operazione Mare Nostrum e sull'arrivo di migliaia d'immigrati che,  ogni giorno, sbarcando sulle coste italiane,  sono poi smistati nei centri d'accoglienza delle varie province italiane.

Da Fonte  http://gabbianonews.tv/edizione/nazionale 

"Oggi l’Italia è l’avamposto dell’aggressione fisica attraverso gli sbarchi quotidiani di centinaia di islamici . E’ lo stato di una invasione crescente. Da venerdi scorso la Marina Italiana  ha soccorso 3500 immigrati clandestini sbarcandoli a Lampedusa , ormai no mans land . Altrettante migliaia di altri migranti hanno raggiunto questo week-end le coste italiane.  100mila sono gli immigrati clandestini  che sono arrivati in Italia da gennaio. Almeno questa è la cifra dei “censiti”.
L’Italia, crocevia dei flussi migratori, è lasciata sola dall’Europa nel gestire un’emergenza che, con il tempo, ha assunto i caratteri dell’ineluttabilità.
La stessa operazione governativa “Mare Nostrum” – la cui stima di costi per i soli primi sei mesi del 2014 raggiunge il miliardo di euro – ha garantito l’ingresso nel nostro Paese, come scrivevo poc’anzi, di 100mila immigrati ma ha fallito invece nell’obiettivo di assicurare alla giustizia coloro i quali lucrano sul traffico illegale di migranti, confermando che l’unica soluzione per arginare, anche in maniera preventiva, questa turpe attività, è quella d’intervenire nei Paesi d’origine.
È prevedibile, invece, che l’azione governativa del nostro Paese continuerà a privilegiare la cosiddetta «azione umanitaria», che di umanitario non ha un bel nulla, considerato che si concorre a mercificare i corpi e le vite delle persone, consentendo anche che nelle “maglie” di questo traffico inarrestabile s’infiltrino elementi legati alle organizzazioni terroristiche ( i dati del ministero degli Interni gridano allarme arrivo jihadisti – già si parla di circa duecento jihadisti arrivati sul suolo italico con gli sbarchi dei clandestini) .
Mentre la Spagna può alzare i reticolati per impedirgli di entrare; l’Inghilterra può bloccarne l’accesso a Calè e respingere le imbarcazioni che tentano di approdare sulle sue coste; la Francia può respingerli sia verso la Spagna che verso l’Italia oppure imbarcarli in voli charter per fargli fare ritorno al paese d’origine e smantellare coi bulldozer  i “campi” improvvisati; l’Austria può respingerli verso l’Italia e così anche la Germania; Malta può respingerli per evitare che approdino sulle loro coste,poiché  i sistemi satellitari possono vedere i barconi ma non fermarli; e addirittura la Bulgaria può preparare il suo muro e armarlo fino ai denti per arginare il flusso incontrollato, specificando che da uno a dieci può andare bene, se si va oltre il paese non ne può prendere (perché altrimenti saltano gli equilibri sociali, di sicurezza)…noi, Italia, no ! Noi abbiamo il dovere della carità cristiana e umanitaria né di respingerli verso le coste di partenza , egiziane tunisine e libiche, né di “dirottarli” verso altre coste (di paesi membri dell’Unione Europea) …come del resto fanno Malta, Cipro, Grecia e Spagna.
Come ho scritto sopra , “Mare Nostrum” ci porta la media di 500 “immigrati irregolari”  (maori, per legge, non si possono più chiamare “clandestini”  pena di essere sottoposti ad un processo penale per istigazione all’odio razziale) ed anche Francia, Germania e Inghilterra cominciano a pensare che siano “troppi” , vedendoseli arrivare nei loro Paesi passando le frontiere delle Alpi italiane che non riescono più a contenerli. Anche questo del resto è Schenghen !
Certamente una parte riescono a “intercettarli” , a “bloccarli”  ed anche a rispedirceli come per esempio hanno fatto e fanno Francia (diecimila solamente alla “frontiera” con la Liguria dall’inizio del 2014), Austria e Germania: ma il loro “aumento”  comincia a farsi sentire anche in quei Paesi che , attraverso l’Unione Europea, ci impongono la “assistenza umanitaria”.
Ma quando un “vaso”  comincia ad essere pieno non può far altro che traboccare …ed invadere le aree vicine.
Non esiste, oggi, né una politica italiana né una politica europea coerente che affronti il problema di milioni e milioni persone che nei prossimi anni invaderanno il continente
. Perseverando in un buonismo d’accatto che continua a fare immensi danni, in maniera scellerata si parla d’integrazione e di accoglienza, seppellendo la storia, l’identità.
Guai a rivendicare i diritti di italianità …si è subito tacciati di razzismo.
Quando, se ragioniamo logicamente i veri razzisti sono coloro che ci stanno invadendo: noi non imponiamo la nostra cultura ed il nostro sistema di vita sociale a loro che hanno scelto di emigrare nel nostro Paese, si chiede loro di uniformarsi alle nostre leggi; mentre loro …loro, invece, ci chiedono e spesso vogliono imporci nel nostro Paese la loro cultura ed il loro sistema di vita sociale che contrastano con le nostre leggi.
Nella razzista Italia ,una volta cattolica, si garantiscono «luoghi di culto» ai membri di una religione che nella sua versione radicale ed estremista – sempre che esista quella “moderata” – è capace, prima, di segnare di rosso le porte dei cristiani, per segnalarli, poi di lasciarli senz’acqua e cibo e di minacciarli di morte in caso di mancata conversione all’Islam. O di uccidere i suoi figli se “abbracciano” il sistema di vita sociale occidentale, come è già accaduto in molte città d’Italia. Ormai l’Italia comincia a rigurgitare di mullah, di ayatollah, di Imam, di moschee e fedeli con barbe lunghe e callo in mezzo alla fronte , mentre per le strade si confondono insieme alle gonne i burqa, gli chador e guai a protestare.
“Mare Nostrum””, secondo la Marina Militare per bocca del  Capo di Stato maggiore della Marina, Giuseppe Di Giorgi (al Convegno di Rimini sull’Immigrazione), addirittura ha dato un taglio agli sbarchi mentre per i rappresentanti del governo ha rallentato l’arrivo dei clandestini in Italia.
Roba da non credere…. e poi alla richiesta del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gozi, di sostituire “Mare Nostrum” con il sistema europeo “Frontex”, lanciata sempre dal palco di Rimini, ecco laconica la replica comunitaria: la sostituzione di “Mare Nostrum”con “Frontex” “non é ipotizzabile perché non ci sono nè fondi nè mezzi”, ha spiegato una fonte della Commissione europea, precisando che “sono totalmente infondate” le indiscrezioni di stampa in base alle quali “Frontex” possa farsi carico del lavoro in un’area più ristretta del Mediterraneo rispetto a quella in cui opera attualmente la missione italiana.
Per finire , addirittura ora l’Unione Europea ci taccia di aver agito di propria iniziativa perché , l’Europa, è sempre stata contraria a “Mare Nostrum” in quanto rappresenta “una sorta di linea di traghetti informale tra Libia e Italia”, e incentiva in sostanza la messa in mare di immigrati clandestini.
Insomma, per l’Europa, “ Mare Nostrum” è vostrum e lorum …. e in una sola parola: arrangiatevi.

Scusatemi la domanda che potrebbe apparire inopportuna (ma non certamente fuori tema) : ma Renzi non ha la presidenza Ue? Ma Renzi non ha la maggioranza nel centrosinistra europeo che dirige il traffico delle politiche di accoglienza?
Ma se l’Europa non decide e poi anche l’Italia non decide, significa che non è sovrana e che i poteri che la governano non rispondono ai propri cittadini-elettori ma ad altri,  non votanti, che li hanno designati ad amministrare un programma sociale ed economico , oltre che culturale, che non è espressione del Parlamento italiano ma “redatto” altrove e chi si alterna a Palazzo Chigi deve solamente ratificarlo.
Invece basterebbe che l’Italia avesse leggi e norme meno attraenti per gli immigrati.
Basterebbe un Decreto Legge  che miri solamente ai casi di “urgenza sanitaria”  che permetta agli immigrati clandestini di beneficiare  gratuitamente dei servizi sanitari italiani e  ai casi di “asilo politico”. Già questo sarebbe un primo passo per limitare il flusso d’arrivo dei migranti.
Sarebbe poi sufficiente abrogare determinate direttive INPS e misure a sostegno degli immigrati (clandestini e non clandestini e delle loro famiglie, fra l’altro anche non dimoranti in Italia) proprio per rendere meno “attraente” un soggiorno nel nostro Paese; basterebbe abrogare tutte le misure economiche che vengono erogate a favore degli immigrati clandestini affinché gli stessi “clandestini”  vedano che l’Italia non è più il paese del ben godi e della cuccagna, particolarmente generoso nei loro confronti (mentre particolarmente restrittivo nei confronti degli indigeni); poi basterebbe ancora revocare la direttiva INPS  che prevede la possibilità di recuperare nell’immediatezza (e non invece al momento dell’età pensionabile) le somme versate ai fini pensionistici per quegli immigrati che decidano di rientrare al proprio Paese d’origine; poi basterebbe che si renda “ugualità”  fra immigrati e indigeni nei punteggi per l’accesso alla “casa popolare” e non ,invece come è adesso, che il fatto di essere “immigrato”  ha un punteggio superiore e se poi è anche “clandestino” ha una priorità di “emergenza” negli alloggi o sistemazioni abitative concessi dalle amministrazioni comunali; basterebbe …già, basterebbe …ma purtroppo è proprio questa la politica che manca al nostro Paese e , credo purtroppo, che sia la maggioranza che l’opposizione , fedeli al principio di carità cristiana e del lassismo, non faranno mai tale “politica governativa” perché non hanno il coraggio di mettere in atto una vera politica migratoria che non sia dannosa per il nostro Paese.

Maggioranza e opposizione , questa se c’è, ma compreso il Governo  non stanno affatto misurando , anzi non si rendono proprio conto del danno che sta facendo all’Italia l’assunzione di questa politica migratoria.
Nel 2013, qualcuno sa darmi il numero delle espulsioni di “immigrati irregolari” nel nostro Paese ?
Certamente no ! Neanche il ministro degli Interni.
Mentre a rigor di logica e seguendo gli sbarchi medi giornalieri (500 immigrati clandestini) moltiplicandoli per i giorni di calendario , siamo in grado di dare approssimativamente la somme del numero di immigrati clandestini presenti sul territorio e , ormai, giunti ad un difficile contenimento… tant’è che le frontiere dei Paesi vicini non fanno altro che aumentare il numero di “agenti di polizia”  posti al loro controllo per evitare ch’entrino da loro (poi se e quando riescono a superare lo sbarramento poliziesco vengono rapidamente  “recuperati” e ce li rispediscono indietro).

O il nostro Paese si arma per lottare contro questa immigrazione clandestina , il cui flusso aumenta ogni giorno sempre di più, lasciando ad altri di “sviluppare” la carità cristiana ed umanitaria …oppure fra non molto saremo esclusi da Schengen ".

Marco Affatigato                       

 

Bertinotti si è pentito: oggi giusto essere liberali .


Udite udite .           

Il comunismo? «Ha fallito». La cultura politica da cui si deve ripartire? «Quella liberale, che ha difeso i diritti dell’individuo». Il gesto più rivoluzionario di questi anni? «Le dimissioni da Papa di Joseph Ratzinger». L’unica delle tre grandi culture del Novecento che è in vita oggi? «Quella cattolica, che è stata rivitalizzata da papa Francesco che si sta guadagnando consenso e attenzione di mondi lontani». Parole clamorose, perché a pronunciarle è l’ultimo dei Mohicani della vecchia sinistra italiana: Fausto Bertinotti, il leader di quella che è stata Rifondazione comunista. Un discorso-choc quello che l’ex presidente della Camera ha pronunciato a Todi il 29 agosto scorso, che in qualche modo segna il vero cambiamento epocale della politica italiana, la chiusura definitiva di quella che è stata la prima Repubblica.
 Bertinotti ha raccontato che il mondo è effettivamente cambiato in modo così sorprendente da abbattere qualsiasi tentazione di nostalgia. «Noi tutti siamo con un piede in un mondo che conosciamo e con un piede in un mondo che fuoriesce totalmente dal nostro quadro di conoscenze», ha premesso l’ex leader rosso. E ha raccontato un episodio per rendere l’idea: «L’altra sera stavo con alcuni dei migliori studiosi e scienziati italiani e con qualche brivido ho sentito dire che beh, insomma, non è ormai così fuori dalla portata potere progettare un essere umano e stabilire se debba avere occhi azzurri piuttosto che scuri con una taglia piuttosto che un’altra. Insomma, grosso modo come si comprerebbe un vestito…».
Una trasformazione radicale, quindi, che secondo Bertinotti «chiede una rifondazione delle grandi visioni del mondo. La sinistra che io ho conosciuto, quella della lotta per l’eguaglianza degli uomini, quella che chiedeva ai proletari di tutto il mondo di unirsi, è finita con una sconfitta. Io appartenevo a questo mondo. Questo mondo è stato sconfitto dalla falsificazione della sua tesi (l’Unione sovietica) e da un cambiamento della scena del mondo che possiamo chiamare globalizzazione e capitalismo finanziario globale». E qui la scelta di campo che non ti saresti aspettato dall’ex segretario di Rifondazione comunista: «Io penso che la cultura liberale- che è stata attenta più di me e della mia cultura all’individuo, alla difesa dei diritti dell’individuo e della persona contro il potere economico e contro lo Stato – è oggi indispensabile per intraprendere il nuovo cammino di liberazione».
Bertinotti si è reso conto di q uel che stava dicendo: «Faccio fatica a dirlo. Ma io appartengo a una cultura che ha pensato che si potessero comprimere- almeno per un certo periodo- i diritti individuali in nome di una causa di liberazione. Abbiamo pensato che se per un certo periodo era necessario mettere la mordacchia al dissenso, eh, beh… ragazzi, c’era la rivoluzione». Ecco l’auto-accusa terribile: «La mia storia ha pensato che si potesse comprimere le libertà personali. L’intellettualità europea fra il 1945 e il 1950 è stata tutta comunista. Jean Paul Satre, Andrè Gide, Albert Camus per parlare dei francesi. In Italia tutti, proprio tutti: i registi del neorealismo, i principali cattedratici italiani, i grandi scrittori, le case editrici. Erano tutti comunisti. E adesso non mi dite per favore che non si sapeva niente di cosa accadeva in Unione Sovietica, e che bisognava attendere il 1956 o Praga!».E anche questo è un racconto della storia di Italia che non è mai stato fatto nemmeno dai post-comunisti. Dopo questo lavacro purificatore, il nuovo battesimo bertinottiano: «Io penso che la cultura liberale ha in maniera feconda scoperto prima, poi difeso e rivalutato il diritto individuale come incomprimibile. Se io oggi dovessi riprendere il mio cammino politico vorrei mettere nel mio bagaglio oltre a quel che c’è di meglio della mia tradizione, sia pure rivisitata molto criticamente, ma soprattutto ciò che viene portato dalla tradizione liberale e da quella cattolica».
Era serata di grandi rivisitazioni, e non è sfuggito nemmeno qualcosa di più stretta attualità: nemmeno il sindacato è sfuggito al piccone di Bertinotti, che pure è stato una vita dirigente della Cgil: «ll sindacato in Italia ha subito una mutazione genetica», ha spiegato l’ex presidente della Camera. «È diventato un pezzo dello Stato sociale. Da 20 anni ormai ha smesso di avere una capacità rivendicativa autonoma, e si è messo a sedere ai tavoli di concertazione con governo e imprenditori». Bertinotti ha fatto un esempio pratico e assai illuminante dei risultati di questa scelta sindacale: «Nel 1975 i salari italiani erano i più alti di Europa. Più alti di quelli che c’erano in Germania: un operaio di Mirafiori prendeva di più di un operaio della Volskwagen, e la Fiat faceva 2 milioni di automobili. Oggi i salari italiani sono fra i più bassi di Europa. Qualcosa evidentemente non ha funzionato, e il sindacato è parte di questo qualcosa. Ha scelto sempre il male minore. Ma soprattutto ha scambiato la difesa dei lavoratori con un riconoscimento crescente del suo ruolo istituzionale. Hanno fatto meno contratti e sono andati più volte a palazzo Chigi».
E ora Cgil e compagnia sono destinati a scomparire: « Ora arriva Matteo Renzi», ha chiosato il suo intervento Bertinotti, «che ti cancella e il sindacato non ha più armi per difendersi. Perché nel frattempo sono i lavoratori a non riconoscerti più come prima. Avresti dovuto rinunciare tu al sovrappiù di permessi sindacali nel pubblico impiego, non fartelo imporre. Un sindacato così è un sindacato disarmato, che prima o poi si fa irretire nella rete del potere».

Fonte art. http://ripuliamolitalia.altervista.org